Visualizzazione post con etichetta don Bosco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta don Bosco. Mostra tutti i post

giovedì 31 gennaio 2019

Don Bosco, preghiere d' intercessione - memoria liturgica 31 gennaio 2019


Preghiera a don Bosco per ottenere Grazie

O glorioso Santo,
voi vedete da quanti mali noi siamo afflitti ed oppressi;
è incerto l'oggi, più incerto il domani,
e il dolore è divenuto il compagno indivisibile
della nostra esistenza.
Deh, o San Giovanni Bosco, muovetevi a pietà della nostra
misera condizione!
Anche voi soffriste il disagio, la miseria, l'abbandono,
la calunnia, la persecuzione;
e fu l'esperienza del dolore che vi rese il conforto,
l'aiuto di quanti ricorsero a voi.
Ora che siete in Cielo, presso la Sorgente Eterna della carità,
voi sentite certamente più viva compassione per le nostre sventure,
ed io a voi fiducioso ricorro per ottenere la grazia di...........
(esprimere...)
O glorioso Santo,
a voi nulla nega il Signore,
perchè tanto lavoraste in terra per la sua gloria e per il suo onore;
 intercedete per me,
impetratemi la grazia implorata se essa torna utile all'anima mia,
ed ottenetemi la conformità al divino volere e la perseveranza nel bene,
onde anch'io possa venire un giorno a lodare e ringraziare insieme con voi il Signore in Paradiso.
Così sia.



Preghiera d'intercessione

San Giovanni Bosco, 
nella tua vita hai tanto pregato e operato
per il bene della gioventù:
guarda ai pericoli e alle molte difficoltà
che ancora oggi stanno vivendo i nostri giovani
ed intercedi per loro presso il Padre 
affinché siano sempre custoditi nel Suo Amore
e camminino sulla via del vero bene.

Ti affidiamo anche tutte le nostre famiglie:
prega perché i coniugi riescano a superare
i momenti duri della prova
e perchè tutti i focolari cristiani diventino
sempre più l'immagine vivente
della Santa Famiglia.

San Giovanni Bosco, intercedi per noi.



Come non esiste terreno ingrato e sterile che non si possa rendere fertile per mezzo di lungo e paziente lavoro, così vale anche per gli uomini: essi sono come un buon terreno, il quale per quanto sia sterile e duro, produce prima o poi pensieri onesti e atti virtuosi, quando un direttore con ardenti preghiere aggiunge i suoi sforzi alla mano di Dio nel coltivarla e renderla feconda e bella. 
In ogni giovane, anche il più disgraziato vi è un punto accessibile al bene, e dovere primo dell'educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trame profitto.

- don Bosco -
Memorie biografiche, V, 366-367




Si tenga lontano come la peste l'opinione di taluno che vorrebbe differire la prima comunione a un'età troppo inoltrata, quando per lo più il demonio ha preso possesso del cuore di un giovanetto a danno incalcolabile della sua innocenza.

- don Bosco -



Tutti hanno bisogno della Comunione: i buoni per mantenersi buoni e i cattivi per farsi buoni.

- don Bosco -



Buona giornata a tutti. :-)



