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venerdì 11 novembre 2016

Che cos'è un sacerdote? Egli è un uomo - Karl Rahner

Quando Paolo, nella lettera agli Ebrei, parla del prete, la prima cosa che dice è che il prete è scelto fra gli uomini. A tal punto che perfino l'eterno sommo sacerdote Gesù Cristo, nato da donna, soggetto alla legge, pellegrino attraverso la valle di questa realtà peritura, volle essere il figlio dell'uomo, un uomo, trovato in tutto simile a noi. 
Il prete è un uomo. 
Non è fatto, dunque, di un legno diverso da quello di cui tutti siete fatti: è vostro fratello. 
Egli continua a condividere la sorte dell'uomo anche dopo che la destra di Dio, attraverso la mano del vescovo, si è posata su di lui: la sorte dei deboli, la sorte di quelli che sono stanchi, scoraggiati, inadeguati, peccatori. 
Gli uomini, però, se l'hanno a male, se uno si presenta nel nome di Dio, pur essendo soltanto un uomo: vogliono messaggeri più splendidi, araldi più convincenti, cuori più ardenti. 
Accoglierebbero volentieri  dei  vittoriosi,  di quegli uomini che hanno sempre una risposta a tutto e un rimedio per tutto. 
Terribile illusione! Quelli che vengono sono deboli, in timore e tremore, uomini che devono anch'essi continuamente pregare: Signore, io credo, aiuta la mia incredulità! 
Che devono anch'essi continuamente battersi il petto: Signore, abbi pietà di me, povero peccatore! Eppure essi proclamano la fede che vince il mondo e portano la grazia, che trasforma i peccatori e i perduti in santi e redenti. 
Sono uomini quelli che vengono. Vengono e dicono, con la loro povera umanità: vedete, Dio ha misericordia di uomini come noi; vedete, per i poveri e per gli stolti, per i disperati e per i moribondi è sorta la stella della grazia. Dicono, come messaggeri umani dell'eterno Dio: non vi adirate contro di noi! Noi sappiamo di portare il tesoro di Dio in vasi di argilla; sappiamo che la nostra ombra offusca continuamente la divina luce che dobbiamo portarvi. Siate misericordiosi verso di noi, non giudicate, abbiate pietà della debolezza sulla quale Dio ha posato il fardello troppo pesante della sua grazia. Considerate come una promessa per voi stessi il fatto che noi siamo uomini: riconoscete da ciò che Dio non ha orrore degli uomini. Voi avrete un giorno paura e orrore di voi stessi, quando avrete sperimentato anche in voi che cosa è l'uomo, che cosa c'è nell'uomo. Beati voi, allora, che non vi siete scandalizzati dell'uomo che è nel prete. Egli è un uomo, affinché voi crediate che la grazia di Dio può essere concessa all'uomo, al pover'uomo, così com'è.

- Karl Rahner - 
Tratto da: "Sul sacerdozio", Brevi Pubblicazioni - autore: Karl Rahner



"Sento che Gesù desidera che noi gli spegniamo la sua sete di anime, dandogli in modo speciale il cuore dei sacerdoti...pregare per i sacerdoti è fare un buon affare; noi preghiamo per quelli che salveranno migliaia di anime." 
                                                                      
- Santa Teresa di Gesù Bambino -




"Un prete o in Paradiso o all'inferno non va mai solo, vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio."

