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giovedì 2 aprile 2020

Brani estratti del libro “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün - 3

Il tuo nome ti rammenta il giorno del battesimo. Infatti sei stato battezzato col tuo nome. Aspergendo l'acqua su di te, il sacerdote ha pronunciato queste parole: «Alberto, ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». 
Nel battesimo il tuo nome è stato legato a quello del Dio uno e trino. Il battesimo ti ha unito a Dio, tuo padre, che ti ha pensato e creato. 
Ha creato un'unione spirituale con Gesù che si è fatto uomo come te e ti accompagna come un fratello. E ti ha riempito di Spirito Santo, che trasforma ogni cosa dentro di te e ti ha ricolmato di vita e amore divini. 
Da quel momento partecipi della comunione con il Dio uno e trino. 
Non sei semplicemente in te stesso. Sei già in ogni momento nel Signore, immerso nell'amore divino.
Sei stato asperso con acqua. Ogni volta che ti fai il segno della croce con l'acqua benedetta ti viene ricordato il momento del battesimo. Il battesimo è la promessa che non seccherai mai, che non perderai mai il legame con la fonte dello Spirito Santo che zampilla dentro di te. Dissetandoti a questa fonte puoi lavorare molto senza sfinirti. Perché la fonte da cui attingi è inesauribile, poiché è divina. Lì avrai sempre voglia di vivere, potrai sempre essere creativo. La fonte dello Spirito Santo è in te. 
Ti ristorerà, guarirà le tue ferite e renderà feconda la tua vita.
L'acqua del battesimo significa anche qualcos'altro. Con l'acqua ci purifichiamo. Che cosa viene lavato via nel battesimo? 
Si tratta forse del peccato originale? E’ il peccato del singolo? E’ il sudiciume del mondo? 
Per me il lavacro attraverso l'acqua battesimale significa cancellare la patina che i nostri genitori applicano su di noi o noi stessi creiamo. 
La nostra pura immagine originaria viene offuscata da quanto padre e madre proiettano su di noi. In questo caso mia madre non mi percepisce come sono realmente. 
Vede piuttosto in me tutto ciò che non ha potuto sperimentare e mi spinge a vivere la sua esistenza non vissuta. 
Oppure i genitori vedono in me tutto ciò che hanno vietato a se stessi, i loro bisogni e le loro passioni rimosse. 
Così la loro immagine si sovrappone al mio io e offusca il mio pensiero e i miei sentimenti. 
Non crescerò mai nella forma che il Signore ha pensato per me. Il battesimo è la promessa che Dio laverà via questa patina. Spesso si tratta di una patina che creo io stesso. 
Non mi vedo come sono realmente, bensì attraverso gli occhiali della mia ambizione o dello svilimento e del disprezzo di me stesso. 
Anche questa patina va lavata via, affinché la pura immagine di Dio possa farsi visibile in me.
Il tuo onomastico vuole farti toccare l'immagine autentica che Dio ha disegnato di te. Segnati in modo consapevole con l'acqua benedetta e immagina come il Signore ti purifichi dalla patina con cui la vita ti ha intorbidato, come diventi più limpido e puro, chiaro e autentico. Ricordati del battesimo, in cui sei stato unto re, sacerdote e profeta. Hai una dignità regale. Sei un profeta. Hai qualcosa da comunicare a questo mondo che tu solo puoi annunciare. E sei sacerdote o sacerdotessa. Sei in grado di scoprire i segni di Dio in questo mondo. E hai la capacità di tramutare le cose terrene in divine, di accogliere lo Spirito di Dio che libera e guarisce.

- estratto da: “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün, ed. Querininana - 