domenica 18 marzo 2018

don Bosco e la Quaresima

Primieramente voglio dirvi che la quaresima è già incominciata e bisogna santificarla colle buone opere. 
Io vi darò un mezzo per santificare questi giorni: la confessione e la comunione frequente per ottenere da Dio tutte le grazie delle quali si ha di bisogno. 
Fra tutto l’anno questi sono i giorni propizi! 
Io non intendo già con questo che facciate rigorose penitenze, o lunghi digiuni. Volete però che io vi suggerisca un modo di fare anche voi un po’ di penitenza, adattata alla vostra età ed alla vostra condizione? 
Io ve lo suggerisco. Consiste in un digiuno che tutti potete fare, cioè custodire il vostro cuore e i vostri sensi. 
Fate digiunare il demonio, non commettendo alcun peccato. 
Attenti ai sensi. Fate digiunare i vostri occhi. 
Gli occhi sono chiamati le finestre per le quali entra il demonio nell’anima. 
E noi come faremo per impedire che entri? 
Chiudete queste finestre, quando vanno chiuse. 
Non permettete mai che gli occhi si fermino in nessun modo a guardare cose o dipinti o fotografie che siano contrarie alla virtù della modestia. 
Ritirate subito gli sguardi, quando s’incontrano con oggetti pericolosi. Un’altra mortificazione degli occhi è di frenare la curiosità: mai e poi mai leggere libri che parlino contro la religione, o che siano immorali, o anche solo pericolosi per la vostra età. 
Come vi ho già detto e ripetuto molte volte, dateli alle fiamme questi libri, quando vi capitano nelle mani, consegnateli ai vostri educatori, liberatevi presto da simile peste. 


Vi è poi da mortificare, da far digiunare l’udito con non mai fermarsi ad ascoltare discorsi che possano offendere la bella virtù, o discorsi di mormorazione contro il terzo o il quarto, i Superiori o i compagni.
Far digiunare la lingua, con proibirle ogni parola che possa dare scandalo, astenendovi sempre dal dire motti pungenti contro qualche compagno, rifuggendo dal parlare male di chicchessia: insomma non tener mai un discorso, che non osereste fare al cospetto di un superiore.
Mortificate la gola, col non andare tanto in cerca di quello che più piace al palato, ma prendere quello che danno; non essere nel numero di coloro che desiderano sempre e studiano il modo di avere qualche cibo speciale, qualche bicchiere di vino.
Potrete anche fare qualche mortificazione sopportando con pazienza certe contrarietà, un po’ di caldo o un po’ di freddo, senza lamentarvi. 
Non dite subito come fanno alcuni: – Scriverò che mi si mandi da casa questo e quello. 
- Se non è vera necessità, pazientate alquanto, aspettate, fate con pacatezza, fate adagio. Non stizze, non musi, non irrequietezza. 
Mortificatevi sopportando con carità e pace qualche piccolo difetto dei vostri compagni, qualche incomodo o della camerata o della scuola. 
In conclusione, mortificatevi, non ascoltando, non dicendo e non facendo cosa contraria in qualsivoglia modo al buon esempio. 

Così facendo, benchè siano cose di poco peso, vi serviranno di penitenza adattata a ciascuno di voi, non vi nuoceranno, vi faranno raggiungere lo scopo pel quale venne istituito il digiuno della quaresima, vi aiuteranno potentemente a vincere le cattive inclinazioni, vi faranno acquistare grandi meriti per l’anima. 
Osservate bene l’orario, e specialmente in questo tempo di quaresima. 
Invece di fare opere di penitenza fate quelle dell’obbedienza. 
Siate puntuali al mattino nell’alzarvi, alla sera nell’andare a letto, nell’andare a scuola e in chiesa e nell’eseguire ogni altro vostro dovere.
Buona notte!

