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giovedì 2 luglio 2015

Essendo un amante della libertà... - Albert Einstein

Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità.
Ma le università vennero zittite.
Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà.
Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane.
Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità.
Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente. »

(Albert Einstein)
Fonte: dichiarazione di Albert Einstein pubblicata da Time magazine,
23 dicembre 1940, pag. 40



"Senza la religione l’umanità si troverebbe oggi ancora allo stato di barbarie.
E’ stata la religione che ha permesso all’umanità di progredire in tutti i campi."

- Albert Einstein - 


La strage di Rignano sull'Arno

Nella foto la famiglia di Robert Einstein cugino di Albert Einstein, premio Nobel per la Fisica nel 1921. Albert si trasferì in America a causa delle persecuzioni antisemite che già imperversavano in Germania e in Europa. Quando Adolf Hitler salì al potere nel gennaio 1933, Einstein era professore ospite all'Università di Princeton.
Nello stesso anno i nazisti promulgarono "La Legge della Restaurazione del servizio Civile" a causa della quale tutti i professori universitari ebrei furono licenziati e durante gli anni trenta fu condotta una campagna da parte di professori tedeschi (premi Oscar) che etichettò i lavori di Einstein come "fisica ebraica", in contrasto con la "fisica tedesca" o "ariana".

Il 3 agosto 1944, nel corso della II^ guerra mondiale, a Rignano sull’Arno, Firenze, Italy, avvenne la strage della famiglia Einstein, nota anche come strage di Rignano e strage del Focardo. Dopo un sommario e violento interrogatorio furono fucilate tre donne: Cesarina (detta Nina) Mazzetti, Luce ed Annamaria (detta Cicì) Einstein, rispettivamente moglie e figlie di Robert Einstein, cugino del celebre scienziato Albert Einstein.
La casa fu data a fuoco, mentre Lorenza, Paola e l'altra cugina, Anna Maria Bellavite furono rinchiuse in una stanza buia e risparmiate dalla furia omicida. Dal suo rifugio nei boschi della vallata, Robert vide le fiamme e, scoprendo la strage della sua famiglia tentò vanamente il suicidio.
La mattina del 4 agosto 1944, tra le fiamme di Villa Il Focardo, un foglio attaccato a un albero: “Abbiamo giustiziato i componenti della famiglia Einstein, rei di tradimento e giudei.” In realtà Cesarina Mazzetti, figlia di un pastore protestante, non era ebrea e così le due figlie. L'unica loro colpa era di portare il nome degli Einstein.
Robert Einstein si tolse la vita il 13 luglio 1945 in occasione di quello che avrebbe dovuto essere il giorno del suo 32º anniversario di matrimonio con Nina. Fu sepolto accanto alla sua famiglia nel cimitero della Badiuzza.

Albert Einstein rinunciò alla cittadinanza tedesca e svizzera e restò negli Stati Uniti fino alla morte.


Buona giornata a tutti. :-)







venerdì 31 gennaio 2014

Il male esiste? - Aneddoto attribuito ad Albert Einstein

 Germania, primi anni del XX secolo. 
Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell'Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:
"Dio ha creato tutto quello che esiste?"
Uno studente diligentemente rispose: "Sì certo!".
"Allora Dio ha creato proprio tutto?" - Replicò il professore.
"Certo!", affermò lo studente.
Il professore rispose: "Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male".
Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. Il professore, piuttosto compiaciuto con se stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l’ennesima volta che la fede religiosa era un mito.
Un altro studente alzò la sua mano e disse: "Posso farle una domanda, professore?".
"Naturalmente!" - Replicò il professore.
Lo studente si alzò e disse: "Professore, il freddo esiste?".
"Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?". Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente.
Il giovane replicò: "Infatti signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. 

Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. Lo zero assoluto (-273 °C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo... se non abbiamo calore".
Lo studente continuò: "Professore, l’oscurità esiste?".
Il professore rispose: "Naturalmente!".
Lo studente replicò: "Ancora una volta signore, è in errore, anche l’oscurità non esiste. L’oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l’oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d’onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l’oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza?
Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L’oscurità è un termine usato dall’uomo per descrivere ciò che accade quando la luce... non è presente".
Finalmente il giovane chiese al professore: "Signore, il male esiste?".
A questo punto, titubante, il professore rispose, “Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. E’ nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male".
A questo punto lo studente replicò:

"Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. Il male è semplicemente l’assenza di Dio. E’ proprio come l’oscurità o il freddo, è una parola che l’uomo ha creato per descrivere l’assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l’uomo non ha l’amore di Dio presente nel proprio cuore. 
E’ come il freddo che si manifesta quando non c’è calore o l’oscurità che arriva quando non c’è luce". 
Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio. 
Il rettore dell'Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: "Qual è il tuo nome?". 
"Mi chiamo, Albert Einstein, signore!" - Rispose il ragazzo.




"Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, 
da qualche parte; 
soltanto a poco a poco 
andiamo componendo in noi 
il luogo della nostra origine, 
per nascervi dopo, 
e ogni giorno più definitivamente".

Rainer Maria Rilke, Lettere milanesi 

Dipinto: (Richard Edward Miller)

I gesti eclatanti compiuti da poche persone fanno molto clamore ma non cambiano il mondo.
Sono i piccoli gesti compiuti quotidianamente da milioni di persone che cambiano veramente il mondo. 

(Agostino Degas) 


Educare non significa solo dire all’altro:
“Fai così”. 

Ma dirgli:
“Fai questo con me”.

cardinale Angelo Scola


Buona giornata a tutti :-)





venerdì 30 agosto 2013

La trappola per topi

Un topo stava guardando attraverso un buco nella parete, spiando quello che il contadino e sua moglie stavano facendo. Avevano appena ricevuto un pacco e lo stavano scartando tutti contenti.
"Sicuramente conterrà del cibo" pensò il topo.
Ma quando il pacco fu aperto il piccolo roditore rimase senza fiato. Quella che il contadino teneva in mano non era roba da mangiare, era una trappola per topi!
Spaventato, il topo cominciò a correre per la fattoria gridando: "State attenti! C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!".
La gallina, che stava scavando per terra alla ricerca di semi e vermetti, alzò la testa e disse: "Mi scusi, signor Topo, capisco che questo può costituire per lei un grande problema, ma una trappola per topi non mi riguarda assolutamente. Sinceramente non mi sento coinvolta nella sua paura". 

E, detto questo, si rimise al lavoro per procurarsi il pranzo.
Il topo continuò a correre gridando: "State tutti attenti! C'è una trappola per topi in casa! C'è una trappola per topi in casa!". 

Casualmente incontrò il maiale che gli disse con aria accattivante: "Sono veramente dispiaciuto per lei, signor Topo, veramente dispiaciuto, mi creda. ma non c'è assolutamente nulla che io possa fare".
Ma il topo aveva già ripreso a correre verso la stalla dove una placida mucca ruminava, sonnecchiando, il suo fieno.
"Una trappola per topi? - gli disse - E lei crede che costituisca per me un grave pericolo?". Fece una risata e riprese a mangiare tranquillamente.
Il topo, triste e sconsolato, ritornò alla sua tana preparandosi a dover affrontare la trappola tutto da solo.
Proprio quella notte, in tutta la casa si sentì un fortissimo rumore, proprio il suono della trappola che aveva catturato la sua preda. 

La moglie del contadino schizzò fuori dal letto per vedere cosa c'era nella trappola ma, a causa dell'oscurità, non si accorse che nella trappola era stato preso un grosso serpente velenoso. Il serpente la morse.
Subito il contadino, svegliato dalle urla di lei, la caricò sulla macchina e la portò all'ospedale dove venne sottoposta alle prime cure. 

Quando ritornò a casa, qualche giorno dopo, stava meglio ma aveva la febbre alta. Ora tutti sanno che quando uno ha la febbre non c'è niente di meglio che un buon brodo di gallina. E così il contadino andò nel pollaio e uccise la gallina trasformandola nell'ingrediente principale del suo brodo.
La donna non si ristabiliva e la notizia del suo stato si diffuse presso i parenti che la vennero a trovare e a farle compagnia. 

