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lunedì 16 ottobre 2017

Se i peccati... fossero pietre

Due donne si recarono da un saggio, che aveva fama di santo, per chiedere qualche consiglio sulla vita spirituale. Una pensava di essere una grande peccatrice. Nei primi anni del suo matrimonio aveva tradito la fiducia del marito. Non riusciva a dimenticare quella colpa, anche se poi si era sempre comportata in modo irreprensibile, e continuava a torturarsi per il rimorso. 
La seconda invece, che era sempre vissuta nel rispetto delle leggi, si sentiva perfettamente innocente e in pace con se stessa. Il saggio si fece raccontare la vita di tutte e due.
La prima raccontò tra le lacrime la sua grossa colpa. Diceva, singhiozzando, che per lei non poteva esserci perdono, perché troppo grande era il suo peccato. La seconda disse che non aveva particolari peccati da confessare.
Il sant'uomo si rivolse alla prima: «Figliola, vai a cercare una pietra, la più pesante e grossa che riesci a sollevare e portamela qui». Poi, rivolto alla seconda: «E tu, portami tante pietre quante riesci a tenerne in grembo, ma che siano piccole».
Le due donne sì affrettarono a eseguire l'ordine del saggio. 
La prima tornò con una grossa pietra, la seconda con un'enorme borsa piena di piccoli sassi. 
Il saggio guardò le pietre e poi disse: «Ora dovete fare un'altra cosa: riportate le pietre dove le avete prese, ma badate bene di rimettere ognuna di esse nel posto esatto dove l'avete presa. Poi tornate da me».
Pazientemente, le due donne cercarono di eseguire l'ordine del saggio. 
La prima trovò facilmente il punto dove aveva preso la pietrona e la rimise a posto. La seconda invece girava invano, cercando di ricordarsi dove aveva raccattato le piccole pietre della sua borsa. Era chiaramente un compito impossibile e tornò mortificata dal saggio con tutte le sue pietre.

Il sant'uomo sorrise e disse: «Succede la stessa cosa con i peccati. 
Tu, - disse rivolto alla prima donna - hai facilmente rimesso a posto la tua pietra perché sapevi dove l'avevi presa: hai riconosciuto il tuo peccato, hai ascoltato umilmente i rimproveri della gente e della tua coscienza, e hai riparato grazie al tuo pentimento. 
Tu, invece, - disse alla seconda - non sai dove hai preso tutte le tue pietre, come non hai saputo accorgerti dei tuoi piccoli peccati. Magari hai condannato le grosse colpe degli altri e sei rimasta invischiata nelle tue, perché non hai saputo vederle».




- Litanie dell’umiltà - 

O Gesù! mite ed umile di cuore!

R:Esauditemi.

Dal desiderio di essere stimato.

R: Liberatemi, Gesù  (ripetere ad ogni invocazione)

Dal desiderio di essere amato.
Dal desiderio di essere decantato.
Dal desiderio di essere onorato.
Dal desiderio di essere lodato.
Dal desiderio di essere preferito agli altri.
Dal desiderio di essere consultato.
Dal desiderio di essere approvato.
Dal timore di essere umiliato.
Dal timore di essere disprezzato.
Dal timore di soffrire ripulse.
Dal timore di essere calunniato.
Dal timore di essere dimenticato.
Dal timore di essere preso in ridicolo.
Dal timore di essere ingiuriato.
Dal timore di essere sospettato.

Che gli altri siano amati più di me.

R: Gesù, datemi la grazia di desiderarlo! (ripetere ad ogni invocazione)

Che  gli altri siano stimati più di me.
Che  gli altri possano crescere nell'opinione del mondo e che io possa diminuire.
Che  gli altri possano essere impiegati ed io messo in disparte.
Che  gli altri possano essere lodati ed io, non curato.
Che  gli altri possano essere preferiti a me in ogni cosa.
Che  gli altri possano essere più santi di me, purché io divenga santo in quanto posso.

(+ card. Raffaele Merry del Val)
Servo di Dio (1865-1930)
Fonte : Pensieri ascetici, traduzione dal francese, 2a ed., a cura della postulazione presso il Pontificio Collegio Spagnolo, Roma 1956, pp. 129-131.



Buona giornata a tutti. :-)




domenica 24 marzo 2013

"Io ho vinto il mondo" - Sant'Agostino


“A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui” (Fil 1,29).

Il diacono Vincenzo aveva ricevuto questi due favori e li custodiva. Se non li avesse ricevuti, che cosa avrebbe ricevuto? Aveva coraggio nel parlare, aveva forza nel soffrire. Nessuno presuma di se stesso quando parla. Nessuno confidi nelle sue forze quando sopporta una tentazione, perché, per parlare bene, la sapienza viene da Dio e, per sopportare i mali, da lui viene la fortezza. Ricordate Cristo Signore quando nel Vangelo ammonisce i suoi discepoli. Ricordate il re dei martiri che provvede le sue schiere di armi spirituali, fa intravedere la guerra, reca aiuto, promette il premio. Lui che aveva detto ai suoi discepoli: “Voi avrete tribolazione nel mondo” subito dopo, per consolarli perché si erano spaventati, soggiunse: “ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo”(Gv 16,33). Perché dunque ci meravigliamo carissimi, se Vincenzo ha trionfa
to in Colui che sconfitto il mondo? Disse Gesù: “Voi avrete tribolazioni nel mondo”. State certi, però, che se calpesta non schiaccia, se assalta non riesce vincitore. Il mondo porta avanti una duplice battaglia contro i soldati di Cristo: lusinga per ingannare, spaventa per spezzare.

