mercoledì 29 febbraio 2012

Reagiremo ogni volta che la vita umana viene minacciata - Papa Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che
la vita umana viene minacciata...
Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita
viene attaccata prima della nascita.
Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità
di distruggere la vita non nata...
Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso
o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione
e grideremo che ogni bambino
è un dono unico e irripetibile di Dio...
Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio
viene abbandonata all'egoismo umano...
e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale...
Ci alzeremo quando il valore della famiglia
è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...
e riaffermeremo che la famiglia è necessaria
non solo per il bene dell'individuo
ma anche per quello della società...
Ci alzeremo quando la libertà
viene usata per dominare i deboli,
per dissipare le risorse naturali e l'energia
e per negare i bisogni fondamentali alle persone
e reclameremo giustizia...
Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti
vengono abbandonati in solitudine
e proclameremo che essi sono degni di amore,
di cura e di rispetto.

(Beato Giovanni Paolo II)
fonte:  Omelia a Washington, Capitol Mall, 7 ottobre 1979)



A questo cimitero di vittime della crudeltà umana nel nostro secolo si aggiunge ancora un altro grande cimitero: il cimitero dei non nati, cimitero degli indifesi, di cui perfino la propria madre non conobbe il volto, acconsentendo, oppure cedendo alla pressione, perché venisse loro tolta la vita ancora prima di nascere. (dall'omelia all'aeroporto militare di Radom, Varsavia, 4 giugno 1991)




martedì 28 febbraio 2012

I 10 comandamenti della casa del Signore

1. Molti vanno in Chiesa, ma non tutti sanno di entrare nella casa di Dio. Preparati nell'andare: spiritualmente, mentalmente e con il cuore.

2. Recati alla Santa Messa almeno cinque o dieci minuti prima del suo inizio, per prepararti nella preghiera e nel raccoglimento ad una migliore partecipazione al mistero della salvezza.

3. Entrando in Chiesa, davanti al Signore, inginocchiati, così lo adorerai pubblicamente. Chinare la testa, come oggi fanno molti, è solo un segno di venerazione e non di adorazione come si conviene a Dio. Nella lettera ai Filippesi si trova scritto: "nel nome di Gesù, ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra". Non volerti dunque macchiare di grave irriverenza verso il tuo Signore.

4. Osserva, nella casa di Dio, un rigoroso silenzio. Nel luogo sacro non possono essere giustificate le vane chiacchiere. Si può parlare solo per una vera, grave e urgente necessità, per il tempo strettamente indispensabile e sempre e solo sottovoce. Controlla sempre che il tuo telefonino sia spento.

5. Non entrare mai in Chiesa vestito in maniera indecorosa o, peggio, indecente. Mantieni sempre un atteggiamento edificante, non andando in giro qua e là con lo sguardo, non voltandoti a vedere chi entra e chi esce, ma occupandoti solo di parlare con Dio, pensando alle cose di Dio, occupandoti degli affari divini riguardanti il bene dell'anima tua e di quelli che porti nel cuore.

6. Nella Messa, almeno durante la consacrazione, procura di stare in ginocchio ed in assoluto silenzio adorante. Se anche sei fuori dei banchi, sappi che il Signore gradisce molto il sacrificio di stare in ginocchio sulla nuda terra. Sappi che se, senza grave necessità, rimani in piedi, pecchi gravemente di irriverenza verso Colui che si sta umiliando scendendo sull'altare e rinnovando l'offerta del Suo Sacrificio per le mani del sacerdote. Se sei un'anima generosa, prolunga il tempo della tua adorazione in ginocchio per tutta la preghiera eucaristica.

7. Se vuoi ricevere Gesù nella santa comunione eucaristica, ricorda che devi essere in stato di grazia ed a digiuno da almeno un'ora da cibi e bevande non alcoliche (tre ore dalle bevande alcoliche). Se sei consapevole di aver peccato mortalmente, non accostarti alla santa comunione senza aver prima ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza: commetteresti sacrilegio. Se hai violato le norme sul digiuno, per comunicarti devi chiedere la dispensa al Parroco prima che cominci la santa Messa. Sappi che il digiuno è rotto anche da un cioccolatino, una caramella, un caffè o una gomma da masticare.

