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domenica 1 aprile 2018

Cristo è risorto! Alleluia!


Al mondo intero, attento o sordo che sia, gridiamo il nostro gaudio vivissimo: Gesù Cristo è risorto! 
Sì, egli vive. La pietra del suo sepolcro è rovesciata; un giorno lo sarà anche quella del nostro. 
Questa è la nostra gioia. 
E' la nostra vittoria. 
E' la nostra salvezza, ora oggetto della nostra speranza.


- Beato Paolo VI -
papa Domenica di Pasqua, 14 aprile 1974


Chi è il più forte?

Su una vecchia quercia stava un vecchio Gufo, più taceva e più sapeva, più sapeva e più taceva...
Un giorno, la pietra disse: «Sono la più forte!». Udendo ciò, il ferro disse: «Sono più forte di te! Lo vuoi vedere?». Subito, i due lottarono fino a quando la pietra fu ridotta in polvere.
Il ferro disse a sua volta: «lo sono il più forte! Udendolo, il fuoco disse: «lo sono più forte te! Lo vuoi vedere?». Allora i due lottarono finché il ferro fu fuso.
Il fuoco disse a sua volta: «lo sì che sono forte!». Udendo ciò, l'acqua disse: «lo sono più forte di te! Se vuoi te lo dimostro». Allora, lottarono fin quando il fuoco fu spento.
L'acqua disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Udendola il sole disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!».   I due lottarono finché il sole fece evaporare l'acqua.
Il sole disse a sua volta: «Sono io il più forte!». Udendolo, la nube disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!».    I due lottarono finché la nube nascose il sole.
La nube disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Ma il vento disse: «lo sono più forte di te! Te lo dimostro». Allora i due lottarono fin quando il vento soffiò via la nube ed essa sparì.
ll vento disse a sua volta: «lo sì, che sono forte!». I monti dissero: «Noi siamo più forti di te! Guarda!». Subito i due lottarono fino a che il vento restò preso tra le catene dei monti.
I monti, a loro volta, dissero: «Siamo i più forti!». Ma sentendoli, l'uomo disse: «lo sono più forte di voi! E, se lo volete vedere ... ». L'uomo, dotato di grande intelligenza, perforò i monti, impedendo che bloccassero il vento. Dominando il potere dei monti, l'uomo proclamò: «lo sono la creatura più forte che esista!».
Ma poi venne la morte, e l'uomo che si credeva intelligente e tanto forte, con un ultimo respiro, morì.
La morte a sua volta disse: "Sono io la più forte! Perché prima o poi tutto muore e finisce nel nulla”.
La morte già festeggiava quando, inatteso, venne un uomo e, dopo soli tre giorni dalla morte, risuscitò, vincendo la morte.

Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori è diventata testata d'angolo… Buona Pasqua!






"Buona Pasqua, accogliete tutti questo augurio, pieno di speranza, pieno di energia.
La vita è bella se è nuova, è nuova se è buona, se è saggia, se è forte, in una parola, se è cristiana."

- Beato Paolo VI, papa -




Happy Easter, Joyeuse Pasques, Frohe Ostern, Felices Pascuas, Fouai Hwo Gie Quai le, Eeid -Foss’h Mubarak, Sretun Uskrs, Gezuar Pashken, Paste Fericit, Vesele Velikonoce, Veselá velká noc, Boa Pascoa, Kalo Paska, Zalig Paasfeest, Schastilvoi Paschi, Bon fiesse-d’joyeuse pôque, Felician Paskon en Kristo Resurektinta, Shnorhavor surb zatik, A fraylekhn Pesah,Gofúkkatsu Omédetoo, Ieasika Elihle, Buona Pasqua, 


sabato 31 marzo 2018

Maria, donna del Sabato santo – don Tonino Bello


Santa Maria, donna del Sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l'ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema.
Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie, perché nei frammenti del passato possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi. 
E ridestaci nel cuore, attraverso i segnali del futuro, una intensa nostalgia di rinnovamento, che si traduca in fiducioso impegno a camminare nella storia.
Santa Maria, donna del Sabato santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com' è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. 
È il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare.
Ripetici, insomma, che non c'è croce che non abbia le sue deposizioni. 
Non c'è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. 
Non c'è peccato che non trovi redenzione. 
Non c'è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. 
Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell'alleluia pasquale.
Santa Maria, donna del Sabato santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all'incontro col tuo figlio Risorto. 
Quale tunica hai indossato sulle spalle? 
Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull'erba? 
Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? 
Quali parole d'amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutto d'un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi?
Madre dolcissima, prepara anche noi all'appuntamento con lui.
Destaci l'impazienza del suo domenicale ritorno. 
Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti.
Perché qui le ore non passano mai.

