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venerdì 24 luglio 2015

La contadina e le candele

Anni fa una contadina, essendo il marito ammalato gravemente, fece voto di accendere ogni giorno, per un intero anno, un cero dinanzi all'effige della Santa Vergine.
Tutte le mattine, di buon'ora, correva fino alla piazza principale del paese dove si ergeva la chiesa parrocchiale e, recitato un Pater, Ave e Gloria, offriva la sua candela alla Madonna.
Poi se ne tornava velocemente a casa per assistere il marito infermo.
Dopo nove giorni, l'uomo si alzò dal letto guarito.
Il decimo giorno, la donna, avendo da lavare tutta la biancheria accumulatasi durante la malattia del marito, disse tra sé:
" Oggi ho troppo lavoro da sbrigare. Vorrà dire che andrò in chiesa domani e accenderò due ceri "
L'indomani pioveva grosso un dito, perciò la donna si disse:
" Oggi c'è troppa pioggia. Se uscissi, m'inzupperei tutta. Vorrà dire che andrò domani e accenderò tre ceri "
Di giorno in giorno, trovava sempre una scusa buona per non andarci. Però la brava donna si faceva premura di tenere il conto delle candele che avrebbe dovuto accendere.
E così un bel dì si accorse che erano già cinquanta e pensò :
" Cinquanta candele ? Ma se io, adesso, vado in chiesa ad accendere cinquanta candele mi prenderanno certamente per matta! "
Perciò decise di lasciar stare.

Troppo spesso ci rivolgiamo a Lui solo nel bisogno e ci dimentichiamo di ringraziarlo ogni giorno per il dono della vita.
Troppo presi dalle nostre vite, dai nostri mille impegni .... però quando abbiamo bisogno il tempo per chiedergli una grazia lo troviamo. 





Il cuore - Martin Buber

Rabbi Mendel soleva dire che tutti gli uomini che gli avevano chiesto di pregare Dio per loro gli passavano nella mente quando diceva la tacita preghiera delle Diciotto Benedizioni (preghiera che si recita tre volte al giorno stando in piedi).
Un giorno un tale si stupì che ciò fosse possibile, poiché il tempo non bastava certo. Rabbi Mendel rispose: "Una traccia della pena di ognuno rimane incisa nel mio cuore. Nell'ora delle preghiera io apro il mio cuore e dico: Signore del mondo, leggi ciò che è scritto qui!".

Martin Buber

Da: “Storie e leggende chassidiche”, Mondadori






Il ritmico battito del cuore lo percepisco identico come allora, nel chiasso del nostro mondo, non appena vi accosto l’orecchio.
È forse addirittura vero che, quanto più lo si vuole sopraffare con i nostri rumori e nullità, quel ritmo si fa sentire con tanta maggiore ostinazione, fedeltà e silenzio.
Alla nostra volontà di potere e alla nostra impotenza esso si manifesta come l’unità, a null’altra paragonabile, di potere e d’impotenza, in cui sta in assoluto l’essenza dell’amore.


Hans Urs von Balthasar
da: "Il cuore del mondo"





San Michele Arcangelo, 
difendici nella battaglia; 
contro le malvagità 
e le insidie del diavolo sii nostro aiuto.

Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! 
E tu, principe delle milizie celesti, 
con la potenza che ti viene da Dio, 
ricaccia nell’inferno satana 
e gli altri spiriti maligni 
che si aggirano per il mondo 
a perdizione delle anime. Amen!




Buona giornata a tutti. :-)

sabato 18 luglio 2015

La Grazia del dialogo - Ignacio Larrañaga

Signore Dio, ti lodiamo e ti glorifichiamo 
per la bellezza di questo dono che si chiama dialogo.
E' un "figlio" prediletto di Dio 
perché è simile alla corrente alternata 
che rifluisce incessantemente in seno
alla Santa Trinità.
Il dialogo scioglie i nodi,  dissipa i sospetti,  
apre le porte,  risolve i conflitti,  
fa crescere la persona.
E' vincolo di unità  e fonte di fratellanza.
O Signore Gesù, quando appare la tensione 
concedimi l'umiltà necessaria per 
non voler imporre la mia verità 
contrastando la verità del mio fratello,
fa' che io sappia tacere al momento opportuno 
e aspettare che egli abbia completato il suo pensiero.
Dammi la saggezza per capire 
che nessun essere umano è in grado di possedere 
l'intera verità assoluta,
e che non c'è errore o stravaganza ai miei occhi 
che non racchiuda qualche elemento di verità.
Dammi la saggezza per riconoscere che anch'io,
posso sbagliare su qualche aspetto della verità,
e che dalla verità del fratello posso invece arricchirmi.
E infine dammi la generosità di pensare 
che anch'egli ricerca onestamente la verità,
e di accogliere senza pregiudizi 
e con benevolenza
 le opinioni degli altri.
O Signore Gesù, dacci la grazia del dialogo. Amen

