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domenica 24 giugno 2018

Se vuoi pregare bene - padre Andrea Gasparino


Dedica un tempo ben preciso alla tua preghiera: all’inizio, è utile almeno mezz’ora.
Scegli bene il luogo della preghiera: è necessario che sia silenzioso e raccolto. Se puoi, metti davanti a te un crocifisso o un’immagine sacra. se ti è possibile, fa’ la tua preghiera davanti all’Eucaristia.
Mettiti in ginocchio: con le spalle erette, le braccia rilassate; se impari a far pregare anche il corpo, la tua preghiera sarà più attenta.
Incomincia col segno di croce fatto bene: toccando la fronte consacra al Padre i tuoi pensieri; toccando il petto consacra a Cristo il tuo cuore, la tua capacità di amare; toccando le spalle consacra allo Spirito le tue azioni, la tua volontà.
Dividi la preghiera in tre spazi esatti: più organizzi la tua preghiera più la rendi facile.
Il primo spazio dedicalo allo Spirito Santo, è lui il maestro della preghiera; concentrati sulla presenza dello Spirito Santo in te. 
Dice san Paolo: "Siete tempio di Dio, e lo Spirito di Dio abita in voi" (1cor 3,16). 
Prova a dialogare con lui, prova a esprimergli un problema difficile che hai tra le mani. 
Invocalo con fede: "Vieni, Spirito Creatore!".
Il secondo spazio dedicalo a Gesù. 
Fa’ preghiera di ascolto, prendi tra le mani i brani della Parola di Dio che ti sono stati presentati nella riflessione e prova a leggere come se Gesù ti parlasse personalmente. 
Esperimenta anche l’ascolto della tua coscienza. 
Interrogati: "Signore, che cosa vuoi da me?". 
"Signore, che cosa disapprovi in me?".
Il terzo spazio dedicalo al Padre. 
Ama! Sta’ in silenzio davanti a Lui, sei immerso in Lui: "in Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" (atti 17,28). 
Ama! Aiuta il tuo silenzio, se è necessario, dicendo: "Padre mio, mio tutto!"
Prendi qualche decisione pratica e offrila come un tuo atto concreto di amore.
Non terminare la preghiera senza qualche decisione pratica da attuare al più presto: abituati ad amare con i fatti; la preghiera deve portarti all’azione.
Concludi con un pensiero a Maria Santissima, implora con un’Ave Maria la grazia di imparare a pregare e il dono di gustare la preghiera e di essere costante.

- Padre Andrea Gasparino - 



La preghiera è sostegno del mondo, riconciliazione con Dio, misura del progresso spirituale, giudizio del Signore prima del futuro giudizio. 

- San Giovanni Climaco - 



Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le tue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle tante cose,utili e inutili,colloca la fede , ponendo sopra ogni cosa la preghiera ,a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza. 

- San Giovanni Crisostomo -



Buona giornata a tutti. :-)







martedì 14 novembre 2017

Maestro insegnaci a pregare – Padre Andrea Gasparino

"Si potrebbe dire che nella preghiera comandano tre pulsanti. 
Impara a pregare chi è capace di maneggiare i tre pulsanti.
Il primo pulsante è l’umiltà, che vorrei descrivere così: far la verità in noi come primo atto della preghiera.
Mettersi davanti a Dio come si è, non come si vorrebbe essere: fare la verità, fare il punto della nostra situazione con molta concretezza, con molta sincerità anche rude, profonda, senza mezze misure, toglierci le maschere, presentandoci a Dio come siamo…
Non aver paura di perdere tempo in questa operazione di avviamento… non è avviamento è già vera preghiera, infatti è già amore.
Gli altri due pulsanti sono: aprirsi all’amore di Dio e amare.
..Accorgersi dell’amore di Dio per te.
Direi che è il pulsante decisivo: se è forte la convinzione che Dio ti ama personalmente, sinceramente, costantemente, fedelmente; se è forte la convinzione che Dio ti ama anche se tu non rispondi (ma bada dev’essere una convinzione profonda, non un’idea peregrina che ti passa in testa); se tu sei proprio persuaso dell’amore di Dio per te, allora la preghiera parte sola senza sforzi.
Dio mi ama!
Ecco il punto di fuoco della preghiera, ma deve essere un punto di fuoco che cambi in fuoco il tuo rapporto con lui.
Le persone con la preghiera fiacca o malata non hanno ancora capito che Dio le ama…
Dovete lottare con tutte le forze per costruire in voi questa convinzione.
Non bastano pochi sforzi.. Capire che Dio ci ama è come entrare nel profondo di Dio, nel cuore di Dio.. Ogni pagina della scrittura è una scuola dell’amore di Dio, ma chi non impara a leggere nell’amore rimane analfabeta dell’amore.
Chi non fa questo sforzo rimane solo un turista dell’amore…
Poi viene il terzo pulsante: amare! Come si ama nella preghiera? 
E’ difficile dirlo. Forse tutto sta in una cosa semplicissima, tutto sta nell’imparare a offrirci a Dio..
Il cammino della preghiera dovrebbe consistere in questi tre passaggi:

