venerdì 4 aprile 2014

San Luigi Orione e il matricida

«La misericordia dì Dio è più grande del cielo, è più grande del mare; la misericordia di Dio è più grande dei nostri peccati. 
Tanti anni fa, predicavo le missioni a Castelnuovo Scrivia. Castelnuovo si può dire che è stato il mio campo di battaglia: spesso vi predìcai per feste, novene, quaresìmali e vi feci pa­recchie missioni, tanto che ero chiamato "il predicato­re". Allora ero più giovane e forte: facevo quattro prediche al giorno e alla sera confessavo per ore e ore. E la gente mi voleva bene, e anche adesso ci vo­gliamo bene; quelli di allora sono morti ma, forse per il ricordo del po' di bene che là si è fatto, ora ci ri­cordano ancora volentieri.
A Castelnuovo mi avvenne, dunque, questo fatto. Era arrivata l'ultima sera di predicazione, che finiva per la festa dell'Immacolata. 
Avevo parlato, quella sera, sulla confessione: la chiesa, che è più grande del duomo di Tortona, lunga uguale ma più larga, era piena: tutta una testa. Durante la predica, non so neppur io come, o senza che me ne fossi accorto, perché non avevo mai pensato ad una simile cosa, mi uscì una espressione alla quale non avevo prima ri­flettuto. 
Dissi: "Se anche qualcuno avesse messo il veleno nella scodella di sua madre e l'avesse così fatta morire, se è veramente pentito e se ne confessa, Dio, nella sua infinita misericordia, è disposto a per­donargli il suo peccato...".
Finita la predica, mi fermai a confessare fino a mezzanotte; poi andai in sacrestia e là c'era altra gen­te che voleva confessarsi; c'erano altri confessori, ma tutti volevano confessarsi da me, sapevano che avevo la manica larga..., e poi perché tanti amano confessar­si da un forestiero: dal parroco o dal curato, che li conoscono, non vanno a dire certi peccati... 
Al matti­no c'era già stata la comunione quasi generale, ma alla sera, dopo la benedizione col crocifisso, ritornan­do in sacrestia, il predicatore trovò che ancora c'era­no tanti uomini che, toccati dalla grazia di Dio, dal­l'ultima predica, si volevano confessare. Sicché finii di confessare molto tardi. Dovevo tornare a Tortona perché avevo da insegnare, da far scuola: in quel tempo facevo scuola d'italiano ai nostri ragazzi. Ben­ché stanco, mi avviai sulla strada che da Castelnuovo Scrivia viene a Tortona.
Il tempo era pessimo: si era d'inverno e c'era al­l'intorno tutto coperto di neve, la neve era alta, anzi nevicava. 
Io m'incamminai, a piedi, si capisce.... a quell'ora non c'era più il tram; ed io del resto facevo spesso quei nove-dieci chilometri a piedi. Avvolto nel mio mantello, uscii dal paese senza che si vedesse anima viva: erano tutti a letto, era notte alta, ero solo sulla strada. 
Ed ecco che, fuori dal paese, vedo muo­versi davanti a me un'ombra nera, che si avvicinava verso il mio sentiero, da in mezzo al bianco della neve. Era l'una dopo la mezzanotte. Era un uomo ammantellato, avvolto in un tabarro, con il cappello calcato sulla testa: camminava anche lui verso Tortona, ma in un modo che sembrava aspettasse qualcuno. Ogni tanto si voltava indietro e mi accorsi che l'aspettato ero io.
"Basta, chissà che cosa mi va a capitare, che cosa vorrà!?". Pensai che fosse un cascinaio che tornava a casa dalla chiesa. "Vorrà forse derubarmi...: che cosa mi può prendere?..." 
Soldi veramente non ne avevo, perché andavo alla leggera...; se facevo la strada a piedi, era perché non avevo cinque lire per una carrozzella, oppure volevo risparmiarle per comperare il pane ai miei ragazzi: certo ne avevo pochi...; avevo al più alcune lire: tutt'al più gli avrei dato quelle. Tuttavia un certo timore l'avevo... Vi ricordate don Abbondio, quando incontrò i bravi? Anch'io feci l'esame di coscienza per vedere se avessi peccato contro qualcuno: dei peccati ne trovai, ma non di quelli che chiamassero vendetta dagli uomini. Come fare? Case, allora, in quel tratto di strada, non ce n'erano; ora vi sono, ma furono fabbricate dopo.
In breve, perché camminavo svelto, raggiunsi l'uo­mo e, passandogli accanto, gli diedi la buona notte, pieno però di paura nel cuore, temendo che quel viandante fosse un poco di buono. 
Lo salutai per pri­mo: "Buona notte, brav'uomo!".
Qualche momento dopo, però, mi sentii chiamare; mi voltai e quello disse: "Reverendo, vorrei dirle una parola...". "Siete anche voi di viaggio? Andate a Tortona?...", dissi subito anch'io. "Veramente no ...". "Allora aspettate qualcuno forse? Avete forse bisogno di qualche cosa?". "Veramente sì ...". Aveva detto due volte "veramente". Veramente no, veramente sì. "Ci siamo", pensai. "Senta, mi disse finalmente, lei è don Orione? è lei il predicatore? quello che ha predicato in chiesa stasera?", "Sì, brav'uomo...". L'avevo chia­mato, capite, per la seconda volta, brav'uomo.
