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sabato 29 settembre 2018

29 settembre 1941, il massacro di Babij Jar - Evgenij Evtushenko

Menorah 1991 (a 50anni dalla strage)

Il 29 settembre 1941 a Babi Yar, nei dintorni di Kiev, le SS naziste con la collaborazione della polizia ucraina massacrarono a colpi di mitragliatrice 33.771 ebrei. 
Un terzo di loro erano bambini. 
Il massacro continuò fino al 3 ottobre e i corpi furono gettati gli uni sugli altri in una fossa. Alcune vittime respiravano ancora e fu loro dato il colpo di grazia con le granate. Nei tre anni successivi, nello stesso luogo e con lo stesso sistema, furono uccisi sessantamila persone tra rom, comunisti, prigionieri di guerra russi tra cui i marinai della flotta del Mar Nero catturati durante la conquista di Sebastopoli. Si calcola che alla fine i morti furono 100.000


Nell'agosto del 1943, alla vigilia della liberazione di Kiev da parte dell' Armata Rossa i nazisti impiegarono 327 prigionieri per esumare e bruciare i corpi.

Per molto tempo dopo la fine della seconda guerra mondiale  ci fu la volontà di "censurare" e "rimuovere" la memoria dei masacri compiuti a Babij Jar. 

monumento costruito "solo" nel 1976


Venti anni dopo, nel settembre 1961, un giovane poeta russo, Evgenij Evtushenko, sconvolto dalla scoperta del massacro degli ebrei di Kiev (taciuto dall'Unione Sovietica) scrisse "Babi Yar", la poesia che ispirò a Dimitrij Shostakovitch la sua celebre tredicesima sinfonia.

«Non c'è segno di ricordo a Babi Yar.
Le scogliere a picco sono là come tante pietre tombali.
Mi fa paura.
Mi sento vecchio,
vecchio come il popolo degli ebrei.
Mi sembra di essere un ebreo.
Attraverso a piedi l'antico Egitto.
Qui, io muoio, inchiodato ad una croce,
e ancora oggi porto le ferite dei chiodi.
Mi sembra di essere Dreyfus.
I borghesi sono delatori e giudici.
Sono imprigionato,
perseguitato, calunniato e ricoperto di sputi.
Signore che a stento frenano il riso,
vestite con incredibili abiti di trine ,
mi punzecchiano il viso con i loro ombrelli.
Poi mi sembra di essere un ragazzo di Białystok.
Il sangue ricopre il pavimento.
I brutti ceffi della taverna puzzano di vodka e cipolla.
Mi colpiscono al fianco con uno stivale.
Invano chiedo un po' di pietà a questi massacratori.
Alcuni commercianti di grano violentano mia madre.
Oh, mio popolo russo!
Lo so che sei internazionale
Ma alcuni, con la coscienza sporca,
troppo spesso hanno trasformato
questo tuo sacro nome
in un simbolo di malvagità.
Conosco la mia terra, la sua bontà.
Questi antisemiti sono spregevoli.
Senza esitazione si definiscono:
"Unione del popolo russo"!
Penso a me come se fossi Anna Frank,
traboccante di vita come un ramo all'inizio di aprile
Sono innamorato e non ho bisogno di parole vuote,
ma ho bisogno di guardarci l'uno nell'altro.
Quanto poco possiamo vedere o sentirci!
Le foglie ed il cielo ci sono negate,
ma ci sono molte cose che possiamo fare -
possiamo delicatamente abbracciarci l'uno all'altro
nell'oscurità della stanza!
"Stanno arrivando!"
"Non temere.
È il delicato suono della primavera
Dammi le tue labbra..."
"Stanno abbattendo la porta!"
"No, è il ghiaccio che si sta rompendo nei fiumi..."
Su Babi Yar si sente il fruscio dell'erba.
Gli alberi sono minacciosi, come giudici.
Ogni cosa grida nel silenzio e,
scoprendomi la testa,
sento lentamente i miei capelli diventare bianchi.
E io divento un urlo continuo,
sulle migliaia e migliaia di persone seppellite qua.
Io sono ognuno degli anziani fucilati qui.
Io sono ognuno dei bambini fucilati qui.
Niente dentro di me dimenticherà, mai!
Che suoni l'Internazionale fino a quando
l'ultimo antisemita sulla terra
sarà seppellito, per i secoli dei secoli.
Nel mio sangue non c'è sangue ebraico.
Nella loro follia, tutti gli antisemiti
dovrebbero ora odiarmi come se fossi un ebreo.
E per questo sono un vero russo!»