Parlare  (preghiera vocale)
Ascoltare (preghiera di ascolto)
Rispondere  (preghiera di amore)….

“La preghiera è un bene sommo,
è una comunione intima con Dio,
deve venire dal cuore,
deve fiorire continuamente,
giorno e notte.
E’ luce dell’anima,
vera conoscenza di Dio,
mediatrice tra Dio e l’uomo;
è un desiderare Dio,
è un amore ineffabile
prodotto dalla grazia divina” 
(San Giovanni Crisostomo)

- Padre Andrea Gasparino -
tratto da “Maestro insegnaci a pregare”, Andrea Gasparino. Ed. Elledicì





La preghiera di supplica non ha la finalità di istruire Dio, ma di costruire l'uomo.


- Sant'Agostino - 



Voglio lodarti

Voglio pregare come il falco
con le ali spiegate e il vento che mi tiene in braccio.
Voglio lodarti a capofitto nello spazio
e galleggiare come un pianeta nel suo angolo di universo.
Perché non mi basterà una vita,
non mi basteranno cento anni per esplorare ogni dono,
ogni immensità che hai deposto ai piedi del tempo
il giorno del mio natale.
Voglio lodarti come il delfino
che ricama le acque dell'oceano con traiettorie di allegria.
Benedici il Signore, anima mia,
e inventa canzoni e danze, e racconti per non scordare.
Voglio dirti grazie, immenso Dio,
perché mi circondi di bontà e misericordia
Non basterà tutto il male del mondo a farmi tacere.
Non basterà neppure la morte livida e il suo strascico di amarezza.
Voglio lodarti senza fine, mio Dio.
Voglio lodarti.

- Eric Pearlman -


Buona giornata a tutti. :-)




domenica 13 agosto 2017

da: "Il segreto della gioia” di Padre Gasparino Andrea



1) Fare piazza pulita dei pregiudizi sull'amore


Molto spesso si confonde l'amore con il sentimento. 
Sono due cose molto distinte: l'amore è sempre legato alla volontà e può non essere legato al sentimento. Quando Camillo del Lellis baciava le piaghe degli appestati, non c'era di sicuro molto sentimento in quel gesto di amore: c'era la volontà, soltanto la volontà di esprimere il suo amore a Cristo presente nel povero.

Ringraziamo quando il nostro amore è accompagnato anche dal sentimento, ma non squalifichiamo il nostro cuore quando c'è semplicemente lo sforzo di volontà.
L'amore non va mai a braccetto con l'interesse. 
L'amore interessato è tanto diffuso, ma occorre squalificarlo con coraggio. Se prevale l'interesse l'amore non conta più nulla. Se l'amore fa dire: "che guadagno ne ho?" Certo non è amore.

L'amore è sempre libero. 
Quando l'amore risponde esclusivamente al dovere, è infido. Se nasce da un ordine: "devi amarmi", è un assurdo. Nessuno può vincolare l'amore. Può farlo soltanto Dio, ma Dio rispetta sempre la libertà umana.

L'amore è sempre legato a delle decisioni precise, non è mai campato in aria; l'amore a parole non regge. 
A ogni incrocio della vita,a ogni bisogno del fratello devo sapermi domandare: "Che cosa devo fare se amo veramente?".
L'amore ha i suoi livelli e le sue precedenze. Alcune persone hanno la precedenza sulle altre. Bisogna accettarlo e discernere. La mia dedizione deve rispettare delle graduatorie, perché c'è una graduatoria di dipendenza e di vicinanza. 

Ci sono vari livelli di donazione: la famiglia o la comunità prima degli amici, gli amici prima degli estranei, i poveri e i bisognosi prima di chi ha tutto, ma non devo calcolare troppo.

2) Partire da noi stessi: amare noi stessi



Chi non si ama non è attrezzato ad amare.
L'amore comincia a casa tua. Dobbiamo amare noi stessi in modo giusto. 