- don Bosco -


Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 31 gennaio 2018

Il sacramento della confessione e don Bosco, memoria liturgica 31 gennaio 2018

Tre lacci per condurre alla perdizione

La sera del 4 aprile 1869 Don Bosco raccontò ai suoi giovani un sogno che li impressionò vivamente.
«Sognai — disse — di trovarmi in chiesa, in mezzo a una moltitudine di giovani che si preparavano alla confessione. Un numero stragrande assiepava il mio confessionale sotto il pulpito.
Cominciai a confessare, ma presto vedendo tanti giovani, mi alzai e mi avviai verso la sacrestia in cerca di qualche prete che mi aiutasse. Passando vidi, con enorme sorpresa, giovani che avevano una corda al collo, che stringeva loro la gola.
— Perché tenete quella corda al collo? — domandai —Levatevela!
E non mi rispondevano, ma mi guardavano fissamente.
— Orsù — dissi a uno che mi era vicino —togli quella corda!
— Non posso levarla; c’è uno dietro che la tiene.
Guardai allora con maggior attenzione e mi parve di veder spuntare dietro le spalle di molti ragazzi due lunghissime corna. Mi avvicinai per vedere meglio e, dietro le spalle del ragazzo più vicino, scorsi una brutta bestia con un ceffo orribile, somigliante a un gattone, con lunghe corna, che stringeva quel laccio.
Volli chiedere a quel mostro chi fosse e cosa facesse, ma esso abbassò il muso cercando di nasconderlo tra le zampe, rannicchiandosi per non lasciarsi vedere. Prego allora un giovane di correre in sacrestia a prendere il secchiello dell’acqua santa. Intanto mi accorgo che ogni giovane ha dietro le spalle un così poco grazioso animale. Prendo l’aspersorio e domando a uno di quei gattoni:
— Chi sei?
L’animale mi guarda minaccioso, allarga la bocca, digrigna i denti e fa l’atto di avventarmisi contro.
— Dimmi subito che cosa fai qui, brutta bestia. Non mi fai paura. Vedi? Con quest’acqua ti lavo per bene, se non rispondi.
Il mostro mi guardò rabbrividendo. Si contorse in modo spaventoso e io scoprii che teneva in mano tre lacci.
— Che cosa significano?
— Non lo sai? Io, stando qui, con questi tre lacci stringo i giovani perché si confessino male.
— E come? In che maniera?
— Non te lo voglio dire; tu lo sveli ai giovani.
— Voglio sapere che cosa sono questi tre lacci. Parla, altrimenti ti getto addosso l’acqua benedetta.
— Per pietà, mandami all’inferno, ma non gettarmi addosso quell’acqua.
— In nome di Gesù Cristo, parla dunque!
Il mostro, torcendosi spaventosamente, rispose:
— Il primo modo col quale stringo questo laccio è con far tacere ai giovani i loro peccati in confessione.
— E il secondo?
— Il secondo è di spingerli a confessarsi senza dolore.
— Il terzo?
— Il terzo non te lo voglio dire.
— Come? Non me lo vuoi dire? Adesso ti getto addosso quest’acqua benedetta.
— No, no! Non parlerò, si mise a urlare, ho già detto troppo.
— E io voglio che tu me lo dica.
E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, e poi ancora gocce di sangue. Finalmente disse:
— Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano.
— Perché nel tendere i lacci ti nascondi dietro le spalle dei giovani?
— Perché non mi vedano e per poterli più facilmente trascinare nel mio regno.

Mentre volevo domandargli altre cose e intimargli di svelarmi in qual modo si potesse render vane le sue arti, tutti gli altri orribili gattoni incominciarono un sordo mormorio, poi ruppero in lamenti e si misero a gridare contro colui che aveva parlato; e fecero una sollevazione generale. 
Io, vedendo quello scompiglio e pensando che non avrei ricavato più nulla di vantaggioso da quelle bestie, alzai l’aspersorio e gettai l’acqua benedetta da tutte le parti. Allora, con grandissimo strepito, tutti quei mostri si diedero a precipitosa fuga, chi da una parte e chi dall’altra. A quel rumore mi svegliai».

C’è un proverbio che dice: « Un buon consiglio lo si riceve anche dal diavolo ». E qui il diavolo ne ha dato a Don Bosco uno che può fare anche per noi: « Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni: se vuoi conoscere se li tengo allacciati, guarda se si emendano».