- Evgenij Evtushenko -



Per non dimenticare.










lunedì 16 aprile 2018

La farfalla - Pavel Friedman

L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
L’ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto:
i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere di castagno
nel cortile.
Ma qui non ho rivisto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.


Copyrights Jewish Museum Prague

Pavel Friedman (7 gen 1921 - 29 Settembre 1944) era un giovane poeta che viveva nel ghetto di Terezin (Theriesenstadt); di lui si sa poco ma si presume avesse circa 17 anni quando scrisse questo testo su un pezzo di carta, trovato dopo la liberazione e donato al Museo Ebraico di stato. Fu deportato ad Auschwitz il 29 Settembre del 1944 dove morì lo stesso giorno.


12 aprile 1945, campo nazista di Buchenwald.

Un bambino si commuove davanti a un soldato americano che gli ha regalato una caramella.
Prima sorride incerto davanti alla telecamera poi inizia a piangere perché fino a quel momento nella vita di Josef Schleifstein non c’era mai stato un attimo di gioia, nemmeno per succhiare una caramella.
Josef nacque in Polonia, nel ghetto di Sandomierz il 7 marzo 1941, e fin da subito fu tenuto nascosto dai suoi genitori Israel e Esther, perché i nazisti considerando inutili i bambini molto piccoli, lo avrebbero spedito alle camere a gas. 
Dopo un periodo vissuto nel ghetto di Czestochowa, nel 1943 un rastrellamento fece piombare la famiglia di Josef nell’inferno di Buchenwald. Suo padre andò ai lavori forzati, sua madre fu deportata a Bergen Belsen mentre Josef fu destinato alla morte. Una volta localizzato il figlio, Israel approfittò di un momento di confusione per nascondere Josef nel suo sacco degli attrezzi passando inosservato da una parte all’altra del campo. Josef trascorse giorni, mesi, col terrore di essere scoperto il cui ricordo ancora oggi turba le sue giornate. 
Nel 1945 giunsero gli americani che liberarono lui, suo padre e altre 21000 persone. 
Dopo aver ricevuto le cure mediche in Svizzera, Josef e suo padre Israel recuperarono Esther che nel frattempo era stata deportata a Dachau. Nel 1948 i Schleifstein emigrarono negli Stati Uniti stabilendosi a Brooklin dove due anni dopo diedero alla luce un altro bambino.

Il sorriso di un bimbo di 8 anni che tiene stretta una valigia, pronto alla partenza: direzione Israele. 
E’ stato il più piccolo sopravvissuto del campo di concentramento nazista di Buchenwald. 
Si faceva chiamare Lolik ma il suo vero nome è Meir Lau. 
È stato capo rabbino di Netanya, capo rabbino di Tel Aviv, capo rabbino di Israele e oggi è il presidente del comitato del museo della shoah di Gerusalemme.










Buona giornata a tutti. :-)



sabato 27 gennaio 2018

Quell' arcobaleno - papa Benedetto XVI - 27 gennaio 2018 per non dimenticare

"Il luogo in cui ci troviamo è un luogo della memoria, è il luogo della Shoah. 
Il passato non è mai soltanto passato. Esso riguarda noi e ci indica le vie da non prendere e quelle da prendere. 
Come Giovanni Paolo II ho percorso il cammino lungo le lapidi che, nelle varie lingue, ricordano le vittime di questo luogo: sono lapidi in bielorusso, ceco, tedesco, francese, greco, ebraico, croato, italiano, yiddish, ungherese, neerlandese, norvegese, polacco, russo, rom, rumeno, slovacco, serbo, ucraino, giudeo-ispanico, inglese. 
Tutte queste lapidi commemorative parlano di dolore umano, ci lasciano intuire il cinismo di quel potere che trattava gli uomini come materiale non riconoscendoli come persone, nelle quali rifulge l'immagine di Dio. 
Alcune lapidi invitano ad una commemorazione particolare. 
C'è quella in lingua ebraica. 
I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: "Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello" si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l'annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell'umanità che restano validi in eterno. 
Se questo popolo, semplicemente con la sua esistenza, costituisce una testimonianza di quel Dio che ha parlato all'uomo e lo prende in carico, allora quel Dio doveva finalmente essere morto e il dominio appartenere soltanto all’uomo – a loro stessi che si ritenevano i forti che avevano saputo impadronirsi del mondo. 
Con la distruzione di Israele, con la Shoah, volevano, in fin dei conti, strappare anche la radice, su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte."

- papa Benedetto XVI  -
dal discorso ad Auschwitz-Birkenau 28 Maggio 2006




C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.