Chi si ama in modo giusto e' attrezzato ad amare i fratelli. 
Devo saper controbilanciare le mie esigenze con quelle dei fratelli. In alcuni momenti devo far prevalere le mie necessità, in altre circostanze gravi, è doveroso far prevalere il bisogno del fratello.

3) Amare cercando a ogni costo il vero bene del fratello


Devo prefiggermi il bene del fratello che può essere contrario a quello che lui vorrebbe, che gli altri vorrebbero o che io stesso vorrei. 
Anche la resistenza può essere amore. 
La norma è il bene del fratello, sia che lo comprenda, sia che non lo comprenda.



4) Tre mete particolari dell'amore.


Amare! Devo dare al fratello questa percezione: sono e sarò sempre al tuo fianco.

Incoraggiare! Devo trasmettere al fratello fiducia piena in se stesso. 
Devo fargli capire: se ti appoggi troppo su di me, diventi debole e dipendente. Questo non è il tuo bene , è piuttosto il tuo male. Non posso condiscendere a questo.

Provocare! Devo stimolare le sue energie in tutti i modi possibili, usando anche la durezza se necessario. Amare è un arte fatta di mille attenzioni. 
C'è l'ora dell'incoraggiamento e c'è l'ora della provocazione. 
Posso sbagliarmi tante volte, ma riparerò, mi scuserò. 
Il nostro amore è umano, ha i suoi limiti, le sue imperfezioni, non è possibile intuire sempre e tutto quello che dobbiamo fare.



- Padre Andrea Gasparino -
Fonte: “ Il segreto della gioia” di Gasparino Andrea


Buona giornata a tutti. :-)










venerdì 12 maggio 2017

La venerazione della Parola – Padre Andrea Gasparino

C’è un’altra affermazione della Chiesa che è molto più impressionante, mi pare, al riguardo dell’importanza della Parola di Dio.
È una delle affermazioni più impressionanti del Concilio sulla Parola di Dio, secondo me. Si trova nel Decreto Dei Verbum al n. 21:
«La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il corpo stesso di Cristo» (Dei Verbum 21).
La Chiesa sa che nelle cose dello spirito siamo distratti e assenti e allora ha maturato tutta una sua pedagogia per richiamarci alla realtà della Parola di Dio.
La Chiesa anzitutto ci richiama col suo esempio, ha tutto un suo contegno esteriore molto singolare, quando accosta la Parola di Dio. 
Nella liturgia il ministro non legge la Parola da seduto come noi si legge il giornale. 
Vuole che il ministro-lettore si alzi in piedi. 
Non vuole che la Parola sia letta bisbigliando, ma che sia proclamata con solennità come un messaggio, come anticamente faceva l’araldo. 
L’araldo avanzava davanti a tutto il popolo scortato da molto apparato. Squillavano le trombe, poi dall’alto del suo cavallo egli leggeva il proclama del suo Signore…
Al momento più solenne della Parola, al Vangelo quando Cristo stesso parla, la Chiesa comanda a tutto il Popolo di Dio di ascoltare in piedi. 
Nelle Messe solenni il Libro Santo viene portato davanti al popolo con molta solennità. 
Il diacono lo porta ben sollevato in alto, come se portasse un tesoro, lo accompagnano gli altri ministri dell’altare, con ceri e incenso. 
Durante l’incedere solenne della Scrittura il coro deve eseguire il canto gioioso dell’Alleluia, poi, eseguita la lettura, il ministro deve chinarsi a baciare il Libro e farlo baciare dal ministro principale.
Perché tutto questo rituale esteriore intorno alla Parola di Dio? 
È la pedagogia della Chiesa che l’ha pensato, e l’ha pensato tutto questo apparato a motivo proprio del nostro infantilismo, della nostra superficialità. Siamo tanto bambini e siamo tanto distratti: un pò di apparato esteriore ci è utile almeno a capire che siamo davanti a delle cose importanti: Dio ci sta parlando, non posso sottovalutare l’importanza della Parola che Dio mi porge.
Non è un pro-forma tutto questo apparato della Chiesa, è tutta una pedagogia che io devo sforzarmi di cogliere.
La Chiesa in sostanza vuole che io faccia nascere in me un atteggiamento di fondo che mi aiuti a cogliere il dono di Dio, la sua Parola. 
Naturalmente l’atteggiamento esteriore conta poco senza quello interiore, ma la Chiesa mi insegna a non trascurare in me l’atteggiamento esteriore perché è il primo passo verso quello interiore. 
Il mallo non è la noce, ma senza mallo la noce non può esistere: l’esteriore non è l’interiore, ma senza esteriore rischio di perdere l’interiorità.
Non posso ascoltare la Parola di Dio come ascolterei il giornale-radio, come aprirei una rivista a un tavolino del bar, come leggerei un foto-romanzo. 
No, è un altro mondo quello della Parola di Dio. Io devo prepararmi esternamente per maturare ad un determinato atteggiamento interiore.
Davanti alla Parola di Dio la Chiesa ci vuole maturi all’ascolto, coscienti di chi parla, coscienti della nostra dipendenza da lui, direi che la Chiesa ci chiede di aprirci al senso del sacro.
Una volta, in Africa, ho chiesto ad un piccolo arabo: «Che cosa hai imparato oggi alla scuola del Corano?». Lui si illuminò e mi disse la frase del Corano che aveva imparato. Allora gli chiesi: «Scrivi sulla sabbia le parole che hai imparato». Mi guardò quasi terrorizzato e mi disse: «No, la Parola di Dio si scrive nella mente e nel cuore, non si scrive per terra!». Non sapevo che nessun arabo può profanare la Parola scrivendola per terra.
Ecco, il senso del sacro è sovente quello che difetta in me quando all’ Eucaristia la Chiesa mi porge la Parola di Dio. 
Per fedeltà alla Chiesa io devo far nascere in me tutta una problematica nuova nel rispetto della Parola:

