martedì 29 settembre 2026
Preghiera a San Michele Arcangelo
venerdì 8 maggio 2026
8 maggio: Madonna di Pompei e Prima apparizione di san Michele Arcangelo
L'8 maggio, per noi, non è un giorno come gli
altri.
Oggi è la festa della Regina del Santo
Rosario di Pompei.
E' la ricorrenza della prima apparizione di San Michele Arcangelo al Monte
Gargano, "casa sua", l'unica chiesa al mondo non consacrata da mano
umana, in quanto consacrata dal Principe del Paradiso stesso in questo giorno.
Monte Sant'Angelo, Pompei: due pezzi della
nostra Italia.
Perché questa, insieme a un'infinità di santuari, chiese, cattedrali, pievi,
castelli, palazzi, città, opere d'arte, è la nostra Italia.
E questa è la nostra Fede, l'unica vera.
Che è sotto attacco nemico interno ed esterno, come l'Italia.
Per questo preghiamo la Regina e il Principe del Paradiso, festeggiati in un
solo giorno, per la Chiesa, per la loro Italia, per tutti noi.
Supplica alla Madonna di Pompei
(da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica
di ottobre a mezzogiorno)
I. - O Augusta Regina delle vittorie, o
Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e
tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi
tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo
secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in
questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra
degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e
con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! da quel trono di clemenza ove sedete
Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le
nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda
compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la
vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano:
quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio
della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore
dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al
dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi
mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.
Salve Regina.
II. - È vero, è vero che noi per primi,
benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro
Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo
meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del
Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo
testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col
sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi,
dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi
gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi,
delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri
amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti
che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro
Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta
l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia
per tutti, o Madre di Misericordia.
Salve Regina.
III. - Che vi costa, o Maria, l'esaudirci?
Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori
delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla
destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori
degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli,
e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il
vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani
di Satana, o Maria.
Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi
dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli
ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai
dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà
di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre
ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano
fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci
gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia
della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le
sospirate grazie.
Salve Regina.
Chiediamo la benedizione a Maria.
Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o
Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti
noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione.
No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre
ginocchia, finché non ci avrete benedetti.
Benedite, o Maria, in questo momento, il
Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi
del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete
ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana
società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro
che zelano l'onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro
novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al
vostro Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce
che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di
salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti
lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio
della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome
vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o
unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta,
oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.
Salve Regina.
(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)
lunedì 29 settembre 2025
"Quis ut Deus?" Chi è come Dio - Anselm Grün
7 Novembre 1994 - Riunione ai Soci e cooperatori della TFP, senza revisione dell'autore
Solo in seguito venne esteso a Gabriele e Raffaele, gli unici tre arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, il cui nome è documentato nella Bibbia.
Martirologio Romano: Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore. Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato. Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti. Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche. Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.
L’attuale basilica gotica sovrastante la grotta fu edificata da Carlo d’Angiò. La statua marmorea dell’arcangelo, opera dello scultore Andrea Cantucci detto il Sansovino (1507), rappresenta Michele, principe delle milizie celesti e vincitore del demonio, rappresentato come mostro orribile che giace ai suoi piedi.
Le iscrizioni in tutte le lingue e di tutte le epoche rinvenute dagli archeologi attestano la presenza di pellegrini di moltissime nazionalità: goti, franchi, alemanni, angli, sassoni. Un culto che si rinnova da oltre 1500 anni: nel periodo delle crociate il santuario di san Michele divenne tappa d’obbligo prima di partire per la Terra Santa. Sovrani, santi, pontefici percorsero a piedi scalzi i duri tornanti del monte per pregare nella dimora dell’arcangelo.
Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini
Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito.
Quindi dedica la Grotta al culto cristiano".
- San Michele Arcangelo apparso in sogno al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano -
Combattete oggi le battaglie del Signore con tutta l'armata degli Angeli beati, come già avete combattuto contro il principe dell'orgoglio lucifero ed i suoi angeli apostati; e questi ultimi non potettero trionfare e ormai non v'è più posto per essi nei cieli. Ma è caduto questo grande dragone, questo antico serpente che si chiama lo spirito del mondo, che tende trappole a tutti.
Sì, è caduto sulla terra ed i suoi angeli sono stati respinti con lui.
Trasfiguratosi in angelo di luce, egli nascostamente invase e circuì la terra con tutta l'orda degli spiriti maligni, per distruggere in essa il nome di Dio e del suo Cristo e per manovrare e rubarvi le anime destinate alla corona della gloria eterna, per trascinarle nell'eterna morte.