- San Giovanni Bosco - 











Sacerdoti, io non sono prete e non sono stato mai degno di poterlo diventare. Come fate a vivere dopo aver celebrato la Messa?
Ogni giorno avete il Figlio di Dio nelle vostre mani! Ogni giorno avete una potenza che Michele Arcangelo non ha. Con la vostra bocca voi trasformate la sostanza del pane in quella del Corpo di Cristo; voi obbligate il Figlio di Dio a scendere sull'altare. Siete grandi, siete creature immense, le più potenti che possano esistere!!!
Sacerdoti, ve ne scongiuriamo, siate santi. Se siete santi voi, noi saremo salvi, se non siete santi voi, noi saremo perduti. Sì, noi vogliamo il sacerdote santo, il sacerdote saggio, il sacerdote semplice, il sacerdote crocifisso ogni giorno per amore delle anime e per l'ardore dei cuori.
Tu sei la nostra fede, tu sei la nostra luce e guai se la fiaccola si spegne o se il sale della terra perde il suo sapore. Perché il sacerdote è il giovane di Dio, è l'astronauta di Dio.
Ricordati, o servo del Signore, che tu non sei un uomo come gli altri. Il giorno in cui lo Spirito Santo ha inciso sopra di te un carattere eterno, hai cessato di essere un uomo comune! Come quando Amstrong o Collins o White entrano nella capsula e il Saturno 5 li lancia verso la luna, non sono più uomini come gli altri, a loro non è lecito perdere un milionesimo di secondo, sbagliare una manovra, tornare indietro, stancarsi o arrabbiarsi: sono uomini del Cielo.
E tu, o sacerdote di Dio che devi portare il satellite della salvezza, non sulla luna, ma travalicando gli infiniti spazi fin nel cuore del Creatore, pensa alle tue immense e infinite responsabilità.
Se tu, o sacerdote, sei santo, sei grande, sei umile, sacrificato, moribondo di giorno in giorno, consumato dall'amore del Divino Spirito e dall'incanto di Maria, la giovinezza sarà salva, avremo vocazioni, avremo amore di sacrificio e il mondo troverà la strada della luce.

A voi che siete gli atleti di Dio, i difensori di Dio, gli appassionati di Dio, di Colui che è il dolce Padrone dell'essere e il Fremito di tutte le cose, di Colui che non dimentica il volo di una rondine, la lacrima di un uomo, il sorriso di un bimbo, il palpito d'amore di un cuore, a voi è riservato il compito sublime e stupendo di annunciarlo con forza e coraggio perché lui, che è tutto e solo Amore, ha bisogno di voi, ministri prediletti, per donare la sua infinita gioia a tutti e in tutti rinascere ogni giorno, grazie al vostro sì.

- Enrico Medi, servo di Dio - 
Fonte: Donarsi  è l'unico guadagno! ,  card. Angelo Comastri, edizioni San Paolo 2010, pagine 28 e 29


























Buona giornata a tutti. :-)



domenica 9 marzo 2014

Con te voglio parlare - Karl Rahner

«Con te voglio parlare. E di che posso parlare se non di te? 
C'è cosa che non sia dall'eternità presso di te, che non abbia patria nel tuo spirito e nel tuo cuore la sua prima sorgente? E perciò tutto quanto io posso dire è sempre un parlare di te. E tuttavia in questo parlare, sommesso e timido, tu intendi sempre un parlare di me, sebbene di te solo io vorrei far parola. 
Perché, che posso dire di te, se non che sei il mio Dio, Dio della mia origine e del mio tramonto, Dio del mio gaudio e della mia afflizione, Dio della mia vita? [...] 
Dio della mia vita! Ma che ho poi detto chiamandoti Dio mio, Dio della mia vita? Senso della mia vita? Meta del mio cammino? Santità delle mie opere? Giudizio dei miei peccati? Amarezza delle mie ore amare e il più segreto dei miei gaudii? Mia forza, che prostri nell'impotenza quella forza che viene da me? Datore di essere di vita e di grazia? Vicino e lontano? Incomprensibile? Dio dei miei fratelli, Dio dei miei padri? 
C'è nome ch'io non ti debba dare?[...] 
Ma perché sto affatto a parlare di te? 
E tu mi tormenti con la tua infinità e io non la posso misurare! 
Perché tu mi spingi nelle tue vie, che menano solo nell'oscurità della tua notte, che a te solo è luce. Solo il tangibile e il finito è reale per noi e raggiungibile; e puoi tu essere per me una realtà, vicina, se io riconosco l'infinito in te? 
Perché hai lasciato il tuo segno di fuoco nella mia anima col battesimo e m'hai acceso la luce della fede? Oscura luce che m'alletta nella tua notte, fuori dalla sicura chiarità del mio piccolo nido. 
E mi hai fatto tuo prete, che io viva presso a te la mia vita, per gli uomini, presso a te dove mi manca il respiro di queste mie piccole cose![...] 
Tu, Dio della mia vita, infinità della mia finitudine. 
Ma che m'hai messo nell'anima, come m'hai creato, che io, di te e di me, so solo che tu sei l'eterno mistero della mia vita? Terribile mistero dell'uomo, che appartiene a te, mio Dio, che sei l'incomprensibile! 
Incomprensibile nel tuo essere e più ancora nelle tue vie e nei tuoi giudizi. Poiché se quanto fai di me è frutto della tua libertà, insondabile abisso di grazia che non ha nessun perché, se la mia creazione e tutta la mia vita è tua libera elezione e le mie vie sono in fondo le tue vie, imperscrutabili, allora Signore non ti può comprendere nessun perché del mio spirito, allora tu resti l'incomprensibile anche quando io ti veda faccia a faccia. 
Ma se tu non fossi l'incomprensibile, mi saresti soggetto; ti avrei concepito e compreso e tu apparterresti a me, non io a te. 
E sarebbe l'inferno, la sorte dei dannati, che io finito, con il mio definito essere, appartenessi a me stesso; fossi ridotto in eterno a far la ronda nel carcere della mia finitudine»  

