giovedì 16 maggio 2019

L'uomo non può nascondersi a Dio - Martin Buber

“Adamo, dove sei?” (Genesi 3,9)

Adamo si nasconde per non dover rendere conto, per sfuggire alla responsabilità della propria vita. 
Così si nasconde ogni uomo, perché ogni uomo è Adamo e nella situazione di Adamo. 
Per sfuggire alla responsabilità della vita che si è vissuta, l’esistenza viene trasformata in un congegno di nascondimento. 
Proprio nascondendosi così e persistendo sempre in questo nascondimento “davanti al volto di Dio”, l’uomo scivola sempre, e sempre più profondamente, nella falsità. 
Si crea in tal modo una nuova situazione che, di giorno in giorno e di nascondimento in nascondimento, diventa sempre più problematica. 
È una situazione caratterizzata con estrema precisione: l’uomo non può sfuggire all’occhio di Dio ma, cercando di nascondersi a lui, si nasconde a se stesso. Anche dentro di sé conserva certo qualcosa che lo cerca, ma a questo qualcosa rende sempre più difficile il trovarlo.
Ed è proprio in questa situazione che lo coglie la domanda di Dio: vuole turbare l’uomo, vuole distruggere il suo congegno di nascondimento, fargli vedere dove lo ha condotto una strada sbagliata, far nascere in lui un ardente desiderio di venirne fuori. 
A questo punto tutto dipende dal fatto che l’uomo si ponga o no la domanda. Indubbiamente, quando questa domanda giungerà all’orecchio, a chiunque il “cuore tremerà” ... Ma il congegno gli permette di restare padrone anche di questa emozione del cuore. 
La voce infatti non giunge durante una tempesta che mette in pericolo la vita dell’uomo; è la “voce di un silenzio simile a un soffio” (Primo libro dei re 19,12), ed è facile soffocarla. finché questo avviene, la vita dell’uomo non può diventare cammino. 
Per quanto ampio sia il successo e il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finché egli non affronta la voce. 
Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa: “Mi sono nascosto”. 
Qui inizia il cammino dell’uomo. 
Il ritorno decisivo a se stessi è nella vita dell’uomo l’inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano.

- Martin Buber - 
da: Il cammino dell'uomo, Qiqajon, 1990, pp. 21-23 


Mosaico bizantino V-VI sec., Nord Siria, Museo di Cleveland


Chi di noi ha la grazia di avere dei figli sa quanta gioia si prova quando si vede che si vogliono bene e si aiutano a vicenda. 
Quando dimostrano senso di appartenenza e si proteggono, quando i più grandi si sentono responsabili dei più piccoli, quando si sentono ridere insieme oppure uno consola l’altro. 
Ecco, Dio che è Padre gioisce nello stesso modo quando noi ci vogliamo bene. 

❤️



Arriva all’improvviso, come il vento, l’intensità è incontrollabile, il “cuore tremerà” perchè questa è la Grazia, è Dio dentro di noi. 
E’ un vento che a volte si trasformerà in tempesta, come quella che ha spaventato i discepoli ma, proprio come allora, tornerà la bonaccia perchè siamo sulla barca con Lui.
Quando  il “cuore trema” e  sentiamo “la voce del silenzio simile a un soffio”, allora, la nostra vita è cammino, sappiamo dove vorremmo andare.

Dobbiamo nascere due volte per vivere un po’, anche solo un po’. 
Dobbiamo nascere nella carne e poi nell’anima. 
Le due nascite sono come uno strappo. 
La prima proietta il corpo nel mondo, 
la seconda lancia l’anima fino al cielo”.


Buona giornata a tutti. :-)



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