«Non abbiate paura di manifestare al confessore i vostri difetti, le vostre mancanze. 
L’essere buono non consiste nel non commettere mancanza alcuna: oh no! Purtroppo tutti siamo soggetti a commetterne. L’essere buono consiste in questo: nell’aver volontà di cambiare. Perciò quando il penitente manifesta qualche mancanza al confessore, per quanto sia grave questa mancanza, il confessore guarda alla buona volontà e non si meraviglia della mancanza: anzi prova la maggiore delle consolazioni che possa provare a questo mondo, vedendo che quel giovane è sincero, che desidera vincere il demonio e mettersi in grazia di Dio, che vuole crescere nella virtù. 
Nulla, o miei cari figlioli, vi tolga questa confidenza. 
Non ve la tolga la vergogna: le miserie umane si sa, sono miserie umane. 
Non andate mica a confessarvi per raccontare miracoli!
Coraggio dunque, o figlioli miei, non diamo soddisfazioni al demonio. Confessatevi bene, dicendo tutto. 
Qualcuno domanderà: E chi in passato avesse taciuto qualche peccato in confessione come deve fare a rimediarvi? 
Guardate: al mattino se mettendomi la veste e abbottonandola salto un bottone, che cosa faccio? 
Sbottono tutta la veste finché arrivo dove c’è il bottone rimasto fuori posto. Così chi ha da rimediare ad un peccato taciuto, rifaccia tutte le confessioni fino a quella, nella quale tacque il suo peccato e così tutti i bottoni saranno a posto e la veste non farà nessuna piega. 
Lo dice il Catechismo: dall’ultima confessione ben fatta fino a quella che si vuol fare. Da bravi, figlioli! 
Con una parola: si tratta di schivare l’Inferno e guadagnarvi il Paradiso; il confessore vi aiuterà e voi sapete che siamo amici e desidero una cosa sola: la salvezza dell’anima vostra» (don Bosco)

Ricordatevi che l'educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell'educazione della gioventù.

- San Giovanni Bosco - 
 fonte: Memorie Biografiche, VI, 322-323




Ricordatevi, che ogni cristiano è tenuto di mostrarsi edificante verso il prossimo, e che nessuna predica è più edificante del buon esempio.

- Don Bosco - 



«Amate ciò che amano i giovani, affinché essi amino ciò che amate voi». 

- San Giovanni Bosco -


Buona giornata a tutti. :-)





domenica 19 marzo 2017

San Giuseppe - 19 marzo

"Giuseppe era un artigiano della Galilea. E che cosa può attendersi dalla vita l'abitante di un villaggio sperduto come Nazaret? Lavoro e null'altro che lavoro; tutti i giorni, sempre con lo stesso sforzo. Poi, terminata la giornata, una casa povera e piccola, per ristorare le forze e ricominciare a lavorare il giorno dopo.

Ma, in ebraico, il nome Giuseppe significa "Dio aggiungerà". Dio aggiunge alla vita santa DI COLORO CHE COMPIONO LA SUA VOLONTA' una dimensione insospettata: quella VERAMENTE importante, quella che dà valore a tutte le cose, quella DIVINA. Alla vita umile e santa di Giuseppe, Dio aggiunse la vita della Vergine Maria e quella di Gesù, Nostro Signore. 

Giuseppe poteva far sue le parole di Maria, sua sposa: "... Perché ha guardato la mia piccolezza". 

Giuseppe era infatti un uomo su cui Dio fece affidamento per operare COSE GRANDI. 

Seppe vivere COME VOLEVA IL SIGNORE in tutti i singoli eventi che composero la sua vita. 

Per questo la Sacra Scrittura loda Giuseppe affermando che era giusto. E, nella lingua ebraica, giusto vuoi dire pio, servitore irreprensibile di Dio, esecutore della volontà divina; significa anche buono e caritatevole verso il prossimo. In una parola, il giusto è colui che ama Dio e dimostra questo amore osservando i Comandamenti e orientando la vita intera al servizio degli uomini, propri fratelli".

Dagli scritti di san Josemaria Escrivá de Balaguer



"Era per Gesù che lavorava,
e il pane che il divino fanciullo mangiava
era Egli che l'aveva acquistato
col sudore della sua fronte.

E poi quando rientrava in sulla sera
affaticato e oppresso dal caldo,
Gesù sorrideva al suo arrivo,
e lo accarezzava colle sue piccole mani.