Karl Rahner
(da: Tu sei il silenzio)


Talvolta si pensa che Dio abbia creato il mondo e poi abbia dato delle istruzioni da osservare perché noi essere umani non combinassimo troppi pasticci. In realtà, le istruzioni sono giunte per prime e il mondo fu modellato in modo da poterle seguire. Per questo motivo è assolutamente ridicolo sostenere che qualcosa sia in contrasto con la volontà del Creatore. 
Non ci sono oppositori alla Creazione, solo delle sfide piene di significato.

Pensieri del Rebbe di Lubavitch 


La vespa e il ragno

Quando Davide, re d’Israele, era un giovane pastore, un giorno vide un ragno che divorava una vespa, e disse:
“ Signore, a cosa serve quest’ insetto che hai creato? Il ragno tesse e tesse, ma con la sua tela non ci si può neanche fare un vestito.” E il Signore gli rispose:
“Davide, non disprezzare le mie creature, perché verrà il giorno in qui avrai bisogno di loro.”
E infatti accadde che Davide, per sfuggire a re Saul dovette nascondersi in una grotta
. Ma l’inseguitore l’avrebbe trovato, se non fosse stato per un ragno inviato dal Signore, e in fretta e furia chiuse la bocca della caverna con un’immensa ragnatela.
“Qui non può essere entrato” disse infatti re Saul, quando passò davanti alla grotta “ altrimenti avrebbe rotto la tela di ragno”.
E se ne andò.
Allora Davide prese il ragno sulla mano, lo baciò e gli disse:
“Benedetto te e chi ti ha creato”.



Ecco quanto è importante il lavoro e quanto è importante il nostro impegno nelle attività quotidiane, nelle parole di Papa Benedetto XVI:

"Il brano degli Atti degli Apostoli [6,1-6] ci ricorda l’importanza del lavoro - senza dubbio viene creato un vero e proprio ministero -, dell’impegno nelle attività quotidiane che vanno svolte con responsabilità e dedizione, ma anche il nostro bisogno di Dio, della sua guida, della sua luce che ci danno forza e speranza. Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota, perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine, lascia insoddisfatti. C’è una bella invocazione della tradizione cristiana da recitarsi prima di ogni attività, che dice così: 


«Actiones nostras, quæsumus, Domine, aspirando præveni et adiuvando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta finiatur»

cioè: 

«Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostro parlare ed agire abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento». 

Ogni passo della nostra vita, ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, alla luce della sua Parola."
 
Benedetto XVI, Udienza Generale 26 aprile 2012


Anima di Cristo
(indulgenza parziale)

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, ascoltami,
nascondimi entro le tue Piaghe,
non permettere che io mi separi da Te.
Difendimi dal nemico maligno.
Nell’ora della mia morte, chiamami.
Fa’ che io venga a Te per lodarti
con tutti i tuoi Santi nei secoli dei secoli. Amen.





