Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post

mercoledì 31 luglio 2019

Dialogo in guardaroba - Bombeck Erma

Ieri ho attaccato in guardaroba il seguente cartello:

Tutti i capi di vestiario abbandonati in questo posto per più di novanta giorni verranno rimossi a spese del proprietario e venduti all'asta.

«Che cos'è questa storia?» mi ha chiesto il più piccolo dei miei figli.

«Significa che in fondo al tuo mucchio di vestiti ci sono ancora i pannolini, e hai tredici anni. Significa che non ne posso più di vederti vestire tutte le mattine sopra il tostapane. Significa che i tuoi vestiti hanno un posto e io voglio vederceli.»

«Avevo proprio intenzione di parlarti di questa storia», ha detto lui. «Si può sapere perché hai messo i miei blue jeans in lavatrice?»
«Perché erano in mezzo alla stanza, sul pavimento.»
«Erano accovacciati?»
«Accovacciati?»
«Sì, come se avessi appena sfilato le gambe dai buchi.» 
Annuii. «Cosa c'entra questo?»
«Quando sono così accovacciati significa che non sono sporchi.»
«E come faccio a sapere quando lo sono?»
«Quelli sporchi li butto sotto il letto con un calcio.»
«E perché non li metti sul letto?»
«Perché non voglio mescolarli ai vestiti puliti.»
«Invece di dormirci, con i vestiti puliti, perché non li metti in un cassetto?»
«Perché nei cassetti ci tengo la biancheria sporca che ho intenzione di indossare ancora.»
Respirai profondamente. «E perché mai dovresti indossare della biancheria sporca?» «Perché porta fortuna.» «A chi?» chiesi seccamente.
«Suppongo che vorresti che mettessi la biancheria nella cesta della biancheria?» mi chiese.
«Devo ammettere di averci pensato.»
«I miei vestiti si sciuperebbero a contatto con tutti quegli asciugamani bagnati.» «Veramente gli asciugamani bagnati dovrebbero stare sul portasciugamani.» «E che cosa dovrei fare di tutti i tuoi collant e golfini?»
«METTERLI IN GUARDAROBA», urlai.
«Questo significa che non posso più vestirmi sopra il tostapane?» mi chiese.
Gli piazzai con fermezza una mano sul sedere. «No, significa che la biancheria sporca ha smesso di portarti fortuna.»

- Erma Bombeck -
Fonte: “Se la vita è un piatto di ciliegie, perché a me capitano solo i noccioli?” di Erma Bombeck







"Non ho mai capito come può un bambino baciare un cane sulle labbra, prendere una gomma già masticata dal portacenere, appoggiare la bocca a una pompa da giardino tutta sporca di fango... e poi rifiutare di bere dallo stesso bicchiere del fratello!"

(da "Se la vita è un piatto di ciliegie, perché a me solo i noccioli?" di Erma Bombeck)





«Per quanto ricordi, la nostra casa ha sempre ospitato un quarto bambino… Non-lo-so. Tutti lo vedono tranne me. 
Io so soltanto una cosa, che è odioso. “Chi ha lasciato aperta la porta d’ingresso?”. “Non-lo-so”. “Chi ha lasciato il sapone a mollo nell’acqua?”. “Non-lo-so”. [...] 
Sinceramente, Non-lo-so mi farà diventare matta. 
Ha perso due ombrelli, quattro paia di stivali e una bicicletta. [...]. 
Stamattina a colazione ho detto a mio marito: “Chi vuole il fegato per cena?”. Lui ha alzato gli occhi e ha detto: “Per-me-è-lo-stesso”. 
Questo può significare soltanto una cosa. Non-lo-so ha un fratello».

- Erma Bombeck -




Buongiorno a tutti:-).. anzi a tutte! :-)))


iscriviti al mio canale YouTube 



domenica 28 aprile 2019

Cos’è un ragazzo (1970)

I ragazzi ci arrivano in misure, pesi e colori assortiti.

Li troviamo dappertutto: sulla cima di... sotto a... dentro il... mentre si arrampicano su... dondolano da... corrono per... e saltano sopra...

Le madri li adorano, le bambine li odiano, le sorelle e i fratelli maggiori li tollerano, gli adulti li ignorano e... il Cielo li protegge.

