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giovedì 26 maggio 2016

Spirito di sconfinata apertura - Jean Galot

Spirito di Dio, vieni ad aprire sull'infinito le porte del nostro spirito e del nostro cuore. 
Aprile definitivamente e non permettere che noi tentiamo di richiuderle. 
Aprile al mistero di Dio e all'immensità dell'universo.
Apri il nostro intelletto agli stupendi orizzonti della Divina Sapienza.
Apri il nostro modo di pensare perché sia pronto ad accogliere i molteplici punti di vista diversi dai nostri.
Apri la nostra simpatia alla diversità dei temperamenti e delle personalità che ci circondano.
Apri il nostro affetto a tutti quelli che sono privi di amore, a quanti chiedono conforto.
Apri la nostra carità ai problemi del mondo, a tutti i bisogni della umanità.
Apri la nostra mente alla collaborazione con tutti coloro che si adoperano per un medesimo fine.

- Jean Galot -

Signore, apri la porta del nostro cuore. Amen


Ecco l’importante nella vita: 
aver visto una volta qualcosa,
aver sentito una cosa tanto grande,
tanto magnifica che ogni altra 
sia un nulla al suo confronto 
e anche se si dimenticasse tutto il resto,
quella non la si dimenticherebbe mai più!

- Soren Kierkegaard - 
[Diario, 36]

Caspar David Friedrich, dipinto. ( mattino di Pasqua)

"Ma, poichè non vi ritenete degni della vita eterna..."

C'è uno scoraggiamento che ci porta lontano da Dio.
E' il non credere che Lui ci guida e può salvarci da qualsiasi genere di nostra situazione o limite o peccato. Se lo vogliamo e gli crediamo!
"Continuo ad essere una povera creatura”. Però prima, nel constatarlo, passavi certi brutti momenti! Adesso… ti stai abituando a sorridere, e a ricominciare la tua lotta con crescente allegria.» (San Josemaria Escrivà)

L'allegria di chi sa che nulla può strappare le pecore alla mano del Padre.



Preghiera alla Madonna delle Grazie

Ave Maria, ricolma di carità
il Signore è dentro di Te
Tu sei benedetta fra tutte le donne
per il frutto del Tuo grembo
e Beata sei Tu
a motivo della Tua fede.
Santuario del silenzio
in cui si ode l'unica Parola del Padre
fiore dell'umanità piantato in Paradiso
Tu porti Dio nella nostra vita.
Donna rivestita di Sole
Creatura eccelsa
che contiene il Creatore
fa' che le nostre anime
non si eclissino dietro l'ombra del Male
che a volte pare prendere il sopravvento
sulle debolezze
e le nostre fragili speranze.
Spargi, o Madre, piena di grazia
nei cuori dei tuoi figli
granelli di pace
che la Parola di Dio
come pioggia farà germogliare
affinché risplenda la gloria
dell'Ineffabile Eterno Amore
del Padre per il Figlio.
Aurora dei cieli nuovi
splendore che nulla toglie
alla luce di Cristo
perché trasparenza di Dio
vieni nelle nostre case
insegnaci ad accogliere 
la volontà di Dio
con un "Eccomi!"
e ad amarci gli uni gli altri
sull'esempio del Crocifisso - Risorto
per fare di tutti una cosa sola
come in Cielo così in terra.
Ti affidiamo tutti gli uomini e le donne,
a cominciare dai più deboli:
i bimbi mai nati perché rifiutati
o non ancora venuti alla luce
e quelli nati in condizioni
di povertà e di sofferenza,
i giovani alla ricerca di senso,
le persone prive di lavoro
e quelle provate dalla fame e dalla malattia.
Ti affidiamo le famiglie dissestate,
gli anziani privi di assistenza
e quanti sono soli, senza un domani.
O Madre, che conosci le sofferenze
e le speranze della Chiesa e del mondo,
assisti noi Tuoi figli nelle quotidiane prove
che la vita riserva
e resta accanto a ciascuno
fino a quando ci accoglierai
nel Regno della Santissima Trinità.
In Te, nuova Eva,
possano compiersi anche oggi
le promesse fatte ai nostri padri
ad Abramo e a tutta la sua discendenza
per sempre. Amen.