- Don  Tonino Bello - 
da: Maria donna dei nostri giorni, ed. San Paolo


Oggi il sole di giustizia si è manifestato non dal cielo, ma dagli inferi.
Infatti un qualcosa di inatteso è accaduto: gli inferi sono diventati immagine dell'oriente e il sole di giustizia si è levato di là.
Egli, infatti, discese a illuminare quelli che erano in basso, per mezzo della sua morte; e salì a illuminare quelli che erano in alto, per mezzo della sua risurrezione.

Omelia siriaca anonima, V-VI sec.


Oggi un grande silenzio avvolge la terra. Un grande silenzio e una grande calma. Un grande silenzio, perché il Re dorme. La terra ha rabbrividito e si è ammutolita, perché Dio si è addormentato nella carne, e l'inferno ha tremato. Dio si è addormentato per un istante, e ha svegliato coloro che erano negl'inferi... Va alla ricerca dell'uomo come della pecorella smarrita... Prende per mano l'uomo e gli dice: «Svegliati, o tu che dormi, sorgi fra i morti e Cristo t'illuminerà» (Ef. 5, 14).

- Epifanio di Salamina - 
Omelie per il Sabato Santo, PG 43, 349, 451, 462-463



Silenzio.. Oggi è giornata di attesa e di preghiera.

venerdì 30 marzo 2018

Il buon ladrone - Miguel de Unamuno e François Charles Mauriac

«Signore, ricordati di me quando sarai arrivato nel tuo regno». 
L’occupante di sinistra, invece, persevera virilmente nel suo atteggiamento energico che gli vale la simpatia degli «spiriti forti».
Non importa! perché dall'altra parte, come un vaso aperto che trabocca d'improvviso, quel cortigiano dell'annientamento e dell'agonia, quello spudorato profittatore - il crocifisso di destra - si sente colmato della prodigiosa promessa: «Oggi, sarai con me in Paradiso».
Oggi! D'un sol colpo, non solo è assolto, ma santificato!
In un solo istante, su quel disgustoso cadavere, la Grazia ha approfittato di tutte le deficienze della virtù.
Su quella forca infame non c'è più uno scellerato che espia, ma un martire in funzione d'ostia che brilla.
L’assassino, l'impudico, il ladro, il forzato, il bandito professionale è diventato un santo...
È bastata quell'accettazione alla base.
È bastato quell'impercettibile spostamento, quella lieve fessura nell'ermetico recipiente del nostro egoismo.
È bastato uno sguardo tra le sue palpebre sanguinanti per scatenare nell'invitato di destra quel cataclisma penitenziale, quella risurrezione mista all'agonia, quell'irresistibile esplosione dell'Eternità.

- Miguel de Unamuno -
da: Il Cristo di Velazquez, pp. 67-68




Il buon ladrone

Coloro ch'egli ama, si accalcano, montano la guardia intorno al suo corpo esposto, ricoprendo, velando col loro amore la sua nudità, troppo sanguinante, troppo dolorosa per offendere qualsiasi sguardo. A traverso il sangue e il pus, egli vede la propria pena riflessa sui volti cari: quelli di Maria sua madre, di Maria Maddalena, d'una delle sue zie, moglie di Cleofa. Giovanni ha forse gli occhi chiusi.
Ed ecco l'episodio sublime, l'ultima invenzione dell'Amore, innocente e crocifisso, che Luca solo riporta: L’uno dei malfattori appiccati lo ingiuria dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi. - Ma l'altro lo riprendeva dicendo: Non hai tu timore di Dio, che sei nel medesimo supplizio? Per noi è giustizia, perché riceviamo la pena degna dei nostri misfatti: ma costui non ha commesso nulla di male.
E tosto che ha parlato, una grazia immensa gli piove in cuore: quella di credere che quel suppliziato, quel miserevole rifiuto che i cani schiferebbero, è il Cristo, il Figlio di Dio, l'Autore della vita, il Re del cielo. E dice a Gesù:
«Signore, ricòrdati di me, quando sarai entrato nel tuo regno».
«Oggi stesso tu sarai con me in paradiso».
Un solo moto di puro amore, e un'intera vita criminale è cancellata. Buon ladrone, santo operaio dell'ultima ora, inebbriaci di speranza.

