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mercoledì 16 ottobre 2019

Senza il perdono non c’è guarigione – don Tonino Lasconi

Quanto sarebbe stato più bello se Gesù avesse subito sistemato il corpo dell’uomo senza quel perdono dei peccati, non richiesto né dai parenti né dal direttamente interessato, che ha complicato le cose agli scribi e le complica anche noi…
Che bel miracolo quello del paralitico di Cafarnao! Tutta la casa di Pietro piena zeppa di gente, quei parenti che fanno di tutto per portare davanti a Gesù quel poveretto, e non si rassegnano a costo di farlo passare dal tetto, il miracolato che se ne va via con la sua barella sotto braccio “davanti agli occhi di tutti”…
Ma quanto sarebbe stato più bello se Gesù avesse subito sistemato il corpo dell’uomo senza quel perdono dei peccati, non richiesto né dai parenti né dal direttamente interessato, che ha complicato le cose agli scribi e le complica anche noi.

Agli scribi per due motivi. Prima di tutto perché giustamente scandalizzati che un uomo si arrogasse il potere esclusivo di Dio. Poi perché Gesù, anche se in modo non così esplicito come farà più volte in seguito (Gv 9,34; Lc 13,4-5), smentisce la loro radicata convinzione (che purtroppo resiste anche dentro di noi) che la malattia sia una punizione divina per un comportamento peccaminoso. Gesù, infatti, perdona i peccati dell’uomo senza guarirgli il corpo. Se tra peccato e malattia ci fosse stato un nesso di causa ed effetto, con il perdono dei peccati sarebbe scattata subito la guarigione.

A noi perché facciamo fatica a capire a cosa serva il perdono dei peccati, dal momento che non siamo affatto sicuri che il peccato esista. Esiste l’infrazione della legge, ma tutto ciò che la legge non proibisce non ha bisogno di essere perdonato. Se l’aborto e il divorzio sono consentiti dalla legge, perché non li si può fare? Infatti non si capisce perché mai la Chiesa insista a dire che, se uno li fa, non può accostarsi alla comunione, e nemmeno fungere da padrino per il battesimo e la cresima. Se l’eutanasia, com’è probabile, diventerà legale, non sarà che i preti ricominceranno con la storia che impedisce di fare la comunione?

È così! Facciamo fatica a credere che esista il peccato, cioè pensieri, parole, opere e omissioni intrinsecamente sbagliati, anche se nessuna legge umana li proibisce, perché vanno contro la legge di Dio, scritta nel profondo del cuore di tutti gli uomini, e che non possono essere sanati con una multa, con il carcere, con l’amnistia, o con un buon avvocato, ma soltanto con il perdono di Dio.


Attenzione! Non stiamo parlando degli “altri”, di quelli che non credono in Dio e in Gesù. Il paralitico di Cafarnao è un grande stimolo per noi credenti. Gesù, dice il Vangelo;, “vedendo la loro fede, disse al paralitico: Figlio, ti sono perdonati i peccati”, affermando così che la salute dello spirito è più importante di quella del corpo o, quanto meno, che è inutile sanare il corpo senza sanare lo spirito.

È questa la convinzione che siamo chiamati a riconquistare.
 In questo impegno dovremmo essere incoraggiati anche dall’osservazione della realtà che manifesta in modo sempre più evidente come i malesseri profondi dell’umanità non possono essere sanati dall’esterno senza sanare il cuore. Se infatti non c’è il nesso tra malattia e punizione divina, è però evidente quello tra male del corpo e male dello spirito. Da dove nascono, infatti, le grandi crisi, i grandi problemi e le grandi sofferenze dei nostri giorni se non dal fatto che ci si illude di sostituire i comandamenti di Dio, indelebili e intoccabili, con le sole leggi umane che qualsiasi autorità può scrivere a suo vantaggio e raggirare con facilità?

