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giovedì 7 luglio 2016

da: "Non so niente di te" - Paola Mastrocola

Nessun genitore deve volere il meglio per suo figlio. E sai perché? Perché non lo sa. Un genitore non sa cos’è il meglio per suo figlio. Non lo può sapere, come potrebbe? 
E' Dio? Legge nella sfera di cristallo? No, è solo un genitore. E allora dovrebbe starsene a guardare e basta, in silenzio e con grande calma. Un po’ come si sta davanti al mare a guardare il mare. Cosa si fa davanti al mare? Si guarda il mare. Basta. Si accompagnano le onde con lo sguardo. Questo. Una per una. Come faceva il mio amico Malmecca con le foglie: le accompagnava, le prendeva in braccio un attimo prima che cadessero. Le… accompagnava. Hai presente? Le onde che si frangono, le foglie che cadono, la canna da pesca che si piega quando il pesce abbocca… Così. Accompagnare. Anche i figli bisogna accompagnarli. Stare a guardarli, come le onde. […] 
Un figlio che non continua il padre spezza una linea. La rompe. È un elemento di rottura, un figlio così, si può dire? L’ho pensato spesso. Ma adesso non lo penso più. […] 
Dovreste essere curiosi, voi genitori. Molto curiosi dei figli. Dovreste morire dalla curiosità di vedere dove diavolo andrà a finire, quella linea spezzata che è partita da voi, e che si spezzerà ancora decine di volte nei secoli, con i figli dei vostri figli e i figli dei loro figli. Decine di volte! Invece, siete sempre così scontenti… Così incontentabili. Siete così privi di curiosità, voi genitori… Sembra che conosciate già tutto, che sappiate al millesimo che fine farà ogni cosa, ogni figlio… Non vi lasciate sorprendere. Non prevedete neanche la possibilità di una sorpresa. Peccato. Vi private di una grande felicità… “.

- Paola Mastrocola - 

da: "Non so niente di te"



I nostri studenti che "vanno male" (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso. 
Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino. 
La lezione può cominciare solo dopo che hanno posato il fardello e pelato la cipolla. Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente rigorosamente indicativo.
Naturalmente il beneficio sarà provvisorio, la cipolla si ricomporrà all'uscita e forse domani bisognerà ricominciare daccapo. Ma insegnare è proprio questo: ricominciare fino a scomparire come professori. 
Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell'indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e quelle ragazzine, nel senso botanico, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti. 
Certo, non saremo gli unici a scavare quei cunicoli a non riuscire a colmarli, ma quelle donne e quegli uomini avranno comunque passato uno o più anni della loro giovinezza seduti di fronte a noi. 
E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l'eternità in un barattolo.

- Daniel Pennac - 
scrittore



È più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere.

- Alberto Hurtado, gesuita - 






Come sempre nel nostro Paese quando si deve tagliare, si tagliano la cultura e la ricerca, ritenute evidentemente un inutile lusso.

- Margherita Hack, astrofisica - 


Buona giornata a tutti. :-)













lunedì 23 marzo 2015

...Lo dico serissimamente: siete i migliori genitori per i vostri figli – Franco Nembrini

...Lo dico serissimamente: siete i migliori genitori per i vostri figli. 
In barba a tutti gli psicologi, i sociologici, i pedagogisti e gli assistenti sociali. Su questo sono assolutamente radicale. 
Io assisto quotidianamente al processo di medicalizzazione, di ospedalizzazione del rapporto educativo: l'insegnante, che troppo spesso non regge il rapporto con i ragazzi, appena nasce un problema dice: " Non è compito mio, io sono qui per istruire, deve arrivare lo specialista. 
Per affrontare un problema che è educativo arrivano lo psicologo, il medico, lo sportello... 
Follia totale. La medicalizzazione del rapporto educativo è la distruzione dell'educazione. 
Invece sono la forza e la grandezza con cui Dio ti ha messo al mondo che ti fanno padre e madre degno, perciò capace di accogliere. 
Su questo non fate un passo indietro.

- Franco Nembrini  - 
in "Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare."


"...Dovreste essere curiosi, voi genitori, molto curiosi dei vostri figli."

" Forse è proprio questo, papà. Dovreste essere curiosi, voi genitori, molto curiosi dei vostri figli. Morire dalla curiosità di vedere come diavolo andrà a finire. Invece siete sempre così scontenti, così incontentabili. Sembra che conosciate già tutto. Non vi lasciate sorprendere. Peccato. Vi private di una grande felicità.