Egli continuò: "Io ho sentito la sua ultima predica: lei questa sera ha detto una parola...". "Che parola?". "Lei stasera ha parlato della confessione, della mise­ricordia di Dio...". "Sì...". "Ecco, vorrei sapere se quello che ha detto questa sera è proprio vero". "Ma sicuro! Credo di non aver detto nulla che non si trovi nel Vangelo. Io ho detto che il sacramento della con­fessione è stato istituito da Gesù Cristo; che dopo la sua resurrezione ha soffiato sugli apostoli dicendo: Ricevete lo Spirito Santo: a coloro ai quali rimettere­te i peccati, saranno rimessi...".
Io pensavo che egli volesse sapere se fosse vero che la confessione è stata istituita da Nostro Signore. "No, questo; non è questo che voglio sapere...". "Che cosa allora?". "Io ero alla predica... Ma lei crede pro­prio a quello che predica, che ha detto?". "Quello che predico, risposi, lo credo e, se non lo credessi, non lo predicherei". "Vorrei sapere, insistette l'altro, se è proprio vero che, se anche uno avesse messo il veleno nella scodella di sua madre, potrebbe essere ancora perdonato del suo grande peccato...". Però non mi ricordavo proprio di aver detto quelle parole; tut­tavia gli dissi: "Ma sì che è vero! Basta che sia vera­mente pentito, domandi perdono al Signore e si con­fessi; qualunque peccato, per quanto grosso sia, sarà perdonato; se è pentito, ci sarebbe per lui misericor­dia e perdono...". "Allora, disse, io sono proprio quel­lo che ha messo il veleno nella scodella di mia ma­dre: vi era discordia fra mia moglie e mia madre, ed io ho ucciso mia madre... Posso ottenere perdono? ...". E si mise a piangere.
Mi raccontò la sua storia, e poi mi si gettò ai pie­di: "Padre, mi confessi, mi confessi: io sono proprio quello della scodella...". Poi soggiunse: "Da quel momento non ho avuto più pace. Sono tanti anni...". 
Pensate che quell'uomo aveva potuto portare sem­pre con sé il suo terribile segreto; la giustizia umana nulla sapeva; nessuno aveva mai dubitato di nulla su di lui, ma il rimorso c'era... Era già di età. Quanto dico me lo disse fuori di confessione: nessuno potrà mai individuare quella persona, che credo sarà morta. "Ebbene, gli dissi subito, confortandolo, per l'autorità ricevuta da Dio, io vi posso rimettere questo peccato. È tanto tempo che non vi confessate?". "Da allora non mi sono più confessato". "Venite qua".
Mi avvicinai ad un paracarro, levai il cappello di neve che c'era sopra: anche per terra spazzai un po' di neve e dissi sedendomi sul paracarro: "Venite qua, confessate tutte le vostre colpe dall'età della ragione fino ad ora, confessate anche quel peccato di aver messo il veleno nella scodella di vostra madre".
Si inginocchiò e poi si confessò piangendo e gli diedi l'assoluzione; poi si alzò e mi abbracciava e stringeva, sempre piangendo, e non sapeva staccarsi da me, tanta era la consolazione da cui era inondato... Anch'io piansi e lo baciai in fronte e le mie lacrime si confondevano con le sue... Volle accompagnarmi fino quasi a Tortona e, solo per le mie insistenze, tornò finalmente indietro, ed io continuai la mia stra­da con una grande consolazione, con una gioia nel cuore che mai uguale provai nella mia vita. Io non so di dove fosse, se del paese o delle cascine; veniva alla predica molta gente anche dalle cascine.
Di lui non seppi più nulla. Arrivai a Tortona tutto bagnato; quella notte mi levai le scarpe e mi gettai sul letto, e sognai... Che cosa sognai?... Sognai il cuore di Gesù Cristo; sentii il cuore di Dio, quanto è grande la misericordia di Dio...»

S. Luigi Orione



Il bene comune lo costruisce ciascuno di noi giorno per giorno, il famoso bene comune rimane un appello astratto se non viene compreso nella sua genesi personale.
Questo nesso tra particolare ed il tutto è qualcosa che abbiamo dentro al sangue: tenere sempre conto di tutto dentro il particolare.





Donaci, Gesù, la forza di mettere da parte l'orgoglio e ristabilire prontamente la comunione ogni volta che qualche incomprensione, parola, ferita, insinua la tagliente e dolorosa lama della divisione nella nostra anima. 
Aiutaci, Gesù, a perdonare subito il torto che crediamo di aver ricevuto e a farci perdonare quello che certamente abbiamo fatto, per non permettere al rancore di avvelenare il nostro cuore. 
Rendici, Gesù, strumenti di comunione là dove siamo stati tentati dalla divisione. 
Consentici, Gesù, di essere piccoli strumenti della Tua misericordia.
Insegnaci, Gesù, ad essere perfetti nella comunione in Tuo nome.
Amen.





Buona giornata a tutti.:-)

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