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venerdì 15 giugno 2018

Sonetto 116 di William Shakespeare e Tutta intera di Charles Baudelaire

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
All’unione di due anime fedeli; Amore non è amore
Se muta quando scopre un mutamento
O tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
Che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella che guida di ogni barca,
il cui valore è sconosciuto, benchè nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra
e gote dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è un errore e mi sara’ provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

 - William Shakespeare -

William Adolphe Bouguereau (1825-1905), Elegy ou Douleur d'Amour (det.)

Tutta intera 

Stamani un demonio è salito
da me; poi, con dolci maniere,
per cogliermi incerto e smarrito,
m’ha detto: "puoi farmi sapere,
fra tutte le splendide cose
di cui si compone il suo incanto,
fra i bruni capelli e le rose
del seno, che fanno il suo vanto,
qual sia la più dolce?" e il mio cuore
rispose così all’aborrito:
"Tutto in lei è d’uguale splendore,
e nulla è da me preferito.
Poichè tutto in lei m’innamora,
non so quale cosa più m’importa.
Ella abbaglia come l’aurora
e come la notte conforta;
perchè l’armonia che governa
il suo corpo è tanto squisita
che stolto è colui che ne scerna
e stimi la gamma infinita.
Prodigio, che ha fuso e portato
i miei cinque sensi a una foce!
E’ musica il fresco suo fiato
e un dolce profumo la voce!"


- Charles Baudelaire -

Giuseppe De Sanctis (1858-1924), Teodora det.


Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 8 gennaio 2015

Gli occhi della mia donna non sono come il sole - William Shakespeare

Gli occhi della mia donna non sono come il sole;
il corallo è assai più rosso del rosso delle sue labbra;
se la neve è bianca, allora i suoi seni sono bigi;
se i capelli sono crini, neri crini crescono sul suo capo.

Ho visto rose damascate, rosse e bianche,
ma tali rose non le vedo sulle guance;
e in certi profumi c'è maggior delizia
che non nel fiato che la mia donna esala.

Amo sentirla parlare, eppure so
che la musica ha un suono molto più gradito.
Ammetto di non aver mai veduto incedere una dea,
ma la mia donna camminando calca la terra.

Eppure, per il cielo, credo il mio amore tanto raro
quanto qualsiasi donna travisata da falsi paragoni.



- William Shakespeare -




“Con la tua immagine e con il tuo amore,
tu, benché assente, mi sei ogni ora presente.
Perché non puoi allontanarti oltre il confine dei miei pensieri;
ed io sono ogni ora con essi, ed essi con te.” 

- William Shakespeare -





L'amore è cieco, e il buio gli si addice.

- William Shakespeare -





Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 15 ottobre 2014

Essere o non essere - William Shakespeare

"Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci esitare. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione."

William Shakespeare -





L'uomo non ama il cambiamento perché cambiare significa guardare in fondo alla propria anima con sincerità mettendo in contesa se stessi e la propria vita. Bisogna essere coraggiosi per farlo, avere grandi ideali. La maggior parte degli uomini preferisce crogiolarsi nella mediocrità e fare del tempo lo stagno della propria esistenza.

- Erasmo da Rotterdam - 



Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare.

- Wolfgang Goethe - 




Buona giornata a tutti :-)




giovedì 27 febbraio 2014

Stanco d'amore - Hermann Hesse


Nei rami s'addormenta cullando
il vento stanco. La mia mano
lascia un fiore rosso sangue
morire lacerato sotto un sole rovente.
Ho già visto fiorire e morire
molti fiori;
vengono e vanno gioie e dolori,
e custodirli nessuno può.
Anch'io ho sparso
nella vita il mio sangue;
non so però, se mi dispiace,
so solo, che sono stanco.

- Hermann Hesse -


Farfalla azzurra



Piccola, azzurra aleggia
una farfalla, il vento la agita,
un brivido di madreperla
scintilla, tremola, trapassa.
Così nello sfavillio d'un momento,
così nel fugace alitare,
vidi la felicità farmi un cenno
scintillare, tremolare, trapassare.

- Hermann Hesse -



"La farfalla" - Robert Fowler

Perchè ti Amo

Perchè ti amo, di notte son venuto da te
così impetuoso e titubante 
e tu non mi potrai più dimenticare
l'anima tua son venuto a rubare. 
Ora lei è mia
del tutto mi appartiene nel male e nel bene, 
dal mio impetuoso e ardito amare 
nessun angelo ti potrà salvare.