Puoi leggere nel nome di Dio e di Gesù il significato del tuo nome. Nel nome di Dio è espressa la sua essenza, in quello di Gesù la sua azione salvifica e redentrice. Oggi, giorno del tuo onomastico, medita sul nome di Dio che ti promette di essere sempre con te e dalla tua parte. 
Medita sul nome di Gesù attraverso la preghiera dedicata a lui. Sovrapponi il nome di Gesù al tuo. 
Non ti si rivelerà solo il vero significato del tuo nome. Sentirai anche come attraverso il nome di Gesù ritrovi te stesso, la tua essenza più vera, il tuo Io autentico creato da Dio. E forse allora potrai intuire anche tu qualcosa della “dolcezza” del tuo nome, del fatto che il tuo nome lascia in te un gusto piacevole, che il tuo nome è pieno di amore. 
Nel tuo nome si condensa l'amore di cui ti avvolge il Signore, riversandolo in te con lo Spirito Santo. 
Nel nome incontri l'amore che ti portano gli altri. Riversa nel tuo nome anche il tuo amore e la tua tenerezza. Pronunciando il tuo nome con amore dici di sì a te stesso e ti accetti. 
Nel pronunciare con tenerezza il tuo nome cresce l'amore per te stesso.
Il tuo nome ti conduce alla parte più intima di te stesso. Nel nome sei te stesso in modo assoluto. Tutti i nomi e i giudizi pronunciati dalla gente su di te svaniscono. Lì percepisci il tuo vero io, l'immagine autentica e incontaminata di Dio in te. Là dove tu sei tu, in modo assoluto, sei pieno di amore e di bontà come Gesù. Lì sei in armonia con te stesso. 
Vivi la pace, la forza vitale e la libertà. 
Sei redento, libero, limpido e puro, risanato e completo. Quando mediti sul tuo nome e senti il suo puro suono, si realizza ciò che sant'Ireneo ha detto della dignità umana: «Gloria dei - homo vivens = La gloria di Dio è l'uomo vivente». 
Quando nel Padre nostro dici «Sia santificato il tuo nome» prega Dio che la sua gloria divina rifulga anche nel tuo nome, che l'energia vitale del Signore fiorisca in te.

Brani estratti del libro “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün
monaco benedettino – Ediz. Queriniana


Buona giornata a tutti. :-)


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lunedì 2 marzo 2020

Brani estratti del libro “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün - 2 -

Il tuo nome ha un significato. Ti sei già occupato del significato del tuo nome? Qual è la sua radice? 
Sarebbe bene che approfondissi lo studio dell'etimologia del tuo nome. L'etimologia è l'analisi del significato originario autentico di una parola. Riconoscendo il significato letterale del tuo nome scoprirai allo stesso tempo un progetto per la tua esistenza. Il tuo nome ti offre una forma in cui puoi crescere. 
Vorrei citare solo alcuni esempi: Alberto significa «splendente di nobiltà». 
Se ti chiami così, il tuo nome costituisce un segno del fatto che in te c'è qualcosa di nobile, lo splendore della nobiltà interiore. 
Il tuo nome crea uno spazio al cui interno puoi penetrare, nel quale scoprire la tua complessità e la tua bellezza. 
Il mio nome, Anselmo, significa «colui che è protetto dagli dei». E’ un nome che mi conforta. Non sono solo al mondo. Dio tiene la sua mano protettiva su di me. Nel corso della mia vita l'ho sperimentato spesso. 
Giovanni significa «Dio è misericordioso». Chi porta questo nome vive sotto il segno della promessa che Dio lo circonda sempre e in ogni luogo della sua presenza d'amore risanatrice, che la grazia divina assorbe, trasformandoli, tutti i suoi fallimenti e le sue colpe.
Prendendo in considerazione il tuo nome potrai comprendere esperienze che hai già vissuto. 
Ti apri a ciò che è già presente in te e nella tua persona, che però spesso, nella routine quotidiana, non vedi. 
Il nome ti mostra il tuo potenziale nascosto, ti mostra sotto il segno di quale promessa stia la tua vita.

- estratto da: “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün, ed. Querininana - 