Buona giornata a tutti. :-)


venerdì 29 marzo 2013

La circonvallazione del Calvario – Don Tonino Bello


«Abbiamo inquadrato la croce nella cornice della sapienza umana, ma non ce la siamo piantata nel cuore ».

Vi dispiace se, per più di una volta, fermerò la vostra attenzione sul « legno dolcissimo » della croce che noi, come dice Claudel, non siamo chiamati a piallare, ma sul quale siamo chiamati a salire?

Ascoltatemi, allora. E perdonatemi se parlo con immagini: è perché si fissi più profondamente nell’anima lo spessore dei nostri tradimenti.

Se è vero che la croce è l’unità di misura di ogni impegno cristiano, dobbiamo fare attenzione a un grosso pericolo che stiamo correndo: quello che san Paolo, scrivendo ai Corinzi, chiama l’evacuazione della croce.
Che non significa disprezzo della croce, o rifiuto della croce, o irrisione della croce. No.

Non c’è nessuno di noi che non parli con eloquenza del «legno santo», o che in Quaresima non canti con tutta l’anima il «Vexilla regis», o che nel venerdì santo non intoni l’inno alla «Crux fidelis ».

La croce rimane sempre al centro delle nostre prospettive. 
Ma noi vi giriamo al largo. Troppo al largo. 
Prendiamo una extramurale lontanissima dal colle dove essa s’innalza. 

E’ come quando, in viaggio, si sfiora una città passando dalla tangenziale. Mentre l’automobile corre sulla strada, si dà ogni tanto un’occhiata ai campanili che si ergono e alle torri che svettano. Ma poi tutto finisce lì.

Purtroppo la nostra vita cristiana non incrocia il Calvario. 
Non s’inerpica sui tornanti del Golgota. 
Passa di striscio dalle pendici del luogo del cranio.


Come i Corinzi anche noi, la croce, l’abbiamo «inquadrata» nella cornice della sapienza umana, e nel telaio della sublimità di parola.

L’abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantata nel cuore. 
Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte. 
Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica.

L’abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita. E’ un albero nobile che cresce su zolle recintate. 
Nel centro storico delle nostre memorie religiose. 
All’interno della zona archeologica dei nostri sentimenti. Ma troppo lontano dalle strade a scorrimento veloce che battiamo ogni giorno.

Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario.


Abbiamo bisogno di riconciliarci con la croce e di ritrovare, sulla carta stradale della nostra esistenza paganeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi del condannato!

(+don Tonino Bello)

Fonte: Alla finestra della speranza di don Tonino Bello




Dobbiamo impegnarci in scelte di percorso, in tabelle di marcia: non possiamo parlare di pace indicando le tappe ultime e saltando le intermedie! 

Se non siamo capaci di piccoli perdoni quotidiani fra individuo e individuo, tra familiari, tra comunità e comunità... è tutto inutile! 

La pace non è soltanto un pio sospiro, un gemito favoloso, un pensiero romantico... è, soprattutto, prassi.

+Don Tonino Bello



Il cristiano è colui che non fa mai prevalere il lamento sulla danza, nel senso che lascia emergere le ragioni della speranza anche dove sono percettibili i segni della morte.
Però deve volgere costantemente lo sguardo, con occhio critico e realista, anche sui flutti che insidiano l'arca della vita.

- +don Tonino Bello - 




L’ingresso in Gerusalemme


L’ingresso in Gerusalemme…
Essi pensavano: "Ecco il trionfo!"
e lui invece sapeva "Ecco la mia fine!". 
Questo isolamento appartiene
essenzialmente alla sofferenza di Cristo,
come sofferenza dell’anima:
questa solitaria consapevolezza
di comprendere tutti i segni
contrariamente all’apparenza!...
Cristo sente nel giubilo l’inizio della fine.
Ma a che serve spiegare simili cose agli uomini?
Essi forse le imparano a memoria
come una filastrocca, senza comprenderle.
Per comprenderle, bisogna essere
profondamente iniziati alle sofferenze,
essere uomini amanti del silenzio;
sì, tanto amanti del silenzio
da aver oramai capito che le chiacchiere,
le scemenze, l’affaccendarsi hanno sempre il sopravvento.