- Hermann Hesse -




Buona giornata a tutti :-)






sabato 22 febbraio 2014

Essere o non essere... - William Shakespeare

“Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, s
ognare forse: ma qui é l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell’azione perdono anche il nome…” 
William Shakespeare 

(“Amleto”, atto III scena I)




“Succeda quel che succeda, i giorni brutti passano,
esattamente come tutti gli altri.” 

- William Shakespeare -


Date parole al vostro dolore 
altrimenti il vostro cuore si spezza.

- William Shakespeare -
Macbeth



Più dolce sarebbe la morte se il mio ultimo sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse .....mille molte vorrei nascere per mille volte ancor morire.

- William Shakespeare -
da “Amleto”


«Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita,
 o come per la terra le dolci piogge di primavera,
e per amor tuo sostengo una lotta
come l’avaro con le sue ricchezze:
ora orgoglioso possessore,
e quindi affranto che i tempi ladri gli rubino il suo tesoro;
ora contando solo di stare con te,
e ora preferendo
che anche altri partecipino delle mie conquiste;
qualche volta deliziato della tua vista,
e poco dopo affamato di un tuo sguardo;
non possedendo né cercando altra gioia
che quella che tu dai o che da te io spero.
E così, giorno dopo giorno,
languisco e sono sazio,
di tutto disponendo, e tutto
desiderando.»

William Shakespeare


Buona giornata a tutti :-)







venerdì 12 luglio 2013

Le ragazze sono come le mele sugli alberi – William Shakespeare

Le ragazze sono come le mele sugli alberi.
Le migliori sono sulla cima dell’albero.
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, perché
hanno paura di cadere e ferirsi.
In cambio, prendono le mele marce che sono cadute
a terra, e che, pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere.
Perciò le mele che stanno sulla cima dell’albero, pensano
che qualcosa non vada in loro, mentre in realtà
“Esse sono grandiose”. Semplicemente devono essere
pazienti e aspettare che l’uomo giusto arrivi, colui che sia
cosi coraggioso da arrampicarsi fino alla cima
dell’albero per esse.
Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, chi avrà
bisogno di noi e ci ama farà di tutto per raggiungerci.
La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per
essere calpestata, né dalla testa per essere superiore.
Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere
protetta e accanto al cuore per essere amata.

(William Shakespeare)





Ai sospiri dell'amata
la notte intera si innalza;
una carezza leggera
percorre il cielo stupito.
E allora è come se nell'universo
una forza elementare
ridiventasse la madre
di tutto l'amore smarrito.

Rainer Maria Rilke





Mi dici di alzarmi presto (di Isabel Ary dos Santos)

Mi dici di alzarmi presto
nell’invenzione dei mattini

nella forza segreta dei polsi
nella persistenza della memoria
nel silenzio afflitto quando
il bianco è uno spavento
e non un grido 

Mi dici di alzarmi presto
nelle braccia che chiudo e schiudo
in quello che mi limita
cordone che allaccio e slaccio
aurora dell’abbraccio
che amore so di non darti 

Mi dici di alzarmi presto
attenta, serena, discreta
come si conviene a una femmina

Ma ti dico amore che è dalla terra
che mi viene questa chiarezza
questa rabbia questa certezza
questa speranza che solo noi siamo
donne non ancora consumate
dalle gesta eroico-suicide
dei loro padroni… 

che nei nostri ventri portiamo
la saggezza degli uccelli che sono emigrati
e negli occhi hanno il mondo da loro sorvolato
e da loro amore ti dico
nasceranno nuovi profeti
nuovi uomini e donne

e ancora poeti.

[da Gli abbracci feriti, Feltrinelli 1980]



"L’abisso è il muro che ho.
Essere io non ha misura."

- Fernando Pessoa -




Dal nulla viene l’amore - rimane straniero 
più grande di quanto l’abbiamo immaginato, 
più lontano di quanto l’abbiamo pensato. 
Dal nulla
dove le cose sono venti o spettri 
e il significato è gioco 
che vaga nelle lande di Dio. 
- Adonis - 









mercoledì 28 dicembre 2011

Neppure il sole osa affacciarsi all'orizzonte - Shakespeare William

Giulietta si è uccisa con il pugnale di Romeo.
Frate Lorenzo è scappato.
Nella cripta entrano il paggio di Paride con alcune guardie.

