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martedì 5 dicembre 2017

Dalla «Lettera» di Alice Alington a Margaret Roper (figlia di Tommaso Moro), sul colloquio avuto in carcere con il padre

Mia cara Margherita, io so che la mia cattiveria, meriterei di essere abbandonato da Dio, tuttavia non posso che confidare nella sua misericordiosa bontà, poiché la sua grazia mi ha fortificato sino ad ora e ha dato tanta serenità e gioia al mio cuore, da rendermi del tutto disposto a perdere i beni, la patria e persino la vita, piuttosto che giurare contro la mia coscienza. 
Egli ha reso il re favorevole verso di me, tanto che finora si è limitato a togliermi solo la libertà. Dirò di più. 
La grazia di Dio mi ha fatto cosi gran bene e dato tale forza spirituale, da farmi considerare la carcerazione come principale dei benefici elargitimi. 
Non posso, perciò dubitare della grazia di Dio. Se egli lo vorrà, potrà mantenere benevolo il re nei miei riguardi, al fine che non mi faccia alcun male. Ma se decide ch'io soffra per i miei peccati, la sua grazia mi darà certo la forza di accettare tutto pazientemente, e forse anche gioiosamente. 
La sua infinita bontà, per i meriti della sua amarissima passione, farà sì che le mie sofferenze servano a liberarmi dalle pene del purgatorio e anzi a ottenermi la ricompensa desiderata in cielo.

Dubitare di lui, mia piccola Margherita, io non posso e non voglio, sebbene mi senta tanto debole. E quand'anche io dovessi sentire paura al punto da esser sopraffatto, allora mi ricorderei di san Pietro, che per la sua poca fede cominciò ad affondare nel lago al primo colpo di vento, e farei come fece lui, invocherei cioè Cristo e lo pregherei di aiutarmi. 

Senza dubbio allora egli mi porgerebbe la sua santa mano per impedirmi di annegare nel mare tempestoso. Se poi egli dovesse permettere che imiti ancora in peggio san Pietro, nel cedere, giurare e spergiurare (me ne scampi e liberi nostro Signore per la sua amorosissima passione, e piuttosto mi faccia perdere, che vincere a prezzo di tanta bassezza), anche in questo caso non cesserei di confidare nella sua bontà, sicuro che egli porrebbe su di me il suo pietosissimo occhio, come fece con san Pietro, e mi aiuterebbe a rialzarmi e confessare nuovamente la verità, che sento nella mia coscienza. 
Mi farebbe sentire qui in terra la vergogna e il dolore per il mio peccato.

A ogni modo, mia Margherita, io so bene che senza mia colpa egli non permetterà mai che io perisca. 

Per questo mi rimetto interamente in lui pieno della più forte fiducia. Ma facendo anche l'ipotesi della mia perdizione per i miei peccati, anche allora io servirei a lode della giustizia divina.

Ho però ferma fiducia, Margherita, e nutro certa speranza che la tenerissima pietà di Dio salverà la mia povera anima e mi concederà di lodare la sua misericordia. Perciò, mia buona figlia, non turbare mai il tuo cuore per alcunché mi possa accadere in questo mondo. 

Nulla accade che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio.

Da: «Lettere», Alberto Castelli - a cura di Francesco Rognoni, Ed. Vita e Pensiero. 






Mi sembra significativo che Newman, nella gerarchia delle virtù sottolinei il primato della verità sulla bontà o, per esprimerci più chiaramente: egli mette in risalto il primato della verità sul consenso, sulla capacità di accomodazione di gruppo.
Direi quindi: quando parliamo di un uomo di coscienza, intendiamo qualcuno dotato di tali disposizioni interiori. 
Un uomo di coscienza è uno che non compra mai, a prezzo della rinuncia alla verità, l’andar d’accordo, il benessere, il successo, la considerazione sociale e l’approvazione da parte dell’opinione dominante. 
In questo Newman si ricollega all’altro grande testimone britannico della coscienza: Tommaso Moro, per il quale la coscienza non fu in alcun modo espressione di una sua testardaggine soggettiva o di eroismo caparbio.
Egli stesso si pose nel numero di quei martiri angosciati, che solo dopo esitazioni e molte domande hanno costretto se stessi ad obbedire alla coscienza: ad obbedire a quella verità, che deve stare più in alto di qualsiasi istanza sociale e di qualsiasi forma di gusto personale. 
Si evidenziano così due criteri per discernere la presenza di un’autentica voce della coscienza: essa non coincide con i propri desideri e coi propri gusti; essa non si identifica con ciò che è socialmente più vantaggioso, col consenso di gruppo o con le esigenze del potere politico o sociale.