(Joyce Lussu)





La scena di svolge nella fabbrica “Deutsche Emaillewarenfabrik”  dove  quotidianamente hanno lavorato più di mille lavoratori ebrei, salvati dalla deportazione nei campi di concentramento, per lo più insegnanti, intellettuali o scrittori, ritenuti "non necessari" dalle autorità naziste. 
La guerra è terminata con la resa della Germania e i soldati sovietici stanno arrivando. Oskar Schindler, è ancora ufficialmente membro del Partito Nazista e riunisce tutti gli ebrei al centro della fabbrica, i tedeschi hanno i mitra pronti. Gli ordini sono di uccidere tutti e di dare fuoco ad ogni cosa.

Oskar Schindler:
“La resa incondizionata della Germania è stata appena annunciata. A mezzanotte la guerra finirà ufficialmente. Domani inizierete a cercare notizie dei sopravvissuti delle vostre famiglie. Nella maggior parte dei casi... non li troverete. Dopo sei lunghi anni di omicidi, le vittime avranno il cordoglio di tutto il mondo. Noi siamo vivi. Molti di voi sono venuti da me a ringraziarmi. Ringraziate voi stessi. Ringraziate l'impavido Stern, e alcuni altri che preoccupati per voi hanno affrontato la morte ogni istante. Io sono un membro del partito nazista. Sono un fabbricante di munizioni varie. Sfruttatore del lavoro di schiavi. Io sono... un criminale. A mezzanotte voi sarete liberi e io braccato. Rimarrò con voi fino a cinque minuti dopo la mezzanotte, allo scadere dei quali – e spero che mi perdonerete – dovrò fuggire.

(Si rivolge alle SS)

So che avete ricevuto ordini dal nostro comandante, che a sua volta li ha ricevuti dai suoi superiori, di eliminare la popolazione di questo campo. Questo è il momento di farlo. Eccoli; sono tutti qui. È la vostra opportunità. Oppure, potete andarvene dalle vostre famiglie da uomini e non da assassini.

(Le SS escono lentamente; Schindler torna a rivolgersi ai lavoratori)

In memoria delle innumerevoli vittime fra il vostro popolo, io vi chiedo di osservare tre minuti di silenzio.




Al momento del commiato, gli operai consegnano a Schlinder una lettera da esibire nel caso venisse catturato, in cui spiegano che egli non è un criminale nazista ma che è stato l'autore della loro salvezza, ed oltre alla lettera, gli donano un anello in oro forgiato di nascosto, su cui è incisa una citazione del Talmud, "Chi salva una vita salva il mondo intero".



Schindler’s List diretto da Steven Spielberg nel 1993, interpretato da Liam Neeson. Basato su una storia vera che ha ispirato il romanzo "La lista di Schindler" di Thomas Keneally. Il film ha vinto premi a profusione compresi i premi Oscar per la miglior regia, il miglior film e la miglior colonna sonora.
Sir Steven Allan Spielberg, nato a Cincinnati il 18 dicembre 1946 è il regista del film. Come registra ha vinto due premi Oscar: per il film Schindler's List nel 1994 e Salvate il soldato Ryan nel 1999.
L'insieme di tutti i film diretti da Spielberg ha ottenuto in totale 109 premi raccolti in ogni parte del mondo in oltre trent'anni di carriera.
Steven Spielberg ha utilizzato parte degli enormi incassi per creare la Survivors of the Shoah Visual History Foundation organizzazione no-profit per la collezione audio-video delle testimonianze di circa 52.000 sopravvissuti ai campi di sterminio. Alcune di queste interviste compaiono nei contenuti extra del DVD di Schindler's List.
“Schindler's List” è la colonna sonora. La firma delle musiche è di John Williams; quest'album (assieme al film) è considerato uno dei capolavori della storia del cinema e della musica per film.



nella foto: con gli occhiali il regista Steven Spielberg, Liam Neeson: Oskar Schindler, Ben Kingsley: Itzhak Stern,Ralph Fiennes: Amon Göth (il gerarca nazista)


La miseria che c'è qui è veramente terribile - eppure, alla sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita sempre di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce - non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare - e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo.