Allora il contadino pensò che, per dare da mangiare a tutti, avrebbe fatto meglio a macellare il suo maiale. E così fece.
Finalmente la donna guarì e il marito, pieno di gioia, organizzò una grande festa a base di vino novello e bistecche cotte sul barbecue. 

Inutile dire quale animale fornì la materia prima.

Morale: la prossima volta che voi sentirete qualcuno che si trova davanti ad un problema e penserete che in fin dei conti la cosa non vi riguarda, ricordatevi che quando c'è una trappola per topi in casa tutta la fattoria è in pericolo.

"Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona.
Essa suona anche per te".


(Ernest Hemingway)



L'uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.

- Albert Einstein -



"Chiunque consideri la propria e l'altrui vita come priva di significato è non soltanto infelice ma appena degno di vivere."

Albert Einstein



Forse è questo ciò che impedisce di trovar la pace. Troppe parole. 

- Hermann Hesse -




Buona giornata a tutti :-)



martedì 16 luglio 2013

Vegliare – John Henry Newman

E' necessario studiare da vicino la parola "vegliare"; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare. 
Vegliare perché?
Per questo grande evento: la venuta di Cristo.
Cos'è dunque vegliare?
Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l'ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell'ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell'attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi?

Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene?
Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi?

Vegliare nell'attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell'altro mondo.
Veglia con Cristo chi non perde di vista il passato mentre sta guardando all'avvenire, e completando ciò che il suo Salvatore gli ha acquistato, non dimentica ciò che egli ha sofferto per lui.

Veglia con Cristo chi fa memoria e rinnova ancora nella sua persona la croce e l'agonia di Cristo, e riveste con gioia questo mantello di afflizione che il Cristo ha portato quaggiù e ha lasciato dietro a sé quando è salito al cielo.


(John Henry Newman)




Ognuno confronti quanto ha pregato nel momento della prova, a quanto ha ringraziato quando le sue preghiere sono state esaudite.

- John Henry Newman -




"Alla radice dell'incredulità c'è sempre il rifiuto aprioristico dei contenuti della rivelazione divina,e proprio per giustificare questo rifiuto si cercano ragioni per respingere i motivi di credibilità".

- John Henry Newman -


Bisogna tendere alla meta, a costo di morire durante la marcia o di sentirsi mancare il cuore sotto sforzo per i travagli che vi s'incontrano, a costo di vedere il mondo sprofondare.

- Santa Teresa d'Avila - 


"...se la Chiesa visibile - ch'è fatta di 'viatori' secondo S. Agostino - ha le sue ombre e se ogni cristiano si sente davanti a Dio un povero peccatore, la Chiesa dei santi - ch'è invisibile ma altrettanto reale - rimane sempre il rifugio della nostra speranza. 
Più ancora, le eresie come le persecuzioni purificano la Chiesa: le ideologie, le implicazioni terrene la rovinano". 




Preghiera per la sera

Padre mio, ora che le voci tacciono e i clamori sono spenti,
qui, ai piedi del letto, la mia anima si eleva fino a Te per dirti:
credo in Te, spero in Te, Ti amo con tutte le mie forze.
Metto nelle Tue mani le fatiche di questo giorno
salvami, Signore,
come attraverso il fuoco del più esigente degli amori,
proteggimi da questo mondo presente,
affinché io sfugga alle fiamme eterne.
Non rinunciare a correggermi come un figlio prediletto;
fa' che impari a vivere secondo il tuo cuore a immagine di Davide,
al quale perdonasti tutti i suoi peccati.
Concedi che la porta della mia anima si apra alla chiamata
di coloro che hanno bisogno di tempo,
di attenzione o di aiuto materiale.
Signore affido a te la mia anima, il mio riposo, i miei cari.
Nel Tuo nome Signore, riposerò tranquillo. Amen


