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venerdì 21 dicembre 2018

Il Natale è il mistero della tenerezza, della tenerezza di Dio a me - don Luigi Giussani

Il Natale è il mistero della tenerezza, della tenerezza di Dio a me. Tenerezza che non è compiacimento nel sentimento che proviamo di Dio o di Cristo, perché il compiacimento nel sentimento che provo è ancora quello che ho detto in principio, vale a dire il compiacimento di quello che facciamo noi.
Tenerezza non è compiacimento nel sentimento che proviamo, ma l’abbandonarsi, il sentirsi presi dall’amore che ci ha presi, da Colui che ci ha presi, il sentirsi presi da questa Presenza, il sentirsi presi da ciò che ci è accaduto, la presenza di ciò che è accaduto.
È come quando il bambino sgrana gli occhi ed è tutto pieno di ciò che vede e non ha spazio da dare al sentimento che prova, o alla coscienza di un sentimento che prova; di fronte a ciò che vede, è tutto pieno di ciò che vede.
«Se diligit homo tantum propter Deum», l’uomo ama se stesso solo per questo che ha davanti, in Cristo, in questo che ha davanti, in questo avvenimento.
Ma ciò su cui voglio che fermiate l’attenzione è proprio la parola “tenerezza”, perché questa immedesimazione, questo immedesimarsi di Dio, del Verbo, del Mistero con la nostra carne, questo immedesimarsi di questo Verbo incarnato, di questa carne divina, di questo Uomo con noi, con me, è tenerezza un milione di volte più grande, più acuta, più penetrante dell’abbraccio di un uomo alla sua donna, di un fratello al fratello.
Queste cose non si comprendono ragionando, ma guardando le parole che indicano sinteticamente l’esperienza cui si vuole accennare; ed è necessario, allora, dire più di una parola. Bisogna guardare questa parola - tenerezza - all’interno della coscienza di questa identità tra me e Te, di Te con me, meglio, all’interno della coscienza di questo avvenimento che si è insediato in me, di questo «Tu che sei me».

appunti da una conversazione di Luigi Giussani a un ritiro dei Memores Domini. Pianazze, 6 gennaio 1974


La verginità è la perfezione della vocazione che ha costituito la venuta di Cristo nella vita dell’uomo.
Perciò leggendo questi brani, rileggendo o riguardando questi brani del vangelo, dobbiamo soffermarci (chiedendo allo Spirito la grazia di saperlo fare) in una esperienza di immedesimazione con la realtà di Maria, dei pastori, dei Magi: “presi”, la loro identità è in ciò che sta accadendo, è in ciò che è accaduto, meglio. 
La loro identità è in ciò che è accaduto.
È il disegno di cui parla la lettera agli Efesini: «Questo Mistero, non manifestato agli uomini delle precedenti generazioni, è stato al presente rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che tutti siamo chiamati a formare lo stesso corpo»

La parola “predilezione”, nel suo senso etimologico, significa essere amati prima che ce ne accorgiamo, essere amati prima della nostra risposta, quell’essere amati che pone un dato di fatto irreversibile, quell’essere amati che definisce il nostro valore nel mondo.
Essere amati, cioè essere dentro il Suo disegno, essere Suo disegno. 
Come è diverso dall’esperienza naturale a cui troppe volte forse noi ci arrestiamo, mentre essa è soltanto come la profezia, la premessa, l’introduzione, quella che dispone l’animo a capire la densità e la profondità con cui il Signore si è dato a me, fino a diventare ciò che mi costituisce!
Come è diverso il rapporto di ciò che è accaduto con Maria, coi pastori, coi Magi, dal nesso che l’esperienza naturale ci fa sentire verso il Mistero che ci crea!

appunti da una conversazione di Luigi Giussani a un ritiro dei Memores Domini. Pianazze, 6 gennaio 1974



Seguo le stelle e inciampo nel pianto di un Dio neonato.
Mi guida l’odore della vita che irrora la notte.
Mi precede il grido della donna che feconda la polvere scura.
Seguo le stelle per portare tesori da nulla alla carne bambina
che guarisce il male del mondo.



Buona giornata a tutti. :-)



lunedì 26 maggio 2014

"Perché non possiamo andare a vivere per conto nostro?" - Erma Bombeck

Sapevamo che i ragazzi l'avrebbero presa male, ma dovevamo farlo comunque.
«Bambini», dicemmo, «io e vostro padre abbiamo deciso di andare a vivere per conto nostro.»
Uno dei ragazzi alzò gli occhi dal quaderno e gli altri due si spinsero fino ad
abbassare il volume del televisore. «Che cosa hai detto?»
«Ho detto che vorremmo traslocare, andare a stare un po' per conto nostro.»
«Ma perché?» chiese nostra figlia. «Non state bene qui? Avete la vostra stanza e potete fare quello che volete.»
«Lo so, ma molti genitori, arrivati alla nostra età, vogliono vedere se riescono a cavarsela da soli.»
«E ai soldi non ci pensate?» disse nostro figlio. «Vi verrà a costare un sacco. Avete pensato alla luce, al gas, al telefono, ai giornali, alle centinaia di piccole cose che qui date per scontate?» «Abbiamo pensato a tutto.»
«Avanti, sputate il rospo», disse mia figlia. «Perché non vi va di vivere con noi? chiediamo troppo? in fondo, che cosa dovete fare? Cucinare, rifare i letti, lavare e stirare, tener in ordine il giardino, le macchine e portare a casa i soldi. È troppo?» 
«Non è questo il punto», dissi io, dolcemente. «È solo che vogliamo una casa tutta per noi, dove possiamo andare e venire come ci pare e piace.»
«Se è la macchina che volete, perché non l'avete detto prima? Si può vedere di accontentarvi.»
«Non è solo la macchina. Vogliamo sentir musica quando ci pare, uscire e tornare tardi senza qualcuno che ci dica 'Dove siete stati?' e invitare i nostri amici senza altra gente intorno a mangiare tutti i salatini.» 
«E come farete per i mobili?»
«Non ce ne vogliono poi tanti. Solo qualche oggetto indispensabile, un po' di biancheria, i mobili della nostra stanza, la macchina da scrivere, le valigie, il tavolino da bridge con le sue seggiole, il televisore vecchio, un po' di pentole e tegami e qualche tavolo con relative sedie.» 
«E telefonerete tutti i giorni?» Annuimmo.
Mentre ci dirigevamo alla macchina sentii uno dei ragazzi sussurrare tristemente:

«Aspetta che ricevano il primo conto della luce. Torneranno».

(Erma Bombeck)



Dipinto: ( Dario Campanile)


“Certi animali, per non essere scovati,
confondono le loro orme intorno alla tana:
devi fare lo stesso, altrimenti non mancheranno i seccatori”.

- Seneca -




Il miglior consiglio lo dà l’esperienza,
ma è un consiglio che arriva sempre troppo tardi.

Illustrazione: (Duane Bryers)

Viviamo in un mondo dove tutti si accorgono se sei ingrassata o dimagrita ma nessuno si chiede perché sei triste o perché stai ridendo.

(Rasha)







Buona giornata a tutti :-)