8. Prima di ricevere la santa Comunione, chiedi umilmente perdono per le tue debolezze e mancanze recitando l'atto di dolore. Accostati a Lui con molto rispetto e riverenza, consapevole che stai andando a ricevere il Signore del cielo e della terra. Ricorda che anche per ricevere la santa comunione, l'atteggiamento più indicato è quello di ricevere il tuo Signore stando umilmente in ginocchio.

9. Dopo aver ricevuto Gesù, adoralo, benedicilo e ringrazialo. Tornato al banco, non metterti seduto: hai Dio dentro di te! Non uscire di fretta dalla Chiesa, ma soffermati in silenziosa preghiera, perché Gesù rimane, nelle Sacre Specie, vivo dentro di te, per almeno un quarto d'ora da quando l'hai ricevuto. L'ideale, quindi, sarebbe che ti trattenessi in preghiera ed in ringraziamento almeno per questo tempo.

10. Quando Gesù è solennemente esposto nell'Adorazione eucaristica, non privarlo della tua presenza. Egli ti sta aspettando per amarti, benedirti, concederti grazie, donarti la sua pace, in cambio di un po' del tuo amore e del tempo. Sii fiero di rimanere per un po' in ginocchio davanti alla sua divina presenza.



Una delle regole fondamentali per il discernimento degli spiriti potrebbe essere dunque la seguente: dove manca la gioia, dove l’umorismo  muore, qui non c'è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del Vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna. (Papa Benedetto XVI)

lunedì 27 febbraio 2012

Una famiglia migliore - a cura di Patrizio Righero

Tutto qui, Signore.
Non c’è proprio altro.
Solo una famiglia come tante.
Siamo così.
Solo così.
Un marito e una moglie,
due bambini di 5 e di 9 anni,
una casa in affitto
che ci stiamo dentro appena appena.
Siamo tutto qui, Signore,
un lavoro e mezzo,
un auto da 150mila chilometri,
un cane, un gatto e una cocorita.
Vorremmo essere di più:
più presenti in parrocchia,
più disponibili per il volontariato,
più capaci di accogliere in casa nostra
chi si trova in difficoltà.
Vorremmo avere più tempo
per pregare,
per qualche ritiro,
per ritagliarci giornate di silenzio.
Invece siamo solo quello che siamo,
una famiglia chiassosa,
un po’ disordinata,
sempre in ritardo su tutto.
Le preghiere le diciamo la sera
prima di addormentarci
e qualche volta qualcuno
dorme già.
Ti offriamo quel che siamo:
le nostre lamentele davanti al Tg delle 20,
i compiti da finire e i piatti ancora da lavare,
le corse per far quadrare gli orari,
i quattro calci al pallone
nel cortile del condominio,
i week end a scarpinare in montagna
(che costano niente e fanno bene alla salute).
Quel che ci manca per essere
una famiglia migliore
metticelo Tu, Signore,
che conosci le dosi e i tempi
e che, sopra ogni cosa,
conosci ciascuno di noi.
 
(Letizia e Mauro, più Enrico e Matteo)
Fonte: "Un minuto con Dio" di Patrizio Righero, Ed. Elledici 2011


La Chiesa non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. La prima di queste comunità è la famiglia. È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli. (Beato Giovanni Paolo II)




domenica 26 febbraio 2012

Le ceneri – Charles Singer

Le ceneri: la fine delle apparenze,
del mio orgoglio, del mio cinema, della mia importanza.
È la fine delle maschere
che amo portare per fare bella figura.
È finito il mio personaggio.


Le ceneri
Non è triste, anzi è meglio…

eccomi sbarazzato
da ciò che credo essenziale per vivere:
i miei ninnoli, i miei possedimenti, i miei ricevimenti,
la fatica di fare colpo e mettermi in mostra
.

Se guardo le ceneri
non è per sprofondare nella mia miseria
o per sentirmi nauseato dei miei fallimenti
o per ripetermi che valgo niente e niente concludo.