Laddove c'è la sede del beatissimo Pietro posta a cattedra di verità per illuminare i popoli, lì hanno stabilito il trono abominevole della loro empietà, affinché colpendo il pastore, si disperda il gregge.
Voi siete venerato dalla Santa Chiesa quale suo custode e patrono ed a Voi il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti.
Pregate, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.
Solo così non sedurrà più le anime. Amen.
mercoledì 29 settembre 2021
Antica supplica a san Michele
Oremus. Da nobis, omnipotens Deus, beati Michaeli Arcangeli honore ad summa proficere; ut cujus in terris gloriam praedicamus, ejus quoque precibus adjuvemur in coelis. Per Dominum, etc.
Giaculatoria a s. Michele: O glorioso o forte, arcangiol san Michele, siatemi in vita e in morte, proteggitor fedele.
(Efesini 6:12)
mercoledì 26 maggio 2021
Sogni di don Bosco . Il serpente e il Rosario
Il cuore dell'apostolo dei giovani è sempre alla ricerca di nuovi mezzi di salvezza dell'incauta gioventú. Gli adolescenti non hanno un carattere ancora formato: la volontà è fiacca, la pietà è poca. Son troppo dissipati.
E d'altra parte le passioni si svegliano. Che cosa fare perché superino la crisi della crescenza?
Voglio contarvi un mio sogno fatto poche notti or sono.
(Deve essere la notte che precedeva la festa della Assunzione di Maria SS.)
Sognai di trovarmi con tutti i giovani a Castelnuovo d'Asti a casa di mio fratello. Mentre tutti facevano ricreazione, viene a me uno ch'io non sapeva chi fosse, e mi invita ad andare con lui. Lo seguii e menommi in un prato attiguo al cortile e là mi indicò fra l'erba un serpentaccio lungo sette od otto metri e di una grossezza straordinaria.
Inorridii a tal vista e voleva fuggirmene: - No, no, mi disse quel tale; non fugga; venga qui e veda.
- E come, risposi, vuoi che io osi avvicinarmi a quella bestiaccia? Non sai che è capace di avventarmisi addosso e divorarmi in un istante?
- Non abbia paura, non le recherà alcun male; venga con me.
- Ahi! Non son così pazzo da andarmi a gettare in tal pericolo.
- Allora, continuò quello sconosciuto, si fermi qui! - E poi andò a prendere una corda e con questa in mano ritornò presso di me e disse:
- Prenda questa corda per un capo e lo tenga ben stretto fra le mani; io prenderò l'altro capo e andrò alla parte opposta e così sospenderemo la corda sul serpente.
- E poi?
- E poi gliela lasceremo cadere attraverso la schiena.
- Ah! No per carità! Perchè, guai se noi faremo questo. Il serpe salterà su indispettito e ci farà a pezzi.
- No, no; lasci fare a me.
- Là, là! Io non voglio prendermi questa soddisfazione che può costarmi la vita. - E già me ne voleva fuggire.
Ma quel tale insistette di nuovo, mi assicurò che non avevo di che temere, che il serpe non mi avrebbe fatto male alcuno e tanto disse che io rimasi e
acconsentii a far il suo volere. Egli intanto passò dall'altra parte del mostro, alzò la corda e poi con questa diede una sferzata sulla schiena del serpe.
Il serpente fa un salto volgendo la testa indietro per mordere ciò che l'aveva percosso, ma invece di mordere la corda, resta da essa allacciato come in cappio corsoio. Allora mi gridò quell'uomo: - Tenga stretto, tenga stretto e non lasci sfuggire la corda: - E corse ad un pero che era là vicino, e legò a quello il capo di corda che aveva tra le mani: corse quindi da me, mi tolse il mio capo di corda e andò a legarlo all'inferriata di una finestra della casa. Frattanto il serpente si dimenava, si dibatteva furiosamente e dava giù tali colpi in terra colla testa e colle immani sue spire, che laceravansi le sue carni e ne faceva saltare i pezzi a grande distanza. Così continuò finchè ebbe vita; e morto che fu, più non rimase di lui che il solo scheletro spolpato.
Morto il serpente, quel medesimo uomo slegò la corda dall'albero e dalla finestra, la trasse a sè, la raccolse, ne formò come un gomitolo e poi mi disse: - Stia attento neh! - Così mise la corda in una cassetta che chiuse e poi dopo qualche istante aprì. I giovani erano accorsi attorno a me. Gettammo l'occhio dentro alla cassetta e fummo tutti stupiti. Quella corda si era disposta in modo che formava le parole «AVE MARIA!» - Ma come va! ho detto. Tu hai messa quella corda nella cassetta così alla rinfusa ed ora è così ordinata.