(Ignazio Larranaga)

Assisi - 2006 - Dialogo fra le diverse religioni



Ti manca una persona? Chiamala.
Vuoi vedere una persona? Invitala.
Vuoi che le persone ti comprendano? Spiegati.
Hai delle domande? Falle.
Qualcosa non ti piace? Dillo.
Qualcosa ti piace? Affermalo.
Vuoi qualcosa? Chiedi.
Ami qualcuno? Diglielo.

Nessuno saprà cosa ti passa per la mente. 
È meglio esprimerlo piuttosto che aspettarselo.
Hai già dei "no", prenditi il rischio di un "sì".
Noi abbiamo questa vita... Rendiamola semplice!



Se le finestre della casa sono molte,
diminuisce la tranquillità
ma aumenta la sua luce.

-Alì al-Khawwas -




Buona giornata a tutti. :-)



                                                                                              www.leggoerifletto.it



venerdì 19 ottobre 2012

Preghiera per implorare una Grazia da don Giussani


 O Padre Misericordioso, Ti ringraziamo
di aver donato alla Tua Chiesa e al mondo
il Servo di Dio don Luigi Giussani.
Egli, con la sua vita appassionata,
ci ha insegnato a conoscere e amare
Gesù Cristo presente qui ed ora,
a chiederGli con umile certezza che
«l’inizio di ogni giornata sia un sì al Signore
che ci abbraccia e rende fertile
il terreno del nostro cuore
per il compiersi della Sua opera nel mondo,
che è la vittoria sulla morte e sul male».
Concedici, o Padre,
per l’intercessione di don Giussani,
secondo la Tua volontà,
la grazia che imploriamo,
nella speranza che egli
sia presto annoverato tra i Tuoi santi.
Per Cristo, nostro Signore. Amen
Veni Sancte Spiritus.
Veni per Mariam
 
Postulazione della causa:
segreteriapostulazione@luigigiussani.org
Via Porpora 127 – 20131 Milano (Italia)
Imprimatur in Curia Arch.
Mediolanensi, 13 aprile 2012
Angelo Mascheroni
Per rispondere a un’esigenza scaturita nella vita di tante persone a seguito della richiesta di introduzione della causa di beatificazione di don Giussani, e cioè quella di poterne invocare l’intercessione in modo ordinato e corrispondente alla vera natura del suo carisma, la Fraternità ha chiesto e ottenuto dall’autorità ecclesiastica competente l’approvazione di una invocazione, destinata – attenzione! – alla devozione privata, la sola ammessa dalla Chiesa nei confronti di un Servo di Dio, qual è ora don Giussani.
Vi raccomandiamo vivamente di evitare la composizione e la diffusione di altre forme di invocazione.
La Fraternità disapprova qualsiasi altra iniziativa.
(don Julián Carrón)
 
 
 

La sepoltura attuale è quella che accoglie le spoglie del fondatore di Comunione e Liberazione dopo che il Famedio non solo si è rivelato inadatto a ospitare il pellegrinaggio continuo di devoti, ciellini e semplici fedeli, ma è stato anche – la notte dell’8 giugno 2006 – teatro della profanazione della tomba del fondatore di don Giussani. I ladri hanno rubato gli ex voto in argento deposti davanti alla tomba. Per questo il comune ha concesso a Comunione e Liberazione uno spazio apposito. Una tomba dalle pareti trasparenti, con un enorme blocco di pietra atto contenere la bara di don Giussani.
“Oh Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza” è il motto che accoglie i visitatori.
Qui la gente viene a pregare e lascia le sue intenzioni di preghiera, testimonianze, messaggi.
E’ durante i fine settimana che la tomba riceve le visite più numerose, anche con gruppi di fedeli che arrivano dall’estero. Vengono a ringraziare don Giussani per un’intercessione oppure a chiedere un aiuto per un male fisico, o per chiedere la fede per se o per un figlio. Vengono a mettersi sotto la sua protezione
 
«Noi siamo in un tale degrado universale che non esiste più niente di ricettivo del cristianesimo se non la brutta realtà creaturale.
Perciò è il momento degli inizi del cristianesimo, è il momento in cui il cristianesimo sorge, è il momento della resurrezione del cristianesimo.
E la resurrezione del cristianesimo ha un grande unico strumento. Che cosa? Il miracolo. È il tempo del miracolo.
Bisogna dire alla gente di invocare i santi perché sono stati fatti per questo». 
(Don Luigi Giussani)
 

venerdì 28 settembre 2012

San Vicenzo de' Paoli, Biografia e preghiera per chiedere la Grazia


Vincenzo de' Paoli, nome originale Vincent de Paul (1581-1660), fino a quindici anni fece il guardiano di porci per poter pagarsi gli studi. Ordinato sacerdote a 19 anni, nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi. Venne liberato dal suo stesso «padrone», che convertì. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti.