domenica 21 aprile 2013

L' amicizia prima di Facebook - Alessandro Baricco


Quel che ricordo dell' amicizia ai tempi in cui non esisteva Facebook e nemmeno la Rete, le mail, gli sms l'ho scritto in Emmaus, nell'amicizia di quei quattro ragazzini diciassettenni che muovono il romanzo.
I libri non sono mai, stupidamente, la verità, ma è vero che noi eravamo più o meno così, come quei quattro. 
Una cosa che ricordo bene, ad esempio, è che pensavamo l' amicizia come il prolungamento di una fede: fosse religiosa, come nel nostro caso, o anche laica, o politica, non importava. Anche il Toro andava bene. Ma era importante quel credere comune, non sarebbe bastata la simpatia né qualsiasi altra prossimità sentimentale. 
A tenerci uniti era la certezza che stavamo combattendo insieme una qualche sotterranea guerra, di cui poi non capivamo neanche molto. In definitiva negli amici cercavamo meno un sollievo alle nostre solitudini che non l'iscrizione a un qualche eroismo collettivo. Ciò dava ai legami un tratto di necessità, o forse di sacralità, che ci faceva impazzire.
Vi trovavamo una fermezza, un'inevitabilità, che non trovavamo altrove. Va da sé che non c'erano amici che non lo fossero per la pelle. Come i quattro di Emmaus, da ragazzi costruivamo le amicizie su una bolla di dolore. Quando non c'era, ce la inventavamo, credo. Ma sempre ci si riconosceva a partire da una ferita, e ci si voleva bene - e quanto - scambiandoci il segreto della nostra tristezza.
Ne sapevano poco le nostre famiglie, e niente il mondo: ma lo spazio di quel penare, che tenevamo segreto, dettava il perimetro di una luogo riservatissimo a cui proprio le amicizie, e solo loro, accedevano. Così essere amici significava condividere un segreto. E scambiare malinconia. 
Non voglio dire che fossimo depressi o pateticamente romantici (magari lo eravamo anche un po', ma non è quello il punto), voglio dire che quando cercavamo il massimo della vicinanza ci riusciva più facile farlo entrando nell'ombra dei nostri pensieri cupi, perché lì trovavamo la perfezione. 
L' allegria era meno interessante. Della felicità non ci accorgevamo.
E poiché non esisteva Facebook, essere amici significava fare delle cose. 
Non parlarne, o raccontarle: farle. Se cerco di ricordare momenti precisi che significassero amicizia, vedo scene in cui sempre stavamo facendo qualcosa. E mai in casa. Esisteva un nesso preciso tra l' alzare il culo per andare a fare cose e il vivere le amicizie. Anche quando ci scrivevamo, era una cosa particolare, accadeva di rado, e allora una lettera era molto più un fatto che un modo di comunicare. Era un gesto. Le telefonate interminabili (ciò che di più vicino riesco a immaginare al chattare odierno) ce le tenevamo per le fidanzate: tra noi sarebbe stato ridicolo. 
Parlavamo molto, naturalmente, ma era sempre roba cucita in un gesto, e tempo legittimato da altro tempo, speso in un qualche lavorio.
Ci sarebbe parso tremendamente vacuo frequentarci via computer. Non avremmo saputo cosa dirci. Quando invece anche solo il "tornare da giocare a pallone" diventava uno spazio perfetto, di camminate memorabili, e parole a lungo covate.
C'entravano il sudore addosso, le scarpe slacciate, e il pallone, sporco da far schifo, tra le mani, e farlo rimbalzare. Una finestrella su uno schermo, quello ci sarebbe apparso come un ripiego inspiegabile. Tutto ciò ci costringe a concludere spesso, usando un termine che è tramontato, che quelle erano amicizie profonde.
Tacitamente, intendiamo dire che quelle di Facebook non lo sono.
Ma la realtà non è così semplice. Se un termine tramonta un perché ci sarà, e l'estinguersi di un profilo certo, per la parola profondità, qualcosa deve insegnarci. Era il nome che davamo a una certa intensità, ma era un nome probabilmente inesatto. Alludeva a coordinate (superficie profondità) che il mondo quasi certamente non ha: oggi appaiono come una semplificazione un po' infantile, e stanno all'esperienza reale come un cartone sta al 3D.
Strumenti poveri, verrebbe da dire. Così ci resta la memoria di una certa intensità, ma pochi nomi certi per nominarla con esattezza. 
Per questo trarre delle conclusioni che non siano da bar sembra difficile. 
Io posso giusto annotare un'osservazione che oltre tutto ha il limite di riferirsi alla mia esperienza personale: in genere la "profondità" che tendo ad attribuire retrospettivamente a quelle amicizie non sembra aver influito sulla loro resistenza al tempo. 
Alcune se ne sono sparite, altre sono rimaste, come se una regola non ci fosse: ha tutta l'aria di essere una faccenda dannatamente casuale.
E se mi trovo ancora appiccicato addosso persone con cui tornavo da giocare a pallone, è vero che tante altre amicizie che erano analogamente "profonde" se ne sono andate con un fare liquido strabiliante, come se non avessero agganci da nessuna parte, e la benché minima forma di necessità. 
È bastato alle volte uno spostamento minimo, un' inezia, e già non c' erano più. Così quelle che sembravano pietre incastonate si sono svelate pietre appoggiate su qualcosa di sdrucciolevole: e la petrosità una categoria che solo nella fantasia ha un nesso necessario con la permanenza. 
Da giovani non potevamo immaginarlo, ma la verità è che si può essere petrosi e provvisori, noi lo eravamo. Rolling Stones, come ci insegnò poi qualcuno che, senza saperlo, aveva già capito tutto.