È necessario che noi cristiani ritroviamo l’impegno e la forza di testimoniare che non si deve rubare, non si deve mentire, non si deve uccidere, non si deve approfittare degli altri non perché c’è la legge umana che lo proibisce, o quando non è possibile farla franca, ma perché c’è un unico Signore che chiede alla nostra vita di essere come quella di Gesù: non un “sì” e “no”, ma soltanto un “sì”.
- don Tonino Lasconi -


Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.
La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. 
Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancora rimarginata. 
In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. 
Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. 
Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione.

- san Giovanni Paolo II, papa -




Buona giornata a tutti. :-)


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lunedì 14 ottobre 2019

Di padre in figlio - Franco Nembrini

L'altro errore che facciamo per non lasciarli andare, cioè per non patire la ferita della loro libertà, l'altro ragionamento assolutamente sbagliato che facciamo, preoccupati come siamo della sorte dei nostri figli, è quello di chiudere la casa e di dire: 
"Vengo anch'io con te" . Vado anch'io così lo tengo d'occhio. Così almeno è più vicino, è più sotto controllo.
Ma pensate quel figliol prodigo, se il giorno in cui si accorge di essere uno stolto che si è ridotto a mangiare le carrube che mangiano i porci , invece di un padre che lo aspetta dovesse avere il padre che è lì, poveraccio come lui, e la casa non c'è più. 
Che disperazione! Avere il desiderio di tornare a casa e tuo padre, per stare con te, ha chiuso la casa e l'ha venduta , e non abbiamo più una casa. 
Non c'è più chi ci perdona!

Come ne "I due orfani" di Pascoli, che don Giussani ci ha insegnato a leggere: "Non c'è più chi ci perdona": cioè non c'è più un padre nè una madre, non siamo più di nessuno, siamo orfani appunto. 

I due errori: chiudere la porta per non farli uscire, oppure uscire con loro.
Invece l'adulto è quello che sta. 
La mia povera mamma, quando il primo di noi dieci figli lasciò la famiglia, per mesi preparò un piatto in più e lo teneva in caldo. Noi altri le dicevamo: 
"Mamma, è andato, è andato, piantala!", e lei serissima replicava: 
"Potrebbe tornare questa sera. Potrebbe tornare stasera." 
E per mesi e mesi ha voluto preparare il posto per mio fratello, il primo, il posto tra quello di mio papà e quello del secondo figlio. 
Apparecchiava il posto perchè sarebbe potuto tornare quella sera.
Questa è la statura dei nostri genitori! Ed è la statura che chiedono a noi i nostri figli.
Gente che sta, che resta per la felicità che gode lui, per il bene che intravede lui, per la speranza che vive lui. 
Questa è l'unica cosa di cui hanno bisogno i nostri figli."


- Franco Nembrini -
Fonte: Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare", Edizioni Ares 2011




"Nella grande famiglia, che è la Chiesa cattolica, composta di tanti membri piccoli e grandi, i bambini sono i figli più cari. Sapete perché? Perché in voi si rispecchia più pura, più limpida, più trasparente l’immagine di Dio, il nostro Padre celeste, che ci ha creati per amore. E poi voi siete i piccoli amici di Gesù: cioè del Figlio eterno del Padre che si è fatto uomo, uno come noi, per la nostra salvezza: si è fatto bambino, uno come voi, per portare nel mondo i doni dell’amore, della bontà, della pace"


- san Giovanni Paolo II, papa -




"L’esperienza della sofferenza segna l’umanità, segna anche la famiglia; quante volte il cammino si fa faticoso e difficile! 
Incomprensioni, divisioni, preoccupazione per il futuro dei figli, malattie, disagi di vario genere. 
In questo nostro tempo, poi, la situazione di molte famiglie è aggravata dalla precarietà del lavoro e dalle altre conseguenze negative provocate dalla crisi economica. 
La Croce di Gesù è il segno supremo dell’amore di Dio per ogni uomo, è la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata. Quando siamo nella prova, quando le nostre famiglie si trovano ad affrontare il dolore, la tribolazione, guardiamo alla Croce di Cristo: lì troviamo il coraggio per continuare a camminare; lì possiamo ripetere, con ferma speranza, le parole di san Paolo: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? 
Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati»". 