Ben sovente col prezzo di privazioni, che s'imponeva,
Giuseppe riusciva ad ottenere qualche risparmio.
Qual gioia provava allora nel poterlo impiegare
nell'addolcire la condizione del divino Fanciullo!
Ora erano alcuni datteri,
ora alcuni giocattoli adatti alla sua età,
che il pio falegname recava al Salvatore degli uomini.

Oh quanto erano dolci allora le emozioni
nel contemplare il viso raggiante di Gesù!".

- Dagli scritti di san Giovanni Bosco - 


“San Giuseppe è il Padre putativo e Custode di Gesù,
è il primo e il più santo degli artigiani,
è l’amico del Sacro Cuore.
Dopo Maria il più amato
e Colui che più ama”.

- Dagli scritti di san Leonardo Murialdo -


"O San Giuseppe, anche tu hai sperimentato la prova, la fatica, la stanchezza; ma il tuo animo, ricolmo della più profonda pace, esultò per la gioia dell'intimità con il Figlio di Dio a te affidato, e con Maria, sua dolcissima Madre. 
Aiutaci a comprendere che non siamo soli nel nostro lavoro, a saper scoprire Gesù accanto a noi, ad accoglierlo con la grazia e custodirlo con la fedeltà come tu hai fatto. " 

- San Giovanni XXIII, papa -


O San Giuseppe,
padre putativo di Gesù 
e sposo purissimo di Maria,
che a Nazareth hai conosciuto 
la dignità e il peso del lavoro,
accettandolo in ossequio alla volontà del Padre
e per contribuire alla nostra salvezza,
aiutaci a fare del lavoro quotidiano 
un mezzo di elevazione;
insegnaci a fare del luogo di lavoro 
una 'Comunità di persone',
unita dalla solidarietà e dall'amore;
dona a tutti i lavoratori e alle loro famiglie,
la salute, la serenità e la fede;
fà che i disoccupati trovino presto 
una dignitosa occupazione
e che coloro che hanno onorato il lavoro per una vita intera,
possano godere di un lungo e meritato riposo.
Te lo chiediamo per Gesù, nostro Redentore,
e per Maria, Tua castissima Sposa
 e nostra carissima Madre. Amen


martedì 31 gennaio 2017

Raccomandazioni ai missionari - San Giovanni Bosco

1. Cercate anime non denari;
2. Usate carità e somma cortesia con tutti;
3. Prendete cura degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini;
4. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini;
5. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi ma non portatevi mai né invidia, né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti, le pene e le sofferenze di uno considerate come pene e sofferenze di tutti e ciascuno studi di allontanarle o almeno mitigarle;
6. Ogni mattino raccomandate a Dio le occupazioni della giornata.


- San Giovanni Bosco -


Sii con Dio come l'uccello che sente tremare il ramo e continua a cantare, perché sa di avere le ali.

- San Giovanni Bosco -


E' certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità.

- San Giovanni Bosco -




Buona giornata a tutti. :-)






venerdì 11 marzo 2016

Ti ha amato per sempre - don Giovanni Bosco

Pensa, amico, che Dio ti ha creato a Sua Immagine, ti ha donato un corpo e un'anima immortale. Di più, con il Battesimo ha fatto di te un Suo Figlio. 
Ti ha amato sempre, e ti ama ancora come un Padre affettuoso.
Ti ha creato perché tu Lo ami e Gli sia amico in questo mondo, e possa così meritare di essere felice un giorno, insieme con Lui in Cielo. 
Quindi non sei tu su questa terra per divertirti, guadagnare denaro, mangiare e dormire. 
Dio ti ha donato la Sua Vita per un destino meraviglioso. Due sono gli inganni del demonio per allontanare i giovani dalla via della vera felicità. 
Il primo è far loro credere che l'amicizia del Signore li renderà persone tristi, senza gioia, lontane da ogni divertimento e piacere. 
Non è così cari amici. L'altro inganno è di farvi credere che avremo tutto il tempo di pensare alle cose serie quando saremo vecchi, ma questo non è un motivo per sciupare la nostra giovinezza. 
Essa deve essere la stagione perenne in tutta la nostra vita, in questo mondo e nell'altro. 