Nel 1612 diventò parroco nei pressi di Parigi. E’ stato fondatore e ispiratore di numerose congregazioni religiose come la Congregazione della Missione i cui membri sono comunemente denominati “Lazzaristi”, e insieme a santa Luisa de Marillac,  le Figlie della Carità ricordate come le “Dame della Carità” (1633) e la Società San Vincenzo de’ Paoli comunemente denominata “La San Vincenzo”. Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro: «Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto». Per lui la regina di Francia inventò il Ministero della Carità. E da insolito «ministro» organizzò gli aiuti ai poveri su scala nazionale. Morì a Parigi il 27 settembre 1660, Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 13 agosto 1729 e papa Clemente XII lo ha canonizzato il 16 giugno 1737. Attualmente il suo corpo è esposto nella Cappella dei Lazzaristi, 95, rue de Sèvres a Parigi. La sua memoria liturgica è il 27 settembre. È considerato il più importante riformatore della carità della Chiesa cattolica. La sua opera ispirò Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Fonte: Avvenire

 

Preghiera per implorare una Grazia al Santo
 O glorioso S. Vincenzo, celeste patrono di tutte le Associazioni di carità e Padre di tutti i miseri, che in vita vostra non rigettaste mai alcuno che a Voi facesse ricorso, deh! guardate da quanti mali noi siamo oppressi, e venite in nostro aiuto.
Ottenete dal Signore soccorso ai poveri, sollievo agli infermi, consolazione agli afflitti, protezione agli abbandonati, carità ai ricchi, conversione ai peccatori, zelo ai sacerdoti, pace alla Chiesa, tranquillità ai popoli, salute e salvezza a tutti.
Sì, tutti provino gli effetti della vostra pietosa intercessione; sicchè, da voi sollevati nelle miserie di questa vita, possiamo riunirci con voi lassù, dove non vi sarà più nè lutto, nè pianto,nè dolore ma gaudio, gioia e beatitudine eterna. Così sia.
 
 

Dagli scritti di S. Vincenzo de' Paoli.

"La Chiesa ha, per misericordia di Dio, un sufficiente numero di persone che vivono nella solitudine; ma ne ha tante che sono inutili, e ancora di più ne ha che la straziano. Il suo grande bisogno è di avere uomini che lavorino per purgarla, illuminarla e unirla al suo Sposo divino".

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"Guardatevi dal voler far troppo. È un'astuzia del diavolo per ingannare le anime buone quella d'incitarle a far più di quello che possono; affinché non possano poi far nulla. Invece lo Spirito di Dio incita dolcemente a fare il bene che ragionevolmente si può fare, così che si possa fare con perseveranza e a lungo".
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"La bontà divina vuole da noi che non facciamo mai del bene in nessun luogo per metterci in evidenza; dobbiamo invece guardare sempre a Dio solo, direttamente e immediatamente e senza secondi fini in tutte le nostre azioni. Ciò mi dà motivo di raccomandarvi due cose.
La prima, che evitiate, quanto vi sarà possibile, di mettervi in mostra.
La seconda che non facciate mai cosa alcuna per rispetto umano.
Riguardo a ciò è giusto in ogni maniera che onoriate per un po' di tempo la vita nascosta di nostro Signore. Non pochi tesori sono racchiusi in essa, poiché il Figlio di Dio dimorò per trent'anni sopra la terra come un povero artigiano prima di manifestarsi al mondo. E così Egli benedice sempre molto di più gli inizi umili che non quelli che fanno grande rumore.
Mi direte forse: Che opinione avrà di noi questa corte e che si dirà di noi a Parigi? Lasciate pensare e dire tutto quello che vorranno, e siate certo che le massime di Gesù Cristo e gli esempi della sua vita non portano mai all'errore e daranno il loro frutto a tempo debito.
Tutto invece riesce male a chi opera con massime contrarie. Questa è la mia fede e questa è la mia esperienza. Considerate anche voi questo come infallibile, e vivete nel massimo nascondimento".