- Papa Benedetto XVI -





Buona giornata a tutti. :-)







venerdì 9 agosto 2019

Antidoto contro l'ansia - Comunità Missionaria Villaregia

Gesù ha detto queste parole 2000 anni fa, eppure sembrano dette proprio per noi oggi. 
Per ben 4 volte in pochi versetti ci ripete:
"Non affannatevi".
"Non affannatevi di quello che mangerete o berrete..."

"Perché vi affannate per il vestito?"
"Non affannatevi dicendo: che cosa mangeremo, 
che cosa berremo, che cosa indosseremo?
"Non affannatevi per il domani".
Ti è mai capitato di svegliarti di notte di colpo, sudato?
Un brutto sogno? 
Un cibo indigesto? 
O sentire il fiato corto per una preoccupazione, un dispiacere?
L'affanno è una della sintomatologie dell'ansia e l'uomo oggi vive costantemente in preda all'ansia.
L'ansia - si legge negli studi di medicina – è una delle caratteristiche fondamentali del nostro tempo. 
Viene di solito definita come un sentimento penoso di pericolo imminente e mal definito. 
Per indicare lo stesso tipo di disturbo si usano a volte i termini di angoscia e ansietà. 
E' la persona che si sente costantemente minacciata, vive dunque una condizione di profonda disperazione e una penosa sensazione d'impotenza o di debolezza di fronte alla minaccia che percepisce come immediata.
A volte si precisa meglio il motivo della sensazione di paura: paura della morte, paura dell'avvenire o del passato, che non trovano tuttavia giustificazione nella realtà.
L'ansia non può essere definita nei sintomi per il semplice motivo che è un sintomo essa stessa. 
Tutti viviamo di ansia. 
Chi pensa di non essere ansioso, lo è così tanto da non accorgersi di esserlo.
Fa parte ormai della nostra condizione umana.
Allora la Parola di oggi è una cura terapeutica:
"Non affannatevi..." 
Rileggi questo brano con calma, fai entrare la Parola di Gesù nel tuo cuore, nella tua mente. 
Gesù, oggi, vuole guarirci dalle nostre ansie, dai nostri affanni, dai nostri stress.
Quante volte ci capita di dire: "Sono stressato, sono sotto stress..." 
A un amico che ci chiede: "Come stai? Cos'hai ?", facilmente rispondiamo: "Sono stressato..." , "Il tale mi ha stressato..."

Gesù ci chiama a vivere nella libertà, ci vuole uomini e donne libere, non schiave dell'ansia, dello stress o dell'affanno, non schiave delle nostre paure: paura del giudizio, paura di ingrassare, paura di non essere alla moda, paura di chi ci vive accanto, paura di morire, paura del domani. 
Viviamo sotto una grande minaccia! 
La minaccia che noi stessi ci procuriamo. 

Le paure sono anzitutto dentro di noi: Luther King al termine di un suo sermone aveva detto: 
"La paura ha bussato alla mia porta; l'amore e la fede hanno risposto; 