• nell’accostarmi alla Parola
• nel riceverla
• nell’accoglierla in me
• nel coltivarla quando l’ho accolta.

Anzitutto il senso del sacro mi obbliga a non profanarne un briciolo di Parola di Dio. Ricevendo l’Eucaristia non lascerei cadere i frammenti eucaristici senza cura, calpestandoli. Nulla deve andar perduto della Parola di Dio, cioè devo acuire in me in modo talmente forte il senso del sacro, vietarmi ogni distrazione e ogni leggerezza. Tutto ciò che posso capire devo afferrarlo, niente deve andare perduto!
Una profanazione grave è l’impreparazione, l’ignoranza. 
Se la Parola di Dio non mi sfiora neppure, sotto c’è con probabilità un problema grave di ignoranza. 
Mi deve far paura l’ignoranza; l’ignoranza è il nemico più micidiale della fede! La Chiesa ha più paura dell’ignoranza che della persecuzione perché fa più strage nelle menti l’ignoranza che non la persecuzione. 
Ormai esistono tanti sussidi per capire la Parola di Dio, per prepararsi alla Parola di Dio. 
Che cosa vi costerebbe la domenica andare a Messa conoscendo già la Parola che vi verrà letta? 
È come offrire al giardiniere un pezzo di terra già ben lavorato, con la terra zappata, sarchiata, concimata… date a un giardiniere un bel pezzo già pronto con una terra buona, nera, piena di humus, poi vedete che miracolo succede in quelle mani esperte, di quel pezzo di giardino già preparato. 
Oggi, un Vangelo costa nulla, costa meno di un pacchetto di sigarette. 
Il libretto che vi riporta la Parola di Dio per un mese intero costa meno di un giornale. Non abbiamo scuse se vogliamo andare a Messa ben preparati all’ascolto della Parola.
Poi ci vuole il senso del sacro nell’applicare la Parola. 
Ogni volta che vado alla liturgia dovrei chiedermi: che cosa avrà da dirmi oggi il Signore? 
Da dire a me, proprio a me… non a mia madre, non a mia sorella, non al prete; a me, proprio a me. 
Perché è quasi come entrare in una grossa farmacia con tutti gli scaffali pieni, con un labirinto di medicamenti: nello scaffale c’è la bottiglietta che fa per me, per la mia bronchite, ma se io lo ignoro, se della mia bronchite non me ne fa niente, se io invece di comprare lo sciroppo per la mia bronchite penso solo ad acquistare il cerotto per il dito di mia madre, allora non c’è alternativa, la mia bronchite me la devo tenere.
Io alla liturgia devo chiedere al medico divino quale medicina ha preparato per me. 
Lui ce l’ha pronta, aspetta solo che io la chieda, ma se io sono entrato da lui solo per curiosare tra gli scaffali, si capisce che non mi dà nulla e quel che è peggio… i miei mali me li debbo tenere perché quello è il suo stile. 
Lui non guarisce chi non vuole guarire, non cura chi non vuoi essere curato.
Poi c’è il dopo… Dopo l’ascolto della Parola ci sono altri problemi importantissimi. 
Se mi son comperato in farmacia il ricostituente lo devo prendere, finché lo tengo nella tasca del cappotto non ci siamo. Lo devo prendere e devo anche rispettare le dosi secondo le istruzioni allegate. 
Ho conosciuto un tizio che è andato all’altro mondo perché ha ingoiato tutto il tubetto degli antibiotici che doveva prendere a scadenza… e conosco tanta gente che, di fronte ad una medicina amara, prende il primo cucchiaio poi la mette là. 
No, la medicina per far bene va presa a dosi giuste, rispettando le prescrizioni mediche adatte. 
Voglio dire: quando nella liturgia ho trovato la Parola che Dio ha preparato per me, la devo tenere preziosa, la devo tirar fuori, la devo scavare, la devo lavorare; devo cioè iniziare tutto un processo di assimilazione.
Mi aiuterebbe molto anche una cosa: cambiarla in preghiera. 
Polarizzare l’attenzione sulla frase che fa per me, poi portarla a casa come un piccolo tesoro di Dio da studiare, da approfondire, da amare.

