- papa Benedetto XVI -
6 gennaio 2006
Oro, incenso. Mirra anche. Furono tra le prime cose che vide, venendo alla luce. Non che gli importasse granché delle ricchezze: in seguito l'ebbe a dimostrare. Doveva comunque essere uno spettacolo da perderci gli occhi.
Il luccichio dei doni traboccanti dalle consunte bisacce da viaggio, contrapposto all'estrema frugalità del ricovero ove era nato. Gli effluvi stordenti delle resine aromatiche, spandendosi, andavano a mescolarsi con l'odore secco e pronunciato dello stallatico.
Non di meno l'omaggio più gradito e inatteso fu certo la devozione che quegli uomini ricchi e distinti dimostrarono per il Neonato.
Chissà lo sgomento provato da Maria e Giuseppe. Abituati com'erano all'unica
compagnia dei pastori, si trovarono quei signori sontuosamente vestiti, chini
in adorazione del Bambino.
Si dice fossero sapienti venuti da oriente: stranieri dunque. Scrutando il cielo, o forse dentro se stessi, videro una stella che tracciò loro la via. A noi, che sperimentiamo tempi di soluzioni facili e di frastuoni diffusi, piace pensare fosse una stella grande. Enorme, con la coda pure. Dimentichi che il rapporto autentico con Dio può instaurarsi e maturare solo nel silenzio di un cuore disposto a sentirne il potente sussurro.
Nel deserto, luogo privo di inutili
echi, radunò il Signore il popolo eletto per manifestare la Sua volontà. Sempre
in luoghi solitari si sarebbe ritirato Gesù, per pregare il Padre.
Con
o senza l'aiuto degli astri, ma sicuramente con la promessa di Dio nel
cuore, i Magi intrapresero il
lungo e faticoso cammino. Solo chi lo desidera con passione, giunge a vedere il
volto di Cristo.
- Kociss Fava -
I doni dei Re Magi custodiscono in sé una simbologia molto profonda, che
racchiude nientemeno che il mistero della duplice natura di Gesù, Uomo e Dio.
Nei secoli
molti teologi hanno cercato di individuare il vero significato simbolico dei
doni dei Re Magi. Alcuni hanno scritto che l’oro simboleggia la fede, l’incenso
la santità, la mirra la passione.
Per altri i
tre doni coincidono con le tre virtù teologali: l’oro è la carità, l’incenso la
fede, la mirra la libera volontà.
L’incenso, offerto da Gaspare, il più giovane del Re Magi, è una resina
ricavata dalla corteccia delle piante della famiglia delle Burseraceae,
chiamata anche “gomma di olibano” o olibano.
Il fumo che
saliva dall’incenso bruciato era considerato un’offerta gradita agli dei e
favoriva la meditazione e la purificazione.
La mirra, o incenso di mirra, portata in dono da Baldassarre, è anch'essa
una resina. Il termine “mirra” deriva dalla parola semitica murr che vuol dire
“amaro”.
Fin
dall’antichità la mirra era conosciuta e apprezzata per le sue proprietà
antisettiche e antibatteriche. Veniva usata soprattutto allo stato liquido, o
in polvere, mescolata con olio e balsami.
Il viaggio dei Magi rappresenta un simbolo
straordinario del cammino degli uomini incontro a Cristo. Essi vengono da
lontano, da un’altra parte del mondo, da un’altra cultura e addirittura
appartengono ad un’altra fede. Ciò che li guida è una stella, un fenomeno
naturale che essi vogliono interpretare, un evento storico e scientifico che
rimane per loro un mistero da svelare e soprattutto l’occasione per un cammino
da intraprendere. Essi non sanno cosa troveranno ma la ricerca per loro è
fondamentale, porsi in viaggio per raggiungere una meta che ancora non
conoscono è una realtà a cui non possono sottrarsi. È per loro un dovere
spiegare il sorgere di questa stella, capire il suo significato per poter
comprendere il senso della storia e della loro stessa esistenza. Le difficoltà
che incontrano in un viaggio così lungo le possiamo immaginare, il vangelo
narra soltanto il tentativo da parte di Erode di strumentalizzare la loro
ricerca per raggiungere i suoi scopi malvagi, per individuare il nuovo re ed
eliminarlo. Ma saggiamente i Magi cambieranno strada e non vorranno tornare da
Erode, l’incontro con il Bambino fa loro comprendere la straordinaria
rivelazione a cui li ha condotti quella stella misteriosa. Non si tratta di
trovare un sovrano così come il mondo desidera o un tiranno come Erode, essi
trovano a Betlemme il senso di ogni cammino, di ogni viaggio, il significato
della vita di ogni uomo che non consiste nel potere, nella ricchezza, e neppure
nella saggezza e nella scienza, ma nella semplicità di un Bambino che riempie
di stupore e tenerezza, che fa vedere il cielo sulla terra, che fa capire come
la vita in sé è un miracolo straordinario in cui Dio rivela se stesso donando
speranza al mondo “che giace nelle tenebre”. Inoltre, questo Bambino illumina
con la sua presenza ogni cuore rivelando al mondo che l’unico autentico potere
consiste nell’amore.
- Marco Frisina -
sacerdote, biblista, compositore
Comunemente, l’Epifania in Occidente tende a significare la manifestazione di Gesù ai pagani, rappresentati dai re magi, significando la destinazione universale del messaggio della salvezza.