- Etty Hillesum -



Buona giornata a tutti. :-)





venerdì 26 gennaio 2018

"...come noi li rimettiamo ai nostri debitori - Corrie ten Boom

“Il mondo è insanabilmente malato e sul punto di morire. 
Il Medico per eccellenza ha già firmato il certificato di morte, ma ancora c’è molto da fare per i cristiani. 
Il loro compito è di essere fiumi d’acqua viva, canali di benedizione per coloro che sono ancora nel mondo e possono esserlo, perché sono dei Vincitori.
I cristiani sono ambasciatori per Cristo, dei rappresentanti dei cieli per questa generazione morente ed è a causa della loro presenza qui sulla terra che le cose cambieranno.
Mia sorella Betsy ed io eravamo nel campo di concentramento nazista a Ravensbruck, perché avevamo commesso il crimine di amare gli ebrei. Settecento di noi, provenienti da Olanda, Francia, Russia, Polonia e Belgio furono ammassati in una stanza che ne poteva contenere duecento: per quanto ne sapevo, Betsy e io eravamo le uniche due rappresentanti dei cieli lì dentro.
Probabilmente eravamo le sole rappresentanti di Dio in quel luogo d’odio, ma le cose, a causa della nostra presenza lì, cambiarono. 
Gesù disse: “Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo”. Anche noi, dobbiamo essere Vincitori, portando la luce di Gesù in un mondo pieno di tenebre e odio.
Talvolta prendo un grande spavento mentre leggo la Bibbia e, osservando questo mondo, vedo la tribolazione e le persecuzioni promesse dalla Bibbia avverarsi. 
Ora ti dico, però, se anche tu hai paura, che ho appena letto le ultime pagine e quindi posso gridare “Alleluia! Alleluia!” perché sono giunta a leggere queste parole di Gesù:
“ Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio”.
Questo è il futuro e la speranza di questo mondo: non che esso sopravviva, ma che noi siamo vincitori circondati da un mondo che sta morendo.
Betsy e io pregammo nel campo di concentramento che Dio la guarisse (Betsy), la quale era così debole e malata.
“ Sì, il Signore mi guarirà”, Betsy disse con sicurezza. 
Morì il giorno dopo ed io non riuscivo a capire perché. Misero il suo gracile corpo sul pavimento, accanto a tutti gli altri cadaveri delle donne morte in quel giorno.
Fu difficile per me capire e credere che Dio avesse un proposito in tutto questo, tuttavia, a motivo della morte di Betsy, oggi giro il globo parlando alle persone di Gesù.
Ci sono alcuni tra noi che insegnano che non vi sarà alcuna tribolazione e che i cristiani la scamperanno; costoro sono i falsi maestri da cui Gesù ci aveva messo in guardia e che aveva detto si sarebbero manifestati negli ultimi tempi, la gran parte di essi, però, sa ben poco di quello che sta accadendo nel mondo.
Io ho visitato paesi in cui i santi stanno già soffrendo delle persecuzioni terribili. 
In Cina, è stato detto ai cristiani: “Non vi preoccupate, sarete rapiti prima che giunga la tribolazione”. 
Poi è giunta una persecuzione terribile, milioni di cristiani sono stati torturati e uccisi. 
In seguito, ho sentito i predicatori cinesi dire, sconsolati, “Abbiamo fallito. Avremmo dovuto rafforzare la Chiesa per la persecuzione, invece che dire che Gesù sarebbe tornato a rapirli. Bisogna dire alle persone come essere forti in tempo di persecuzione, come restare in piedi quando giunge la tribolazione: stare in piedi, non cadere.”
Sento di avere il mandato divino di dire alle persone di questo mondo che è possibile essere forti nel Signore Gesù Cristo. 
Noi ci stiamo preparando per la tribolazione, ma più del sessanta percento del Corpo di Cristo nel mondo è già entrato nella tribolazione e non potremo evitarla.
I prossimi siamo noi.
Poiché ho già sperimentato la prigione per Cristo, e avendo incontrato i pastori cinesi, ogni volta che leggo un passo biblico penso: “Potrei usarlo in tempo di tribolazione”. 