- François Charles Mauriac -
da: Vita di Gesù, pp. 149-150



Silenzio..................

mercoledì 28 marzo 2018

Da: "L'amicizia di Cristo" - Robert Hug Benson

Un’ora circa è passata... Le urla e le bestemmie dei due ladri torturati muoiono in gemiti, e i gemiti nel silenzio della consunzione e nel silenzio la Grazia di Dio e le abitudini del passato hanno operato insieme.
Uno di loro, a lato, è ancora attanagliato dal suo dolore, e lo riacutizza, e lo contrasta, e si adagia in questo modo e in quest’altro, cercando di lenirlo; l’altro invece comprende che oltre il suo dolore c’è qualche cos’altro nell’universo, che il suo dolore non può essere il principio e la fine di tutte le cose.
Di tanto in tanto riesce ad afferrare qualche sguardo, torcendo in qua e in là il capo, attraverso il sangue accecante e le lacrime, attraverso la nuvola di polvere sollevata dalla folla impetuosa, di un Altro che pende nel mezzo. Anche il suo compagno lo ha veduto, ma ha veduto la sua pazienza solo come un rimprovero al suo tormento... «Se tu sei Cristo, salva te stesso e noi» (Lc 23, 39). 

Eppure egli vede qualche cosa di più che un fallimento e una tragedia: egli forse ha udito la prima Parola che gemette quando i chiodi lo perforarono; e per questo dettaglio, e quello, e l’altro, la sua mente ottenebrata - la mente di bambino selvatico - cominciò dolorosamente a lavorare.
Ed anche la Grazia cominciò a lavorare nelle sue misteriose operazioni, su questa mente piccola e rachitica, come un raggio di sole in un vicolo sporco... Con tutta la nostra teologia noi non conosciamo quasi nulla dei procedimenti divini; noi conosciamo solo alcune condizioni, una frazione dei suoi effetti; abbiamo balbettato qualche cosa delle sue opere e niente più. 

Questo, comunque, noi sappiamo: che l’uomo a cui la Grazia venne non era del tutto egoista, che c’era in lui sufficiente ricettività perché la Grazia potesse penetrarvi.

I. Così, a poco a poco, la verità (non osiamo dire tutta la verità esplicita) cominciò a filtrare, quella ottenebrata intelligenza cominciò a ricevere barlumi, che venivano, andavano e ritornavano, del supremo fatto che i colti Farisei trascurarono... cominciò a comprendere che il Criminale non era del tutto un Criminale, che la corona di spine non era solo un dileggio, che l’iscrizione della Croce nascondeva qualche cosa oltre l’irrisione... 
Il Dolore è mago strano quando la Grazia vi sta di dietro, un iniziatore ai segreti, un Sommo Sacerdote che regala e dispensa misteri sconosciuti a coloro che non hanno sofferto...
Almeno conosciamo che il ladro parlò (un miracolo più grande che l’asina di Balaam), che un assassino riconobbe il Signore della Vita, che un bugiardo disse la verità, che un fuorilegge si sottomise al Re. «Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo regno».
Egli domanda, la minima cosa che si poteva chiedere, cioè che un Re il quale tra qualche giorno entrerà nel regno non si dimentichi totalmente di una creatura come Disma, che una volta soffrì al suo fianco.
Né vi soggiunge dubbioso «Se tu sei il Cristo» ma esplicitamente lo chiama «Signore». Né domanda per il proprio sollievo «Salva Te stesso e noi», ma solo per un futuro ricordo: Un giorno, quando sarà, ricòrdati di me...
E, dopo la parola, avviene il miracolo che accade sempre quando l’anima comincia con umiltà di prendere il posto più basso.
Appena avremo imparato ad essere servi, riceveremo il posto e il nome di Amici. «Amico, vieni più avanti...» (Lc 14, 10). «Non vi chiamo più servi... poiché vi ho chiamato amici» (Gv 15, 15). Egli, difatti, è l’unico cui servire è regnare, il cui servizio è perfetta libertà. «Oggi stesso tu sarai con me in Paradiso» (Lc 23, 43).