Consulta un dizionario specifico per conoscere l'etimologia del tuo nome. Cosa ti fa venire in mente? 
Che cosa ti colpisce? Dai fiducia al significato nascosto del nome. Fallo tuo attraverso la meditazione e poi osserva te stesso. Che cosa scopri di nuovo che finora non avevi notato? 
Come ti senti a confidare nel fatto che il tuo nome non è soltanto un suono vuoto, ma esprime la tua essenza, e che in esso si cela una promessa? Anche se ti sembra di essere lontano da quanto esprime il tuo nome, puoi crescere nella sua realtà, scoprendo così per la prima volta quanto è nascosto in te.
 Il tuo nome ti rimanda al tuo santo patrono. 
Il giorno del tuo onomastico la Chiesa celebra la festa del santo di cui porti il nome. 
Se ti occupi del tuo santo protettore, scoprirai in te alcune cose che non noti badando solo alla tua storia familiare. 
Hai delle capacità che non derivano esclusivamente dai genitori. Il santo patrono vuole indicarti le possibilità celate dentro di te. Se osservi la sua figura, puoi crescere attraverso di essa e scoprire l'immagine unica che Dio si è formato di te. Nella figura del santo protettore puoi riconoscere l'immagine autentica e non deformata di te che nasce dalla mano creatrice di Dio.
Sono affezionato al mio santo patrono, sant'Anselmo. 
Due aspetti del suo carattere sono per me particolarmente importanti. 
Per prima cosa, si dice che sant’Anselmo fosse una delle persone più amabili della sua epoca. Ciò mi sprona a sviluppare l’amabilità in me stesso. In secondo luogo sant’Anselmo fu uno dei teologi più importanti del suo tempo, la cui teologia però scaturiva dalla preghiera. 
Il giorno di sant'Anselmo, il 21 aprile, prendo sempre un suo libro per leggerlo. Di solito si tratta delle preghiere da lui redatte. 
In esse percepisco il suo amore per Cristo, il desiderio di vedere il volto di Dio, la sua sensibilità, il suo grande cuore, ma anche la sua fragilità. Leggendo i suoi testi anche il mio cuore diventa più grande. 
Arrivo a sentire il mio desiderio di vedere il volto di Dio e trovare pace nel Signore. 
Prego sant'Anselmo di donare anche a me quell'amore che lo ha contraddistinto, di far sì che anch'io come lui mi sforzi sempre di riconoscere il Signore in ogni cosa, vedendolo come il vero scopo della mia vita. 
Per me l'onomastico è sempre un giorno prezioso, non solo perché i miei confratelli e amici mi fanno gli auguri. 
Il giorno del mio onomastico riacquisto la consapevolezza di chi sono veramente e di quale sia la traccia indelebile che vorrei lasciare in questo mondo. 
Il giorno del mio onomastico mi sento in comunione con sant'Anselmo. Questo mi fa bene. Mi fa sentire a casa, al sicuro, con un compagno di strada che percorre con me ogni via e che mi svela la ricchezza della mia esistenza.
Leggi in un martirologio la storia della vita del tuo santo patrono. Cerca dei libri per poter apprendere qualcosa su di lui. Magari ti risulterà simpatico. 
In lui hai un maestro interiore che ti conduce alla pienezza di vita. Leggendo la sua biografia, con tutti gli alti e bassi che ha attraversato, comprendi meglio te stesso. 
Il santo ti incita a lavorare su te stesso, affinché sviluppi quanto è celato in te, affinché non ti accontenti della mediocrità. 
Se ti chiami Francesco o Francesca la vita di san Francesco ti affascinerà e ti aprirà gli occhi per riconoscere lo splendore della creazione e cantare il Signore come suo creatore. Sant'Alfonso ti mostrerà il suo grande cuore. Sant'Ignazio ti ha mostrato con il suo esempio come reagire ai colpi del destino senza demordere.
Esistono tuttavia anche santi la cui storia si perde nella notte dei tempi. 
Da un punto di vista storico sappiamo pochissimo di loro, ci sono state tramandate solo delle leggende. 
Eppure molte volte proprio nelle leggende viene espresso l'aspetto fondamentale di quel santo. 
Se ad esempio prendi in considerazione la leggenda di san Cristoforo, vedrai che in essa si svela il segreto della sua esistenza. Era un uomo alla ricerca di qualcosa, che ha seguito la sua inquietudine fino a trovare Dio stesso. Ed è l'uomo che sta sulla riva e ci aiuta a superare bene i fiumi che attraversano la nostra esistenza. 
Se ti chiami Barbara, riconoscerai in lei il mistero della donna sacerdotessa. 
E’ la consolatrice degli agonizzanti e porta loro Cristo nel calice dell'Eucaristia. Quando venne colpita, le sue ferite si tramutarono in nuova bellezza. 
In questo modo assicura anche a te che le tue ferite si tramuteranno in perle. Caterina è la donna pura e sincera, la regina che ti rende sempre consapevole della tua dignità e la donna saggia che supera tutti i dotti del mondo in saggezza. Fidati della saggezza celata dentro di te. E’ sufficiente per riuscire a superare le difficoltà in questo mondo.
Nei santi diventa evidente l'azione di Dio sugli esseri umani. Alcuni santi sono modelli da emulare. Altri esprimono in misura maggiore l'operato di Dio. Dimostrano che Dio sana tutte le tue ferite e trasforma i tuoi bisogni. 
I santi sono come un prisma che riflette l'operato di Dio su di noi. 
Mostrano come Dio trasformi gli esseri umani e come vorrebbe trasformarti affinché tu viva quanto di autentico è celato dentro di te, così che tu possa sfiorare la pura immagine scaturita dalle mani del Signore.

