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lunedì 25 aprile 2016

Il prezzo della libertà

C'era una volta un aquilone. Era legato ad un filo sottile e si librava nell'aria, come danzando, pilotato dolcemente dalle mani esperte di un piccolo uomo, il suo creatore. 
L'aquilone gioiva nel vederlo sorridere mentre lui danzava, ma un giorno sentì il desiderio di andare più in alto, di volare da solo e si accorse che quel filo, quel filo sottile glielo impediva.
D'un tratto quell'esile filo che era stato l'unione col suo creatore divenne per lui come una catena opprimente. 
L'aquilone cominciò a dimenarsi, a dare strattoni, ad imprecare contro quel piccolo uomo che lo teneva prigioniero. Tanto si agitò che ad un certo punto il filo si spezzò.
L'aquilone cominciò a volare da solo, finalmente libero, felice di danzare nel vento senza catene.
Il piccolo uomo lo chiamava, supplicandolo di non andare troppo in alto, ma egli, ormai libero, non ascoltava le sue parole.
Improvvisamente il vento divenne più forte e cominciò a sbatterlo da ogni parte, a trascinarlo in una folle corsa.
Avrebbe voluto rallentare, fermarsi per un attimo, ma non poteva.
Il vento lo feriva con le sue raffiche mortali, lo mandava a sbattere contro le cime degli alberi e non poteva scansarle. 
I rami aguzzi gli strappavano brandelli di carta, mettevano a dura prova il suo esile scheletro.
L'aquilone cominciò ad aver paura, a pensare che presto il suo volo sarebbe finito per sempre.
Guardò giù e, sotto di sé, vide il piccolo uomo che correva affannosamente, cercando di non perderlo di vista.
Provò nostalgia per quel viso sorridente, ma il vento non gli dava tregua, sembrava divertirsi a tormentarlo.
All'improvviso il vento cominciò a scemare e l'aquilone pensò che presto si sarebbe finalmente fermato. Guardò diritto davanti a sé e vide una grossa pozzanghera che sì faceva sempre più vicina.
Provò un brivido di terrore, ma non poteva cambiare strada. L'acqua lo accolse in un abbraccio mortale e sentì la carta rammollirsi, disfarsi lentamente.
E' la fine, - pensò - ma poi, improvvisamente si sentì sollevato delicatamente da una mano familiare. Il piccolo uomo, tutto sporco di fango, lo asciugò pazientemente, curò le sue ferite, sistemò il suo esile scheletro e lo legò di nuovo con quel piccolo filo.
Passarono i giorni e l'aquilone tornò a volare legato a quel filo sottile, tra le mani del piccolo uomo. Capì che era bello volare insieme a lui, danzare per lui e quel filo sottile non gli sembrò più una catena crudele, ma un appiglio sicuro, un rifugio contro le avversità.
Aveva capito, finalmente, che la libertà è bella, ma ha un prezzo, che occorre pagare.

Fonte: Segno nel mondo, Soci, Anno V n. 2 del 31/01/1995





La famiglia, dunque, è composta da un uomo e una donna uniti nel vincolo del matrimonio con fine oblativo per procreare. Altri tipi di unione non hanno motivo di definirsi famiglia, queste cose non le ho inventate io, le ha fatte la natura e contro di essa, visto che va di moda l’ecologismo, non possiamo andare.

- Mons. Paolo Atzei - 
Vescovo di Sassari


La vocazione del custodire è l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. Ed è il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo. Ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio! 

- Papa Francesco - 



In realtà noi non possiamo distinguere una legge buona da una cattiva in nessun altro modo se non in base ad una norma della natura; non solo il giusto e l’ingiusto vengono distinti per natura, ma anche tutto ciò che è buono e ciò che è turpe  […] pensare che queste cose siano frutto dell’opinione 
e non poste dalla natura, è da pazzi.

- Cicerone - 



«Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo.»