Poi lo metto per iscritto e lo imparo a memoria.
Quando ero nel campo di concentramento, un luogo da cui è uscito vivo solo il venti percento delle donne detenute, cercavamo di tirarci su a vicenda dicendo: “Niente sarà peggiore di oggi”. 
Poi ci rendevamo conto, però, che il giorno successivo poteva essere peggiore. In quel periodo, c’era un versetto biblico, che avevo imparato a memoria, e che mi dava grande speranza e gioia.
“Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi”; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato. (1 Pietro 3:14)
Allora mi sono ritrovata a asclamare: “Alleluia!
A motivo della mia sofferenza, Gesù è glorificato!”
In America le chiese cantano “Fa che la congregazione scampi la tribolazione”, ma la tribolazione in Cina e Africa è già arrivata: solo in quest’ultimo anno, più di duecento mila cristiani sono stati uccisi in Africa. Ora cose come queste non finiscono mai nei giornali, perché causano problemi nei rapporti diplomatici. Ma ora lo so, ci sono passata e bisogna pensare a queste cose, quando ci mettiamo a tavola, nelle nostre belle case e con i nostri bei vestiti, per mangiare le nostre bistecche. 
Moltissimi membri del Corpo di Cristo sono torturati a morte proprio in questo momento, tuttavia noi viviamo pensando di dover scampare alla tribolazione.
Parecchi anni fa sono stata in Africa, in un paese in cui il nuovo governo era appena andato al potere. 
Durante la mia prima notte lì, era stato ordinato ad alcuni cristiani del posto di presentarsi alla stazione di polizia per farsi registrare, ma quando arrivarono, furono messi sotto arresto e, in quella stessa notte, giustiziati. 
Il giorno seguente, la stessa cosa accadde con altri cristiani e così, il terzo giorno. 
Tutti i cristiani nel distretto furono assassinati sistematicamente.
Il quarto giorno dovevo tenere un discorso in una piccola chiesa; i credenti arrivarono, erano spaventati e in piena agitazione. 
Durante tutto il culto si guardavano l’un l’altro e i loro occhi sembravano chiedere: “Sarà il mio vicino il prossimo a essere ammazzato? Sarò io il prossimo?”
Nella stanza faceva un caldo soffocante ed era piena d’insetti che penetravano dalle finestre senza zanzariera e vorticavano attorno alle lampadine scoperte, collocate sopra panche di legno disadorne. Raccontai loro una storia della mia infanzia.
“Quando ero una bambina,” dissi, “andai da mio padre e gli dissi: ‘Papà, io ho paura che non sarò mai forte abbastanza da essere un martire per Gesù Cristo’.
“Dimmi,” disse mio padre
“Quando vai ad Amsterdam in treno, quando ti do i soldi per il biglietto?
Tre settimane prima?”
“No, papà, mi dai soldi per il biglietto poco prima di salire sul treno.”
“Esatto,” disse mio padre, “e così è con la forza di Dio.
Il nostro padre nei cieli sa quando avrai bisogno della forza per essere martire per Gesù Cristo.
Ti darà tutto ciò di cui hai bisogno – giusto in tempo…”
I miei amici americani facevano dei cenni e sorridevano.
All’improvviso uno spirito di gioia discese su quella chiesa e le persone cominciarono a cantare, “In un dolce avvenire ci incontreremo su quella spiaggia incantevole.”
Più tardi quella settimana, metà dei membri della chiesa furono giustiziati. Venni a sapere in seguito che l’altra metà fu giustiziata alcuni mesi fa.
Una cosa, però, devo dirtela. Ero così contenta che il Signore mi avesse usato per incoraggiare quelle persone, perché a differenza di molti dei loro leader, io avevo la parola di Dio. Avevo letto la Bibbia e scoperto che Gesù aveva detto che non solo aveva vinto il mondo, ma che avrebbe dato la corona della vita a tutti coloro che erano rimasti fedeli fino alla fine.
Come possiamo noi essere pronti per la persecuzione?