- Robert Hug Benson -

da: L'amicizia di Cristo

Mattia Trotta, Il buon ladrone


I fatti essenziali della vita di Gesù non appartengono solo al passato, ma sono presenti, in modi diversi, in tutte le generazioni. E così anche nel nostro tempo, negli ultimi duecento anni, osserviamo la stessa cosa. 
Ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologi, maestri della fede, che ci hanno insegnato molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura, della storia della salvezza, ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo: che Gesù era realmente Figlio di Dio, che il Dio trinitario entra nella nostra storia, in un determinato momento storico, in un uomo come noi. 
L’essenziale è rimasto nascosto! Si potrebbero facilmente citare grandi nomi della storia della teologia di questi duecento anni, dai quali abbiamo imparato molto, ma non è stato aperto agli occhi del loro cuore il mistero. Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno conosciuto tale mistero. […] 
Potremmo elencarne tanti! Ma da tutto ciò nasce la questione: perché è così? 
È il cristianesimo la religione degli stolti, delle persone senza cultura, non formate? 
Si spegne la fede dove si risveglia la ragione? 
Come si spiega questo? Forse dobbiamo ancora una volta guardare alla storia. Rimane vero quanto Gesù ha detto, quanto si può osservare in tutti i secoli. 
E tuttavia c’è una “specie” di piccoli che sono anche dotti. 
Sotto la croce sta la Madonna, l’umile ancella di Dio e la grande donna illuminata da Dio. 
E sta anche Giovanni, pescatore del lago di Galilea, ma è quel Giovanni che sarà chiamato giustamente dalla Chiesa “il teologo”, perché realmente ha saputo vedere il mistero di Dio e annunciarlo: con l’occhio dell’aquila è entrato nella luce inaccessibile del mistero divino. 
Così, anche dopo la sua risurrezione, il Signore, sulla strada verso Damasco, tocca il cuore di Saulo, che è uno dei dotti che non vedono. Egli stesso, nella prima Lettera a Timoteo, si definisce “ignorante” in quel tempo, nonostante la sua scienza. 
Ma il Risorto lo tocca: diventa cieco e, al tempo stesso, diventa realmente vedente, comincia a vedere. Il grande dotto diviene un piccolo, e proprio per questo vede la stoltezza di Dio che è saggezza, sapienza più grande di tutte le saggezze umane.

- papa Benedetto XVI - 

 Omelia, Cappella Paolina, 1° dicembre 2009




“Dalla croce lo sguardo è più puro.
Regalami il tuo sguardo al buon ladrone.
E guardami così, mio Signore.
Voglio solo stare con te.
Non voglio sentirmi importante,
né inserirmi in alcun posto.
La mia anima sogna il cielo che è infinito.
La mia vita è così piccola stesa sulla riva.
Sogno il mare che accarezza la mia barca.
Ho tanti progetti custoditi nel profondo.
Te li offro.
È vero, sogno in grande.
E la mia vita è meravigliosa com’è, lo so.
Ma continuo a sognare in grande.
Ti offro la rinuncia a ciò che avrebbe potuto essere,
a ciò che può essere.
Ma il mio cielo è nella mia vita di ora.
E una e mille volte,
in tutte le circostanze della mia vita,
scelgo te.
Tu, Gesù, scegli me.
Non voglio desiderare quello che non ho”.