(Soren Kierkegaard)

Il mistero della Passione, Antologia dal diario, a cura di Tito Di Stefano



"Il Calvario è lo scrigno nel quale si concentra tutto l’amore di Dio. 

La Croce è la manifestazione, è l’epifania più alta dell’Amore di Dio per noi. Ha mandato Suo Figlio sulla Croce perché ci togliesse i peccati, ci redimesse, ci rendesse puri. 

Il Calvario non è soltanto la fontana della carità, non è soltanto l’acquedotto della speranza, ma è anche la sorgente della fede".

(+ don Tonino Bello)




mercoledì 19 dicembre 2012

Cos'è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio? - Søren Kierkegaard

Cos'è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio?

Cos'è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero; cos'è che lo rende debole, più debole di un bambino?

Cos'è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia; cos'è che lo rende molle, più molle della cera?

È l'amore!

Cos'è che è più vecchio di tutto? È l'amore.

Cos'è che sopravvive a tutto? È l'amore.

Cos'è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto? È l'amore.

Cos'è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto? È l'amore.

Cos'è che sussiste, quando tutto frana? È l'amore.

Cos'è che consola, quando ogni consolazione viene meno? È l'amore.

Cos'è che dura, quando tutto subisce una trasformazione? È l'amore.

Cos'è che rimane, quando viene abolito l'imperfetto? È l'amore.

Cos'è che testimonia, quando tace la profezia? È l'amore.

Cos'è che non scompare, quando cessa la visione? È l'amore.

Cos'è che chiarisce, quando ha fine il discorso oscuro? È l'amore.

Cos'è che dà benedizione all'abbondanza del dono? È l'amore.

Cos'è che dà energia al discorso degli angeli? È l'amore.

Cos'è che fa abbondante l'offerta della vedova? È l'amore.

Cos'è che rende saggio il discorso del semplice? È l'amore.

Cos'è che non muta mai, anche se tutto muta?

È l'amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos'altro.


 (Søren Kierkegaard) 

Fonte: (da Discorsi edificanti, pp. 81-82)





“O gli uomini impareranno ad amarsi o, infine, l'uomo vivrà per l'uomo, o gli uomini moriranno.
Il nostro mondo non ha che questa alternativa: amarsi o scomparire. Bisogna scegliere. Subito. E per sempre".

(Raoul Follereau)



Più riusciamo ad amare noi stessi e a occuparci dell'intera vita intorno a noi con cuore amorevole, aperto e coerente, più riusciremo a vivere in un luogo meraviglioso. (Brooke Medicine Eagle)

Non fare della tua mente un campo di battaglia,
non dichiarare guerra.
Tutto ciò che provi gioia, dolore, ira, odio è parte di te.
L'opposizione tra buono e cattivo è spesso raffigurata
con la lotta tra luce e tenebre,
ma se guardiamo in modo diverso,
vedremo che, anche quando la luce splende
le tenebre, non scompaiono.
Invece di venire cacciate, si fondono con la luce.
Diventano luce...

 - Thich Nhat Hanh -
 


Un uomo può compiere imprese stupefacenti e assimilare una grande quantità di conoscenze, eppure non avere alcuna comprensione di sé. Ma la sofferenza spinge un uomo a guardarsi dentro. Se vi riesce, ecco che là, dentro di lui, comincia il suo apprendimento.