lunedì 23 dicembre 2013

Il vero senso del Natale - Edith Stein


Per permeare tutta una vita umana di vita divina, non basta inginocchiarsi una volta all’anno davanti alla mangiatoia lasciarsi prendere dall’incanto della notte santa. A questo scopo bisogna stare quotidianamente in contatto con Dio per tutta la vita, …
So bene che ciò apparirà a molti un’esigenza troppo radicale. …
Abbiamo tempo per tante cose inutili: per leggere ogni genere di libri, riviste e quotidiani futili, per bighellonare da un caffé all’altro e passare quarti d’ora e mezzore a chiacchierare per la strada, tutte ‘distrazioni’ in cui sprechiamo e disperdiamo tempo e energie. Non ci è proprio possibile riservare ogni mattina un’ora, in cui non ci distraiamo, ma ci raccogliamo, in cui non ci logoriamo, ma accumuliamo energia per poi affrontare col suo aiuto i nostri compiti quotidiani?
Ma naturalmente ci vuole di più di una semplice ora del genere. Essa deve animare tutte le altre, sì da rendersi impossibile “lasciarci andare”, foss’anche solo momentaneamente… Così succede anche nei rapporti quotidiani col Salvatore. ..
Diventiamo sempre più sensibili nel discernere ciò che gli piace e gli dispiace. Se prima eravamo tutto sommato molto contenti di noi, ora le cose cambiano. Troveremo che molte cose sono cattive e nei limiti del possibile le cambieremo.
E scopriremo alcune cose che non possiamo ritenere belle e buone, e che pur risulta tanto difficile cambiare. Allora diventiamo a poco a poco molto piccoli e umili, pazienti e indulgenti verso le pagliuzze presenti negli occhi altrui, perché abbiamo da fare con la trave presente nei nostri.
E infine, impariamo anche a sopportarci nella luce inesorabile della presenza di Dio e ad affidarci alla sua misericordia, che può venire a capo di tutto ciò che si fa beffe delle nostre forze.
Lungo è il cammino per passare dall’autocompiacimento del “buon cattolico”, che “compie i suoi doveri”, legge un “buon giornale”, “vota nella maniera giusta”, ecc., ma per il resto fa come gli piace, ad una vita che si lascia guidare per mano da Dio ed è caratterizzata dalla semplicità del bambino e dall’umiltà del pubblicano. Chi però l’ha imboccato una volta, non lo rifà più a ritroso.


(Edith Stein)




Avvicinandosi il Natale, viene da pensare: se Lui ha fatto la sua storia con noi, se Lui ha preso il suo cognome da noi, se Lui ha lasciato che noi scrivessimo la sua storia, almeno lasciamo, noi, che Lui ci scriva la nostra storia. Quella è la santità: ‘Lasciare che il Signore ci scriva la nostra storia’. 
E questo è un augurio di Natale per tutti noi. Che il Signore ti scriva la storia e che tu lasci che Lui te la scriva. Così sia!”.

 Papa Francesco, omelia a Santa Marta nel giorno del suo compleanno 17 dicembre 2013



Auguri per un Santo Natale da papa Benedetto XVI

«Il saluto che corre in questi giorni sulle labbra di tutti 
è “Buon Natale! Auguri di buone feste natalizie!”. 
Facciamo in modo che, anche nella società attuale, 
lo scambio degli auguri non perda il suo profondo valore religioso, e la festa non venga assorbita 
dagli aspetti esteriori, che toccano le corde del cuore. 
Certamente, i segni esterni sono belli e importanti,
purché non ci distolgano, ma piuttosto ci aiutino a vivere
il Natale nel suo senso più vero, 
quello sacro e cristiano,
in modo che anche la nostra gioia 
non sia superficiale, ma profonda». 


(Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale 
del 21 dicembre 2011, Aula Paolo VI, Vaticano)


Natale di Gesù, festa della fiducia e della speranza, che supera l’incertezza e il pessimismo. E la ragione della nostra speranza è questa: Dio è con noi e Dio si fida ancora di noi! Ma, pensate bene a questo: Dio è con noi, e Dio si fida ancora di noi! Ma, è generoso questo Padre Dio, eh? Dio viene ad abitare con gli uomini, sceglie la terra come sua dimora per stare insieme all’uomo e farsi trovare là dove l’uomo trascorre i suoi giorni nella gioia e o nel dolore. Pertanto, la terra non è più soltanto una “valle di lacrime”, ma è il luogo dove Dio stesso ha posto la sua tenda, è il luogo dell’incontro di Dio con l’uomo, della solidarietà di Dio con gli uomini. 

Papa Francesco,18 dicembre 2013 Udienza Generale


"Nel Natale noi incontriamo la tenerezza 
e l’amore di Dio che si china sui nostri limiti, 
sulle nostre debolezze, 
sui nostri peccati e si abbassa fino a noi.”

Papa Benedetto XVI





mercoledì 8 maggio 2013

La Pace


Conducimi dalla morte alla vita, dalla menzogna alla verità.
Conducimi dalla disperazione alla speranza, dalla paura alla verità.
Conducimi dall’odio all’amore, dalla guerra alla pace.
Fa’ sì che la pace riempia i nostri cuori, il nostro mondo, il nostro universo.