Un ragazzo è la verità con la faccia sporca, la saggezza con i capelli arruffati, la speranza nell’avvenire con un ranocchio in tasca. 

Il ragazzo ha l’appetito di un cavallo, la digestione di un ingoiatore di spade, l’energia di una bomba atomica tascabile, la curiosità di un gatto, i polmoni di un dittatore, la fantasia di Giulio Verne, la timidezza della violetta, gli piacciono i gelati, le lime, il Natale, i giornali a fumetti, i boschi, l’acqua (nel suo ambiente naturale), i grossi animali, il babbo, i treni, la domenica mattina e i carri dei pompieri. 

Non vede di buon occhio il catechismo, le visite, la scuola, i giornali senza illustrazioni, le lezioni di piano, il barbiere, le bambine, le persone grandi, e il momento di coricarsi.

Un ragazzo è una creatura magica: potete chiuderlo fuori dal vostro studio, ma non dal cuore. 
Potete scacciarlo dalla vostra stanza ma non dalla vostra mente. 
Un terremoto in miniatura con la faccia lentigginosa...è il vostro padrone.

Ma quando tornate a casa la sera, recando con voi soltanto i brandelli delle vostre speranze e dei vostri sogni, lui può rimetterli a nuovo con due magiche parole: “Ciao papà”.



I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere"


- Plutarco -



"Le radici sono importanti, nella vita di un uomo,
ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici,
e le gambe sono fatte per andare altrove."


- Pino Cacucci -



Voglio vivere a tutto volume, 
Dio mio.
Sognare in grande,
avvicinarmi alla gente senza paura,
donare senza pretendere 
nulla in cambio.
A tutto volume, 
Dio mio,

voglio vivere ogni giorno di questa mia vita.




Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it





venerdì 22 marzo 2019

L’altra malattia dei genitori è l’ossessione per la riuscita, per la prestazione del figlio - Massimo Recalcati

Il proprium dell’uomo è l’educazione, perché l’educazione è quella cosa misteriosa per cui, per il fatto stesso che esistiamo, educhiamo. 
Tutti in qualche modo educano e tutti sono educati continuamente, perché la vita è un’educazione continua, se per educazione si intende appunto non un addestramento, non l’acquisizione di determinate competenze, che sono un aspetto dell’educazione, ma se si intende una compagnia che gli adulti fanno, che una generazione di adulti fa a una generazione di giovani, perché questa generazione di giovani risponda all’attesa che ha di felicità, di bene, che la vita sia buona, che la vita sia una cosa positiva. 
Se l’educazione è questo, sempre educhiamo, tutti educhiamo; poi c’è quel mestiere particolare che è il genitore e quel mestiere particolare che è l’insegnante che hanno una loro fisionomia e una loro caratteristica. 

- Franco Nembrini -



L’altra malattia dei genitori è l’ossessione per la riuscita, per la prestazione del figlio. 
Non si tollerano più i fallimenti, gli errori, le imperfezioni fisiche: il bimbo deve essere capace, il migliore se possibile in ogni ambito, bello, perfetto. «Quando una cultura cancella il fallimento si distrugge, perde di vista il fatto che l’essenziale nella vita non è essere perfetti, ma amare la stortura, le bizzarrie». 
Il disagio giovanile è legato a questo rapporto rovesciato con i genitori. 
I giovani sono depressi, senza slancio, senza desiderio. 
«Siamo di fronte a giovani che hanno tutto, ma non desiderano niente», e sono dipendenti dagli oggetti tecnologici. Vivono un’apatia frivola e una connessione continua. Ma come possiamo fare per sconnetterli. Per riaccendere in loro la vita? 
Con la nostra passione, con la nostra vita. Avviene per contagio».

- Massimo Recalcati - 



“Arriva un momento in cui i figli ti si staccano dalle mani,
come sull'altalena, quando li spingi per un pezzo e poi li lasci andare.
Mentre salgono più in alto di te, non puoi fare altro che aspettare, e sperare che si reggano saldi alle corde.
L'oscillazione te li restituisce, prima o poi, ma diversi e mai più tuoi”.