- Corrie ten Boom - 
da una lettera scritta nel 1974



Lo avevo incontrato in una chiesa di Monaco: un uomo tarchiato, con un soprabito grigio, i capelli radi e un cappello di feltro marrone stretto fra le mani. 
La gente stava uscendo dal seminterrato dove avevo appena finito di parlare, spostandosi lungo le file di seggiole verso la porta posteriore.
Si era nel 1947, ed ero venuta dall'Olanda nella Germania disfatta con il messaggio di un Dio che perdona.
Era la verità che più avevano bisogno di sentire in quel Paese amaro, distrutto dalle bombe, e io, nel corso della conferenza, avevo presentato loro una mia immagine preferita. Forse perché il mare non è mai lontano dalla mente di un olandese, amavo pensare che proprio lì venissero gettati i peccati perdonati. "Quando confessiamo i nostri peccati," avevo detto, "Dio li getta nel più profondo degli oceani, e spariscono per sempre. E sebbene io non riesca a trovare nella Scrittura un verso che lo affermi, credo che Dio ponga sulle rive un cartello che dice: Vietato pescare."
Volti solenni mi fissavano, senza osare credermi del tutto. 
Dopo un qualunque discorso fatto nella Germania del 1947, non c'erano mai domande.
La gente si alzava in silenzio, in silenzio raccoglieva i soprabiti, in silenzio lasciava la stanza. E fu lì che lo vidi, mentre si apriva una strada fra gli altri. Per un momento lo vidi col soprabito e il cappello marrone; ma un momento dopo lo rividi in una uniforme azzurra, col berretto a visiera e l'insegna del teschio con le ossa incrociate.
Rividi di colpo il grandissimo locale con le sue luci violente che piovevano dall'alto; il patetico mucchio di vestiti e scarpe al centro del pavimento; la vergogna di passare nuda davanti a quest'uomo. 
Potevo vedere davanti a me la fragile figura di mia sorella, con le costole che sporgevano sotto la pelle incartapecorita. 
Betsie, come eri magra! Il luogo era Ravensbruck, e l'uomo che ora si apriva la strada era un guardiano, uno dei guardiani più crudeli.
Ora stava davanti a me e mi porgeva la mano: "Un bellissimo messaggio, Fräulein! Come è bello sapere che, come lei dice, tutti i nostri peccati sono nel fondo del mare!"
E io, io che avevo parlato così teneramente di perdono, piuttosto che stringere quella mano frugai nella mia borsetta. Certamente non poteva ricordarsi di me; come poteva ricordare una prigioniera fra quelle migliaia di donne?
Ma io ricordavo bene lui e la frusta di cuoio appesa alla sua cintura.
Mi trovavo faccia a faccia con uno dei miei aguzzini e il mio sangue sembrava raggelarsi. 
"Nel suo discorso ha citato Ravensbruck," stava dicendo. "Io vi sono stato come guardiano." 
No, non si ricordava di me. 
"Ma dopo," proseguì, "sono diventato cristiano. 
So che Dio mi ha perdonato le cose crudeli che feci allora, ma vorrei udirlo anche dalle sue labbra. Fräulein," e di nuovo mi tese la mano, "mi può perdonare?"
E io stavo lì; io, i cui peccati devono essere continuamente perdonati, e non potevo perdonare. 
Betsie era morta in quel posto; poteva egli cancellare la sua lenta, terribile agonia soltanto chiedendolo? Non potevano essere stati molti i secondi in cui egli stette lì con la mano tesa, ma a me sembrarono ore, mentre lottavo con la cosa più difficile che mai avessi dovuto fare.
Perché dovevo farlo, lo sapevo. 
Il messaggio secondo il quale Dio perdona ha una condizione preventiva: che noi perdoniamo coloro che ci hanno offeso. "Se non perdoni agli uomini i loro falli," dice Gesù, "neanche il tuo Padre Celeste perdonerà i tuoi."

Conoscevo ciò non solo quale comandamento di Dio, ma anche come esperienza quotidiana. 
Dopo la fine della guerra avevo aperto una casa in Olanda per le vittime della brutalità nazista. 
Quelli che erano in grado di perdonare i loro antichi nemici erano anche capaci di ritornare nel mondo e ricostruire la loro esistenza, quali che fossero le cicatrici fisiche. Quelli invece che alimentavano la loro amarezza rimanevano invalidi. 
Era una cosa così semplice e così terribile. Ed io stavo ancora lì, col freddo che mi stringeva il cuore. 
Ma il perdono non è un'emozione, sapevo anche quello. Il perdono è un atto di volontà, e la volontà può funzionare indipen­dentemente dalla temperatura del cuore. "Gesù, aiutami!" pregai silenziosamente. "Posso alzare la mia mano. Questo posso ancora farlo. Tu fammi avere il sentimento." 
E così, in modo legnoso, meccanico, posi la mia mano in quella tesa verso di me. E quando lo feci avvenne una cosa incredibile. Una corrente partì dalla mia spalla, scese lungo il braccio e balzò nelle nostre mani congiunte. E quindi questo calore risanante sembrò scorrere attraverso tutto il mio essere, facendo sgorgare le lacrime nei miei occhi. 
"Ti perdono, fratello!" gridai. "Con tutto il mio cuore!" Per un lungo istante ci stringemmo le mani, l'ex guardiano e l'ex prigioniera. 
Non avevo mai conosciuto l'amore di Dio in modo così intenso come allora. Ma anche così mi rendevo conto che non era il mio amore. 

Avevo tentato e non avevo avuto la forza. Era la forza dello Spirito Santo, come è riportato in Romani 5:5: "… perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato."