- estratto da: “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün, ed. Querininana - 




Il tuo santo patrono ti dimostra che non sei solo durante il cammino della tua esistenza. 
Qualcuno ti accompagna lungo la tua vita. 
Il santo di cui porti il nome viene con te. E’ come un angelo che ti protegge, che ti segue quando sbagli strada o prendi una deviazione, finché ti conduce alla meta. Il santo vuole incoraggiarti ad andare avanti quando ti sembra che le tue forze siano esaurite. 
Ti rialza quando cadi. Ti mostra che non è mai troppo tardi per tornare indietro. E vuole dirti che tutto ciò che è in te ha il diritto di esistere. Dio può trasfigurare ogni lato di te. Non devi vergognarti di non essere santo quanto il tuo patrono. Anche lui non lo è sempre stato. Anche lui è passato attraverso alti e bassi, luci e ombre per ritrovare Dio in ogni cosa. 
E’ al tuo fianco persino quando tu stesso non riesci a sopportarti, quando vengono alla luce così tanti aspetti insostenibili di te stesso. 
Il tuo santo patrono non ti da mai per perso. 
Ti incita a non svalutare te stesso, ma a scegliere sempre la vita.
Il tuo patrono è il tuo intercessore presso Dio. Puoi pregarlo di intervenire per te quando ne hai bisogno. E’ ovvio che puoi anche pregare direttamente Dio di aiutarti. Ma pregando il tuo santo patrono percepisci nella preghiera qualcosa di umano. Sei rappresentato dal tuo santo protettore davanti al trono di Dio. Non devi pregare da solo. 
Qualcuno prega per te. 
Quando la tua preghiera ammutolisce, quando non trovi più parole, quando la tua fiducia vacilla, il tuo santo patrono continua a pregare per te. 
Quando dialoghi con lui, sai che egli è presso Dio. 
Qualcuno che sta dalla tua parte è davanti al Signore. Attraverso di lui raggiungi l'ambito divino, in lui sei già rappresentato davanti a Dio, una parte di te si trova già presso il Signore. Poiché attraverso il nome sei unito al santo che si chiama come te.
Prega il tuo patrono soprattutto quando hai la sensazione di aver smarrito la strada, quando sei così lontano da ciò che esprime il tuo nome o da quanto ha incarnato il santo che festeggi oggi, il giorno del tuo onomastico. 
Pregalo di farti avvicinare a quanto è autentico, di aiutarti a scoprire l'immagine unica che Dio ha di te e a tradurla in realtà ogni giorno di più. Pregalo di stare al tuo fianco anche nell'anno che verrà, affinché la tua strada ti conduca a una libertà, a una forza vitale e un amore sempre crescenti.

- estratto da: “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün, ed. Querininana - 



Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 25 febbraio 2020

Brani estratti del libro “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün - 1 -

I tuoi genitori ti hanno dato un nome. 
Dal giorno della tua nascita ti hanno chiamato con quel nome. Il nome è parte essenziale di te. Attraverso di esso trovi la tua identità. Quando venivi chiamato con il tuo nome, sapevi che si riferiva solo a te. 
Conti nella tua qualità di persona unica. Hai un nome. 
Attraverso questo nome ti differenzi dagli altri. 
Non sei un numero interscambiabile. Il nome diventa parte integrante della tua identità. Nel tuo nome è riassunta tutta la storia della tua vita. 
I tuoi genitori ti hanno chiamato con quel nome, ma nel corso della tua esistenza gli hai dato un significato con il tuo modo di sentire e di pensare, con la tua azione. Anche in bocca ai tuoi amici il tuo nome assume un sapore particolare. Altre persone possono chiamarsi come te, ma il tuo ha un suono totalmente diverso, unico, speciale. 
Quando si chiama il tuo nome, esso si riferisce a te, a te e alla tua inconfondibile persona.

tratto da: “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün, ed. Queriniana


Il modo in cui percepiamo il nostro nome è legato alle persone che ci chiamano così. Quando le persone care ci chiamano con questo nome, tutto il loro affetto e il loro amore si condensa in esso. Sento il mio nome e già si risveglia il ricordo di come mio padre, mia madre, i miei fratelli, i miei zii lo hanno pronunciato. Il loro amore è condensato in questo nome. Mi raggiunge ogni volta che si fa il mio nome. 
Forse la tua ragazza o il tuo ragazzo, tua moglie o tuo marito hanno donato al tuo nome un nuovo suono. Forse in esso hai udito qualcosa che prima non avevi mai collegato al tuo nome.
Quando i tuoi compagni di scuola ti hanno preso in giro per il tuo nome, lo hanno abbreviato o storpiato, lo hai forse trovato brutto. Ma è bene che ti ricordi di tutte le persone che hanno riversato il loro amore nel tuo nome. 
Il modo in cui percepisci il tuo nome dipende anche da chi altro lo porta. Se tuo padre o tua madre si chiamano come te o se ti è stato dato il nome di tuo nonno o di tua nonna o di un tuo zio, tutto ciò ti riempie di orgoglio. 
Continui la tradizione familiare. Ti senti in dovere di rappresentare su questa terra un po' dello spirito dei tuoi genitori o dei tuoi nonni, di tramandarlo. 
Nel tuo nome sopravvive una parte di quanto hanno vissuto i tuoi antenati.
Tutti coloro che pronunciano il tuo nome indicano te così come sei. Connotano il nome attraverso il significato del rapporto che hanno con te, attraverso i loro sentimenti, attraverso il loro amore e il loro affetto, talvolta purtroppo attraverso i loro pregiudizi e il loro risentimento. 
Lascia i pregiudizi a quelli che li hanno. Isola nel tuo nome solo l'amore e la dolcezza che gli attribuiscono Dio e gli uomini. 
Pronuncia il tuo nome lentamente e ad alta voce. Assaporalo e gustalo. Com'è? 
Quali sensazioni lascia? 
Che immagini fa scaturire dentro di te?