- Paolo Giordano - 
“La maestra Gisella”




 Buona giornata a tutti. :-)




venerdì 7 dicembre 2018

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al posto dei vostri figli - Sant'Ambrogio

1. L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l’affetto necessario.
2. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.
3. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

4. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare.

5. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente.

6. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere. 
E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

7. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

da: "Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano" (Centro Ambrosiano, 1996).


Il Vescovo Ambrogio ripeteva: «Omnia Christus est nobis! – Cristo è tutto per noi!». 
E spiegava: «Omnia Christus est nobis! 
Se vuoi curare una ferita, Egli è il medico; se sei riarso dalla febbre, Egli è la fonte; se sei oppresso dall’iniquità, Egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, Egli è la forza; se temi la morte, Egli è la vita; se desideri il cielo, Egli è la via; se sei nelle tenebre, Egli è la luce ... 
Gustate e vedete come è buono il Signore: beato è l’uomo che spera in Lui!»



«Il Signore ci conceda di navigare,
allo spirare di un vento favorevole,
sopra una nave veloce;
di fermarci in un porto sicuro;
di non conoscere da parte degli spiriti maligni
tentazioni più gravi
di quanto siamo in grado di sostenere;
di ignorare i naufragi della fede;
di possedere una calma profonda,
e, se qualche avvenimento susciti contro di noi
i flutti di questo mondo,
di avere, vigile al timone per aiutarci,
il Signore Gesù,
il quale con la sua parola comandi,
plachi la tempesta,
stenda nuovamente sul mare la bonaccia.
A lui onore e gloria,
lode, perennità dai secoli e ora e sempre
e per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

- Sant’Ambrogio - 


Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it


sabato 27 ottobre 2018

Amando i Figli – Biavaschi Stefano

"I Figli non voi li crescete, ma essi crescono voi. Sono essi i vostri educatori, perché attendono che voi siate nel bene prima di imitarvi.

E quando dite: Daremo la vita a un figlio, sapete quale vita state dando? Non la loro, ma la vostra.

Se non avete compreso questo, meglio sarebbe serrare i fianchi e proseguire oltre.

E quando dite: I Figli sono la nostra croce, rallegratevi che essi vi abbiano inchiodato impedendovi di finire nel baratro.

Ed anche quando dite: I nostri Figli ci tolgono un mucchio di tempo, domandatevi se tutto quel tempo che vi viene tolto sarebbe impiegato meglio.

Nella loro infanzia ascoltate i vostri Figli, perché sui loro visi è ancora impigliato qualche frammento del sorriso con cui li hanno rivestiti gli angeli.

Nel tenerli per mano, non date loro fretta, ma camminate al loro passo, perché vogliono guarirvi dal vostro correre.

Non fate ad essi doni, ma donate voi stessi. I doni sono il vostro alibi per non regalare voi a loro.

Consegnatevi nelle loro mani, perché hanno quella saggezza che voi perdeste.

Chiamateli per nome, ed essi chiameranno il bimbo in voi, quello che da soli non riuscivate a rianimare, e lo faranno giocare nel giardino della Vita.

E nella loro adolescenza ascoltate i vostri Figli. Gran parte del muro che in quei giorni spesso vi oppongono non l’hanno costruito coi loro mattoni ma coi vostri.

Non chiedete ad essi cose che già voi non fate. Se siete saggi, vi basterà essere voi stessi.

Ma se non lo siete, non saturateli di limiti senza indicare loro le mete, bensì mostrate di queste la bellezza, e otterrete di più che non mostrando i pericoli di eventuali abissi.

Non affliggetevi se educandoli alle regole essi non le rispetteranno. In realtà tremerebbero di paura se tali regole non vi fossero.

Le loro trasgressioni sono per collaudarne la veridicità. Altre volte per reclamare invece il vostro rimprovero, a testimonianza del vostro amore per loro. Se vi feriranno è perché avete porto loro la vostra vulnerabilità. O perché avete dato senza insegnare a dare.

Talvolta sbattendo la porta vi lasceranno, ma anche se li vedete partire, le navi con cui salpano hanno stive colme dei doni consegnati dalle vostre parole buone. E alla prima tempesta vi si rifugeranno.

Voi siete i seminatori dei loro campi, non i raccoglitori delle loro messi. E la vostra missione consiste nel donare sempre, anche quando la lama della loro libertà vi taglierà le mani.