e quando ho aperto, fuori non c'era nessuno."
Noi viviamo con tante cose: abbiamo gli armadi, le dispense piene, eppure viviamo affannati, preoccupati del domani.
L'ansia ci fa accumulare tante cose inutili, e più accumuliamo, più 
sentiamo il bisogno di avere.
Nella mia esperienza a Lima ho imparato dai poveri a vivere senza affanno. 
Il povero vive nell'oggi, sa che ciò che ha per vivere è solo per l'oggi.
Ricordo di aver incontrato un papà di famiglia, ritornava dal lavoro dopo aver cercato di vendere giornali tutto il giorno. Il suo compenso era stato di tre soles (poco meno di 1 euro) e con quel denaro doveva comperare qualcosa per lui, la moglie e i suoi tre figli. 
Era tranquillo, contento di aver potuto guadagnare qualcosa.
Nel salutarlo mi sono accorta che aveva una brutta ferita alla gamba. 
Una ferita semplice, non curata che stava facendo infezione. 
Ricordo con quanta serenità mi ha risposto quando gli ho chiesto: "perché non curi quella ferita?": 
"Hermana, antes tengo que pensar a los hijos". 
Sorella, prima penso ai miei figli.
Gli ho chiesto di aspettare un momento e sono andata a procuragli un disinfettante, una pomata... e mi sono fatta promettere che sarebbe andato appena possibile al Centro Medico della missione." 
Mi ha ringraziato dicendomi: 

"Dios es un papà lindo." Dio è un papà buono.
I poveri vivono con questa fiducia, in un abbandono fiducioso.

Anche Gesù ci ha insegnato a chiedere il pane per l'oggi:
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano." 
Non ci dice di chiederlo in anticipo anche per domani. 
No, solo per oggi.
Quando abbiamo iniziato la Comunità ci siamo chiesti: "Come viviamo?"
Qualcuno di noi lavorava e abbiamo pensato: "Qualcuno lavora e altri annunciano..." 
Poi ci siamo ricordati di questa pagina del Vangelo che dice proprio:
"Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta." 
Ci siamo fidati. Chi lavorava ha lasciato il lavoro per mettersi a completa disposizione del Regno. 
E' iniziata un'avventura bellissima: dopo 30 anni, l'amore Provvidente del Padre che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo, non ci ha mai fatto mancare nulla. 
Niente di magico, ma ogni giorno arriva ciò di cui abbiamo bisogno:
il pane, la carne, la frutta... il vestito... 
Ci è chiesto di vivere nella fede, in un atteggiamento di figli che vivono nella casa del Padre.
Di questo Vangelo mi colpisce la parola "Cercate..." 
Cercate prima il regno di Dio. 
Cercate prima di vivere con amore, cercate prima di avere l'amore tra voi, 
cercate prima di essere fratelli, cercate prima di volervi bene,cercate prima chi ha più bisogno di voi, cercate prima l'accordo, cercate prima la mia Presenza. 
E' questo l'importante, tutto il resto ci verrà dato in aggiunta.
E' l'amore, il cercare di far felice l'altro, l'antidoto all'ansia, all'affanno. 

- Comunità Missionaria Villaregia -



E' Gesù che prende l'iniziativa.
Quando si ha a che fare con Lui,
la domanda viene sempre capovolta;
da "interroganti" si diventa "interrogati",
da "cercatori" si diventa "cercati";
è Lui, infatti, che da sempre ci ama per primo.

Questa è la fondamentale dimensione dell'incontro,
non si ha a che fare con qualcosa,
ma con Qualcuno, con "il Vivente".

I cristiani non sono discepoli di un sistema filosofico:
sono gli uomini e le donne che hanno fatto, nella fede, l'esperienza dell'incontro con Cristo.


-  San Giovanni Paolo II, papa -




È il nostro atteggiamento mentale che rende il mondo ciò che è per noi. Il nostro pensiero rende le cose belle, i nostri pensieri rendono le cose brutte. Il mondo intero è nelle nostre menti.

- Swami Vivekananda -




Non alzarti un giorno senza sapere che fare.
Non alzarti un giorno fingendo di essere quel che non sei.
Non alzarti un giorno con la paura delle cose che devi fare, e dei sogni che vorresti seguire.
Non alzarti un giorno senza ascoltare dentro anche quello che ti dà cruccio.
Non alzarti un giorno senza pensare che c'è qualcosa che tu puoi fare per qualcun altro.
Non alzarti un giorno giudicando gli altri intorno a te, invece di capirli. Forse la felicità altrui è differente dalla tua.
Non alzarti un giorno senza ringraziare per viverne un altro ancora.


