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martedì 18 agosto 2015

La casa dalle finestre d'oro

C’era una volta un bambino che viveva in una casa sulla cima della collina. Un mattino, nell’uscire di corsa per andare a scuola, si fermò di botto a guardare perché là, su una collina dall’altro lato della valle, vide una casa dalle finestre tutte d’oro lucente che splendeva al sole come un palazzo incantato in un racconto di fate. Da dove era venuta? 
Come era giunta fin lassù? Chi vi abitava? E che persone fortunate dovevano essere, con quelle meravigliose finestre d’oro invece che di vetro comune! Chissà quali splendidi tesori c’erano in una simile dimora!
Il bambino non ci pensò due volte e si affrettò a raggiungere l’altra collina, lasciandosi alle spalle la strada che conduceva a scuola. 
Partì dunque, continuando a salire, finché, finalmente, raggiunse la sommità. Avidamente si guardò intorno in cerca della casa che aveva veduto: ma non c’era che una casa come tante altre, e una donna dall’aspetto gentile sulla porta, con accanto una bambina pressa poco della sua stessa età. 
Affannato e accaldato ma pieno d’impazienza, chiese alla donna dove fosse la casa dalle finestre d’oro. 
Sorpresa, ella rispose: “Non c'è nessuna casa come tu dici su questa collina; anzi, la nostra è l’unica e come vedi le finestre sono di vetro comune. 
Poi, vedendolo tutto mortificato e deluso, gli disse gentilmente: “Non importa! Entra, vieni a far compagnia alla mia bambina, darò a tutt’e due un bicchiere di limonata e una fetta di torta e potrete giocare in giardino”.
E così i due bambini rimasero insieme finché scese la sera e venne l’ora di tornare a casa. Ed egli raccontò alla bambina la storia della casa incantata, che appariva e spariva, e di certo doveva trattarsi della dimora di qualche fata o re e lui l’avrebbe cercata tutti i giorni, finché non ci fosse riuscito.
La bambina lo ascoltava con occhi sgranati e pieni di comprensione, annuendo di tanto in tanto. Poi si alzò, lo condusse con fare misterioso fino al cancello del giardino. La bambina indicò con la mano e davvero, là sull’altra collina, c’era una casa con meravigliose finestre splendenti d’oro, così abbaglianti che il bambino dovette socchiudere gli occhi per guardare.
“Non è bellissima?” disse la bambina tutta assorta. Ma il bambino, continuando a guardare esclamò: “E’ la mia casa! Ci sono due grandi pini ai lati, e si vede la mamma che sta ritirando il bucato!”.
Poi, mentre entrambi continuavano a guardare con stupore, il sole calò pian piano: ad una ad una le finestre scintillanti d’oro sparirono, e l’imbrunire delineò i contorni della solita casetta che il bambino conosceva tanto bene. 
La sua mamma doveva cominciare a preoccuparsi non vedendolo arrivare, e bisognava tornare subito a casa. Disse perciò addio alla bambina, promettendo che sarebbe tornato a giocare con lei.

Corse giù per la collina, e risalendo l’altra trovò sua mamma ad aspettarlo con un sorriso e le braccia colme d’affetto. 
E non dubitò mai più che l’incanto e la gioia dimorassero anche nelle case dalle finestre di vetro comune, dove il sole sostava festoso. 

(Hannah I-Iurnard)
Le ore della vita

La vita passa e tra i giorni che verranno deve giungere un'ora azzurra anche per noi. Vi è chi vive la vita e chi la sciupa. Chi vive per godere e chi per mangiare. Chi per comandare e chi solo per servire. Chi per amare e chi soltanto per soffrire. Chi per attendere sempre il domani e chi per morire forse stasera. Ma vi è chi, convinto di vivere la vita, la ignora invece completamente. Chi la sfiora appena, non la vede che in superficie e non la sente mai in profondità. Vi è chi raggiunge la sua sera senza aver vissuto e chi prima del meriggio ha già sciupato più di una vita. Non incominciamo la giornata senza una promessa con noi stessi. Non chiudiamo il giorno senza ascoltare ancora una volta il nostro cuore. Viene sempre un'ora azzurra per amare e per soffrire. E allora la vita diventa grande e bella. Viene sempre un'ora illuminata per cantare la speranza.

- Nino Salvaneschi - 




E ogni tanto ripenso a quando ero bambino.
Quando il problema più grande era scegliere a che gioco giocare.
Quando si era tutti amici, senza odi e rancori.
Quando per fare pace bastava un mignolino.
Quando era tutto più semplice.
E allora mi rendo conto che le ginocchia sbucciate, non facevano poi così male.

P. Knigh


Buona giornata a tutti. :-)



sabato 4 giugno 2011

Il monaco giocoliere - Paulo Coelho -

La Madonna, con il Bambino Gesù fra le braccia, aveva deciso di scendere in Terra per visitare un monastero.
Orgogliosi, tutti i monaci si misero in una lunga fila, presentandosi ciascuno davanti alla Vergine per renderle omaggio.
Uno declamò alcune poesie, un altro le mostrò le miniature che aveva preparato per la Bibbia e un terzo recitò i nomi di tutti i santi. E così via, un monaco dopo l'altro, tutti resero omaggio alla Madonna e al Bambino.
All'ultimo posto della fila ne rimase uno, il monaco più umile del convento, che non aveva mai studiato i sacri testi dell'epoca. I suoi genitori erano persone semplici, che lavoravano in un vecchio circo dei dintorni, e gli avevano insegnato soltanto a far volteggiare le palline in aria.
Quando giunse il suo turno, gli altri monaci volevano concludere l'omaggio perché il povero acrobata non aveva nulla di importante da dire e avrebbe potuto sminuire l'immagine del convento. Ma anche lui, nel profondo del proprio cuore, sentiva un bisogno immenso di offrire qualcosa a Gesù e alla Vergine.
Pieno di vergogna, sentendosi oggetto degli sguardi di riprovazione dei confratelli, tirò fuori dalla tasca alcune arance e cominciò a farle volteggiare: perché era l'unica cosa che egli sapesse fare.
Fu solo in quell'istante che Gesù Bambino sorride e cominciò a battere le mani in braccio alla Madonna.
E fu verso quel monaco che la Vergine tese le braccia, lasciandogli tenere per un po' il bambinello.

(Paulo Coelho)
Fonte:  I racconti del maktub

Vergine con il Bambino
Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino
(Cento, 2 febbraio 1591-Bologna, 22 dicembre 1666)

Buona giornata a tutti. :-)