Nella loro giovinezza, infine, ascoltate i vostri Figli. Con stupore scorgerete che vi hanno superato, che la loro nave ha oltrepassato tutti i primi scogli, ed ora non ha che davanti lo scoglio più pericoloso: voi. Saranno infatti chiamati lungo vie di realizzazione che voi non conoscete, e ciecamente sbarrerete loro le strade.

Ma alla pianta è dato di generare, e non di contenere ciò che genera. Ritenete i vostri progetti più grandi dei progetti che ha la Vita? Non tratteneteli, dunque. Avete donato loro la vostra vita: ora riprendetevela, donando loro di rinunciare a trattenerli.

Sgombrate il vostro cuore da ogni brama di ricevere, perché se il vostro flauto non è cavo, la rinnovata melodia della Vita non potrà attraversarlo.

Se vivrete questa perfetta donazione, saprete amarli nel loro nuovo aspetto, e allora, siano essi Figli del vostro stesso sangue, o siano essi Figli scelti dal cuore, avrete compiuto il terzo passo della vostra crescita.

Potrete così udire le note universali trapassarvi dentro, e capirete che attraverso di voi la Vita ha composto un nuovo canto".

- Stefano Biavaschi -
da “Il Profeta del Vento”, di Stefano Biavaschi, Edizioni Fede & Cultura




"Se si educa urlando si otterrà un prepotente, se si educa con le mani si otterrà un violento, se si educa con flemma si otterrà un viziato. 
Se si educa con il gioco si otterrà un bimbo sereno, se si educa con la pazienza si otterrà un bimbo tollerante, se si educa con autorevolezza, non con autorità, si otterrà un adolescente che saprà scegliere la sua strada."

- Francesco Paolo Ettari - 


Buona giornata a tutti. :)






lunedì 8 ottobre 2018

Educazione e figli. I consigli di Maria Montessori

- Ricordate sempre che i bambini imparano da tutto ciò che li circonda. Siate il migliore esempio per loro.
- Se criticate molto i vostri figli, la prima cosa che impareranno sarà giudicare.
- Se li elogiate regolarmente, impareranno a dare valore alle cose.
- Se mostrate loro ostilità, impareranno a litigare.
- Se li ridicolizzate frequentemente, saranno timidi.
- Aiutate i vostri figli affinché crescano sicuri di sé stessi in ogni istante, solo      così potranno imparare a fidarsi degli altri.
- Se li sottovalutate, svilupperanno un sentimento negativo di colpevolezza.
- Fate loro capire che le loro idee ed opinioni sono sempre ben accette, in questo    modo si sentiranno bene con sé stessi.
- Se vivono in un ambiente in cui si sentono curati, integrati, amati e necessari,    impareranno a trovare l’amore nel mondo.
- Non parlate male dei vostri figli quando sono vicino a voi, e neanche quando    non lo sono.
- Concentratevi sulla loro crescita e il loro sviluppo, affinché avvengano in         maniera ottimale; date sempre valore alle cose positive dei vostri figli                 affinché  non rimanga spazio per le cose negative.
- Ascoltateli sempre e rispondete loro quando vi si avvicinano con una     domanda o un commento.
- Rispettateli nonostante abbiano commesso un errore. Correggeranno i loro     sbagli più in là nel tempo.
- Dovete essere disposti ad aiutare i vostri figli se hanno bisogno di qualcosa, -   ma dovete anche essere capaci di lasciare che trovino le cose da soli.
- Quando vi rivolgete a loro, fatelo sempre nel migliore dei modi. Offrite loro il   meglio di voi.

- Maria Montessori -




Quando un bambino si sente sicuro di sé stesso, smette di cercare costantemente l’approvazione degli adulti.

 – Maria Montessori - 



Il primo compito dell’educazione è agitare la vita, ma lasciandola libera perché si sviluppi. 

– Maria Montessori -

E tu, lo sai cosa sei?
Sei una meraviglia.
Sei unico.

In tutti gli anni che sono trascorsi
non c'è mai stato un altro bambino come te.

Le tue gambe, le tue braccia,
le tue dita abili,
il modo in cui ti muovi.