Devo accettare le ceneri

per capire ciò che rischio di diventare,
se non mi rialzo
con tutte le forze del cuore e dello spirito.
Devo accettare le ceneri per ricordarmi che si esce dalle sconfitte
e che sotto il fango e il sudiciume
stanno sempre meraviglie nascoste.
Devo accettare le ceneri
per riconoscere la mia fragilità,
ma soprattutto per poter gridare
che sono capace
di superare la mia piccolezza,
di essere più grande della mia debolezza,
che le mie mani sono capaci di costruire cose che durano:
far sorgere l’amore, restituire speranza,
accarezzare con tenerezza,
porre un termine alla
miseria, essere il compagno di Dio.
Allora, amici,
prendete le ceneri nelle vostre mani e guardate
.
Sotto le ceneri le braci cominciano a rosseggiare.
Se il vento si mette a soffiare,
le fiamme vinceranno la morte e rigetteranno le tenebre.
Amici,
innalzatevi in tutta la vostra statura
che è la stessa di Dio.


Guardate: sotto la polvere,
c’è la semente di Dio,
sepolta.
Guardate: Dio viene a cercarci
qualunque sia il nostro aspetto.
Ascoltate: è Dio che muove il vento,
e sotto le nostre ceneri
il fuoco si agita
perché divampi l’incendio del nostro amore



(Charles Singer)
Fonte:  Pregare” di Charles Singer, Ed. Paoline 1981

Isaac Bashevis Singer (1904-1991) nacque a Radzymin, in Polonia. Di ascendenza rabbinica, trascorse l'infanzia nel quartiere popolare di Varsavia dove il padre aveva il suo "Beth Din" (tribunale religioso ebraico). Nel 1935 si trasferì a New York, dove intraprese la carriera di scrittore in lingua yiddish.
Nel 1964 riceve la nomina al National Institute of Arts and Letters.Singer è il solo membro americano a scrivere in una lingua che non sia l'inglese. "Lo yiddish è la saggia e umile lingua di noi tutti, l'idioma di un'umanità spaventata e piena di speranza".
A metà degli anni sessanta, Singer diventa un acceso sostenitore del vegetarismo. Scriverà:
“ Il vegetarianesimo è la mia religione, sono diventato un vegetariano stabile circa venticinque anni fa. Prima di allora provavo e riprovavo, ma erano episodi sporadici. Finalmente, a metà degli anni sessanta, ho preso la decisione. Da allora sono vegetariano. [...] Questa è la mia protesta contro la condotta del mondo. Essere vegetariani significa dissentire, dissentire contro il corso degli eventi attuali. Energia nucleare, carestie, crudeltà, dobbiamo prendere posizione contro queste cose. Il vegetarianesimo è la mia presa di posizione. E penso che sia una presa di posizione consistente.”
Nel 1978 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura con questa motivazione: "for his impassioned narrative art which, with roots in a Polish-Jewish cultural tradition, brings universal human conditions to life".

 




sabato 25 febbraio 2012

Il foruncolo non era maturo, Signore, l'ho schiacciato troppo presto – Padre Michel Quoist

  “Non giudicate, per non essere giudicati”.
“Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello,mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: “Permetti che tolga la pagliuzza del tuo occhio”, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello!” (Matteo 7,1 e 3,4-5)

Gesù diceva:

“Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra. Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produca spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”. (Marco 4,26-29)