- card. Joseph Ratzinger -
da: "La Chiesa una comunità sempre in cammino", pp.123


Buona giornata a tutti. :-)








mercoledì 19 febbraio 2014

Disposto a perdere tutto piuttosto che giurare contro la mia coscienza - San Tommaso Moro


Mia cara Margherita, io so che la mia cattiveria, meriterei di essere abbandonato da Dio, tuttavia non posso che confidare nella sua misericordiosa bontà, poiché la sua grazia mi ha fortificato sino ad ora e ha dato tanta serenità e gioia al mio cuore, da rendermi del tutto disposto a perdere i beni, la patria e persino la vita, piuttosto che giurare contro la mia coscienza.
Egli ha reso il re favorevole verso di me, tanto che finora si è limitato a togliermi solo la libertà. Dirò di più. La grazia di Dio mi ha fatto cosi gran bene e dato tale forza spirituale, da farmi considerare la carcerazione come principale dei benefici elargitimi. Non posso, perciò dubitare della grazia di Dio. Se egli lo vorrà, potrà mantenere benevolo il re nei miei riguardi, al fine che non mi faccia alcun male. Ma se decide ch’io soffra per i miei peccati, la sua grazia mi darà certo la forza di accettare tutto pazientemente, e forse anche gioiosamente.
La sua infinita bontà, per i meriti della sua amarissima passione, farà sì che le mie sofferenze servano a liberarmi dalle pene del purgatorio e anzi a ottenermi la ricompensa desiderata in cielo.
Dubitare di lui, mia piccola Margherita, io non posso e non voglio, sebbene mi senta tanto debole. E quand’anche io dovessi sentire paura al punto da esser sopraffatto, allora mi ricorderei di san Pietro, che per la sua poca fede cominciò ad affondare nel lago al primo colpo di vento, e farei come fece lui, invocherei cioè Cristo e lo pregherei di aiutarmi.
Senza dubbio allora egli mi porgerebbe la sua santa mano per impedirmi di annegare nel mare tempestoso. Se poi egli dovesse permettere che imiti ancora in peggio san Pietro, nel cedere, giurare e spergiurare (me ne scampi e liberi nostro Signore per la sua amorosissima passione, e piuttosto mi faccia perdere, che vincere a prezzo di tanta bassezza), anche in questo caso non cesserei di confidare nella sua bontà, sicuro che egli porrebbe su di me il suo pietosissimo occhio, come fece con san Pietro, e mi aiuterebbe a rialzarmi e confessare nuovamente la verità, che sento nella mia coscienza. Mi farebbe sentire qui in terra la vergogna e il dolore per il mio peccato.
A ogni modo, mia Margherita, io so bene che senza mia colpa egli non permetterà mai che io perisca. Per questo mi rimetto interamente in lui pieno della più forte fiducia. Ma facendo anche l’ipotesi della mia perdizione per i miei peccati, anche allora io servirei a lode della giustizia divina.
Ho però ferma fiducia, Margherita, e nutro certa speranza che la tenerissima pietà di Dio salverà la mia povera anima e mi concederà di lodare la sua misericordia. Perciò, mia buona figlia, non turbare mai il tuo cuore per alcunché mi possa accadere in questo mondo. Nulla accade che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio.

Dalla «Lettera» ad Alice Alington di Margaret Roper, figlia di Tommaso More, sul colloquio avuto in carcere con il padre


L'uomo non si può separare da Dio, nè la politica dalla morale.

"Quest'armonia fra il naturale e il soprannaturale costituisce forse l'elemento che più di ogni altro definisce la personalità del grande Statista inglese: egli visse la suaintensa vita pubblica con umiltà semplice, contrassegnata dal celebre "buon umore", anche nell'imminenza della morte.

Questo il traguardo a cui lo portò la sua passione per la verità. L'uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale: ecco la luce che ne illuminò la coscienza. Come ho già avuto occasione di dire, "l'uomo è creatura di Dio, e per questo i diritti dell'uomo hanno in Dio la loro origine, riposano nel disegno della creazione e rientrano nel piano della redenzione. Si potrebbe quasi dire, con espressione audace, che i diritti dell'uomo sono anche i diritti di Dio" (Discorso, 7.4.1998).

E fu proprio nella difesa dei diritti della coscienza che l'esempio di Tommaso Moro brillò di luce intensa. Si può dire che egli visse in modo singolare il valore di una coscienza morale che è "testimonianza di Dio stesso, la cui voce e il cui giudizio penetrano l'intimo dell'uomo fino alle radici della sua anima" (Lett. enc. Veritatis splendor, 58)".

B. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica per la proclamazione di S. Tommaso Moro Patrono dei Governanti e dei Politici


Signore, dammi una buona digestione, 
e anche qualcosa da digerire.
Dammi un corpo sano, Signore,
e la saggezza per conservarlo tale.
Dammi una mente sana,
che sappia penetrare la verità con chiarezza, 
e alla vista del peccato non si sgomenti, 
ma cerchi una via per correggerlo.
Dammi un’anima sana Signore,
che non si avvilisca in lamentele e sospiri.
E non lasciare che mi preoccupi eccessivamente
Di quella cosa incontentabile che si chiama “io”.
Signore, dammi il senso dell’umorismo:
dammi la grazia di cogliere uno scherzo,
per trarre qualche allegrezza dalla vita,
e per trasmetterla agli altri. Amen.

S. Tommaso Moro



Buona giornata a tutti. :-)


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domenica 19 agosto 2012

San Tommaso Moro - Biografia


Secondogenito di sei figli, Thomas More (italianizzato in Moro) nacque a Londra nel 1477 (o 1478). Fin da fanciullo, ricevette un'ottima educazione e manifestò immediatamente una straordinaria inclinazione per gli studi. Quando il celebre umanista Erasmo da Rotterdam si recò in Inghilterra, i due si incontrarono: ne nacque un'amicizia intensa e duratura, frutto di una profonda sintonia umana e culturale. Intorno ai ventiquattro anni More volle valutare la propria vocazione per la vita monastica, alla quale preferì lo stato matrimoniale, e qualche anno più tardi sposò la diciassettenne Jane Colt. Intanto, cominciò per lui anche una brillante carriera politica, che inizialmente lo vide membro della Camera dei Comuni. Tra il 1505 e il 1509 ebbe quattro figli.Nel frattempo Thomas continua a coltivare i suoi elevatissimi interessi culturali, traducendo opere di autori classici, e continua pure a manifestare grandi capacità politico-amministrative, tanto che gli vengono affidati compiti e cariche sempre più importanti. Nel 1511, persa la moglie, si risposa con la quarantenne Alice Middleton. Nel 1516 scrive Utopia, il suo celebre capolavoro, e cinque anni dopo è nominato cancelliere dello Scacchiere e vice-tesoriere d'Inghilterra; nel 1523 è eletto speaker della camera dei Comuni.

Nel 1532 si verifica una brusca svolta nella sua vita pubblica: in pieno disaccordo con il re Enrico VIII, che vuole divorziare da Caterina d'Aragona per sposare Anna Bolena, Thomas si dimette dalla carica di cancelliere.
È nel 1534 che si consuma il suo radicale distacco dal sovrano: obbedendo alla propria coscienza, More si rifiuta di accettare l'Atto con cui Enrico VIII si dichiara capo della Chiesa inglese; da fedele cattolico, egli non può avallare quello che nei fatti è un vero e proprio scisma.
Viene incarcerato; non perde la sua serenità, anche grazie alle amorevoli cure di cui lo circonda la figlia Margaret, e trascorre il tempo della prigionia componendo scritti ascetici. Non cede neppure di fronte ai giudici che lo interrogano cercando di piegare in ogni modo la sua volontà.
È condannato e il 6 luglio del 1535 viene decapitato.
Papa Leone XIII lo beatificò nel 1886 e Pio XI lo canonizzò nel 1935.
«Moro, da buon cristiano, aveva la salda convinzione che le radici del male affondano troppo nella natura umana perché si possa annullarle con una semplice trasformazione dell'organizzazione economica della società. [...] Le sue analisi giungono alla conclusione che le radici dei mali dell'Europa del sedicesimo secolo si nutrono di un terreno fertile, qual è una società avida di guadagno, ma soprattutto ricevono linfa e alimento dall'inesauribile torrente del peccato». (J. H. Hexter)

