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martedì 11 settembre 2018

da: "Grammatica della fantasia" - Gianni Rodari

Il sasso nello stagno - Gianni Rodari

“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. 
Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati alla vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra di loro. 
Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. 
Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. 
Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.

Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta, suoni, immagini, analogie, ricordi, significati e sogni. In un movimento che interessa l’esperienza, la memoria, la fantasia, l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare, e censurare, costruire e distruggere […]”

- Gianni Rodari -
da: "Grammatica della fantasia"





“Intendo per «passione» la capacità di resistenza e di rivolta; l’intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volontà di azione e di dedizione; il coraggio di «sognare in grande»; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci dei mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com’era prima; il coraggio di dire di no quand’è necessario, anche se dire di sì è più comodo, di non «fare come gli altri», anche se per questo bisogna pagare un prezzo.”

- Gianni Rodari -
scrittore, pedagogista e giornalista italiano





Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. 

da: V per Vendetta 


Buona giornata a tutti. :-)








mercoledì 21 marzo 2018

Un'antichissima primavera e altre poesie - Salvatore Quasimodo

Già sulle rive del fiume ritornano i cavalli,
gli uccelli di palude scendono dal cielo,
dalle cime dei monti
si libera azzurra fredda l'acqua e la vite
fiorisce e la verde canna spunta.
Già nelle valli risuonano
canti di primavera.

- Salvatore Quasimodo -


Wojciech Gerson (1831-1901), Morning Mist

Margherite

Appena c'è nell'aria
odor di primavera
ecco le margherite
nevicare nei prati
mettendo il loro fiorellino
anche all'occhiello
del ciuffo d'erba più meschino.

- Corrado Govoni -

1884-1965

Charles Courtney Curran, (1861–1942), The Dawn of Spring

Filastrocca di primavera

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno, più dolce la sera.
Domani forse tra l’erbetta
spunterà la prima violetta.
O prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
E ancora in inverno si crederanno:
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.

- Gianni Rodari -


Philip Hermogenes Calderon (1833 – 1898), 
Springtime follows, Winter has passed


Primavera

È venuto il tempo
che il ranuncolo limpido
rischiara
l’erba folta e amara,
fitte e stupite
si schierano sulle prode
le margherite,
già l’usignolo s’ode.
Sotto gli occhi di ogni fanciulla
una tenera ombra è fiorita
e con quell’ombra di viole
il giovane sole
si trastulla.

- Attilio Bertolucci -

Eva Francis (1887-1924), Snowdrops and violets


L’inverno è ormai passato,
l’epoca delle piogge se n’è andata.
I fiori sono apparsi sulla terra
Ed in questo momento è primavera.
E’ tempo di cantare.
La voce della tortora è nell’aria,
e il fico ha messo i primaticci teneri:
le viti in fiore mandano profumi.


- dal Cantico dei Cantici -

Walter Crane (1845-1915), Spring

La primavera ritorna sul mondo.
Guardo l'aprile, che non ha colori
Per me, finché tu venga,
Come prima del giungere dell'ape
Restano inerti i fiori,
Destati all'esistenza da un ronzio.

- Emily Dickinson -




Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it

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mercoledì 19 ottobre 2016

La tartaruga sciocca

Un giorno, in una valle lontana, cominciò a piovere, e piovve tanto che tutta la campagna fu inondata. Ancora un po' e solo le montagne sarebbero spuntate dall'acqua, che saliva, saliva sempre.
A un tratto si udì qualcuno che piangeva. Era una tartaruga: la più lenta, la più sciocca del mondo, gracchio un'oca che volava sopra di lei:
"Perché piangi? "
singhiozzo la tartaruga:
"Affogherò! per te è facile, tu puoi volare. Ma le mie gambe son così corte, che mi ci vorrà un mese per arrivare sulle montagne!".
Tagliò corto l'oca:
"Quante storie! Vado a chiamare mia sorella e ti porteremo noi sulle montagne!"
Quando le due oche tornarono, l'acqua arrivava già al collo della tartaruga. Si abbassarono, portando nel becco un ramo. La tartaruga vi si afferrò con la bocca e le oche la sollevarono con un gran sbattere d'ali.
Volarono così sopra le acque, in direzione delle montagne, dove la tribù delle tartarughe si era già radunata.
Infatti, le altre tartarughe, meno sciocche, si erano subito dirette sui monti non appena avevano visto l'acqua salire. Ma erano comunque molto felici nel vedere i due uccelli portare in salvo la più lenta, la più sciocca tra loro.
Lanciarono alte grida di evviva e cantarono in coro per festeggiare i due volatili.
"Viva, viva e poi urrà. Su cantiamo tutte in coro. Per le oche salvatrici…".
Ma mentre era ancora in volo, la più lenta, la più sciocca di tutte le tartarughe non poté fare a meno di unirsi al coro.
Aprì la bocca e cantò: 
" Hip hip hip e poi urrà.. AAAAAAAH!!! "


"Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate portano pena "
Imparare a controllare la propria bocca non è cosa da poco!



adattamento dalla favola ““Le anatre selvatiche e la stupida tartaruga" di Gianni Rodari


La strada maestra

Rabbi Mendel soleva lamentarsi: "Fino a che non c'erano ancora le strade maestre, la notte bisognava interrompere il viaggio. E allora nella locanda si dicevano in pace salmi, si apriva un libro e si ragionava tra ebrei. 
Ora si viaggia sulla strada maestra notte e giorno, e non vi è più pace".

- Martin Buber - 
Storie e leggende chassidiche, Mondadori



Quando Adamo ed Eva si nascosero dalla sua presenza, il Signore chiamò: "Dove sei?".
Questo richiamo risuona senza tregua. E' l'eco impalpabile di una flebile voce, non compresa nella categoria dei sensi, mai tradotta in parole, ineffabile e misteriosa... 
Soffocata, attutita, si ammanta di silenzio, ma è come se tutto ciò che esiste fosse l'eco di questa domanda: dove sei?

- Abraham Eschel - 
teologo ebreo


Buona giornata a tutti. :-)








mercoledì 6 gennaio 2016

La Befana - Giovanni Pascoli

Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello,
ed il gelo il suo pannello,
ed è il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E si accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare,
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c'è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c'è dentro questa villa?

Guarda e guarda… tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda… ai capitoni
c'è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini…

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale:
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?

Coi suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Coi suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e si allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra:
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c'è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c'è nel casolare?

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra le cenere e i carboni
c'è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch'è l'aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.


La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride:
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

- Giovanni Pascoli - 




Viene viene la Befana

Da una terra assai lontana,
così lontana che non c’è…
la Befana, sai chi è?
La Befana viene viene,
se stai zitto la senti bene:
se stai zitto ti addormenti,
la Befana più non senti.
La Befana, poveretta,
si confonde per la fretta:
invece del treno che avevo ordinato
un po’ di carbone mi ha lasciato.


- Gianni Rodari -




Risplendete come Figli della Luce

“Il Signore ha manifestato la Sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la Sua giustizia” (Salmo 97,2).
Questo noi lo sappiamo, perché si è realizzato quando i tre Re Magi, chiamati dai loro lontani paesi, furono condotti da una “stella” a conoscere e ad adorare il Re del Cielo e della terra.
Questa stella esorta noi, in modo particolare, a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che noi dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la Grazia che invita tutti al Cristo.
In questo impegno, miei cari, dovete tutti aiutarvi l’un l’altro.
Risplendete così come figli della Luce nel Regno di Dio, dove conducono la retta fede e le buone opere. 


Papa San Leone Magno - Dottore della Chiesa 



O Signore,
principe dei Re della terra,
la stella annuncia
il tuo Amore per gli uomini,
non permettere al male
di contagiare i granai
del bene con la zizzania
della divisione e dell'invidia.
Fa' brillare la gloria
sulle tenebre,
rischiara la nebbia fitta del peccato e della morte,
con la luce della speranza.
Libera il povero
che non trova aiuto.
Ascolta la preghiera
dei miseri e degli oppressi.
Fa' fiorire il giusto
nell'albero della vita;
conduci benigno
quanti ti invocano per contemplare la bellezza
della tua gloria.
Insieme ai Magi
e ai re della terra,
quest'oggi,
non offriamo
oro incenso e mirra,
ma colui che in questi doni
è immolato e ricevuto:
Gesù Cristo nostro Signore. 
Amen.




Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 23 settembre 2015

Rondini addio e poesie sull'autunno - Giovanni Pascoli

23 settembre 2015: Equinozio d'Autunno


Dunque, rondini  rondini, addio!
Dunque andate, dunque ci lasciate
per paesi tanto a noi lontani.

E' finita qui la rossa estate.
Appassisce l'orto: i miei gerani
più non han che i becchi di gru.
Oh, se, rondini rondini, anch'io…

Voi cantate forse morti eroi
su quest'alba, dalla vostre altane,
quando ascolto voi parlar tra voi
una vostra lingua di gitane,
una lingua che più non si sa.
Oh, se, rondini rondini, anch'io…

O son forse gli ultimi consigli
ai piccini per il lungo volo.
Rampicati stanno al muro i figli
che alloro nido, con un grido solo,
si rivolgono a dire: si va?

Dunque, rondini rondini, addio!