- Paola Mastrocola -
in " Non so niente di te"


"Per troppo tempo abbiamo accettato il giudizio degli altri. 
E questo ha influenzato il nostro comportamento. 
E ci ha rubato tanta infanzia, tanta vita. 
Dovremmo da subito accettare solo ancora il nostro giudizio. 
E non solo. Ma il nostro giudizio deve essere solo 
nostro e non influenzato dal passato. 
Ed ecco che tanti complessi e pensieri di mancanze spariscono. 
E potremo meravigliarci di noi. 
Ed essere soddisfatti. 
E capire che meritiamo veramente. 
Perché siamo unici. Unici."

- Gustav Birth -



"Sembra più facile convincere gli uomini a comportarsi nel modo più impensabile ed oltraggioso, piuttosto che convincerli ad imparare dall’ esperienza, a pensare e giudicare veramente, invece di applicare automaticamente categorie e formule pre-costituite nella nostra testa, che pur essendo coerenti sono oramai desuete ed inadeguate rispetto agli eventi che accadono realmente.”

- Hannah Arendt -
da "Responsabilità e giudizio" 




«Spetta ora a voi, eredi di un glorioso passato e di un patrimonio spirituale di inestimabile valore, impegnarvi per trasmettere alle future generazioni la fiaccola di una così luminosa tradizione.
Voi ben sapete quanto sia urgente immettere nell'attuale contesto culturale il lievito evangelico».
- Papa Benedetto XVI -

(Discorso del Santo Padre, Piazza del Duomo, Milano, 1 giugno 2012)






Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 11 luglio 2013

Eh cosa vuoi che ti dica, sì, mio figlio non studia un …….. - Paola Mastrocola


Eh cosa vuoi che ti dica, sì, mio figlio non studia un accidenti , ma sai, ha un'insegnante che non sa proprio motivarlo, non è capace, non lo appassiona...

"...Vanno a scuola e non studiano. E' una specie di avversativa - concessiva: vanno a scuola, ma, ciò nonostante, non studiano.

Una paradossale aberrazione. Sarebbe come sedersi al ristorante e non ordinare niente, dicendo al cameriere: "No, grazie, guardi, stasera non mi va proprio di mangiare. Cosa pensate che direbbe il cameriere?
Invece, di fronte a ciò, noi adulti ce ne stiamo sereni come un cielo primaverile: non diciamo niente, non opponiamo un gesto, una sillaba, nulla, se non un blando disappunto, un pacato "non si fa così", un benevolo "non farlo più":

di fatto accettiamo l'indolenza e la " sfaticataggine" esibita dei nostri studenti.
Forse, in fondo, pensiamo che abbiano ragione, che la scuola sia davvero una pizza, una faccenda molto noiosa, una specie di tormento da cui davvero sarebbe il caso di esentare i nostri amati pargoli.
Pensiamo anche, noi insegnanti, che in fondo sia un po' colpa nostra! Abbiamo oggi maturato uno sconcertante, masochistico senso di colpa legato alla parola "motivazione": pensiamo che se i ragazzi non studiano sia perchè noi non siamo capaci di motivarli.
Paroletta magica che ha fornito un meraviglioso alibi e ai ragazzi più svogliati e ai genitori più indulgenti: "Eh cosa vuoi che ti dica, sì, mio figlio non studia un accidenti, ma sai, ha un'insegnante che non sa proprio motivarlo, non è capace, non lo appassiona..."
Ehi genitore e se fosse che tuo figlio non studia
perchè non ne ha voglia,
perchè ha ben altro da fare,
perchè è pieno di soldi,
perchè non ci riesce,
perchè è un fagnano, o perchè semplicemente, non gli piace?

Queste sono le uniche ragioni che non si adducono mai, di fronte a un ragazzo che non studia. Sono ragioni vietate, indicibili, impronunciabili, sbagliate a priori."

(Paola Mastrocola)
Fonte: " Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare"



Non pretendo che la vita sia facile. 
Non lo è mai stata per me, e non mi aspetto che vada liscia come l'olio nemmeno in futuro.
Non tutti condividono questa filosofia di vita, ma per me è molto importante, perchè quando le cose vanno male non ho bisogno di rivedere radicalmente le mie idee, come capita a quelli che non si lasciano scalfire da nulla e hanno la pretesa che il mondo garantisca loro un'esistenza radiosa. 
J. Bauer - tratto da "Padri di carta"






Nella nostra infanzia c'è sempre un momento in cui una porta si apre e lascia entrare l'avvenire. 
 
- Graham Greene -