Oh, pietoso spettacolo!
Qui giace ucciso il conte... e qui Giulietta,
tutta intrisa di sangue, ancora calda...
appena morta... ed erano due giorni
ch'era stata sepolta in questa cripta.
Bisogna subito avvertire il Principe!
Qualcuno corra a casa Capuleti!
Qualche altro dai Montecchi!
Altri si diano a cercare qua intorno.

Rientrano alcune  guardie con Baldassare.Ritorna Frate Lorenzo che non fa che tremare, piangere disperato e sospirare. Entra il Principe  col seguito, entrano il vecchio Capuleto, Monna Capuleti e altri, riferiscono che in  Verona tutti si sono riversati per le strade gridando “Romeo”, “Giulietta”, “Paride” e tutti stanno correndo qui.

1a guardia:
Mio sovrano, lì giace il conte Paride
assassinato; e Romeo, morto anch'esso;
e Giulietta, che pure era già morta,
appena uccisa adesso, ancora calda...

Principe: Cercate, investigate, interrogate,
e sappiate spiegarci da che viene
questa terribile carneficina.

1a guardia:
Qui c'è un frate con l'uomo di Romeo,
ed avevano in mano gli strumenti
adatti a scoperchiare queste tombe.

Capuleto:
Oh, cielo! Moglie, vedi come sanguina
la nostra creatura! Questa daga

(Estrae il pugnale dal petto di Giulietta)

ha sbagliato bersaglio... perché, guarda:
il suo fodero è vuoto, eccolo là,
sul dorso del Montecchi... È per errore
ch'è andata a porsi in seno a nostra figlia.

Monna Capuleti: Ahimè, questo spettacolo di morte
è una campana, che rintocca funebre
alla vecchiaia mia la via al sepolcro.

Entra il Montecchi con altri

Principe: Vieni, Montecchi: alzato innanzi tempo
per contemplare il tuo figlio ed erede
coricato per sempre, innanzi tempo.

Montecchi: Ahimè, mia moglie è morta questa notte,
mio signore e sovrano.
La pena per l'esilio di suo figlio
le ha fermato il respiro.
Quale altra disgrazia ancor congiura
contro la mia vecchiaia?

Principe: (Indicandogli il corpo di Romeo)
Eccola, guarda!

Montecchi: (Al corpo di Romeo)
Oh, screanzato figlio!
Che maniere son queste?
Precedere tuo padre nella tomba!

Il Principe invita tutti a frenare il dolore, vuole prima far luce sulle circostanze di tutti quei morti, poi anche lui prenderà parte al cordoglio. Ordina alle guardie di fare venire avanti tutti gli indiziati. Si presenta per primo frate Lorenzo  il principe lo invita a dire quello che sa.

Frate Lorenzo: Brevemente, perché il mio fiato è corto
per tediarvi con un racconto lungo.
Dunque, Romeo, che qui vedete morto,
era lo sposo di quella Giulietta,
e lei, là morta, di Romeo la sposa.
Li congiunsi io stesso in matrimonio.
Ma il giorno delle lor segrete nozze
fu l'ultimo del giovane Tebaldo;
e l'immatura fine di costui
provocò il bando del novello sposo
da Verona; e per lui, non per Tebaldo
Giulietta è stata tutto il tempo a piangere.

(Al Capuleti)