- Soren Kierkegaard -

mercoledì 12 dicembre 2012

In molti modi tu parli a un uomo - Søren Kierkegaard

Padre celeste!
In molti modi tu parli a un uomo:
Tu, l’unico che ha sapienza e intelligenza,
vuoi tuttavia renderti comprensibile a lui.
Tu parli anche quando taci;
perché parla anche colui che tace,
per provare l’amato;
parla anche colui che tace affinchè l’ora del capire
sia tanto più intima quando essa verrà.
Padre celeste, non è forse così?
Oh, quando tutto tace,
quando un uomo se ne sta solo e abbandonato
e più non sente la tua voce,
allora forse è per lui come se la separazione
dovesse essere eterna.
Oh, nel tempo del silenzio,
quando un uomo languisce nel deserto
e non sente la tua voce:
allora è forse per lui come se essa
fosse quasi del tutto svanita.
Padre celeste, è ben questo il momento del silenzio
dei confidenziali colloqui.
Così fa’ che sia benedetto anche questo tuo silenzio
Come ogni parola che tu rivolgi all’uomo;
che egli non dimentichi che tu parli
anche quando taci.
Donagli, mentre è in attesa di te,
la consolazione di capire che tu taci per amore,
così come parli per amore;
di modo che, sia che tu taccia o parli,
sei sempre il medesimo Padre,
sia che ci guidi con la tua voce
o ci educhi col tuo silenzio.
(Søren Kierkegaard)

All’inizio del suo sesto Esercizio del cristianesimo il filosofo Søren Aabye Kierkegaard, nato a Copenaghen nel 1813, scrive......


“Signore Gesù Cristo! Tu sei venuto al mondo per essere servito e quindi neppure per farti ammirare o adorare nell’ammirazione. Tu eri la via e la vita. Tu hai chiesto solo “imitatori”. Risvegliaci, dunque, se ci siamo lasciati prendere dal torpore di questa seduzione, salvaci dall’errore di volerti ammirare o adorare nell’ammirazione invece di seguirti e assomigliare a Te.
Che differenza c’è quindi fra un “ammiratore” e un imitatore? Un imitatore è, ossia aspira ad essere, ciò ch’egli ammira; un ammiratore invece rimane personalmente  fuori”.
Gesù quindi ci chiede non di ammirarlo, ma di seguirlo.
- Søren Aabye Kierkegaard -

Nel XII secolo, un monaco certosino di nome Guigo II nell'operetta Scala claustraluim, meditando sul passo del Vangelo che dice "Chiedete e otterrete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto", a seguito di quella che descrisse come un'illuminazione codificò il metodo noto ancora oggi con il nome di lectio divina. Guigo II descrisse le tappe più importanti della lettura divina.
Il primo gradino di questa forma di preghiera è la lectio (lettura), si comincia con la lettura di un brano breve della Bibbia lentamente e con attenzione.
Il secondo gradino è la meditatio (meditazione). Durante questa tappa si riflette sul testo scelto.
Il terzo gradino è la oratio (preghiera), cioè il momento di pregare su ispirazione della nostra riflessione sul brano letto.
L'ultima tappa della Lectio è la contemplatio cioè la contemplazione, in silenzio.
A queste tappe i maestri spirituali odierni aggiungo anche l'actio (azione) ossia un proponimento operativo conseguente a quanto si è meditato nella parola, un'azione nel mondo ispirata dalla Scrittura.


C’è un silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento,
del mare calmo della sera, di quelli che si amano,
della nostra anima,
poi c’è un silenzio che chiede soltanto
di essere ascoltato.
- Romano Battaglia -






giovedì 25 agosto 2011

Tu ci hai amati per primo, o Dio - Søren Kierkegaard *

                                         Tu ci hai amati per primo, o Dio.
Noi parliamo di te
come se ci avessi amato per primo
 una sola volta.
Invece continuamente,
di giorno in giorno per la vita intera
tu ci ami per primo.
Quando al mattino mi sveglio
ed elevo a te il mio spirito,
tu sei il primo,
tu mi ami per primo.
Se mi alzo all' alba
e immediatamente
elevo a te il mio spirito
e la mia preghiera,
tu mi precedi,
tu già mi hai amato per primo.
E' sempre così.

E noi ingrati,
che parliamo come se tu
ci avessi amati per primo
una volta sola!
Perdonaci, o Signore.

(Søren Kierkegaard)

                                                            
Soren Kierkegaard
 (Copenaghen 5 maggio 1813-11 novembre 1855)
 filosofo e teologo danese


Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it

www.efuseraefumattina.blogspot.it