Potrai diventare uno Shakespeare,
un Michelangelo,
un Beethoven.

Hai la capacità di fare qualunque cosa:
ricavare cibo dalla terra o fare,
di tanti piccoli mattoni,
una grande casa;
guidare un treno,
pilotare un aereo
o insegnare matematica.

Si, sei una meraviglia.

E quando crescerai,
potrai allora far del male a un altro che sarà,
come te, una meraviglia?

Bisogna lavorare - tutti noi dobbiamo lavorare -
per rendere il mondo degno dei suoi bambini.

- J.Canfield & M.V.Hansen -
Fonte: “Brodo caldo per l'anima” di  Jack Canfìeid e  Mark Victor Hansen,  Armenia Edizioni, 2004



Buona giornata a tutti. :-)



venerdì 7 settembre 2018

Non vi dareste pace, perché la scuola che perde Gianni non è degna d'essere chiamata scuola…da "Lettera a una professoressa" - Don Lorenzo Milani

"…Se ognuno di voi (insegnanti) sapesse che ha da portare innanzi a ogni costo tutti i ragazzi e in tutte le materie, aguzzerebbe l'ingegno per farli funzionare.
Io vi pagherei a cottimo.
Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio multa per ogni ragazzo che non ne impara una.
Allora l'occhio vi correrebbe sempre su Gianni.
Cerchereste nel suo sguardo distratto l'intelligenza che Dio ci ha messa certo uguale agli altri.
Lottereste per il bambino che ha più bisogno, trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie.
Vi svegliereste la notte con il pensiero fisso su lui a cercar un modo nuovo di fare scuola, tagliato su misura sua.
Andreste a cercarlo a casa sua se non torna.
Non vi dareste pace, perché la scuola che perde Gianni non è degna d'essere chiamata scuola…


- Don Lorenzo Milani -
 da: "Lettera a una professoressa"





"Dopo l'istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a Barbiana anche i ragazzi di paese. Tutti bocciati naturalmente.
Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose.
Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio. 
Il maestro per loro era dall'altra parte della barricata e conveniva ingannarlo.
Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c'era registro.
Anche sul sesso gli stessi sotterfugi. Credevano che bisognasse parlarne di nascosto. Se vedevano un galletto su una gallina si davano le gomitate come se avessero visto un adulterio. 
Comunque sul principio era l'unica materia scolastica che li svegliasse.
Avevamo un libro di anatomia. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio.
Due pagine erano tutte consumate. 
Più tardi scoprirono che son belline anche le altre. Poi si accorsero che è bella anche la storia.
Qualcuno non s'è più fermato. Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi.
Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un'altra volta. 
Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori. 
Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono di essere intelligente. 
E' razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo nulla da rimproverarvi. Le bambine le stimate più voi che i loro genitori. 
Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l'avevano giudicato un cretino.
Volevano che ripetesse la prima per la terza volta. 
Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico di natura. I professori l'avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno. 
Né l'uno né l'altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l'officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età. 
Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. E' stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita. 
Sandro se ne ricorderà per sempre. 
Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no. 
La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma. 
Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose restano le stesse, ma cambia lui. Gli diventano puerili tra le mani. 
Per esempio in prima gli avreste detto riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca. Invece in seconda ed in terza leggete roba scritta per adulti.
Gianni non sapeva mettere l'acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese. 
Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.
Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull'ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare. 
A geografia gli avreste fatto l'Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo. 
Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.
Sandro in poco tempo s'appassionò a tutto. La mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e di prima. A giugno il “cretino”; si presentò alla licenza e vi toccò passarlo. 
Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l'odio per i libri.
Noi per lui si fecero acrobazie. Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi a fargli amare anche il resto. 
Ma agli esami una professoressa gli disse: - perché vai a scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere? -
Lo so anch'io che il Gianni non si sa esprimere. 
Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l'avete buttato fuori di scuola l'anno prima.
Bella cura la vostra. 
Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle  all'infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. 
Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. 
Appartiene alla ditta. 
Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla.  E il babbo serio: - Non si dice lalla, si dice aradio -
Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.  
"Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua." 
L'ha detto la Costituzione pensando a lui."


(da Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa, Libreria ed. fiorentine, Firenze, pp 16-19)