- Papa Benedetto XVI -


.. c'è una dittatura dolce in giro, lenta e inesorabile, che esautora il Parlamento, che si regge sul sostegno dei benestanti, che si alimenta di corruttele e di saltimbanchi, che se ne frega dei poveri, che vende armi nel mondo, che ci nutre di menzogne, che ingrassa i bilanci delle banche e del malaffare, che deturpa il creato e le coscienze, che illude le nuove generazioni cancellando il passato e il futuro .. sì, c'è una dittatura implacabile e liquida in giro, che ha prenotato il suo tempo per il prossimo ventennio .. e forse, delusa e oltraggiata, non tornerà più la nostra affaticata democrazia ..

- Benito Fusco - 




Buona giornata a tutti. :-)





venerdì 16 gennaio 2015

Ipocriti e cortigiani - Benito Fusco

.. gli ipocriti e i cortigiani non sono mai stanchi e nemmeno offrono qualche elemento di progresso o di innovazione .. la loro città, o parrocchia, è il conservatorismo .. città, o parrocchia, nella quale si sentono al sicuro da ogni imprevisto, da ogni interrogativo, da ogni dubbio, da ogni stimolo di ricerca e di novità, perché tutto rimanga tale e quale .. questo è il loro stagno tranquillo sul fondo del quale accumulano errori su errori perché anch'essi possano essere conservati .. e in una città o in una parrocchia o in uno stagno così, ti dicono che fai il gioco degli altri se ti poni allo scoperto uscendo dai paraventi che recingono lo zitellaggio sacro e la prostituzione laica ufficiale .. e ti impongono di stare zitto per essere, a loro dire, un modello di prudenza .. ma se fai come costoro dicono si diventa mentitori di se stessi .. allora preferisco la stanchezza e il parlare dell'uomo libero, che sono elementi del progresso e della libertà .. perché il mondo è progredito e progredisce sulla stanchezza libera dell'operaio, del contadino, dello studioso, dello scienziato, e del bimbo che compita sulle prime lettere dell'alfabeto e impara a dire e pensare le cose .. in libertà, ovunque .. in una città, in una parrocchia, e in uno stagno ..

.. quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate! ..".. Mc 13,37 .. 

sì, bisogna vegliare per trovare basi nuove alla fiducia da riporre nel cuore umano .. 
sì, bisogna vegliare, affinché il popolo venga considerato non una massa di numeri su cui una economia assassina o una finanza criminale o i pifferai di turno possano giocare annientandone il futuro .. 
sì, bisogna vegliare, affinché coloro che gridano la propria disperazione e i propri diritti non siano considerati mercenari del terrorismo o antagonisti del bene comune .. 
sì, bisogna vegliare perché uomini e donne del mondo del lavoro non siano usati e sfruttati come limoni da spremere e gettare, ma un insieme di liberi figli e libere figlie di Dio, pieni e piene della dignità di vivere e della libertà di amare .. 
sì, bisogna vegliare, ed essere custodi del sogno d'amore dell'Uomo nuovo che verrà .. e di tutto ciò che sorge e che nasce dall'oscurità breve della notte .. perché dove c'è il buio verrà la Luce ..

- Benito Fusco -




Nessuna creatura si perderà senza saperlo

Gesù a Padre Pio: “Figliuol mio, non lasciare di scrivere quello che odi oggi dalla Mia bocca, perché tu non l’abbia a dimenticare. Io sono fedele, nessuna creatura si perderà senza saperlo. Molto è diversa la luce dalle tenebre, l’anima a cui soglio parlare l’attiro sempre a Me; invece le arti del demonio tendono ad allontanarla da Me. Io non ispiro mai nell’anima timori che l’allontanano da Me; il demonio non mette mai nell’anima paure che la muovano a ravvicinarsi a Me. I timori che l’anima sente in certi momenti della vita sull’eterna sua salute, se hanno Me per autore si riconoscono dalla pace e serenità, che lasciano nell’anima…”



"Signore Gesù… Possa io per mezzo del mio annientamento diventare lo sgabello del vostro trono eucaristico. La Santa Eucaristia è Gesù passato, presente e futuro." 

- San Pier Giuliano Eymard -




Veniamo alla luce per essere felici

(..)Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più. Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”(..)

[Trascrizione discorso di Josè Pepe Mujica, Presidente dell'Uruguay al G20 in Brasile]





Buona giornata a tutti :-)