Non costruisco la pace…
quando non apprezzo lo sforzo e la virtù degli altri; quando pretendo l’impossibile, quando sono indifferente al bene e al male degli altri.

Non costruisco la pace…
quando lavoro per due per poter comprare e mantenere il superfluo, mentre c’è chi non trova lavoro e non ha il necessario, l’indispensabile per vivere.

Non costruisco la pace…
quando non perdono, quando non chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi, anche se mi sento offeso o credo di aver ragione.

Non costruisco la pace…
quando lascio solo chi soffre e mi scuso dicendo:
« Non so cosa dire, cosa fare, non lo conosco ».

Non costruisco la pace…
quando chiudo la porta del cuore, quando chiudo le mani e la bocca, e non faccio niente per unire, conciliare, scusare.

Non costruisco la pace…
quando rispondo: «non ho tempo» e tratto il prossimo come uno scocciatore, un rompiscatole.

Non costruisco la pace…
quando mi metto volentieri e di preferenza dalla parte di chi ha potere, ricchezza, sapienza, furbizia, anziché dalla parte del debole, dell’indifeso, del dimenticato, dalla parte di colui il cui nome non è scritto sull’agenda di nessuno.

Non costruisco la pace…
quando non aiuto il colpevole a redimersi.

Non costruisco la pace…
quando taccio di fronte alla menzogna, all’ingiustizia, alla maldicenza, alla disonestà, perché non voglio noie.

Non costruisco la pace…
quando non compio il mio dovere sia nel luogo di lavoro che verso i miei familiari.

Non costruisco la pace…
quando sfrutto il mio prossimo in stato di dipendenza, inferiorità, indigenza, malattia.
Non costruisco la pace…
quando rifiuto la croce, la fatica.

Non costruisco la pace…
quando dico no alla vita.

Non costruisco la pace…
quando non mi metto in ginocchio per invocarla, per ottenerla, per viverla.

Allora quando costruisco la pace ?
Quando al posto
del " no " metto un " si "

Quando al posto
del rancore, metto il perdono.

Quando al posto
della morte, metto la vita.

Quando al posto
dell’io, metto Dio.

La pace è un tuo dono, Signore. Per ottenerla occorre pregare, amare, soffrire, pagare di persona, scomparire. Solo tu, Signore, puoi farmi il dono di poter pregare, amare, soffrire, pagare di persona, scomparire.
Da solo non ce la faccio.
Aiutami.
Eccomi o Signore. Fammi seminatore di pace. Signore, donaci la tua pace.




Serviamo la pace solo se abbiamo davvero capito che possiamo assumerci delle responsabilità anche esitando o tacendo, se stimiamo i politici solo quando si dimostrano veri uomini in tutte le situazioni e non banali rappresentanti del nostro egoismo e quando sospettiamo dei politici che ci danno troppo ragione, confermando la nostra opinione. 
Avremo la beatitudine promessa dal Vangelo agli operatori di pace, quando combatteremo per la libertà nostra e per quella degli altri, e impareremo, piano piano, a sentire nostra l'ingiustizia commessa non solo verso noi stessi, ma anche verso gli altri.

- Karl Rahner - 


Marines receive Communion on Iwo Jima, 1945...

La parola ebraica «shalom» non è soltanto una bellissima e concisa formula di saluto, la più breve dopo l'italiano «ciao» – no, è l'espressione di saluto più bella che esiste al mondo, perché «shalom» significa «pace». Che cosa significhi «ciao» me lo sono fatto spiegare da amici italiani: significa «ciao». Il fatto che il più bel saluto di pace sulla terra lo si trovi in un popolo che, fin dai suoi inizi, si è sempre trovato in un più o meno permanente stato di guerra, può anche essere visto come un'ironia del destino. I pappagalli israeliani lo trovano particolarmente fastidioso. 

- Ephraim Kishon - 


Non vi può essere convivenza umana senza un ethos mondiale delle nazioni; non vi può essere pace tra le nazioni senza la pace tra le religioni; non vi può essere pace tra le religioni senza il dialogo tra le religioni.

- Hans Küng - 

8 maggio – Maria Vergine del Cenacolo

Fioretto

Oggi ti dedicherai in modo speciale alla preghiera personale e comunitaria. Se possibile parteciperai al cenacolo di preghiera che si tiene nella tua parrocchia o altrove, per condividere con i fratelli l’esperienza della contemplazione dei divini misteri, pregando in modo speciale la Vergine Santa.





martedì 23 aprile 2013

La speranza - Karl Rahner

Signore,
questa esistenza io l'accetto,
e l'accetto in speranza.