Buona giornata  a tutti. :-)









lunedì 26 marzo 2018

Lunedì di Passione – dom Prosper Guéranger

Lunedì di Passione

«I nemici del Salvatore non s'accontentarono di lanciar pietre contro di lui; oggi vogliono sottrargli la libertà, e mandano soldati ad impadronirsi di lui. In questa circostanza Gesù non crede opportuno fuggire; ma quale terribile parola pronuncia al loro indirizzo! 
"Vado da chi mi ha mandato; mi cercherete e non mi troverete, e dove io sono non potete venire". 
Dunque il peccatore che per tanto tempo ha abusato della grazia, può, in punizione della sua ingratitudine e del suo disprezzo, non ritrovare più il Salvatore, dal quale ha voluto distaccarsi. 
Umiliato dalla mano di Dio, Antioco pregò; ma non fu esaudito. 
Dopo la morte e la risurrezione di Gesù, mentre la Chiesa gettava le sue radici nel mondo; i Giudei crocifissori del Cristo andavano a cercare il Messia in tutti gl'impostori che allora si levavano nella Giudea causando le sommosse che portarono Gerusalemme alla rovina. 
Assediati d'ogni parte dalla spada dei Romani e dalle fiamme dell'incendio che divorava il tempio e le case, essi gridavano verso il cielo, supplicando il Dio dei loro padri a mandare, secondo la sua promessa, l'atteso liberatore; e neppure immaginavano che questo liberatore s'era già mostrato ai loro padri, anzi a molti di loro, che l'avevano ucciso, e che gli Apostoli avevano già portato il suo nome agli ultimi confini della terra. 
Attesero ancora, fino al momento in cui la città deicida s'abbatté su quelli che non furono passati dalla spada del vincitore; gli altri che sopravvissero furono condotti a Roma per ornare il trionfo di Tito. 
Se si fosse loro chiesto chi aspettavano, certamente avrebbero risposto che aspettavano il Messia. 
Vana attesa: il momento era passato. 
Temiamo che la minaccia del Salvatore non si compia in molti di coloro che lasceranno ancora passare la Pasqua senza convertirsi al Dio di misericordia; e preghiamo, intercediamo, affinché non cadano in mano alla giustizia, che non riuscirebbe più a piegare un loro tardivo ed assai imperfetto pentimento».

dom Prosper Guéranger -
(da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 644-647)






La Sacratissima Sindone

Torino «custodisce come prezioso tesoro la “Santa Sindone”, che mostra a nostra commozione e conforto l'immagine del Corpo esanime e del divino volto affranto di Gesù» (Pio XII, Radiomessaggio a per il XIV Congresso nazionale di Torino, 13 settembre 1953). 
In quel telo di lino san Giuseppe d'Arimatea ravvolse il Corpo del Cristo al momento di seppellirlo. 
La luce soprannaturale che rifulse il mattino di Pasqua fissò perennemente sul lino l’immagine del Corpo morto del Redentore con tutte e singole le piaghe della Passione. 
Già venerata a Gerusalemme, passò ad Edessa nel secolo VI e infine a Costantinopoli nel secolo X. 
Arrivata in Europa nel secolo XIII, dopo la Quarta Crociata del 1204.
Venuta in possesso della Casa Savoia nel 1453, fu custodita a Chambery fino al 1694 quando fu traslata nella Cattedrale di Torino. 
Nel 1506 Giulio II ne permetteva il culto pubblico, approvandone la Messa e l'Ufficio proprii. 
Leone X estendeva tale festa all'intera Savoia (al di là dei monti) e Gregorio XIII al Piemonte (al di qua dei monti). 
La festa della Sacratissima Sindone si fa come devozione il Venerdì della Seconda Settimana di Quaresima e come solennità propria il 4 maggio. 
Nel 1983 Umberto II di Savoia cedeva il possesso della Reliquia alla Sede Apostolica, affidandone però la custodia agli Arcivescovo pro tempore di Torino.

Preghiera : O Dio, che ci lasciasti le impronte della tua Passione nella Sindone in cui Giuseppe avvolse il tuo sacratissimo Corpo deposto dalla croce, concedici, propizio, che per mezzo della tua Morte e della tua Sepoltura, giungiamo alla gloria della Resurrezione: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

O Gesù, mi fermo pensoso
ai piedi della croce:
anch’io l’ho costruita con i miei peccati!
La tua bontà, che non si difende
e si lascia crocifiggere,
è un mistero che mi supera
e mi commuove profondamente.