- San Giovanni Bosco -
da: Il giovane provveduto, 1847



Preghiera a don Bosco per i giovani

San Giovanni Bosco, amico e padre della gioventù, io invoco la tua protezione su tutti i giovani del nostro tempo e in particolare 
(…………….............---.......sui miei figli, 
i miei nipoti…………………..............…, 
su nome………………………………….)
Tu hai tanto amato i giovani e hai dedicato loro tutte le tue energie e il tuo tempo, li hai guidati sulla via del bene, della purezza e della preghiera.
Ti prego di continuare anche oggi dal cielo la tua missione di salvezza.

Fa' che i nostri giovani crescano sani e buoni, che rifiutino le occasioni di male, che si impegnino con tutto il loro entusiasmo nella vita cristiana per essere sempre veri seguaci di Gesù Cristo.



"O Dio, che in san Giovanni Bosco 
hai dato alla tua Chiesa 
un padre e un maestro dei giovani, 
suscita anche in noi la stessa fiamma di carità 
a servizio della tua gloria per la salvezza dei fratelli." 
Amen!




Ricordatevi, che ogni cristiano è tenuto di mostrarsi edificante verso il prossimo, e che nessuna predica è più edificante del buon esempio.

- Don Bosco - 




Ti voglio regalare la formula della santità. Eccola: Primo: allegria. 
Ciò che ti turba e ti toglie la pace non viene da Dio. 
Secondo: i tuoi doveri di studio e di pietà. 
Impegno nello studio, impegno nella preghiera, amore per tutto ciò che fai. Tutto questo non farlo per ambizione, ma per amore del Signore. 
Terzo: far del bene agli altri anche se ti costa sacrificio. 
La santità è tutta qui”. 

- Don Bosco -


Buona giornata a tutti. :-)




lunedì 29 febbraio 2016

Don Bosco e i protestanti

«Scendevano a turno a Valdocco a disputare con me»

Le Letture Cattoliche furono accolte con consensi vastissi­mi. 
Il numero dei lettori fu straordinario. Ma questo suscitò l'ira dei protestanti. Provarono a combatterle con i loro giornali, con le loro Letture Evangeliche, ma non trovarono lettori. 
Allora passarono ad ogni sorta di attacco contro il povero don Bosco. Scendevano a turno a Valdocco, a disputare con me, persuasi che nessuno potesse resistere ai loro argomenti. I preti cattoli­ci, secondo loro, erano tutti gonzi, e con due parole si poteva­no mettere nel sacco.
Venivano a volte da soli, a volte in due, altre volte a gruppi. 
Io li ascoltavo sempre, e siccome non sapevano rispondere alle mie domande imbarazzanti, raccomandavo che si facessero ri­spondere dai loro ministri, e poi mi riferissero le risposte.
Vennero Amedeo Bert, Meille, l'evangelicó Pugno, poi tanti altri. Cercavano di persuadermi a non parlare, a interrompere la stampa dei nostri libretti. Ma non ottennero nulla. Questo accese la loro ira. 
Credo opportuno riferire alcuni fatti.