tratto da: “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün, ed. Queriniana


Non solo gli uomini ti hanno chiamato per nome, bensì anche Dio. Nel libro del profeta Isaia Dio dice a Israele: «Non temere perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni» (Is. 43,1). Ciò vale anche per te. Quando Dio ti chiama per nome esprime con questo il fatto che per Lui sei importante. Davanti a Dio sei unico. Dio stesso ti ha creato. Tu gli appartieni. Nessun essere umano ha potere su di te. Dio riversa il suo amore divino nel tuo nome. Dio si rivolge a te, Dio ti conosce per nome, conosce il tuo cuore, sa che cosa provi. Si rivolge a te personalmente. 
Ha una relazione individuale con te. Non sei solo uno tra i tanti. Sei unico. Per Dio hai un'importanza tale che si rivolge personalmente a te per prometterti qualcosa di bello, qualcosa destinato a essere un sostegno per la tua vita, qualcosa che costituisce le fondamenta su cui edificare la tua esistenza. Il nome con cui Dio ti chiama ti dimostra la tua inconfondibile dignità di essere umano.
Quando la Chiesa celebra la festa di San Giovanni Battista canta nell'antifona la sua nascita con le parole tratte dal libro del profeta Isaia: «Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome» (Is 49,1). 
Dal momento della tua nascita in poi il Signore ti ha chiamato per nome. E ti ha chiamato a fare qualcosa. 
Hai una missione in questo mondo. 
La tua vocazione è quella di contribuire a far sì che questo mondo appaia più umano e più degno di essere vissuto. 
Attraverso di te, qualcosa che può farsi visibile solo grazie a te vuole risplendere in questo mondo. Dio ti dice: «Mio servo tu sei, sul quale manifesterò la mia gloria» (Is 49,3). Dio ha un progetto speciale per te. 
In te deve rifulgere la sua gloria. In te deve apparire un po' della bellezza divina. 
Sei un prisma attraverso il quale Dio appare in questo mondo in modo unico e irripetibile.
Gesù come buon pastore «chiama le sue pecore una per una» (Gv 10,3). 
Ogni singola persona è per lui così importante che dona la sua vita per lei. Poiché intercede per ognuno di noi, ciascuno si sente protetto. Il sacrificio di Gesù ci dona la vita eterna, la vera vita. «Io do loro vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano» (Gv 10,28). Gesù non ha soltanto chiamato i discepoli per nome in un lontano passato, anche oggi pronuncia il tuo nome. 
Gesù ti conosce personalmente. Conosce i tuoi sentimenti, i pericoli che ti minacciano, le tue doti.
Desidera una relazione personale con te. Se entri in relazione con Lui, ti donerà la vita eterna, una vita degna di questo nome. 
Vita eterna significa vita autentica, un'esistenza in cui cielo e terra, Dio e essere umano sono uniti tra di loro. Quando Gesù ti chiama per nome, nessuno ti può rapire dalla sua mano, nessuno ti può sciogliere dal tuo legame con Lui. 
La sua mano ti protegge, ti dona un riparo e ti sostiene.
Dopo la risurrezione Gesù chiamò Maria Maddalena per nome. Ciò penetrò fin nel profondo del suo cuore. Maria cadde in ginocchio e disse: «Rabbuni = Maestro mio». Nel momento in cui udì il suo nome dalle labbra di Colui a cui doveva la vita, avvenne in lei la risurrezione. Il suo lutto venne trasfigurato, le lacrime smisero di scorrere. Si sentì di nuovo amata, risollevata alla sua dignità inviolabile. Nel proprio nome percepì l'amore di quel Gesù che aveva scacciato da lei sette demoni.
Maria Maddalena era infatti così lacerata al suo interno da poter ritrovare se stessa solo con l'accettazione totale di Gesù. Poiché Gesù le si era rivolto con tanto amore riuscì ad accettare se stessa. 
Nel momento in cui Gesù nomina il suo nome dopo la risurrezione, Maria sperimenta la dolcezza risanatrice dell'amore di Gesù. Era un nuovo nome quello datole da Cristo, un nome che la rigenerava. Le cose vecchie si staccarono da lei. La malattia era guarita. Era solamente Maria, l'amata da Dio, l'amica di Gesù, a cui era destinato il suo amore. L'amore di Gesù l'ha rigenerata nel pronunciare il suo nome.
Quando pensi al tuo nome, immagina che Gesù in questo momento ti stia chiamando. Gesù rigenera anche te quando pronuncia il tuo nome. Si rivolge a te, rivolge a te il suo sguardo. 
La sua voce e il suo sguardo ti trasformano nell'immagine unica che Dio ha di te, nell'immagine bella e nuova che rispecchia la gloria di Dio in modo puro. Quando Egli pronuncia il tuo nome vuole dirti: «E’ bene che tu esista. E’ bene che tu sia qui. 
Puoi essere come sei. 
Sei unico. Io ti sostengo. 
Ti amo. 
Ora accettati a tua volta. 
Chiama te stesso con il tuo nome e ricolmalo di tutta la dolcezza di cui sei capace».