(Alessandro Barrico)



Ecco.... temo... cosa ne pensate? Già ci siamo?


Il più grande bisogno del mondo è il bisogno di uomini: di uomini che non si possono né comprare né vendere;
di uomini che sono fedeli e onesti fino all'intimo della loro anima;
di uomini che non hanno paura di chiamare il male col suo vero nome;
di uomini la cui coscienza è fedele al dovere come l'ago magnetico lo è al polo;
di uomini che staranno per la giustizia anche se dovessero crollare i cieli.

- Ellen Gould White -



C'è chi deve scoprirsi le gambe per farsi notare perché se si scoprisse il cervello non avrebbe niente da mostrare.

- A. Allblack - 




Buona giornata a tutti :-)







lunedì 8 aprile 2013

Riflessione su "I pensieri cattivi" - Don Vincenzo Carone

I pensieri cattivi vengono sollecitati da satana il quale richiama alla tua memoria e alla tua fantasia persone ed esperienze della tua vita sia presente che passata.

Devi formarti una volontà decisa ad ubbidire soltanto alla parola di Dio e non alle proposte di satana. 

Nell´urto, con la tua volontà, ferma le sollecitazioni di satana che si infrangono come l´onda contro gli scogli. 

Appena cominci ad indugiare la tua volontà perde forza per cui emergono le passioni le quali in breve tempo ti mettono nella condizione di non poter resistere.

I pensieri si eliminano dopo che tu li hai frantumati mediante il rifiuto energico della tua decisione di ubbidire alla parola di Dio.

Non lo sforzo psichico, bensì le parola di Dio deve essere la forza di repulsione: Dio dice, Dio vuole e lo voglio anch´io, praticamente quando viene la tentazione ti trovi di fronte e due proposte, la parola di satana e la parola di Dio, quello che scegli avrai, Dio ti dà la forza di ubbidire, satana ti dà la forza della malizia per peccare.

Frantumare i pensieri cattivi significa che tu non li riconosci come tuoi.

L´esercizio della frantumazione elimina col tempo il ricordo della vita passata oppure l´interesse di qualcosa che ti attrae.

Crea in me un cuore puro o Signore.

Il cuore è il tuo modo di pensare, l´insieme della convinzioni che ti sei formato.