In Oriente, l’Epifania,
in senso forte, si riferisce al battesimo di Cristo. Il battesimo è il momento
della manifestazione di Gesù che inizia la sua vita pubblica, ma è soprattutto
la manifestazione della Trinità: il Padre con la voce, il Figlio con la
preghiera nell’acqua e lo Spirito con la colomba che testimonia il Figlio. Lo
Spirito, che al momento della creazione alleggiava sulle acque, nel battesimo
di Cristo discende ed è un momento di ri-creazione. Gli studiosi della
tradizione siriaca, affermano però che l’Epifania del Signore tende a dilatarsi
assumendo in sé tre misteri (tria miracula), connessi rispettivamente
all’adorazione dei magi, al battesimo nel Giordano e alla trasformazione
dell’acqua in vino alle nozze di Cana . È un arco che collega tre segni
importanti: il compimento dell’anelito delle nazioni (i magi); la rivelazione
dello Sposo (il battesimo); e l’anticipazione (le nozze di Cana) nel simbolo
del «Segno» nuziale che si avverrà nella croce.
- Robert Cheaib -
...Ci siamo molto allontanati dalla
semplicità dei pastori. Ma forse può consolarci il fatto che anche i Magi
dell'Oriente - esponenti d'una civiltà e d'una mentalità raffinate, nei quali
noi pure possiamo in certo modo riconoscerci - trovarono alla fine la via del
presepe.
Ma dove propriamente conduce questa
via? La gente comune e i potenti non udirono la voce dell'angelo. Dormivano. I
pastori erano invece uomini desti e aperti. Quest'attesa del cuore, questa
sensibilità (non ancora ottusa) per la voce di Dio: ecco ciò che unisce i Magi
dell'Oriente - uomini esigenti - ai pastori; e permise loro di trovare la via.
Di qui l'interrogativo: E noi, siamo
davvero desti? Siamo liberi, pronti a muoverci? Non siamo invece tremendamente
malati di snobismo, d'uno scetticismo presuntuoso? Può udire la voce
dell'angelo colui che, a priori, dà per certo che l'angelo non può affatto
esistere? Anche se la udisse, non potrebbe che fraintenderla. E cosa dire di
colui che si è abituato a giudicare sempre dall'alto in basso?
Capisco sempre più perché mai
sant'Agostino abbia indicato nell'humilitas (nell'umiltà) il nucleo del mistero
cristiano. Il nostro cuore non è aperto, né davvero libero. E ciò nonostante
rimane una consolazione: c'è stata una via percorribile anche da spiriti
raffinati ed esigenti. Anche costoro possono diventare come i pastori, a patto
che abbiano una cosa in comune con loro: la vigilanza e la libertà del cuore.
JOSEPH RATZINGER dal "Bollettino
diocesano" - 25 dicembre 1979 -
L’adorazione
dei magi (Star of Bethlehem) di Edward Burne-Jones ovvero come vedevano
l'adorazione dei Magi i Preraffaelliti. Questo arazzo perchè di arazzo si
tratta è stato probabilmente il più grande successo commerciale fra tutti gli
arazzi della Morris & Co, committenti dell'opera, fu replicato in ben dieci
versioni: quella originale è nella Eton College Chapel, mentre delle altre una
si trova al Museo dell’Ermitage, a San Pietroburgo, una presso l’Art Gallery of
South Australia, una invece si può ammirare alla Manchester Metropolitan
University. Ovunque nel mondo.
Buona giornata a tutti :-)
Non buttate soldi con ciarlatani che illudono e deludono, aprite la Bibbia (è tutto gratis).
All’inizio di ogni nuovo anno è sempre la stessa storia: veniamo letteralmente travolti dalle previsioni di astrologi e indovini che tramite la radio, la TV, i giornali, Siete lo stesso curiosi su come sarà il vostro futuro? Nella Sacra Scrittura è già scritto tutto.
Se siete nati tra il 1 gennaio e il 31 dicembre allora siete sotto l’influenza della “grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tito 2, 11).
Fortuna: La stella del mattino è Gesù Cristo perché “grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, […] verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge” (Luca 1,78).
Amore: La vostra felicità risiede nell’essere amati da Dio e nell’amarlo in contraccambio perché “né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8,39).
Vacanze: “Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre” (Salmo 121,8).
Salute: “Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui” (2 Timoteo 2,11); “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Filippesi 4,6).
Denaro: “Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Gesù” (Filippesi 4,19), “poiché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione” (Filippesi 4,11).
Attualità: “Sentirete poi parlare di guerre
e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto
questo avvenga, ma non è ancora la fine” (Matteo 24,6); “Frattanto questo
vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa
testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine” (Matteo 24,14).
Imprevisti: “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Romani 8,28); “Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Romani 8,31).
Andate e vivete con la pace e la gioia del Signore!
...Un ultimo particolare conferma, nei Magi, l’unità tra intelligenza e fede: è il fatto che “avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Mt 2,12).
Sarebbe stato naturale ritornare a Gerusalemme, nel palazzo di Erode e
nel Tempio, per dare risonanza alla loro scoperta. Invece, i Magi, che hanno
scelto come loro sovrano il Bambino, la custodiscono nel nascondimento, secondo
lo stile di Maria, o meglio, di Dio stesso e, così come erano apparsi,
scompaiono nel silenzio, appagati, ma anche cambiati dall’incontro con la
Verità. Avevano scoperto un nuovo volto di Dio, una nuova regalità: quella
dell’amore...
- papa Benedetto XVI - dal "Angelus del
06 gennaio 2010" -
Davanti al bambino,
quel bambino era loro stessi,
era la loro identità, la loro certezza,
la loro pienezza, e non ricordavano più quel che era stato prima.
Non ricordavano più,
davanti a quel bambino,
neanche le loro aspirazioni,
non ragionavano più neanche su quelle, perché era quel bambino
che dettava oramai tutto...
Dagli appunti di Giussani,
Natale 1974