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martedì 17 ottobre 2017

Canzone e altre poesie - Juan Ramón Jiménez

Quando le tue mani erano luna,
colsero dal giardino del cielo
i tuoi occhi, violette divine.
Che nostalgia, quando i tuoi occhi
ricordano, di notte, il loro cespo
alla luce morta delle tue mani!
Tutta la mia anima, col suo mondo,
metto nei miei occhi della terra,
per ammirarti, moglie splendida!
Non incontreranno le tue due violette
il leggiadro luogo a cui elevo
cogliendo nella mia anima l’increato?


Vita!
Giorno difficile, in cui il sole
e le nuvole combattono
a tratti aperto, fiore,
a volte chiuso, frutto,
per confondersi nella notte!


Vita!
Veglia in cui gli occhi
si aprono e si chiudono,
in un gioco stanco
di verità e menzogna,
per confondersi nel sogno!

Vita!

- Juan Ramón Jiménez -

The mirror di Frank Bernard Dicksee (1896), collezione privata

Il Ricordo 

Non te ne andare, ricordo, non te ne andare!
Volto, non svanire così,
come nella morte!
Continuate a guadarmi, occhi fissi,
come un momento mi guardaste!
Labbra sorridetemi,
come un momento mi sorrideste!
Ah fronte mia, datti da fare;
non lasciare che si sparga
la sua forma fuori del suo ambiente!
Comprimi il suo sorriso ed il suo sguardo,
fino a farli divenir mia vita eterna!
Sebbene mi dimentichi di me stesso;
sebbene prenda il mio volto, nel soffrir tanto per lui,
la forma del suo volto;
sebbene io sia lei,
sebbene si perda in lei la mia struttura! -
Oh ricordo, sii me!
Tu – lei – sii ricordo, tutto e solo, per sempre;
ricordo che mi guardi e mi sorrida
nel nulla;
e ricordo, vita con mia vita,
divenuto eterno cancellandomi, cancellandomi!

- Juan Ramón Jiménez  -

The Mirror by Frank Dicksee -The foolish virgins

Io non sono io 

Io non sono io
Sono colui
che cammina accanto a te senza che io lo veda;
che, a volte, sto per vedere,
e che, a volte, dimentico.
Colui che tace, sereno, quando parlo,
colui che perdona, dolce, quando odio,
colui che passeggia là dove non sono,
colui che resterà qui quando morirò.

- Juan Ramón Jiménez  -



Buona giornata a tutti. :-)

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venerdì 1 settembre 2017

Serenata Spirituale e altre poesie - Juan Ramón Jiménez

Adesso che tu dormi
posso, solo, adorarti,
senza che la mia fede
sia da te corrisposta.
È bello dare intero
sé, senza ricompensa.
La vita si fa immensa,
questo è l'amore vero.
…Dormi, mentr’io, in un’estasi,
ti adoro; mentre seguo
pensandolo, con te,
il tuo sogno che sale
fino agli alti confini
dei cieli aperti a quelli
che, desti, sono degni
di abitarne i giardini.
Ah, veder la bellezza
che copia l'infinito;
candore benedetto
della tua assenza pura!
Seguire strenuamente
la realtà negletta
in cui è la più alta
vita della tua mente.
Come se fossi morta,
nella tua viva calma
ti adoro, presa l'anima
tra due primavere…

- Juan Ramòn Jiménez - 

Frederick Carl Frieseke (1874 – 1939), Sleep

Il mio amore 

Il mio amore era così unico
come il cielo iridato di una goccia di rugiada,
di un fiore all’alba.
Il tuo sole mi colpì nel sangue,
evaporò la rugiada,
e restai senza cielo.

Juan Ramón Jiménez -

Dipinto: Vladimir Volegov


D’un tratto, mi dilata

D’un tratto, mi dilata
la mia idea,
e più grande mi fa dell’universo.
Allora, tutto sta
dentro di me. Stelle
dure, mari profondi,
idee d’altri, terre
vergini, sono la mia anima.
E a tutto comando io,
mentre senza comprendermi,
tutto pensa a me.

Juan Ramón Jiménez -




lunedì 31 luglio 2017

Incontro di due mani e altre poesie - Juan Ramón Jiménez

Incontro di due mani

Incontro di due mani
in cerca di stelle,
nella notte!
Con che pressione immensa
si sentono le purezze immortali!
Dolci, quelle due dimenticano
la loro ricerca senza sosta,
e incontrano, un istante,
nel loro circolo chiuso,
quel che cercavano da sole.


Rassegnazione d’amore,
tanto infinita come l’impossibile!

- Juan Ramón Jiménez -



Fusione

Col nuovo mattino,
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna.


- Juan Ramón Jiménez -





Ristagno

L’amore, tra me e me,
è così impalpabile, così sereno, così in sé,
come l’aria invisibile,
come l’acqua invisibile, tra la luna
del cielo
e la luna del fiume.


- Juan Ramón Jiménez -




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lunedì 24 agosto 2015

L'insetto - Pablo Neruda

Dai tuoi fianchi ai tuoi piedi
voglio fare un lungo viaggio.
Son più piccolo di un insetto.
Vado per queste colline,
son colore d’avena,
hanno tracce sottili
che solo io conosco,
centimetri bruciati,
pallide prospettive.
Qui c’è una montagna.
Mai uscirò da essa.
Oh, che muschio gigante!
È un cratere, una rosa
di fuoco inumidito!
Per le tue gambe discendo
filando una spirale
o dormendo nel viaggio
e giungo alle tue ginocchia
di rotonda durezza
come alle cime dure
di un chiaro continente.
Verso i tuoi piedi scivolo
alle otto aperture,
dalle tue dita acuminate
lente, peninsulari,
e da esse al vuoto
del lenzuolo bianco
cado, cercando cieco
e affamato il tuo contorno
di anfora bruciante!

Pablo Neruda

Henri Pierre Picou (1824-1895), Aphrodite

De tus caderas a tus pies
quiero hacer un largo viaje.
Soy más pequeño que un insecto.
Voy por estas colinas,
son de color de avena,
tienen delgadas huellas
que sólo yo conozco,
centímetros quemados,
pálidas perspectivas.
Aquí hay una montaña.
No saldré nunca de ella.
¡Oh qué musgo gigante!
¡ Y un cráter, una rosa
de fuego humedecido!
Por las piernas desciendo
hilando una espiral
o durmiendo en el viaje
y llego a tus rodillas
de redonda dureza
como a las cimas duras
de un claro continente.
Hacia tus pies resbalo,
a las ocho aberturas,
de tus dedos agudos,
lentos, peninsulares,
y de ellos el vacío
de la sábana blanca
caigo, buscando ciego
y hambriento tu contorno
de vasija quemante!

Pablo Neruda