Moro scrisse alcune significative opere contro Lutero e la Riforma protestante, nelle quali difese con forza i dogmi e la tradizione della Chiesa cattolica. Da questi scritti emerge la figura di un grande polemista e apologeta cattolico, che riafferma la retta concezione dei rapporti tra libertà e grazia, che ribadisce la validità dei sette Sacramenti, che sostiene il valore delle opere in unione con la fede, che sottolinea con forza e convinzione la grande importanza del culto della Beata Vergine Maria e dei santi. Moro è un fedelissimo figlio della Chiesa e soltanto a essa riconosce l'autorità di interpretare la Sacra Scrittura. E proprio per rimanere fedele alla «sua» Chiesa, Moro fu pronto a morire: piuttosto che piegarsi di fronte allo scisma e all'arroganza del re, che voleva schiacciare la Chiesa stessa, egli accettò serenamente la morte, dopo aver eroicamente considerato propizia al raccoglimento la detenzione inflittagli dal re. Non casualmente, prigioniero nella Torre di Londra, Moro lavora a un toccante e intenso Dialogo del conforto contro le tribolazioni e a un'accorata Esposizione della Passione del Signore, e alla devota figlia Margherita che lo va a visitare confida: «Credo, Meg, che coloro che mi hanno messo in questo posto pensino di avermi causato un grosso dispiacere, ma in fede mia ti assicuro, mia buona e cara figlia, che se non fosse stato per mia moglie e per voi miei cari ragazzi (di cui sento la forte responsabilità), non avrei esitato a rinchiudermi già da molto tempo in una camera altrettanto stretta, anzi forse ancora più stretta».Ricorda «Della morte non mi importa [...] ciò che mi importa più di tutto è di non commettere ingiustizia o empietà. [...] badate bene, o cittadini, che non è questa la cosa più difficile, ossia sfuggire alla morte, ma che è molto più difficile sfuggire alla malvagità. Infatti la malvagità corre molto più veloce della morte. E ora che sono lento e vecchio, sono stato raggiunto da colei che è più lenta, mentre i miei accusatori, che sono abili e pronti, sono stati raggiunti da colei che è più veloce, dalla malvagità».(Platone, Apologia di Socrate, 32 c-d; 39 a-b)


giovedì 16 dicembre 2010

Preghiera per il buon umore – San Tommaso Moro

Signore, donami una buona digestione
e anche qualcosa da digerire.
Donami la salute del corpo
e il buon umore necessario per mantenerla.
Donami, Signore, un'anima semplice
che sappia far tesoro
di tutto ciò che è buono
e non si spaventi alla vista del male
ma piuttosto trovi sempre il modo
di rimettere le cose a posto.
Dammi un'anima che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri, i lamenti
e non permettere che mi crucci eccessivamente
per quella cosa troppo ingombrante
che si chiama «io».
Dammi, Signore, il senso del buon umore.
Concedimi la grazia
di comprendere uno scherzo
per scoprire nella vita un po' di gioia
e farne parte anche agli altri.
Amen.
 
(San Tommaso Moro)



Tommaso Moro è il nome italiano con cui è ricordato Thomas More (7 febbraio 1478 - 6 luglio 1535), avvocato, scrittore e membro del parlamento inglese.
More ha coniato il termine «utopia», indicando un'immaginaria isola dotata di una società ideale, governata dalla giustizia e dalla libertà, di cui descrisse il sistema politico nella sua opera più famosa, «L'Utopia», del 1516. Umanista, studiava i Padri della Chiesa. Molto stimato dal re  Enrico VIII d’Inghilterra  che nel 1529 lo nomina Lord Cancelliere.
Ma Enrico ripudia Caterina d’Aragona (moglie e poi vedova di suo fratello Arturo) e sposa Anna Bolena staccando da Roma  la Chiesa inglese  e proclamandosi suo  capo supremo.  La fede di Tommaso gli vieta di accettare quel divorzio e la supremazia del re nelle cose di fede. Lo pensa, lo dice, perde il posto e rinchiuso nella prigione della Torre di Londra  scrive cose bellissime in latino a un amico italiano che vive a Londra, il mercante lucchese Antonio Bonvisi: "Amico mio, più di ogni altro fedelissimo e dilettissimo... Cristo conservi sana la tua famiglia".
Viene condannato alla pena capitale con l’accusa di tradimento.
Davanti al patibolo, è cordiale anche col boia che dovrà decapitarlo: "Su, amico, fatti animo; ma guarda che ho il collo piuttosto corto", e gli regala una moneta d’oro. Tommaso Moro invita a pregare per Enrico VIII, "e dichiarò che moriva da suddito fedele al re, ma innanzitutto a Dio".
Nel 1935, è proclamato santo da Papa Pio XI; dal 1980 è commemorato anche nel calendario dei santi della chiesa anglicana (il 6 luglio), assieme all'amico John Fisher, vescovo di Rochester, decapitato quindici giorni prima di Moro, per le stesse ragioni. Nel 2000 San Tommaso Moro venne dichiarato patrono degli statisti e dei politici da Papa Giovanni Paolo II.La Chiesa li ricorda entrambi nello stesso giorno, il 22 giugno.



Buona giornata a tutti. :-)