Una speranza
che tutto comprende e sopporta,
una speranza che non so mai
se la posseggo davvero.
Una speranza
che nasce al mio profondo,
una speranza totale
che non posso sostituire
con angosce inconfessate e cose possedute.
Questa speranza assoluta
io me la riconosco e voglio averla:
di essa devo rispondere
come del compito più grande
della mia vita.
Io so, Signore,
che essa non è un'utopia,
ma viene da te,
nasce da te e abbraccia tutto
e tutto comprende come promessa
che l'umanità arriverà
alla pienezza di vita
e ogni uomo potrà davvero
non vergognarsi d'essere uomo.

(Karl Rahner)


Preghiera per custodire la Fede

"Signore custodisci la mia fede, falla crescere,
che la mia fede sia forte, coraggiosa,
e aiutami nei momenti in cui – come Pietro e Giovanni – devo renderla pubblica.
Dammi il coraggio.
Che il Signore ci aiuti a custodire la fede,
a portarla avanti, ad essere, noi, donne e uomini di fede.
Così sia”.

Papa Francesco


Non occorrono molti bagagli per mettersi in viaggio nella vita....basta amare!!

- Michel Quoist -



Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota. 
Come il libro ha bisogno di ogni parola. 
Come la casa ha bisogno di ogni pietra. 
Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua. 
Come la messe ha bisogno di ogni chicco. 
Come l'annuncio del vangelo ha bisogno di martiri 
L'umanità intera ha bisogno di te, qui dove sei, 
unico, e perciò insostituibile.

(Padre Michel Quoist)




Preghiera per la sera

In te, santo Signore,
noi cerchiamo il riposo
dall'umana fatica,
al termine del giorno.
Se i nostri occhi si chiudono,
veglia in te il nostro cuore;
la tua mano protegga
coloro che in te sperano.
Difendi, o Salvatore,
dalle insidie del male
i figli che hai redenti
col tuo sangue prezioso.
Amen










giovedì 22 novembre 2012

Donaci i suoi frutti - Karl Rahner

Donaci, o Signore, in una parola il tuo Spirito,
i suoi frutti, che secondo l'apostolo sono:


I'amore, la gioia, la pace,la pazienza, la mitezza, la bontà, la fiducia, la dolcezza, la modestia, la confidenza (Gal 5, 22).

Se possederemo questo Spirito e i suoi frutti,
allora non saremo più servi della legge, ma liberi figli di Dio.

Allora lo Spirito esclamerà in noi: Abbà, Padre amato.

Allora Egli intercederà per noi con gemiti inenarrabili.

Allora Egli sarà unzione, sigillo e caparra della vita eterna.

Allora sarà la sorgente dell'acqua indefettibile che pullula nel cuore e zampilla nella vita eterna e sussurra: Su, torna al Padre!

(Karl Rahner)
Fonte: "Preghiere" di K. Rahner




«Durante un periodo oscuro della mia vita,
ho passato molto tempo a pregare ma il cielo era come di bronzo.
Mi sembrava che Dio fosse scomparso,
lasciandomi solo con le mie prove e i miei pesi. 
Era una notte buia per l’anima mia. 
Scrissi allora a mia madre per parlarle del mio problema. 
Non dimenticherò mai la sua risposta: 
“Figlio mio, sovente Dio si ritira per mettere alla prova la nostra fede. 
Egli vuole che tu gli dia fiducia anche nell’oscurità. 
Ora, figlio mio, tendi la tua mano nella nebbia e vedrai che la sua mano sarà lì per afferrarti”»

- Billy Graham -

 

... Quando ti abbandonerai sul serio nel Signore, imparerai a contentarti di ciò che avviene, e a non perdere la serenità se le faccende, malgrado tu abbia messo tutto l’impegno e i mezzi opportuni ... non riescono secondo i tuoi gusti...
Perché saranno «riuscite» come sarà parso conveniente al Signore.

(San Josemaria Escrivà)



 

L’amore consiste non nel sentire che si ama, ma nel voler amare.
Quando si vuole amare, si ama;
quando si vuole amare al di là di tutto, si ama al di là di tutto.
- Charles de Foucauld -