Signore, il foruncolo non era maturo,
l'ho schiacciato troppo presto.
Il malato ha sofferto,
le sue carni sono infiammate,
e gonfie del loro veleno.
Ho dovuto attendere,
e curarlo con dolcezza.
Attendere che il suo corpo fosse pronto,
e lui stesso abbastanza forte per respingere il male.
È così, Signore,
che di fronte all'altro e agli altri,
a coloro che soffrono nel loro cuore per qualcosa di marcio
dovrei essere molto paziente,
e pregare a lungo. 
Ma io,
tu lo sai,
sono impaziente,
 orgoglioso.
Vorrei salvare i miei fratelli
prima che loro stessi lo vogliano
e si difendano da soli
contro il male che è in loro.
Peggio ancora,
sicuro del mio potere,
fiero della mia devozione,
mi credo capace di guarire, da solo, il male
che soltanto tu puoi guarire. 
In primo luogo, o Signore, dammi
il rispetto per l’altro,
per i suoi sentimenti nascosti,
nei suoi lunghi cammini.
Non permettere mai che io mi introduca in casa di un estraneo,
o anche di mio fratello,
se lui stesso, dal di dentro,
non aprirà la porta.
Dammi la forza di attendere,
di non gettare le mie parole
come raffiche
contro le finestre di un cuore
che appena appena si socchiude,
poiché allora troppo spesso le mie parole si infrangerebbero
contro i muri,
senza raggiungere il cuore.
A meno che alcune di esse,
le più forti, le più sferzanti,
non penetrino nelle piaghe
e feriscano con maggiore crudeltà. 
Insegnami Signore
il silenzio,
non un silenzio vuoto
troppo spesso popolato dalle mie fantasie,
ma il silenzio che attende le parole dell’altro,
prima di lasciare dolcemente posto alle mie.
 
Concedimi l’umiltà:
a me, che così spesso mi sento ricco,
nonostante le mie arie di modestia.
Certo della mia buona volontà,
della mia sapienza di “educatore”
della mia esperienza
della mia generosità
e anche della mia amicizia
e del mio amore onnipotenti.
Ricco di fronte all’altro,
che per me è un povero,
che debbo arricchire con generose elemosine.
Aiutami a riconoscermi peccatore come lui.
Di fronte a lui.
Io, che mi credo puro.
Io che sono soddisfatto di una vita
che ritengo perbene,
e così fiero delle mie piccole virtù,
magro capitale che ho ricevuto,
molto più di quanto abbia meritato.
Insegnami infine, o Signore,
a pregare di fronte all'altro
offrendolo alla luce del tuo Amore di Salvezza.
A pregarti “nell'altro”.
Tu che vuoi crescere in lui
e in lui desideri stabilire
per sempre la tua dimora.
Perché io, Signore,
non ho nulla da offrirgli,
se non il tuo Amore,
nel mio povero amore.
E la mia mano, semplicemente
posata con dolcezza sulla sua,
e il mio sguardo sereno
come colui che veglia silenzioso
al capezzale di un malato,
e alcune parole, forse
che nasceranno nel suo cuore,
se sei Tu che
le hai messe di notte sulle mie labbra. 
Perché non sono che il tuo servo, Signore,
e se devo iniziare la mia opera,
fedelmente,
umilmente,
coscienziosamente,
attento ogni giorno ai sofferenti nell'anima
che incontro sul mio cammino
sei Tu solo che puoi colpire il male,
in loro,
in me.
Un male sepolto così a fondo
Che nessun dito umano che lo tocchi
può farlo uscire.
Poiché Tu solo
puoi cacciare gli “spiriti maligni”,
guarire i cuori,
e qualche volta i corpi, sanando i cuori.
Poiché “ Tu solo sei il Salvatore”,
e sei venuto per questo.

(Padre Michel Quoist)
Fonte: "Cammino di preghiera" di Michel Quoist, Ed. SEI Torino,1988; pagg.19,20,21,22,23,24

Gli educatori desiderano «formare» coloro di cui si occupano. I cristiani devoti e generosi desiderano «fare del bene» a coloro che li circondano. Gli uni e gli altri pensano di potere dare «dall'esterno» a queste persone ciò che a loro manca e liberarle da tutto ciò che è male in loro.        


La nostra buona volontà è spesso orgogliosa e indiscreta. Orgo­gliosa perché ci atteggiamo a ricchi che tutto sanno e tutto posseggono, di fronte a coloro che sono poveri.
Indiscreta perché l'altro è il primo responsabile della propria vita, e nessuna «pressione» esterna può essere giustificata. Dobbiamo prima di tutto credere negli altri, nella vita che ognuno ha dentro di sé. Bisogna fare l'impossibile perché riesca a darle un valore vero. Aiutarlo a svilupparla, piuttosto che perde­re tempo a correggere, scoprire il male e tentare di sradicarlo. L'erba buona che cresce, a poco a poco soffoca i rovi, dicono i contadini saggi. 
E soprattutto, noi cristiani, dobbiamo pensare e credere con tutte le nostre forze che il Signore ci precede negli altri. È a Lui, prima di tutto, che dobbiamo chiedere di agire. Perché Lui solo è il Salvatore che può distruggere il male «alla radice» e far nascere la vita, la sua Vita nella nostra vita. (Michel Quoist)

venerdì 24 febbraio 2012

Ti prego, Maria – Madre Anna Maria Canopi

 Ti prego, Maria, per tutti i ragazzi
che stasera hanno voglia di piangere
perché non hanno affetto,
perché non hanno nessuno
che dia loro la buona notte
e li inviti a dormire tranquilli.