- Corrie ten Boom -
da “Vagabonda per il Signore”, pag. 66-68, ed. EUN


“Il mondo è insanabilmente malato e sul punto di morire. Il Medico per eccellenza ha già firmato il certificato di morte, ma ancora c’è molto da fare per i cristiani. Il loro compito è di essere fiumi d’acqua viva, canali di benedizione per coloro che sono ancora nel mondo e possono esserlo, perché sono dei Vincitori.
I cristiani sono ambasciatori per Cristo, dei rappresentanti dei cieli per questa generazione morente ed è a causa della loro presenza qui sulla terra che le cose cambieranno.
Mia sorella Betsy ed io eravamo nel campo di concentramento nazista a Ravensbruck, perché avevamo commesso il crimine di amare gli ebrei.
Settecento di noi, provenienti da Olanda, Francia, Russia, Polonia e Belgio furono ammassati in una stanza che ne poteva contenere duecento: per quanto ne sapevo, Betsy e io eravamo le uniche due rappresentanti dei cieli lì dentro.
Probabilmente eravamo le sole rappresentanti di Dio in quel luogo d’odio, ma le cose, a causa della nostra presenza lì, cambiarono. Gesù disse: “Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo”. Anche noi, dobbiamo essere Vincitori, portando la luce di Gesù in un mondo pieno di tenebre e odio.
Talvolta prendo un grande spavento mentre leggo la Bibbia e, osservando questo mondo, vedo la tribolazione e le persecuzioni promesse dalla Bibbia avverarsi. Ora ti dico, però, se anche tu hai paura, che ho appena letto le ultime pagine e quindi posso gridare “Alleluia! Alleluia!” perché sono giunta a leggere queste parole di Gesù:
“ Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio”.
Questo è il futuro e la speranza di questo mondo: non che esso sopravviva, ma che noi siamo vincitori circondati da un mondo che sta morendo.
Betsy e io pregammo nel campo di concentramento che Dio la guarisse (Betsy), la quale era così debole e malata.
“ Sì, il Signore mi guarirà”, Betsy disse con sicurezza. Morì il giorno dopo ed io non riuscivo a capire perché. Misero il suo gracile corpo sul pavimento, accanto a tutti gli altri cadaveri delle donne morte in quel giorno.
Fu difficile per me capire e credere che Dio avesse un proposito in tutto questo, tuttavia, a motivo della morte di Betsy, oggi giro il globo parlando alle persone di Gesù.
Ci sono alcuni tra noi che insegnano che non vi sarà alcuna tribolazione e che i cristiani la scamperanno; costoro sono i falsi maestri da cui Gesù ci aveva messo in guardia e che aveva detto si sarebbero manifestati negli ultimi tempi, la gran parte di essi, però, sa ben poco di quello che sta accadendo nel mondo.
Io ho visitato paesi in cui i santi stanno già soffrendo delle persecuzioni terribili. In Cina, è stato detto ai cristiani: “Non vi preoccupate, sarete rapiti prima che giunga la tribolazione”. Poi è giunta una persecuzione terribile, milioni di cristiani sono stati torturati e uccisi. In seguito, ho sentito i predicatori cinesi dire, sconsolati, “Abbiamo fallito. Avremmo dovuto rafforzare la Chiesa per la persecuzione, invece che dire che Gesù sarebbe tornato a rapirli. Bisogna dire alle persone come essere forti in tempo di persecuzione, come restare in piedi quando giunge la tribolazione: stare in piedi, non cadere.” 
Sento di avere il mandato divino di dire alle persone di questo mondo che è possibile essere forti nel Signore Gesù Cristo. Noi ci stiamo preparando per la tribolazione, ma più del sessanta percento del Corpo di Cristo nel mondo è già entrato nella tribolazione e non potremo evitarla.
I prossimi siamo noi.
Poiché ho già sperimentato la prigione per Cristo, e avendo incontrato i pastori cinesi, ogni volta che leggo un passo biblico penso: “Potrei usarlo in tempo di tribolazione”. Poi lo metto per iscritto e lo imparo a memoria.
Quando ero nel campo di concentramento, un luogo da cui è uscito vivo solo il venti percento delle donne detenute, cercavamo di tirarci su a vicenda dicendo: “Niente sarà peggiore di oggi”. Poi ci rendevamo conto, però, che il giorno successivo poteva essere peggiore. In quel periodo, c’era un versetto biblico, che avevo imparato a memoria, e che mi dava grande speranza e gioia.
“Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi, perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi”; da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra egli è glorificato. (1 Pietro 3:14)
Allora mi sono ritrovata a asclamare: “Alleluia!
A motivo della mia sofferenza, Gesù è glorificato!”