La volontà indecisa, le molteplici intemperanze, la pigrizia nella preghiera e nella meditazione, la perdita della dimensione salvifica dell´Eucarestia, e le confessioni non fatte o fatte male sono l´acido che corrode i tuoi pensieri, per cui diventi presuntuoso perché attribuisci a Dio decisioni che non coincidono con la sua Legge, Dio fará o non fará questo, Dio sa che io amo vivere in questa situazione o cose del genere.

Oltre alla presunzione l´imprudenza con cui entri volontariamente nel vivo della tentazione, quando poi insorge il rimorso di coscienza la tristezza e la vergogna, invece di cadere in ginocchio e chiedere perdono ti lasci prendere dallo scoraggiamento oppure frequenti gruppi che organizzano degli incontri religiosi capaci di suscitare emozioni forti che ti fanno perdere il senso dei tuoi peccati.

Questa fragilità costante indebolisce la tua volontà, annulla i propositi e dà tristezza al cuore.

La tristezza è il segno che satana ti ha vinto e ti tiene sotto il suo potere.

La preghiera cerca l`aiuto, l`impegno della volontà lo trova e la fuga delle occasioni lo custodisce.

La fede garantisce l`aiuto, la speranza lo attende e la carità lo mette in opera.
Non fermarti dinanzi a qualche vittoria, potresti ricadere.
Lotta per vincere definitivamente le tentazioni."

(Don Vincenzo Carone)



«Chi sei tu?» chiesi una volta a un diavolo che possedeva una giovane donna. La costringeva a mangiare, mangiare e ancora mangiare. Ingoiava chili di pane e pizza ogni giorno. Ma non era mai sazia. E soprattutto non ingrassava. Era magra e fragile come un fuscello. Ma ingorda come una bestia feroce che non mangia da giorni. Le portavano intere teglie di pizza che sparivano dentro la sua bocca con una velocità incredibile. Vederla mangiare era uno spettacolo tremendo, terribile.

«Chi sei tu, dimmelo nel nome di Cristo!»

«Io sono Dio.»

«Non mentire! Dio è uno solo. E tu lo conosci bene.»

«No, io sono Dio. Io sono colui che il mondo adora. Il tuo Dio non è Dio e presto non esisterà più.»

«Taci mentitore. Dio è il Signore del cielo e della terra e tu a lui devi restare assoggettato.»

«Tu non sai niente, prete. Guardati intorno. È pieno di miei discepoli. Chi sono io per loro? Sono Dio.»

«Tu puoi dire ciò che vuoi. Ma Dio è uno solo. E nel suo nome ti ordino di andartene da questa donna. Di lasciarla libera. Vattene Satana.»

«Io non me ne vado. E anche se me ne vado resto. Resto in altri corpi. Rimango in altre vite. Il mondo è mio e sarà mio per sempre.»

«Il mondo è di Dio. E sempre stato suo. E tu sei destinato soltanto a soccombere.»

«Io non soccomberò. Presto un mio Figlio verrà adorato da tutti. Lo chiameranno Dio»..."
(Padre Gabriele Amorth, L'ultimo esorcista, Edizioni Piemme, 2012)






Chi pratica la magia agisce in intima collaborazione con Satana che ha tentato il primo uomo, Adamo, e oggi si serve dei maghi per continuare a tentare gli uomini, facendo loro gustare falsi miraggi.




"Senza la religione l’umanità si troverebbe oggi ancora allo stato di barbarie.
E’ stata la religione che ha permesso all’umanità di progredire in tutti i campi."

- Albert Einstein -



Un antico mosaico che mi ha fatto trasalire: è il mosaico del Giudizio Universale di Torcello (Venezia): Satana ha in grembo l’Anticristo, rappresentato come un bambino, anzi, come Gesù Bambino!


Nella foto Fra Modestino, l'erede di Padre Pio.

Fra Modestino diceva spesso:
"Quando ci si trova in tentazione:
più il demonio di tenta, più devi pregare.
Pregando lui rimane scornato e tu acquisti meriti.
Così lui per non farti acquisire meriti, non ti tenterà più!".