Una parola di Dio che mi penetra nel sangue può far cambiare rotta alla mia vita.

- Padre Andrea Gasparino -




Buona giornata a tutti. :-)




venerdì 24 marzo 2017

da: Richiami del deserto – Padre Andrea Gasparino

Certe volte il silenzio accende la carità.
C’è un silenzio che viene da Dio e porta a Dio, ma c’è un silenzio che viene dall’egoismo e porta all’egoismo.
Non deve uscire dalla mia bocca ciò che non uscirebbe se fosse presente quella persona di cui parlo.
Di fronte a una mormorazione non ho il diritto di lasciar correre, perché non posso lasciar correre un’ingiustizia.
Se critico con viltà devo riparare. Non è un atto di generosità, ma semplicemente un preciso dovere di coscienza.
A volte, esprimendo un giudizio cattivo o almeno negativo su un responsabile, distruggo la confidenza e la stima: se me ne rendo conto ho una colpa davanti a Dio, ho sulla coscienza  l’obbligo di una riparazione che spesso purtroppo …. non si ripara più.
La carità esige che io indovini i bisogni degli altri.
Se non si sta attenti, l’orgoglio ferito porta a immancabili peccati contro la carità.
Facendo la carità ai poveri posso violare la carità: mancando loro di rispetto, violando la loro libertà, giudicandoli.
Non mi è lecito disprezzare nessuno, nemmeno il più peccatore.
Chi è ironico è soggetto a gravi mancanze di carità.
Chi è ironico sovente è rispettato da tutti ma amato da nessuno.
Posso non comprendere tutti, ma devo rispettare tutti.
Chi per temperamento o per abitudine è portato alla finzione, porta in sé un grave ostacolo alla carità.
L’amicizia non è un male, è un bene, è un dono di Dio, posso farne un mezzo che mi porta a lui o un mezzo che mi allontana da lui.
L’amicizia vera non è fatta di infingimenti e di segreti.
L’amicizia che mi porta a dimenticare gli altri non è amicizia buona.
L’amicizia che distoglie dalla preghiera e dall’intimità con Dio è amicizia di cattiva lega.
L’amicizia vera è fatta di sacrificio.
L’amicizia vera non è gelosa né esclusivista.
L’amicizia vera fortifica il cuore nella fedeltà a Dio e nell’amore al prossimo.
Bisogna perdonare anche quando il perdono è impossibile.
Ecco un testo importante per la vita comune, contenuto nella regola di Taizè: 


“Il prendere in giro le persone è un veleno della vita comune, è una cosa perfida, perché in questo modo sono lanciate in faccia verità che non si osano dire a tu per tu. E’ anche una cosa bassa , perché rovina la persona di un fratello davanti agli altri.”
- Padre Andrea Gasparino -
Fonte: "Richiami del deserto” di Andrea Gasparino, Ed. Paoline, pagg, 21,22,23


"Se volete imparare a pregare, salvatevi dalla preghiera parolaia, come si fa? Voi dovete arrivare alla preghiera di ascolto, che si fa silenzio e ascolta Dio. Se la preghiera non è amore, non è preghiera di qualità" 

- Padre Andrea Gasparino - 



"Siamo talmente indaffarati a godere i beni della vita che non ci rimane più il tempo per essere riconoscenti a Dio di quello che abbiamo." 