- Ecco, disse colui; il serpente figura il demonio, e la corda l'AVE MARIA o piuttosto il Rosario che è una continuazione di AVE MARIA, colla quale e colle quali si possono battere, vincere, distruggere tutti i demoni dell'inferno. – Fin qui, concluse D. Bosco, è la prima parte del sogno. Ve n'è un'altra parte, la quale sarà ancor più curiosa ed interessante per tutti.
Ma l'ora è già tarda e perciò differiremo a contarla domani a sera. Frattanto teniamo in considerazione ciò che disse quel mio amico riguardo all'AVE MARIA ed al Rosario. Recitiamola divotamente ad ogni assalto di tentazioni, sicuri di uscirne sempre vittoriosi. Buona notte!
«Il domani 22 Agosto, lo pregammo più volte a volerci raccontare se non in pubblico, almeno in privato quella parte di sogno che aveva taciuta. Non voleva accondiscendere. Dopo però molte suppliche si piegò e disse che alla sera avrebbe ancor parlato del sogno. Così fece».
Dette le orazioni, incominciò: - Dietro molte vostre istanze racconterò la seconda parte del sogno. Se non tutta, almeno vi dirò quel tanto che potrò raccontarvi. Ma prima debbo premettere una condizione, cioè che nessuno scriva o dica fuori di casa quello che io racconterò. Parlatene tra di voi, ridetene, fatene tutto quel che volete, ma fra di voi soli.
Mentre adunque io e quel personaggio parlavamo della corda, del serpente e dei loro significati, mi volgo indietro e vedo giovani che raccoglievano di quei pezzi di carne di serpente e mangiavano.
Io allora gridai subito: - Ma che cosa fate? Pazzi che siete! Non sapete che quella carne è velenosa e vi farà molto male?
- No, no, mi rispondevano i giovani: è tanto buona!
Ma intanto, mangiato che avevano, cadevano in terra, gonfiavano e restavano duri come pietra. Io non sapeva darmi pace, perchè non ostante quello spettacolo altri e altri giovani continuavano a mangiare.
Io gridava all'uno, gridava all'altro; dava schiaffi a questo, pugni a quello, cercando di impedire che mangiassero: ma inutilmente.
Qui uno cadeva, là un altro si metteva a mangiare.
Allora chiamai i chierici in aiuto e dissi loro che si mettessero in mezzo ai giovani e si adoperassero in ogni modo perchè più nessuno mangiasse di quella carne. Il mio ordine non ottenne l'effetto desiderato, che anzi alcuni degli stessi chierici si misero a mangiare le carni del serpe e caddero egualmente che gli altri. Io era fuori di me stesso, allorchè vidi tutto intorno a me un gran numero di giovani distesi per terra in quello stato miserando.
Mi rivolsi allora a quello sconosciuto e gli dissi: - Ma che cosa vuol dire ciò? Questi giovani conoscono che quella carne reca loro la morte, tuttavia la vogliono mangiare! E perchè? - Egli rispose:
- Sai bene: che «ANIMALIS HOMO NON PERCIPIT EA QUAE DEI SUNT ».
- Ma e ora non c'è più rimedio per riaver di nuovo questi giovani?
- Sì che c'è!
- Quale sarebbe !
- Non vi è altro che l'incudine ed il martello.
- L'incudine? il martello? e che cosa fare di tali cose?
- Bisogna sottoporre i giovani alle azioni di questi strumenti.
- Come? Debbo forse io metterli su di un incudine e poi batterli con un martello?
Allora l'altro spiegando il suo pensiero, disse: - Ecco; il martello significa la confessione; l'incudine la S. Cumunione: bisogna fare uso di questi due mezzi. –
Mi misi all'opera e trovai giovevolissimo questo rimedio, ma non per tutti. Moltissimi ritornavano in vita e guarivano, ma per alcuni il rimedio fu inutile. Questi sono coloro che non facevano buone confessioni. (M. B. VII p. 238)
...Dio vi dà tempo e comodità di studiare e praticare la religione. Sappiatene approfittare. XIV,86. (Don Bosco)
"Onnipotente Verbo di Dio Padre, Cristo Gesù, Signore di tutto il creato,
dà a me, indegnissimo tuo servo innanzi tutto il perdono dei miei peccati,
e poi una fede robusta e il potere di attaccare nel tuo nome
e sostenuto dalla tua potenza, questo crudele demone,
che turba il tuo servo (………nome).
"Invoco su di me e sui presenti il Sangue dell'Agnello di Dio
perché ci purifichi da ogni peccato













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