tratto da: “Ti ho chiamato per nome” di Anselm Grün, ed. Queriniana


Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 7 gennaio 2020

Parlare attentamente, tacere con forza - Anselm Grün

«Non possiamo non comunicare». Quest’affermazione dello psicologo austriaco Paul Watzlawick presenta la nostra vita umana come una continua comunicazione.
Conversiamo continuamente. Anche quando taciamo, parliamo.
Esprimiamo qualcosa con l’atteggiamento del nostro corpo. Siamo in relazione gli uni con gli altri.
Nella conversazione vogliamo farci comprendere dall’altro e vogliamo anche essere compresi da lui. E vorremmo partecipare alla sua vita. Ma spesso l’altro non comprende le mie parole nel senso da me inteso.
La riuscita della conversazione non è scontata.
Nelle famiglie, nelle comunità, nelle aziende prevale spesso il mutismo. E molte conversazioni falliscono.
Oggi vengono offerti molti corsi di retorica. Sono frequentati soprattutto dai manager delle aziende, perché si rendono conto che è molto importante esprimere in modo adeguato ciò che vogliono comunicare ai loro impiegati e ai loro clienti. Ma spesso questi corsi si limitano all’insegnamento di tecniche per rendere la comunicazione più efficace e più piacevole.
Usano la lingua come uno strumento al servizio di una maggiore efficacia.

(...)
La lingua permette la conversazione. Già per i filosofi greci la conversazione era un’importante fonte di conoscenza. Consideravano la conversazione il luogo nel quale le persone si incontrano e si stimolano a vicenda a conoscere sempre più profondamente il mistero dell’essere umano.

Ritroviamo questa cultura greca della conversazione soprattutto nel Vangelo di Luca e nei suoi Atti degli apostoli. Lì Gesù trasmette i suoi insegnamenti più importanti nel corso di conversazioni, specialmente quelle che hanno luogo a tavola.
Il simposio, il banchetto comune, accompagnato da profonde conversazioni, ha modellato la cultura greca in materia di pensiero e linguaggio. E noi avvertiamo nuovamente la necessità di questa cultura anche per il nostro tempo: sia per la conversazione nella famiglia, nella chiesa, nella comunità monastica, nell’azienda, sia per i discorsi pubblici alla radio e alla televisione. Oggi constatiamo spesso una perdita della cultura della conversazione. Nei talk show le persone parlano senza ascoltarsi. In questo modo la conversazione non serve ad aumentare la stima reciproca e a perseguire insieme la verità, ma solo a provocare sensazioni forti e a solleticare le orecchie degli spettatori o degli ascoltatori.
I politici non dialogano più, ma usano la tribuna del parlamento o anche i media per proporre con forza la propria opinione e ridicolizzare l’avversario politico. Non si ascolta, non si presta attenzione, non si parla veramente. Non c’è più conversazione, ma solo chiacchiere. 
(...)
Vorrei quindi riflettere sul mistero del linguaggio. «Il tuo accento ti tradisce» (Mt 26,73), dicono coloro che siedono nel cortile del sommo sacerdote a Pietro. Il linguaggio che usiamo tradisce il nostro atteggiamento interiore, tradisce anche i nostri bisogni repressi e le nostre aggressività rimosse. Perciò è bene considerare i presupposti del linguaggio e riflettere sull’atteggiamento interiore che traspare dal linguaggio.
Il linguaggio modella un’epoca e una società. 

(...)

