mercoledì 21 gennaio 2015

Donne Mie - Dacia Maraini

Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.
A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi? A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?
Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta. Preferirei morire
piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.
Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’ amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paura.

- Dacia Maraini - 
(1974)



…La donna ha mani dal tocco leggero e potente, mani in grado di tessere tele infinite d’amore e pazienza e compassione e perdono. 
La donna ha piedi ben ancorati al suolo per attingere l’energia della Madre terra e distribuirla ad altri, piedi che sanno camminare e camminare per trovare le Verità più nascoste. La donna ha un ventre che può generare, accogliere, nutrire e partorire…..ha un corpo che canta la vita e i suoi continui passaggi di gioia e dolore, di morte e rinascita, un corpo che sa, da sempre sa, che in questa fusione di opposti è il potere della Luce…
La donna sa. 
Se solo vuole sapere, sa…



…Donna e dono sono termini così simili nel suono da evocare il medesimo simbolismo del dare, ma dare non è quella obbligatorietà a cui siamo state educate.
Essere dono non vuol dire soltanto donare, ma fare della propria natura femminile un dono, al punto di essere Luce per gli altri, in modo naturale, senza ostentazione, senza sforzo, Luce che arriva dal profondo, che c’è e può manifestarsi così com’è.
Un femminile da cui tutto deriva, un femminile che ama il maschile, che cura, sorride, condivide, crea e unisce.



Tu sei il fiore di loto

Le donne di loto sono i fiori e le radici profonde, lunghe, solide, infinite sotto l’acqua…

Imparano a crescere sfiorando la superficie di un lago e senza annegare sognano l’oceano.

Hanno petali troppo grandi per poter guardare dove stiano i loro piedi, se siano saldi sotto la corolla o persi a seguire le radici di qualcun altro, loro lo sanno e basta che sotto di loro scorre una linfa poderosa.
Ci sono donne di loto che curano solo i loro petali, consegnano la loro bellezza nelle mani della caducità e si lasciano bruciare dal sole.

Ci sono donne di loto che non hanno il coraggio di parlare al sole, sono boccioli che non si schiudono per paura di vivere troppo.

Ci sono poi donne di loto vere, sopra e sotto l’acqua e io oggi mi sento così.





Buona giornata a tutti. :-)








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