Ti prego, Maria, per tutti gli orfani,
per tutti i ragazzi abbandonati dai genitori,
per quelli che, per qualsiasi motivo,
vivono lontani dalla famiglia.

Ti prego, Maria, per i ragazzi che oggi sono stati malati.
Per quelli che sono stati sfruttati.
Per quelli che, invece di giocare e studiare
sono costretti a lavorare.

Ti prego, Maria, per i ragazzi disabili
e per coloro ai quali anche oggi
il giorno è sembrato lungo e noioso.

Ti prego, Maria.
Amen.
 

(Madre Anna Maria Canopi)
un pò di biografia: http://leggoerifletto.blogspot.com/2010/08/madre-anna-maria-canopi-biografia.html

Il "Gruppo Quadrifoglio"
della parrocchia San Pio V e Santa Maria di Calvairate di Milano
in visita al Museo del Novecento a Milano.

giovedì 23 febbraio 2012

Amate voi stessi. Non torturatevi mai. Amatevi – Ramtha

Amate voi stessi.
Non torturatevi mai.
Amatevi.
Non paragonatevi mai a nessun altro.
Diamine, non esiste nessun altro come voi.
Amatevi!
Non pensate che l’amore abbia a che fare col vostro aspetto. L'amore ha a che fare con tutto ciò che è sostanziale in voi. Quindi datevi amore.
Non c’è nessuno come voi, quindi smettetela di essere c...ome tutti gli altri. Smettetela di pensare che il mondo vi debba qualcosa. Non vi deve niente. Voi dovete a voi stessi.
Amatevi per perdonare le persone nella vostra vita. Perché? Non è che volete soltanto che loro siano perdonate; ma siete voi a voler essere perdonati.
Questo è amare se stessi.

Comprendere la vostra vita non deve significare la fine della vostra felicità. Molte volte ne è l’inizio, perché avete cercato di trovare la gioia in tutti quelli che vi circondavano.

Avete sposato delle persone e avete fatto promettere loro che vi avrebbero amati. E se foste voi a promettervi che vi amerete?

Perché mai avete piazzato quel peso su qualcun altro? Nessuno è in grado di farlo. Non esiste nessuno che abbia il potere di sostenervi ed amarvi al posto vostro. E perché vi aspettate che qualcun altro debba avere una tale responsabilità?

Trovare la felicità negli altri è soltanto cercare la sofferenza, poiché tutti loro vi deluderanno proprio come voi avete deluso chiunque altro.

Quante persone sono rimaste deluse perché non siete risultati come loro pensavano che avreste dovuto, o non avete l’aspetto che secondo loro dovreste avere? Quante persone sono rimaste deluse o imbarazzate dal vostro modo di agire? Deludete continuamente la gente. Questa non è una novità.

Non vi deve preoccupare il fatto di non amare più le persone se sono troppo magre o troppo grasse, o sono troppo vecchie o troppo giovani, o il colore della loro pelle non va bene, o il loro bilancio è negativo.

Tutto ciò sparisce perché la genuinità di ciò che siete c’è già, e ha posto per tutti.
E questo è ciò che intendiamo con la frase “l’amore incondizionato dev’essere dato innanzitutto a voi stessi."