Non ci trattenga il nostro piacere, non ci spaventi la crudeltà degli altri, e così trionferemo sul mondo. Cristo si fa incontro a noi ai due ingressi, e del piacere e della crudeltà, e così il cristiano non viene vinto. Se in questo martirio si considera la forza umana nella sofferenza, il fatto rimane incredibile. Ma se si riconosce la potenze divina, non desta più meraviglia. Quanta era la raffinatezza con la quale si infieriva sul corpo del martire, altrettanta era la tranquillità che traspariva dalla sua voce. Quanta era l'asprezza con la quale si incrudeliva selle sue membra e altrettanta era la sicurezza che si esprimeva nelle sue parole. Si sarebbe pensato che, mentre Vincenzo subiva la sua passione, uno sperimentasse la tortura e un altro diverso parlasse. E avveniva veramente così, fratelli. Avveniva proprio così: un altro parlava. Infatti Cristo nel vangelo ha promesso anche questo ai suoi testimoni, preparandoli alla battaglia. Questa è stata la sua raccomandazione: “Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,19-20). Il corpo dunque veniva torturato e lo Spirito parlava, e alle parole dello Spirito non solo l'empietà veniva confutata, ma anche la debolezza veniva fortificata"


Dai “Discorsi” di Sant'Agostino




"Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell'aria diffusa e soffusa. 
Interroga la bellezza del cielo, interroga l'ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. 
Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! 
Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l'ha creata, se non la Bellezza Immutabile?"


(Sant'Agostino)






























Tardi ti ho amato, bellezza
tanto antica e tanto nuova,

tardi ti ho amato!
Tu eri dentro di me e io stavo fuori,
ti cercavo qui,
gettandomi, deforme,
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
le creature che, pure,
se non esistessero in te,
non esisterebbero per niente,
Tu mi hai chiamato
e il tuo grido ha vinto la mia sordità;
hai brillato tu
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo:
ti ho respirato, e ora anelo a te;
ti ho gustato e ora ho fame e sete di te;
mi ha toccato e ora ardo
dal desiderio della tua pace .
(Sant'Agostino)

Confessioni, 10,27


Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sradichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.

- San Pietro Crisologo -


Adoremus in Aeternum Sanctissimum Sacramentum

"Dinanzi a voi, Gesù, mi prostro e vi offro il pentimento del mio cuore contrito. Vi adoro nel Sacramento del vostro amore; desidero ricevervi nell'umiltà della mia anima. Attendo la felicità della comunione sacramentale. Venite in me, o Gesù, e non tardate. Credo in voi, spero in voi, vi amo."

- Cardinale Rafael Merry del Val -



Giovanni Paolo II alla GMG del 2000 a Tor Vergata, rivolgendosi ai giovani di tutto il mondo lì radunati dice loro: “Cari Amici, vedo in voi le sentinelle del mattino, in questa alba del terzo millennio… Tornando nelle vostre città, nelle vostre parrocchie e diocesi, non disperdetevi”, poi riprendendo Santa Caterina da Siena grida: “Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo”. Il papa parla del fuoco dell’evangelizzazione che, se portato nel cuore e alimentato con la preghiera e la condivisione si accresce e infiamma tutti. Così nasce il movimento Sentinelle del Mattino.



































domenica 25 settembre 2011

Litanie dell’umiltà - card. Raffaele Merry del Val -

O Gesù! mite ed umile di cuore!

R:Esauditemi.

Dal desiderio di essere stimato.

R: Liberatemi, Gesù  (ripetere ad ogni invocazione)

Dal desiderio di essere amato.
Dal desiderio di essere decantato.
Dal desiderio di essere onorato.
Dal desiderio di essere lodato.
Dal desiderio di essere preferito agli altri.
Dal desiderio di essere consultato.
Dal desiderio di essere approvato.
Dal timore di essere umiliato.
Dal timore di essere disprezzato.
Dal timore di soffrire ripulse.
Dal timore di essere calunniato.
Dal timore di essere dimenticato.
Dal timore di essere preso in ridicolo.
Dal timore di essere ingiuriato.
Dal timore di essere sospettato.

Che gli altri siano amati più di me.

R: Gesù, datemi la grazia di desiderarlo! (ripetere ad ogni invocazione)

Che  gli altri siano stimati più di me.
Che  gli altri possano crescere nell'opinione del mondo e che io possa diminuire.
Che  gli altri possano essere impiegati ed io messo in disparte.
Che  gli altri possano essere lodati ed io, non curato.
Che  gli altri possano essere preferiti a me in ogni cosa.
Che  gli altri possano essere più santi di me, purché io divenga santo in quanto posso.

(+ card. Raffaele Merry del Val)
Servo di Dio (1865-1930)
Fonte : Pensieri ascetici, traduzione dal francese, 2a ed., a cura della postulazione presso il Pontificio Collegio Spagnolo, Roma 1956, pp. 129-131.

Rafael Merry del Val y Zulueta (Londra, 10 ottobre 1865-Roma,26 febbraio 1930). Dal 1903 al 1914 fù Cardinale Segretario di Stato di Papa Pio X.

Con papa Benedetto XV, Merry del Val espresse il desiderio di dedicarsi all'apostolato, aspirazione di tutta la sua vita. In parte ciò gli viene concesso, lasciando la Segreteria di Stato, ma Benedetto XV lo volle comunque particolarmente vicino e gli affidò la Congregazione del Sant'Uffizio, il più importante dei dicasteri Vaticani.

Egli avrà sia con Benedetto XV che con Pio XI lo stesso rapporto che il Card. Ratzinger ebbe con papa Giovanni Paolo II. Mantenne la carica di Arciprete della Basilica di San Pietro che Papa Pio X gli aveva affidato e di Prefetto della Fabbrica della Basilica di San Pietro. Morì per un’appendicite e fu sepolto in Vaticano. Il suo processo di beatificazione iniziò il 26 febbraio 1953.