domenica 7 febbraio 2016

da: "Conversazioni notturne a Gerusalemme" . cardinale Carlo Maria Martini

Chiamo amore quell’esperienza intensa, indimenticabile e inconfondibile che si può fare soltanto nell'incontro con un'altra persona.
Non c'è quindi amore con una cosa astratta, con una virtù. Non c'è amore solitario. L'amore suppone sempre un altro e si attua in un incontro concreto. Per questo l'amore ha bisogno di appuntamenti, di scambi, di gesti, di parole, di doni che, se sono parziali, sono tuttavia simbolo del dono pieno di una persona ad un'altra.
Amore è dunque incontrare un'altra persona scambiandosi dei doni, è esperienza in cui si dà qualcosa di sé e c'è più amore quanto più si dà qualcosa di sé.
L'amore è un incontro in cui l'altro ci appare importante, in un certo senso più importante di me: così importante che, al limite, io vorrei che lui fosse anche con perdita di me. Uno scopre di essere innamorato quando si accorge che l'altro gli è divenuto, in qualche modo, più importante di se stesso. Per questo l'amore realizza qualcosa che potremmo chiamare un'estasi, un uscire da sé, dal proprio tornaconto: una sorta di estasi in cui io mi sento tanto più vero e tanto più autentico, tanto più genuinamente io quanto più mi dono, mi spendo e non mi appartengo più in esclusiva.
Ritengo che una scelta sbagliata sia preferibile a non scegliere affatto. 
Per paura delle decisioni ci si può lasciare sfuggire la vita. 
Chi ha deciso qualcosa in modo troppo avventato o incauto sarà aiutato da Dio a correggersi. Non mi spaventano tanto le defezioni dalla Chiesa o il fatto che qualcuno abbandoni un incarico ecclesiastico. 
Mi angustiano, invece, le persone che non pensano, che sono in balia degli eventi. 
Vorrei individui pensanti. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti.

- cardinale Carlo Maria Martini -
da: "Conversazioni notturne a Gerusalemme”, Mondadori, pag. 64



Il profeta (Gioele) rammenta agli anziani che devono trasmettere i sogni e non le delusioni della loro vita. Sono felice di poter sognare ora, qui a Gerusalemme, come Giacobbe che vedeva gli angeli salire e scendere sulla scala celeste. Oggi vedo molte persone provenienti da tutto il mondo e di diverse religioni. Fra loro sono gli angeli che possiamo incontrare qui in terra.

- cardinale Carlo Maria Martini -
da: "Conversazioni notturne a Gerusalemme”, Mondadori





Mia madre era molto religiosa, ma senza bigotteria. 
Mio padre lo era meno, ma era un uomo integerrimo e con un forte senso del dovere. 
È ai miei genitori che devo le mie radici religiose e il rispetto per chi la pensa in modo diverso. 
Ma anche nell’incontro con altri credi ho conosciuto molti aspetti positivi e soprattutto molte brave persone. 
Cercare Dio con sincerità e pronti a dargli noi stessi è per me molto più importante di un’esteriore professione di appartenenza religiosa.

- cardinale Carlo Maria Martini -
da: "Conversazioni notturne a Gerusalemme”, Mondadori, pag. 79





Signore, Tu sei la mia luce: 
senza di te cammino nelle tenebre
senza di Te non posso neppure fare un passo, 
senza di te non so dove vado,
sono un cieco che guida un altro cieco.
Se Tu mi apri gli occhi, Signore, io vedrò la tua luce,
i miei piedi cammineranno nella via della vita. .
Signore, se Tu illuminerai, io potrò illuminare.
Tu fai di noi la luce del mondo.


- +Card. Carlo Maria Martini -





Buona giornata a tutti. :-)