Voi, per rimuover da lei l'assedio
di quel dolore, l'avete promessa,
e l'avreste voluta maritare
contro sua volontà al Conte Paride.
Ella venne da me tutta sconvolta
a scongiurarmi di trovarle un mezzo
che potesse sottrarla in qualche modo
a questo suo secondo matrimonio;
altrimenti, mi disse, ell'era pronta
ad uccidersi là, nella mia cella.
Le diedi allora - confortato in questo
dalla mia esperienza -, una pozione
che potesse servirle da narcotico,
ed ebbe infatti l'effetto voluto,
perché diede al suo stato soporifero
la somiglianza di morte reale.
Intanto scrissi subito a Romeo,
sollecitandolo a venire qui
in quella stessa sciagurata notte,
per aiutarmi a trarla dalla tomba,
in cui s'era precariamente posta,
al cessar dell'azione del narcotico.
È occorso, invece, per nostra disgrazia,
che la persona da me incaricata
di recare il messaggio, Fra' Giovanni,
fosse fermato qui da un incidente,
e ritornasse solo ieri notte
da me, a riconsegnarmi quella lettera.
Sicché son qui venuto tutto solo
al previsto momento del risveglio
per trarla fuori dal suo sepolcreto
con l'intenzione di occultarla meco
nella mia cella, fin che avessi avuto
il destro d'avviarla come meglio
al suo Romeo. Ma giunto in questo luogo,
qualche minuto prima del risveglio,
ho trovato giacenti a terra, morti,
il nobil Paride e il fido Romeo.
Intanto la ragazza si destava,
ed io la supplicai di venir via
e sopportar con pia rassegnazione
la volontà del cielo; in quell'istante,
un rumore mi fece allontanare,
per subita paura, dalla tomba,
ed ella, in preda alla disperazione,
si rifiutò di venir via con me,
e, come pare, si tolse la vita.
Questo è tutto ch'io so. La sua nutrice
sa del suo matrimonio clandestino.
ora, se per mia colpa in tutto questo,
è potuto accader qualche sciagura,
si sacrifichi la mia vecchia vita
al più severo rigor della legge:
sarà solo un anticipo di ore
alla sua naturale conclusione.

Principe: Ti abbiamo sempre conosciuto tutti,
frate, per un sant'uomo, quale sei.
Ma dov'è quel valletto di Romeo?
Che cosa ci può dire lui di ciò?

Il paggio Baldassare riferisce di avere portato lui l’annuncio della morte di Giulietta; che subito Romeo è partito per Verona ma prima gli ha consegnato una lettera da portare al padre. Il Principe vuole leggere la lettera scritta da Romeo, inoltre ha la conferma dal paggio di Paride che lui e il suo padrone, si erano recati nel sepolcro solo per cospargere di fiori la tomba dell’amata e mancata sposa. Il paggio riferisce che è stato costretto dal padrone ad allontanarsi dal sepolcro e che dalla sua postazione ha visto un uomo entrare nel cimitero con una torcia in mano e, subito dopo, il suo padrone scagliarsi sullo sconosciuto con la spada sguainata.

Principe: (Che intanto la letto la lettera di Romeo al padre)
Questa lettera rende ampia ragione
a quanto ha detto il frate
sulla storia del loro matrimonio,
ed accenna altresì alla notizia
della morte di lei; e qui egli scrive
anche come abbia fatto a procurarsi
un veleno da un povero speziale
e come sia venuto a questa tomba
con la ferma intenzione di morire
e di giacersi al fianco di Giulietta...
Ebbene, dove son questi nemici?
Capuleti! Montecchi! Ecco, vedete
da qual flagello è colpito il vostro odio.
Il cielo s'è servito dell'amore
per uccidere a ognuno di voi due
le rispettive gioie.
Ed io, per aver troppo chiuso gli occhi
sulle vostre contese, son privato
di violenza di due cari parenti.
Siamo puniti tutti!

Capuleto (Al Montecchi)
O fratello Montecchi, qua la mano.
E sia questa la dote di mia figlia,
ché davvero di più non posso chiedere.

Montecchi: Ma di più poss'io darti: un monumento
che a lei farò innalzare, d'oro fino,
così che alcuna immagine nel mondo,
finché duri la fama di Verona
sia tenuta da tutti in maggior pregio
di quella della pura ed innocente
e fedele Giulietta.

Capuleto: Ed in non meno ricco simulacro
starà Romeo accanto alla sua sposa:
povere vittime sacrificali
entrambi dell'inimicizia nostra.

Principe: Una ben triste pace
è quella che ci reca questo giorno.
Quest'oggi il sole, in segno di dolore,
non mostrerà il suo volto, sulla terra.
Ed ora andiamo via da questo luogo,
per ragionare ancora tra di noi
di tutti questi tristi accadimenti.
Per essi, alcuni avranno il mio perdono,
altri la loro giusta punizione;
ché mai vicenda fu più dolorosa
di questa di Giulietta e di Romeo.

(Shakespeare William)
 Fine
Un livido silenzio è disceso su Verona. Neppure il sole osa affacciarsi all’orizzonte. Perché mai storia fu più dolorosa di quella di Giulietta e del suo Romeo.