Signore, tu sei venuto nel mondo per me,
per cercarmi, per portarmi
l’abbraccio del Padre.

Tu sei il volto della bontà
e della misericordia:
per questo vuoi salvarmi!

Dentro di me ci sono le tenebre:
vieni con la tua limpida luce.
Dentro di me c’è tanto egoismo:
vieni con la tua sconfinata carità.
Dentro di me c’è rancore e malignità:
vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.

Signore, il peccatore da salvare sono io:
il figlio prodigo che deve ritornare sono io!
Signore, concedimi il dono delle lacrime
per ritrovare la libertà e la vita,
la pace con te e la gioia in te,
Amen.

- Cardinale Angelo Comastri -
Fonte: “Davanti al crocefisso. Preghiere, invocazioni, litanie”a cura di L. Guglielmoni, F. Negri. Ed. Paoline




Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 1 marzo 2018

L'entrata Trionfale - Georges Bernanos

E guarda, a proposito, quell'episodio dell'entrata trionfale a Gerusalemme io lo trovo così bello!
Nostro Signore si è degnato assaggiare il trionfo come tutto il resto, come la morte, non ha rifiutato nulla delle nostre gioie, non ha rifiutato che il peccato.
Ma la sua morte, diamine!, l'ha curata, non vi manca nulla.
Invece, il suo trionfo, è un trionfo per bambini, non ti pare? Un'immagine di Épinal, con l'asinello, le fronde verdi, e la gente di campagna che batte le mani. Una parodia gentile, un po' ironica, delle magnificenze imperiali. Nostro Signore sembra sorridere - Nostro Signore sorride spesso -, ci dice: «Non prendete troppo sul serio questo genere di cose; ma infine ci sono dei trionfi legittimi, non è proibito trionfare; quando Giovanna d'Arco rientrerà in Orléans sotto i fiori e le orifiamme, con la sua bella tunica di panno d'oro, non voglio che creda di far del male.
Poiché ci tenete tanto, miei poveri ragazzi, l'ho santificato, il vostro trionfo, l'ho benedetto, come ho benedetto il vino delle vostre vigne».
E, quanto ai miracoli, nota bene, è la stessa cosa. Non ne fa più del necessario. I miracoli sono le immagini del libro, le belle immagini.


- Georges Bernanos -
dal "Diario di un curato di campagna", pp. 173-174



...Nel Vangelo della lavanda dei piedi il colloquio di Gesù con Pietro presenta ancora un altro particolare della prassi di vita cristiana, a cui vogliamo alla fine rivolgere la nostra attenzione. 
In un primo momento, Pietro non aveva voluto lasciarsi lavare i piedi dal Signore: questo capovolgimento dell’ordine, che cioè il maestro – Gesù – lavasse i piedi, che il padrone assumesse il servizio dello schiavo, contrastava totalmente con il suo timor riverenziale verso Gesù, con il suo concetto del rapporto tra maestro e discepolo. “Non mi laverai mai i piedi”, dice a Gesù con la sua consueta passionalità (Gv 13, 8). 
È la stessa mentalità che, dopo la professione di fede in Gesù, Figlio di Dio, a Cesarea di Filippo, lo aveva spinto ad opporsi a Lui, quando aveva predetto la riprovazione e la croce: “Questo non ti accadrà mai!”, aveva dichiarato Pietro categoricamente (Mt 16, 22). 
Il suo concetto di Messia comportava un’immagine di maestà, di grandezza divina. 
Doveva apprendere sempre di nuovo che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza; che essa consiste proprio nel discendere, nell’umiltà del servizio, nella radicalità dell’amore fino alla totale auto-spoliazione. 
E anche noi dobbiamo apprenderlo sempre di nuovo, perché sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione; perché non siamo in grado di accorgerci che il Pastore viene come Agnello che si dona e così ci conduce al pascolo giusto..

