mercoledì 29 dicembre 2021

La parrocchia alla luce della fede (seconda parte) - Card. Angelo Comastri

In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro no­me dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,10-12).

Pietro non ha altro da dire e non ha altro da annuncia­re: lo scopo della sua vita è annunciare Gesù. E questo è lo scopo della Chiesa e, di conseguenza, è lo scopo della parrocchia, che è la catholica Ecclesia presente in un de­terminato territorio.

La parrocchia deve recuperare la consapevolezza di questa identità e della conseguente sua missione: spesso - permettetemi di dirlo - manca chiarezza proprio a que­sto livello fondamentale e decisivo!

Oggi, è bene ricordarlo, la parrocchia, a motivo della maturazione della società civile, sta perdendo tanti ruoli di supplenza (sociali e culturali). Non piangiamo per que­sto, ma cogliamo l'occasione propizia per rimettere la fe­de al centro dell'identità e della missione della parrocchia.

Il cardinale Walter Kasper, quando era vescovo di Stoc­carda, scrisse: «Forse questo ci è successo negli anni del concilio e del dopo concilio: mentre discutevamo su mo­di nuovi e più efficaci di presentare la fede, mentre ci ar­rovellavamo per incarnarla al meglio nel mondo moder­no, è proprio quella fede stessa che perdevamo di vista. Forse, la fede ci abbandonava mentre costruivamo com­plesse e raffinate metodologie per ripresentarla, mentre ci dilaniavamo per darne una lettura conservatrice o pro­gressista. Oggi non è in questione solo il modo di tra­smettere la fede, ma la fede stessa. Non soltanto il "co­me" della mediazione, ma anche il "che cosa" e il "per­ché" della fede. Se non fossimo, spesso segretamente, in­sidiati dal dubbio, forse non ci preoccuperemmo tanto, co­sì come abbiamo fatto in questi anni, di come trasmette­re la fede».

È vero! Tutto questo è accaduto e può accadere anco­ra, esponendo la comunità cristiana al rischio di diventa­re sale insipido, che «a null'altro serve che a essere get­tato via e calpestato dagli uomini» (Mt 5,13). E dal sale insipido non può uscire il sapore di una vocazione!

Però - anche questo sia ben chiaro - quando la fede languisce, il problema non si risolve gettandosi in un frenetico attivismo, perché, in questo caso, ci appartie­ne il rimprovero che Gesù rivolge alla Chiesa di Sardi: «Conosco le tue opere: ti si crede vivo e invece sei mor­to» (Ap 3,1). La pochezza di fede si cura soltanto con più fede!

Don Divo Barsotti, uomo di limpida fede, alcuni anni fa provocatoriamente disse: «Oggi la cosa più urgente è rimettere Cristo al centro del cristianesimo». È una provocazione, ma c'è del vero: e vale in modo particolare per la parrocchia.
Continua don Divo Barsotti: «Cristo, spesso è margi­nale in tanto apostolato d'oggi; egli è diventato soltanto un pretesto per parlare d'altro e per condurre ad altri e per servire altri».

Costantemente allora dobbiamo chiederci: questo... e questo... e questo... serve a far crescere la fede della comunità cristiana? Me lo devo chiedere anche quan­do faccio la spesa, anche quando indosso un vestito, an­che quando compro la macchina, anche quando adopero un linguaggio, anche quando organizzo un viaggio!

E lo stesso discorso vale per tutta l'attività della par­rocchia.

Che cos'è la parrocchia senza la fede?

Significativa è la testimonianza di un agnostico pari­gino, direttore di un teatro, al quale venne domandato in pieno Sessantotto che cosa pensasse delle contestazioni che stavano affiorando anche nella Chiesa. Egli disse: «Se si tratta di un largo movimento che permette alla Chiesa di voler ritrovare la sua vera funzione, ossia che vuole ri­dare priorità alla gente che vede, ai mistici, la cosa mi sem­bra interessante e importante. Non è togliendo la veste ta­lare o sposandosi che si giungerà a risolvere i problemi della fede. Se si tratta di un salto in avanti, se il prete si libera dei suoi incarichi di patronato…..per dirsi: “Sono un uomo di  Dio e devo testimoniarlo", allora il fatto mi in­teressa. In altri termini, se si tratta di un'avventura misti­ca, trovo la cosa appassionante. Se si tratta di un'avven­tura sociale secondo il gusto del tempo, la cosa mi dà noia: trovo che si tratti di un regresso».

Oggi la gente può trovare tutto altrove: la fede in Ge­sù può trovarla soltanto da noi.
Ne siamo consapevoli?
E ne traiamo tutte le conseguenze?

(continua)

(Card. Angelo Comastri)
Fonte: “Donarsi è l’unico guadagno”Ed. San Paolo. Pagg.55,56,57,58




Una grande folla ha accolto il Cardinale Sua Eminenza Angelo Comastri - arcivescovo, arciprete della Basilica Papale di San Pietro al Vaticano, nonchè presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario Generale di Sua Santità Benedetto XVI per la Città del Vaticano – che il 7 luglio 2011 ha officiato la messa al Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno, in occasione del 109esimo anniversario della morte della santa. Una giornata di doppia festa visto che quest'anno ricorre il 100esimo anniversario della consacrazione del Santuario come Santuario di diritto pontificio.
Poi la santa messa  con tanti i riferimenti alle parole di Madre Teresa di Calcutta, fino a ripercorrere la vita di Marietta che in piena fanciullezza ha conosciuto Dio fino a sacrificarsi per lui. Una santa amata nel mondo. Dopo la santa messa i fedeli si sono spostati in cripta dove insieme al cardinale hanno recitato la preghiera in onore di Marietta. Emozionante il momento in cui Comastri si è inginocchiato di fronte alle spoglie di Marietta, baciando la teca dove è racchiuso il corpo della santa. Al suo fianco la foto tenerissima di Papa Giovanni Paolo II che proprio lì, nel 1979, adorava la santa.


Buona giornata a tutti :-)





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