Quando viaggio in treno e ascolto attentamente le conversazioni delle persone che ho attorno, a volte mi spaventa la banalità del loro linguaggio. Dicono molte parole, ma non dicono veramente qualcosa.
Nelle loro parole il mondo non giunge al linguaggio. Naturalmente a volte mi colpisce anche l’incapacità di pronunciare frasi compiute. Si lanciano qua e là solo brandelli di frasi. Ma questa non è conversazione. Questo non crea una comunione di parola. La lingua non unisce, ma rinvia solo all’isolamento e alla mancanza di dimora delle persone. Essi non abitano più nella lingua. 
(...)
Attraverso il linguaggio la persona cambia. Imparando a parlare diversamente diventiamo diversi. Naturalmente non basta praticare questo linguaggio diverso solo esteriormente; esso deve essere espressione del nostro diverso modo di pensare. Pensare e parlare si influenzano a vicenda.

- Anselm Grün - 
Da: Parlare attentamente, tacere con forza. Per una nuova cultura della comunicazione, ed. Messaggero di sant’Antonio


Buona giornata a tutti. :-)








lunedì 9 dicembre 2019

da: Il mistero della nascita - Anselm Grün

La Bibbia è consapevole del fatto che Dio forma e plasma il bambino nel grembo materno.
Il salmista prega:
“Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l'anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi.” (Sal 139,13-16).
Naturalmente noi sappiamo dalla biologia che il bambino si forma nell'utero materno.
Allo stesso tempo, però, ciò è e resta un mistero.
Avere fiducia nel fatto che sia Dio stesso a plasmare il bambino mantiene vivo il mistero del formarsi di un nuovo essere umano. 
La mamma può così accogliere il fi­glio in modo diverso quando nasce: come un dono di Dio. 
È Dio stesso ad averlo formato nel suo corpo. La madre, del resto, non può osservare il formarsi del bambino. Percepi­sce soltanto che cresce nel suo grembo. Lo sviluppo da feto a bambino formato, però, le resta nascosto. E un mistero. 
E il fatto di cre­dere che Dio stesso pone la sua forza crea­trice nel proprio figlio genera nella madre un timore reverenziale per ciò che sta avvenen­do nel suo grembo.

- Anselm Grün -
Da: Il mistero della nascita, ed. Queriniana



Qual è il senso della vita?

Che te ne fai della tua vita se non fai felice nessuno? 
Se non c’è qualcuno che si rallegri per te, che si apra alla gioia quando tu ci sei? 
E che te ne fai delle tue ricchezze se non servono a spezzare le catene della fame, della solitudine, dello sconforto, affinché qualcuno riprenda a sperare perché ora potrà mangiare, vestirsi, studiare, nutrire i suoi bambini? 
Se qualcuno ha incominciato a sorridere alla vita, a conoscere un po’ di felicità dall’ora in cui ti ha incontrato, allora tu hai liberato la vita da ulteriori spiegazioni, hai vinto il non senso, a questo punto puoi anche ritenere che la tua stagione è compiuta perché il tuo albero ha maturato i suoi frutti, puoi anche morire perché hai eguagliato Dio. 
Andare a vivere il dolore dell’altro è la vicinanza incarnata inventata da Dio per venirci a salvare; la vicinanza è la residenza della compassione, lo spazio dove l'amore può operare. 
Senza la vicinanza l’amore è velleitario, è inutile, perché le ferite del prossimo rimangono aperte e scoperte, senza un po’ di olio che possa lenirle. 
Lo scopo della vita non è quello di arrivare in qualche luogo, sul posto, ma di arrivare vicino a qualcuno.

- Giovanni Marini -


Buona giornata a tutti. :-)


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domenica 3 novembre 2019

Perdonare se stessi - Anselm Grün

La riconciliazione con quelli che mi hanno ferito nel corso della mia vita, non è semplicemente una decisione della volontà. È piuttosto un processo che secondo me avviene in cinque fasi.

Il primo passo richiede che io lasci spazio al dolore. 
Non debbo scusare troppo presto colui che mi ha ferito. È del tutto indifferente se l’altro mi ha ferito apposta oppure non poteva fare altrimenti: il fatto è che mi ha fatto soffrire. E questo dolore devo nuovamente percepirlo nella sua realtà. Mi sono sentito abbandonato, sminuito, preso non seriamente in considerazione.

Il secondo passo consiste nel lasciar spazio alla collera (rabbia). 
La collera è la forza di buttare fuori da me colui che mi ha ferito. 
Collera non vuol dire mettermi a gridare contro l’altro oppure ferirlo a mia volta. Essa consiste invece nel prendere una sana distanza dall’altro. 
Posso dirmi per esempio: non penso più continuamente a lui; gli impedisco di entrare in casa mia, cioè gli proibisco di abitare nel mio intimo, di occuparmi continuamente di lui nei miei pensieri. 
Nello stesso tempo devo trasformare in energia questa collera: posso vivere da me stesso; non ho bisogno dell’altro perché la mia vita abbia un esito positivo.