- Sergio Bambarén - 





























Buona giornata a tutti. :-)


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sabato 27 luglio 2019

Preghiera alla Madonna delle Grazie, preghiera di intercessione

Ave Maria, ricolma di carità il Signore è dentro di te tu sei benedetta fra tutte le donne per il frutto del tuo grembo e Beata sei tu a motivo della tua fede.


Santuario del silenzio, in cui si ode l'unica parola del Padre, fiore dell'umanità piantato in Paradiso, tu, porti Dio nella nostra vita.

Donna rivestita di sole, creatura eccelsa che contiene il Creatore, fà che le nostre anime, non si eclissino dietro l'ombra del male, che a volte pare prendere il sopravvento sulle debolezze e le nostre fragili speranze.

Spargi o Madre, piena di grazia, nei cuori dei tuoi figli granelli di pace, che la pioggia farà germogliare affinché risplenda la gloria, dell'ineffabile Eterno Amore del Padre per il figlio.

Aurora dei cieli, nuovi splendore, che nulla toglie alla luce di Cristo, perché trasparenza a Dio vieni nelle nostre case, insegnaci ad accogliere la volontà di Dio, e ad amarci gli uni agli altri sull'esempio del Crocifisso Risorto, per fare di tutti una cosa sola come in cielo così in terra.

Ti affidiamo tutti gli uomini e le donne, a cominciare dai più deboli: i bimbi mai nati perché rifiutati, o non ancora venuti alla luce e quelli nati in condizioni di povertà e di sofferenza, i giovani alla ricerca di senso, le persone prive di lavoro e quelle provate dalla fame e dalla malattia.

Ti affidiamo le famiglie dissestate, gli anziani privi di assistenza e quanto sono soli, senza un domani.

O Madre, che conosci le sofferenze e le speranze della Chiesa e del Mondo, assisti i tuoi figli nelle quotidiane prove, che la vita riserva e resta accanto a ciascuno fino a quando ci accoglierai nel Regno della Santissima Trinità.

In te nuova Eva, possano compiersi anche oggi le promesse ai nostri Padri, ad Abramo e a tutta la sua discendenza per sempre.
Amen.




Atto di Affidamento a Maria, Madre della Speranza.
Maria, Madre della speranza, a Te con fiducia ci affidiamo.
Con Te intendiamo seguire Cristo, Redentore dell'uomo:
la stanchezza non ci appesantisca, né la fatica ci rallenti,
le difficoltà non spengano il coraggio, né la tristezza la gioia del cuore.
Tu Maria, Madre del Redentore continua a mostrarti Madre per tutti,
veglia sul nostro cammino e aiuta i tuoi figli,
perché incontrino, in Cristo, la via di ritorno al Padre comune! Amen.

- san Giovanni Paolo II, papa -


Chi ama currit, volat, laetatur.
Amare significa correre con il cuore verso l'oggetto amato. 
Ho iniziato ad amare la Vergine Maria prima ancora di conoscerla... le sere al focolare sulle ginocchia materne, la voce della mamma che recitava il rosario.


- Venerabile Giovanni Paolo I, papa - 



Buona giornata a tutti. :-)