- papa Benedetto XVI - 
dalla "Omelia durante la Santa Messa nella Cena del Signore" 20 marzo 2008

San Giovanni in Laterano 

domenica 16 aprile 2017

La Resurrezione - Beato John Henry Newman

"O giorno beato della risurrezione, che nei tempi antichi era chiamato « 
regina dei giorni di festa » e suscitò fra i cristiani un ansioso, anzi polemico scru­polo di onorarlo debitamente! Giorno beato, che una volta venne trascorso solo nel dolore, quando Cristo risorse davvero e i discepoli non vi credettero; da allora, però, è un giorno di gioia per la fede e l’amore della Chiesa! Nei tempi antichi in tutto il mondo i cristiani lo aprivano con un saluto del mat­tino. 
Ciascuno diceva al suo vicino: «Cristo è risor­to!», e il vicino rispondeva: «Cristo è davvero ri­sorto ed è apparso a Simone ! ». Persino per Simone, il discepolo pauroso che lo rinnegò tre volte, Cristo è risorto. 
Persino per noi, che tanto tempo fa abbia­mo promesso di obbedirgli e da allora lo abbiamo tante volte rinnegato davanti agli uomini, tante vol­te abbiamo preso le parti del peccato e seguito il mondo, quando Cristo ci chiamava per un’altra strada. «Cristo è davvero risorto ed è apparso a Si­mone!»: Cristo è apparso a Simon Pietro, l’aposto­lo amato su cui è costruita la Chiesa. Egli è apparso prima di tutto alla sua santa Chiesa e nella Chiesa egli dispensa benedizioni, che il mondo non cono­sce. 

Sarebbero beati se conoscessero le loro benedi­zioni coloro ai quali è consentito, come lo è a noi, settimana dopo settimana, giorno di festa dopo giorno di festa, di cercare e trovare in questa santa Chiesa il Salvatore delle loro anime!"

- Beato John Henry Newman -

dal sermone della Domenica di Pasqua 3 aprile 1831



«Il cristianesimo è l'esaltazione della realtà concreta. 
Senza la Resurrezione di Cristo c'è una sola alternativa: il niente, tutto appare come un’effimera illusione. 
Ma nella luce di Pasqua, che irradia il nostro vivere, il reale si rigenera». 

- Don Luigi Giussani - 



La risurrezione di Cristo non è il frutto di una speculazione, di un’esperienza mistica: è un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e lascia in essa un’impronta indelebile.

- Papa Benedetto XVI -



C'era un Uomo che perdeva sangue nel giardino degli ulivi,
ma un traditore, baciandolo, rivelò l'amore
di cui quell'Uomo era capace.
C'era un uomo in silenzio davanti all'adultero Erode,
ma il silenzio del condannato sconfisse l'eloquenza del peccatore.

Si udì un grido di dolore uscire dal petto ferito:
«Padre, perdona loro».
La voce si perse nel vento,
ma spaccò il velo del tempio rivelando l'unità nell'amore.
Ci furono segni di fallimento nell'ultimo sospiro del crocefisso,
ma un grido di fede esplose dal petto del centurione romano.
Ci furono tenebre che dominavano la terra,
mentre il buon ladrone entrava nella vera luce.
Ci fu un corpo inerte fra le braccia di una donna piena di vita,
prima che un sepolcro prestato accogliesse il redentore dell'umanità.
All'improvviso dal sepolcro sbocciò la vita,
ed il risuscitato riempì di festa la terra redenta.
La notte fuggì spaventata facendo sorgere l'eterna aurora.
Auguri di Luce!


O Signore risorto,
fa’ che ti apra
quando bussi alla mia porta.

Donami gioia vera
per testimoniare al mondo
che sei morto e risorto
per sconfiggere il male.
Fa’ che ti veda e ti serva
nel fratello sofferente,
malato, abbandonato, perseguitato…
aiutami a riconoscerti
in ogni avvenimento della vita
e donami un cuore sensibile
alle necessità del mondo.

O Signore risorto,
riempi il mio cuore
di piccole opere di carità,
quelle che si concretizzano in un sorriso,
in un atto di pazienza e di accettazione,
in un dono di benevolenza e di compassione,
in un atteggiamento di perdono cordiale,
in un aiuto materiale secondo le mie possibilità.
Amen.


- Madre Teresa di Calcutta - 




Il Signore è risorto!

È veramente risorto!

Allelúia!




Amici ed amiche Buona Pasqua!!!