Il terzo passo si riferisce al guardare oggettivamente ciò che è accaduto. 
Cerco ora di comprendere perché l’altro mi ha ferito. Forse non ha fatto altro che trasmettere le ferite che a sua volta aveva ricevuto. Mi sforzo quindi di capire me stesso: per quale motivo il comportamento dell’altro mi ha fatto soffrire così tanto. Forse l’altro ha toccato in me un’antica piaga, un posto dove non mi sono ancora riconciliato con me stesso. Questa riflessione diventa un invito a occuparmi di questa zona così vulnerabile e ad accettare me stesso con questa mia vulnerabilità.

Il quarto passo della riconciliazione con l’altro consiste propriamente nell’atto del perdono. 
Perdonare significa che mi libero dal legame con l’altro. 
Lascio che il suo comportamento rimanga in lui e così mi distacco dall’altro. Il perdono è sempre un segno di forza e non di debolezza. 
Rinuncio a girare continuamente attorno alle mie ferite. Se queste sono però troppo profonde, non riesco ancora a incontrarmi con l’altro, nonostante il mio perdono. 
Devo allora accettare i miei limiti. 
Ho perdonato all’altro, ma non sono ancora capace di costruire con lui un rapporto normale. Molti psicologi hanno sperimentato, tra le altre cose, che il perdono è un atto terapeutico, che rende possibile la guarigione delle proprie piaghe e ci libera dal rimuginare continuamente il nostro passato. Il perdono ci rende capaci di impegnarci nel momento presente con tutto il nostro essere.


Il quinto passo della riconciliazione trasforma le piaghe in perle. 
Ildegarda di Bingen sostiene che la riuscita della vita dipende dal fatto che le nostre piaghe vengano trasformate in perle. Se compissi soltanto i primi quattro passi, avrei sempre la sensazione di subire un danno, poiché ero stato ferito in modo veramente grave. Il quinto passo mi mostra che nelle mie ferite si trova un tesoro prezioso. Là dove mi hanno ferito sono crollate le mie maschere e ho potuto mettermi in contatto col mio vero Sé. 
Le piaghe mi fanno sentire vivo, mantengono sveglia in me la nostalgia di Dio e mi aprono verso le persone con le loro ferite. Dato che io stesso sono stato ferito, posso meglio comprendere le altre persone con le loro piaghe. 
Molti terapeuti e pastori d’anime hanno trasformato le loro piaghe in perle. Gli antichi greci sapevano già che solo il medico ferito poteva veramente guarire. 
Se le mie piaghe vengono trasformate in perle, non porto più rancore contro quelli che mi hanno ferito. Allora il perdono non è soltanto qualcosa di passivo, ma rende possibile la scoperta delle mie energie e mi dà fiducia di imprimere in questo mondo la traccia inconfondibile e del tutto personale della mia vita. 

- Anselm Grün -
da: Guarigione come riconciliazione





Alla sera 

Dio misericordioso,
oggi sto qui davanti a te a mani vuote.
Ho la sensazione
che oggi niente mi sia riuscito.
Non posso esibirti alcun risultato.
Oggi è stato difficile con tutte le cose
che mi sono piovute addosso.
Mi sento stanco.
Non posso dirti molto.
Non so come devo giudicare
tutto ciò che è successo oggi.
Non riesco a classificarlo.
Ma non sono nemmeno obbligato a farlo.
Lo rimetto a te, confidando
che tu volgi tutto al bene.
Prendi quanto è stato incompiuto
e fragile in questa giornata e trasformalo,
in modo che diventi una benedizione
per me e per gli altri.
Invia ora il tuo Spirito a quelle persone
con cui ho parlato, nei cui confronti
sono rimasto debitore di qualcosa.
Ora non posso cambiare le cose,
né porvi riparo.
Tocca il cuore di quelle persone,
affinché non si sentano paralizzate
dai malintesi, ma imparino da essi
a trovare soltanto in te
il loro fondamento.
Oh Dio, manda anche a me
il tuo Santo Spirito,
affinché io mi faccia guidare a te
da questa giornata
stancante e deludente.
Oggi mi hai mostrato
che non posso contare
sulla mia abilità,
sulla mia volontà, sul mio operato,
che non posso vivere di successo
e riconoscimento,
ma soltanto del tuo amore.
Ricolmami ora del tuo amore,
affinché possa dormire in pace,
sorretto dalle tue braccia amorevoli,
calmato dai tuoi angeli,
che mi invii
per mostrarmi
la tua vicinanza d'amore.

- Anselm Grün -



Buona giornata a tutti. :-)


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