«Lasci stare le Letture Cattoliche»
Una domenica sera del mese di maggio mi furono annun­ciati due signori che venivano per parlarmi. Entrarono e si com­plimentarono a lungo con me. Poi uno cominciò a dire:
- Lei, signor Teologo, ha dalla natura un grande dono: quel­lo di farsi capire e leggere dal popolo. Perciò dovrebbe sfrutta­re questo dono prezioso in cose utili per l'umanità, mettendosi al servizio della scienza, delle arti, del commercio.
- Il mio tempo è tutto assorbito dalle Letture Cattoliche, a cui voglio dedicare ogni mia forza.
- Sarebbe molto meglio che scrivesse qualche buon libro per la gioventù: un volume di storia antica, un trattato di geo­grafia, o di fisica, o di geometria.
- E perché, secondo voi, non dovrei dedicarmi alle Letture Cattoliche?
- Perché sono argomenti fritti e rifritti.
- Questi argomenti sono già stati trattati in opere di cultu­ra, è vero. Ma nessuno li ha affrontati in maniera popolare. Ed è proprio questo lo scopo delle Letture Cattoliche.
- Questo lavoro, però, non le porta nessun vantaggio ma­teriale. Se si mette invece a scrivere i libri che le abbiamo sug­gerito, avrà un notevole guadagno da impiegare nel meraviglioso istituto che la Provvidenza le ha affidato. Possiamo addirittu­ra anticiparle una buona somma (mi porsero quattro biglietti da mille lire). E le assicuriamo che non sarà la nostra ultima offerta: le porteremo somme maggiori.
- Perché volete darmi tanto denaro?
- Per incoraggiarla a scrivere le opere che abbiamo sugge­rito, e per collaborare al suo splendido Oratorio.
- Scusatemi, signori, se non accetto il vostro denaro. Io non scriverò nessun altro libro. Continuerò a lavorare alle Let­ture Cattoliche.
- Ma è un lavoro inutile.
- Se è un lavoro inutile, perché preoccuparsi tanto? Per­ché spendere denaro per farmi smettere?
«Se esce di casa, è sicuro di rientrare?»
- Pensi bene a quello che fa. Rifiutando lei danneggia la sua opera, si espone a conseguenze e a pericoli...
- Signori, capisco molto bene quel che volete dirmi. Ma vi dico chiaro e tondo che quando sto dalla parte della verità non ho paura di nessuno. Facendomi prete, mi sono consacra­to al bene della Chiesa e della povera gente. E intendo conti­nuare a lavorare per questo, anche scrivendo e stampando le Letture Cattoliche.
- Lei fa male - dissero con voce minacciosa alzandosi in piedi. - Lei fa male, lei ci insulta. Se esce di casa, è sicuro di rientrare?
- Voi non conoscete i preti cattolici, signori. Finché vivo­no, lavorano per compiere il loro dovere. Se per far questo do­vessero morire, per loro sarebbe la più grande fortuna, la mas­sima gloria.
In quel momento li vidi così irritati che temevo mi picchias­sero. Mi alzai, misi una sedia tra me e loro, e aggiunsi:
- Se volessi usare la forza, non avrei nessuna paura di voi. Ma la forza dei preti è la pazienza e il perdono. Andatevene. Aprii la porta della camera:
- Buzzetti, dissi, conduci questi signori fino al cancello. Non conoscono bene la strada.
Rimasero confusi. Borbottarono:
- Ci rivedremo in un momento più opportuno.
Se ne uscirono con la faccia e gli occhi rossi di sdegno. Questo fatto fu pubblicato da alcuni giornali, e fu riferito in lungo e in largo dall'Armonia.

- San Giovanni  Bosco - 
da: "Memorie dell’Oratorio"




Ricordatevi, che ogni cristiano è tenuto di mostrarsi edificante verso il prossimo, e che nessuna predica è più edificante del buon esempio.

- Don Bosco - 




"O Dio, che in san Giovanni Bosco
hai dato alla tua Chiesa
un padre e un maestro dei giovani,
suscita anche in noi la stessa fiamma di carità
a servizio della tua gloria per la salvezza dei fratelli." 
Amen!




Il film è del 1935, dura un'oretta, bello, vale la pena di vederlo. 
Uno spaccato della vita contadina dell'epoca, così semplice e così dura. 
Vi ci vedete a lavare le lenzuola al fiume? 


Buona giornata a tutti. :-)