In America le chiese cantano “Fa che la congregazione scampi la tribolazione”, ma la tribolazione in Cina e Africa è già arrivata: solo in quest’ultimo anno, più di duecentomila cristiani sono stati uccisi in Africa. 
Durante la mia prima notte lì, era stato ordinato ad alcuni cristiani del posto di presentarsi alla stazione di polizia per farsi registrare, ma quando arrivarono, furono messi sotto arresto e, in quella stessa notte, giustiziati. 
Il giorno seguente, la stessa cosa accadde con altri cristiani e così, il terzo giorno. 
Tutti i cristiani nel distretto furono assassinati sistematicamente.
Il quarto giorno dovevo tenere un discorso in una piccola chiesa; i credenti arrivarono, erano spaventati e in piena agitazione. Durante tutto il culto si guardavano l’un l’altro e i loro occhi sembravano chiedere: “Sarà il mio vicino il prossimo a essere ammazzato? Sarò io il prossimo?”
Nella stanza faceva un caldo soffocante ed era piena d’insetti che penetravano dalle finestre senza zanzariera e vorticavano attorno alle lampadine scoperte, collocate sopra panche di legno disadorne. Raccontai loro una storia della mia infanzia.
“Quando ero una bambina,” dissi, “andai da mio padre e gli dissi: ‘Papà, io ho paura che non sarò mai forte abbastanza da essere un martire per Gesù Cristo’.
“Dimmi,” disse mio padre,
“Quando vai ad Amsterdam in treno, quando ti do i soldi per il biglietto?
Tre settimane prima?”
“No, papà, mi dai soldi per il biglietto poco prima di salire sul treno.”
“Esatto,” disse mio padre, “e così è con la forza di Dio.
Il nostro padre nei cieli sa quando avrai bisogno della forza per essere martire per Gesù Cristo.
Ti darà tutto ciò di cui hai bisogno – giusto in tempo…”
I miei amici americani facevano dei cenni e sorridevano.
All’improvviso uno spirito di gioia discese su quella chiesa e le persone cominciarono a cantare, “In un dolce avvenire ci incontreremo su quella spiaggia incantevole.”
Più tardi quella settimana, metà dei membri della chiesa furono giustiziati. Venni a sapere in seguito che l’altra metà fu giustiziata alcuni mesi fa.
Una cosa, però, devo dirtela. 
Ero così contenta che il Signore mi avesse usato per incoraggiare quelle persone, perché a differenza di molti dei loro leader, io avevo la parola di Dio. Avevo letto la Bibbia e scoperto che Gesù aveva detto che non solo aveva vinto il mondo, ma che avrebbe dato la corona della vita a tutti coloro che erano rimasti fedeli fino alla fine.
Come possiamo noi essere pronti per la persecuzione?
Prima di tutto abbiamo bisogno di nutrirci della Parola di Dio, assimilarla e renderla parte del nostro essere. Ciò vorrà dire uno studio della Bibbia disciplinato ogni giorno, in cui non solo memorizziamo lunghi passaggi della Scrittura, ma applichiamo i principi nelle nostre vite.
In seguito è necessario sviluppare una relazione personale con Gesù Cristo. Non il Gesù di ieri, il Gesù della storia, ma il Gesù di oggi che ti cambia la vita, che è ancora vivo e che è seduto alla destra di Dio.
Dobbiamo essere ripieni di Spirito Santo e questo non è un comando opzionale della Bibbia: è assolutamente necessario. Quei discepoli non avrebbero mai potuto sostenere la persecuzione degli Ebrei e dei Romani, se non avessero atteso la Pentecoste. Ognuno di noi necessita la sua personale Pentecoste, il battesimo dello Spirito Santo, perché non saremo altrimenti mai in grado di resistere nella tribolazione senza di esso.
Nella persecuzione imminente, dobbiamo essere pronti a sostenerci l’un l’altro e a incoraggiarci.
Tuttavia non dobbiamo attendere l’inizio della tribolazione per iniziare. 
Il frutto dello Spirito deve essere la forza dominante della vita di ogni cristiano.
Molti hanno paura della tribolazione imminente, vogliono fuggire e anch’io provo un po’ di paura, quando penso che, dopo i miei ottant’anni, incluso il periodo nell’orribile campo di concentramento nazista, dovrò vivere anch’io la grande tribolazione.
Poi, però, mi metto a leggere la Bibbia e mi rallegro.
Quando sono debole, allora sono forte, dice la Bibbia. Betsy e io fummo prigioniere per il Signore, eravamo così deboli, ma avemmo la forza perché lo Spirito Santo era su di noi. La potente opera di fortificazione dello Spirito Santo ci ha aiutato a superarla. No, non avrai forza in te stesso, quando arriva la tribolazione, piuttosto sarai forte nella Sua potenza che non ti abbandonerà. Conosco il Signore da settantasei anni, e non una volta mi ha lasciato, o deluso.
Ecco, mi uccida pure!
Oh, continuerò a sperare.

- Corrie ten Boom -
da una lettera del 1974


Buona giornata a tutti. :-)