- Giovanni Pascoli - 


Mattino d’autunno

Che dolcezza infantile
nella mattinata tranquilla!
C’è il sole tra le foglie gialle
e i ragni tendono fra i rami
le loro strade di seta.


- Federico Garcia Lorca -


"Voglio un autunno rosso come l’amore, giallo come il sole ancora caldo nel cielo, arancione come i tramonti accesi al finire del giorno, porpora come i granelli d’uva da sgranocchiare. Voglio un autunno da scoprire, vivere, assaggiare."


- Stephen Littleword - 


L'estate è finita

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L'acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch'io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

- Emily Dickinson - 



Ogni seme che l’autunno getta nelle profondità della terra
ha un modo suo proprio di separare nucleo e involucro
al fine di formare le foglie, i fiori e i frutti.
Ma quali che siano i modi,
lo scopo delle peregrinazioni di tutti i semi è identico:
arrivare a levarsi innanzi al volto del sole.

- Kahlil Gibran - 
da: Iram dalle alte colonne


Autunno

Il fieno è falciato
il cacciatore ha sparato,
l'autunno è inaugurato:
Il grillo si è murato
nella tomba in mezzo al prato.

- Gianni Rodari - 



Buona giornata a tutti. :-)


lunedì 11 maggio 2015

Il sole e la nuvola (1962) - Gianni Rodari

Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso nel suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesca, che borbottava: “Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono!”.
Nelle vigne ogni acino d’uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due; e non c’era filo d’erba, o ragno, o fiore, o goccia d’acqua che non si prendesse la sua parte. 
“Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare!”. 
Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli.
Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e guarda un po’, non gliene mancava nemmeno uno. 
La nuvola, per la sorpresa, si sciolse in grandine, il sole si tuffò allegramente in mare. 

- Gianni Rodari - 
da: "Favole al telefono", Gianni Rodari



Anche quando il cielo è coperto,
il sole non è scomparso.
È ancora lì
dall’altra parte delle nuvole.

- Eckhart Tolle - 



Calma ragazzi! 
La terra è stanca di gente che corre. 
Beve di corsa una Coca Cola e butta la lattina. 
Sgranocchia patatine e lascia il sacchetto sulla spiaggia. 
Infila la discoteca. E poi salta in auto così, senza pensare. 
La terra è stanca di gente che corre pensando di arrivare da qualche parte e non arriva mai a niente. 
Di gente che vola via per non vedere, per non accorgersi. 
Oggi ci vuole coraggio a fermarsi.



Siamo tutti sulla stessa barca, Signore.
Ti assicuro che a volte sento 
i miei compagni di viaggio,
che mi urtano da tutte le parti 
e mi schiacciano i piedi.
Ma, siamo tutti sulla stessa barca. 
Signore, aiutami a non lasciarmi andare.
Fa’ che io prenda la mia parte di fatica 
e condivida la gioia di andare avanti con tutti.
Ricordati di quelli che sono là in fondo 
e che non hanno più forza.
Dobbiamo arrivare insieme, se no, che gusto c’è?
Ci sarebbe più largo, ma non ci sarebbe più festa!




 Buona giornata a tutti. :-)





lunedì 2 marzo 2015

Speranza - Gianni Rodari

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.
"Speranza a buon mercato!"
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.
E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.


- Gianni Rodari -




"Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole..."

- Johann Wolfgang Goethe - 




Si può realizzare qualsiasi cosa si decida di fare. Si può agire per cambiare e controllare la vita. E il percorso che si compie è la vera ricompensa.

- Amelia Earhart -



La storia di Rose

Rose era una ragazza di 87 anni che si era iscritta al college. Davanti allo stupore dei più giovani colleghi sorrideva, e di fronte alle domande dei professori, rispondeva con la calma della sua età. Ogni lezione si trasformava in un confronto tra la teoria dei libri e la pratica della sua lunga vita. 
Rose si laureò a pieni voti e, tutti furono concordi nel far fare a lei il discorso di commiato. Spiegò il perché della sua scelta. 
Si era sposata giovanissima, aveva avuto tre figli, li aveva cresciuti, si era occupata del marito malato, era rimasta vedova e aveva cresciuto i nipoti. Quando tutti avevano preso la loro strada era venuto il suo tempo. Il suo tempo di essere giovane. Rose, una settimana dopo morì serenamente. 
Al suo funerale parteciparono duemila studenti e tutto il corpo docente. 
E tutti indossavano una maglietta con il motto di Rose “Si è sempre in tempo ad essere giovani”. Grazie Rose, e grazie a tutte le Rose che ogni giorno abbiamo a fianco.





Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: Buon viaggio!

- Gianni Rodari -





Buona giornata a tutti. :-)