Ramtha

La Scuola di Illuminazione di Ramtha, è una scuola di misticismo e di parapsicologia fondata da Judy Zebra Knight (Judith Darlene Hampton nata il 16 marzo 1946, in New Mexico ), mistica (?)  Nel 1977 cominciò ad affermare che un’entità di nome Ramtha , un'entità  vecchia di 35.000 anni, disincarnato da una civiltà antica, era canalizzato attraverso di lei. Since then, Knight claims, through her, Ramtha has been teaching the truth about the reality of the world, and that he chose her to "help [her] over the ditch". [ 1 ] Da allora, afferma Knight, attraverso di lei, Ramtha ha insegnato la verità sulla realtà del mondo, e che ha scelto lei per "aiutare il mondo nel passaggio verso una nuova era”. Da allora sono state fondate diverse scuole, sono stati pubblicati libri, nastri, CD e DVD. I profitti sono immensi. Agli studenti si fa credere  di poter ottenere  immensi poteri che permetteranno loro di risuscitare i morti, congelare un razzo a mezz'aria, far apparire l'oro dal nulla, o addirittura predire il futuro.  Ex allievi della Scuola hanno accusato Ramtha  di praticare il lavaggio del cervello e controllo mentale,  e di utilizzare  tecniche di intimidazione. Non mancano predizioni sulla fine del mondo e altre amenità. Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Ramtha's_School_of_Enlightenment


mercoledì 22 febbraio 2012

Una bacinella di acqua pulita – Madre Teresa di Calcutta

Lo scaricano dal carretto e a braccia lo portarono nella baracca. Guaiva come un cucciolo. Se avesse avuto più forza avrebbe urlato, perché il cancro stava divorando metà del suo corpo.
Gli ammalati, sui pagliericci intorno, cominciarono a brontolare. Qualcuno alzò la voce:

- Ma non sentite che puzza? Portatelo fuori.

Una donna esile, vestita di un sari bianco, si avvicinò con una bacinella e delle bende. Ma il tanfo terribile che emanava da quelle piaghe la fece impallidire. Se ne andò di corsa, prima di svenire. Il brontolio dei malati si fece minaccioso:
-Portate fuori quella carogna.  Lasciateci morire in pace..

Reggendolo per le mani e per i piedi, tre suore lo portarono nella baracchetta posta a nord, sempre in ombra e fresca. La stanza dei cadaveri. Lo posero sul pavimento. Madre Teresa vide che le altre due non ce la facevano più e disse:
 -Portatemi una bacinella di acqua pulita, poi andate dagli altri.

Adagio cominciò a lavare le piaghe orrende, accompagnata da quel guaito lungo, interrotto solo da un ansare affannoso, disperato.
A un tratto gli occhi, che fino allora avevano fissato senza vedere niente, si fermarono su di lei. Il guaito cessò. Il moribondo cercava qualche parola:

-Dove sono?... Chi sei… Come fai a sopportare questa puzza nauseante?
Non è niente – lei rispose – in confronto al male che sopporti tu.

La morte arrivò verso sera. Madre Teresa era ancora lì a reggere la testa, a dire parole di speranza. Quell’uomo (di cui nessuno sa il nome) riuscì ancora a dire:
-Tu sei diversa dalle altre. Ti ringrazio.

E lei:
-Sono io che ringrazio te, che soffri con Cristo.
 
Fonte: “Madre Teresa di Calcutta”, Teresio Bosco,pagg. 2 e 3, Ed. Elledici 1991

Aveva il volto disteso e sorridente, Giovanni Paolo II mentre entrava ieri mattina in piazza San Pietro per beatificare Madre Teresa di Calcutta, la suora amica dei più poveri tra i poveri, che nell'omelia il Papa ha definito «piccola donna innamorata di Dio» e «icona del buon Samaritano». Aveva l'aria distesa nonostante l'immensa fatica, il progredire del Parkinson, la parola sempre più biascicata e incerta che ormai non riesce ad articolare.

Il pontefice deciso a rimanere fedele alla sua missione «finché Dio vorrà» ha accettato che proprio l'attesissima cerimonia di beatificazione della religiosa albanese segnasse un'altra vittoria visibile della malattia: per la prima volta Wojtyla non ha potuto leggere nemmeno una riga dell'omelia, lasciando che venisse pronunciata dal sostituto alla segreteria di Stato, l'arcivescovo Leonardo Sandri, e dal cardinale indiano Ivan Dias.....(Andrea Tornelli, Il Giornale, 20/10/2003)