- Padre Andrea Gasparino - 


Buona giornata a tutti. :-)





domenica 8 gennaio 2017

Maestro insegnaci a pregare – Padre Andrea Gasparino -

"Si potrebbe dire che nella preghiera comandano tre pulsanti. 
Impara a pregare chi è capace di maneggiare i tre pulsanti.
Il primo pulsante è l’umiltà, che vorrei descrivere così: far la verità in noi come primo atto della preghiera.
Mettersi davanti a Dio come si è, non come si vorrebbe essere: fare la verità, fare il punto della nostra situazione con molta concretezza, con molta sincerità anche rude, profonda, senza mezze misure, toglierci le maschere, presentandoci a Dio come siamo…
Non aver paura di perdere tempo in questa operazione di avviamento… non è avviamento è già vera preghiera, infatti è già amore.
Gli altri due pulsanti sono: aprirsi all’amore di Dio e amare.
..Accorgersi dell’amore di Dio per te.
Direi che è il pulsante decisivo: se è forte la convinzione che Dio ti ama personalmente, sinceramente, costantemente, fedelmente; se è forte la convinzione che Dio ti ama anche se tu non rispondi (ma bada dev’essere una convinzione profonda, non un’idea peregrina che ti passa in testa); se tu sei proprio persuaso dell’amore di Dio per te, allora la preghiera parte sola senza sforzi.
Dio mi ama!
Ecco il punto di fuoco della preghiera, ma deve essere un punto di fuoco che cambi in fuoco il tuo rapporto con lui.
Le persone con la preghiera fiacca o malata non hanno ancora capito che Dio le ama…
Dovete lottare con tutte le forze per costruire in voi questa convinzione.
Non bastano pochi sforzi.. Capire che Dio ci ama è come entrare nel profondo di Dio, nel cuore di Dio.. Ogni pagina della scrittura è una scuola dell’amore di Dio, ma chi non impara a leggere nell’amore rimane analfabeta dell’amore.
Chi non fa questo sforzo rimane solo un turista dell’amore…
Poi viene il terzo pulsante: amare! Come si ama nella preghiera? 
E’ difficile dirlo. Forse tutto sta in una cosa semplicissima, tutto sta nell’imparare a offrirci a Dio..
Il cammino della preghiera dovrebbe consistere in questi tre passaggi:

Parlare  (preghiera vocale)
Ascoltare (preghiera di ascolto)
Rispondere  (preghiera di amore)….

“La preghiera è un bene sommo,
è una comunione intima con Dio,
deve venire dal cuore,
deve fiorire continuamente,
giorno e notte.
E’ luce dell’anima,
vera conoscenza di Dio,
mediatrice tra Dio e l’uomo;
è un desiderare Dio,
è un amore ineffabile
prodotto dalla grazia divina” 
(San Giovanni Crisostomo)

- Padre Andrea Gasparino -
tratto da “Maestro insegnaci a pregare”, Andrea Gasparino. Ed. Elledicì





Noi dobbiamo tuttavia pregare che il fuoco del giudizio - cioè il fuoco dell'amore divino - consumi non i peccatori, ma la parte di male che è in ciascuno di essi. 
Così la divisione fra "capri" e "pecore" di cui parla la scena del giudizio universale non si farebbe tra due moltitudini di esseri umani, ma all'interno di ciascuno di loro.

- Olivier Clement -








Mio Dio,
mi hanno detto che Tu,
molte volte,
hai parlato ai Tuoi amici:
ad Abramo, a Mosè, a David,
al Tuo figlio Gesù
quando viveva tra noi,
a San Francesco....
Mio Dio,
mi hanno detto che Tu
parli sempre a chi vuole ascoltarti.
L'universo intero,
le creature della terra,
le opere dell'uomo,
i fatti e le persone,
le pagine della Bibbia
sono pieni di te.
Io mi siedo.
Tante voci mi piovono addosso,
ogni giorno, ogni istante.
I genitori, i professori e
gli amici, i cantanti e i campioni,
la televisione e i giornali...
tutti vogliono dirmi la loro.
Io mi siedo,
con la testa in silenzio,
con il cuore tranquillo,
con il corpo disteso.
Ecco,
tra mille emittenti,
voglio sintonizzarmi
con Te.
Sono pronto.
Mio Dio, parla.
Io ti ascolto.


- Tonino Lasconi -