domenica 9 giugno 2019

Preghiera nel giorno di Pentecoste (18 maggio 1986) - san Giovanni Paolo II

L'Origine della Festa di Pentecoste

Pentecoste significa letteralmente: cinquantesimo (giorno) dalla Pasqua (latinamente Quinquagesima). Pentecoste è una parola di origine greca che quindi significa 50 giorni dopo la Pasqua, pente = cinque. 
È per definizione una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua.
L'origine della festa è ebraica e si riferisce allo Shavuot (letteralmente: settimane), celebrato sette settimane dopo la Pasqua Ebraica, iniziando a contare dal secondo giorno di Pasqua, il 16 di Nisan. 
La festività ebraica era legata alle primizie del raccolto e alla rivelazione di Dio sul Monte Sinai, dove Dio ha donato al popolo ebraico la Torah. Le sette settimane corrispondono al periodo dell'Omer, un periodo di lutto in memoria di disgrazie accadute al popolo di Israele che termina con la festa di Lag Ba Omer, e Shavuot vuole essere una festa gioiosa per il dono della Torah.
A Pentecoste la Chiesa fa festa per il dono dello Spirito Santo, promesso da Gesù ai suoi discepoli. 
Per i cristiani, La Pentecoste non è un episodio della storia della salvezza cristiana è piuttosto il mistero permanente della vita della Chiesa. 
Pentecoste è il compimento del mistero pasquale di Cristo. L'evangelista Giovanni, nel vangelo, e l'evangelista Luca, nella prima lettura, ci offrono due racconti complementari: Giovanni racconta l'effusione dello Spirito nella sera stessa di Pasqua, quando il Signore si manifestò ai discepoli riuniti; Luca colloca il dono dello Spirito nella festa del 50mo giorno. Sembra che questi 50 giorni (tra la Pasqua e l'arrivo dello Santo Spirito) furono necessari per misurare con il tempo la pienezza di questa presenza e poter annunciarla con franchezza a tutti i popoli. 
Lo spirito santo è La Terza Persona (dopo il Padre e il Figlio) che viene costituire la Santissima Trinità. 
Si festeggia quindi la forza che ha risuscitato il Cristo dalla morte. 
Si chiude con la Pentecoste il ciclo liturgico della Pasqua.



Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc. 4,18-19)

Sopra di me è lo Spirito, dunque è intimo con me
e sante sono le Sue operazioni in me.
Mi ha consacrato
mi ha mandato
per i poveri, cioè tutti noi e specie coloro che sono scartati,
a proclamare
liberazione, quella vera,
la vista ai ciechi,
libertà dalle catene di ogni forma e tipo
e questi sono i tempi nuovi, non ve ne accorgete?

“E non contristate lo Spirito Santo di Dio, col quale siete stati sigillati per il giorno della redenzione.” (Efesini 4:30).

Se dunque tutti questi sono gli effetti
dell'intimità con lo Spirito,
perché contristarlo?


  
Lo Spirito Santo, dando vita e libertà, dona anche unità. 
Sono tre doni, questi, inseparabili tra di loro. A Nicodemo che, nella sua ricerca della verità, viene di notte con le sue domande da Gesù. Egli dice: Lo Spirito soffia dove vuole (Gv 3, 8). Ma la volontà dello Spirito non è arbitrio. È la volontà della verità e del bene. Perciò non soffia da qualunque parte, girando una volta di qua e una volta di là; il suo soffio non ci disperde ma ci raduna, perché la verità unisce e l’amore unisce. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Gesù Cristo, lo Spirito che unisce il Padre col Figlio nell’Amore che nell’unico Dio dona ed accoglie. Egli ci unisce talmente che san Paolo poteva dire una volta: Voi siete uno in Cristo Gesù (Gal 3, 28).

- papa Benedetto XVI -
omelia alla Veglia di Pentecoste, Piazza San Pietro, 3 giugno 2006



Permettici di parlare
tutte le lingue
del mondo contemporaneo:
della cultura e della civiltà,
del rinnovamento sociale,
economico e politico,
della giustizia e della liberazione,
dell’informazione
e dei mezzi della comunicazione sociale.
Permettici di annunziare ovunque
e in ogni cosa le grandi opere tue.
Discenda il tuo Spirito!
Rinnovi la faccia della terra,
mediante «la rivelazione dei figli di Dio».

- san Giovanni Paolo II -


Buona giornata a tutti. :-)



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