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venerdì 29 settembre 2023

Gli Angeli e i Martiri - don Marcello Stanzione

Ma è, in modo particolare, ai Martiri, che si sono purificati nel loro sangue e che non hanno bisogno del Purgatorio, che gli Angeli ricevono l'accoglienza più splendi­da. 

Origene nell'Esortazione al martirio, scrive: 

"Una grande moltitudine è convo­cata mentre lottate e quando siete chia­mati al martirio. 

Voi non parlate diverso da San Paolo, quando dice che noi siamo divenuti uno spettacolo per il mondo, per gli angeli e per gli uomini. 

È dunque il mondo intero, tutti gli angeli a destra e a sinistra, e tutti gli uomini che vi vedranno combattere la battaglia per il cristianesi­mo. 

Gli Angeli che sono in cielo si rallegre­ranno con noi."

Negli atti dei morti, la figura degli Angeli che li conducono in Paradiso è un tema as­sai frequente, ad esempio, negli atti delle sante Perpetue e Felicita, è scritto, a pro­posito della visione di Saturno: "Avevamo subito il martirio ed eravamo usciti dalla carne: quattro Angeli cominciarono a por­tarci verso l'Oriente; le loro mani non toc­cano i nostri corpi. 

Arrivammo allora in un luogo vasto, che assomigliava a un frutte­to, con i roseti ed ogni sorta di fiori. Là vi erano altri quattro Angeli, più splendenti ancora dei primi. Appena ci videro ci salu­tarono e dissero agli altri Angeli. Eccoli, eccoli! Con ammirazione". 

San Giovanni Crisostomo, nella sua Omelia sui martiri, dice: "Ricordati di quella scala spirituale che il patriarca Giacobbe ha visto, elevata dalla terra al cielo: per mezzo suo gli Angeli discendevano; ancora per mezzo suo i Martiri salivano... 

Vedete spesso al­l'aurora il sole leva e lancia in tutte le di­rezioni raggi quasi incorporati. Tali erano i corpi dei Martiri, inondati da ogni parte dai getti del loro sangue, come dai raggi di porpora e illuminati dagli stessi molto più di quanto il sole rischiara il cielo: gli Angeli contemplavano questo sangue con delizia, i demoni fremevano e il diavolo stesso tramava... 

I Martiri salgono in cielo preceduti dagli Angeli e circondati dagli Arcangeli, come da guardie del corpo... 

Quando sono giunti in cielo, tutte le sante Potenze di lassù li accolgono con gioia e li abbracciano. 

Poi esse formano un'immen­sa scorta per accompagnarli verso il Re del cielo, che siede sul trono di gloria fra i Serafini e i Cherubini. Là essi si uniscono ai Cori e prendono parte ai cantici misti­ci ".

Con l'arrivo della morte, l'uomo viene a trovarsi in mezzo a due contendenti e San Giovanni della Croce nel suo scritto misti­co "Notte oscura" avverte che nel mo­mento "in cui l'Angelo buono sta per co­municare all'anima la contemplazione, el­la non può entrare nell'interno del suo na­scondiglio così presto da non poter essere scorta dal demonio, il quale l'assale im­mediatamente con orrori e turbamenti spi­rituali, a volte molto penosi per lei."

Quando mi trovo ad assistere un moribon­do, dopo aver dato l'Unzione degli Infermi, faccio recitare sempre la Corona angelica, in onore di San Michele, affinché il Principe delle Milizie celesti favorisca co­lei che, terminata la corsa terrena, deve essere inoltrata in seno a Dio. 

Un testo li­turgico del decimo secolo contiene queste invocazioni: 

"Signore Gesù Cristo, Re del­la gloria, libera le anime di tutti i fedeli de­funti dalle pene dell'inferno e dal profon­do abisso liberale dalle fauci del leone, affinché non siano preda del tartaro e non cadano nelle tenebre; ma le conduca il vessillifero San Michele alla Luce Santa, che un giorno promettesti ad Abramo e al­la sua discendenza". 

Che sia specialmen­te l'Arcangelo Michele, a difendere i de­funti dagli ultimi assalti di satana, sembra suggerirlo il testo della lettera di Giobbe, dove è scritto: 

"L’Arcangelo Michele, quando, in contesa con il diavolo, disputa­va con il corpo di Mosè, non osò accusar­lo con parole offensive, ma disse: 

"Ti con­danni il Signore"' (Gb. 9).

Questo brano dell'Antico Testamento è anche interpretato nel senso che gli Angeli vegliano sulle sepolture dei Santi, impe­dendo che siano profanate. Questa idea che gli Angeli proteggano le tombe dei cri­stiani è ripresa da numerose iscrizioni fu­nerarie antiche come, ad esempio, questa: 

"Qui riposano Aschepiade, Elpice e un al­tro Aschepiade: Vi prego, in nome dell’Angelo che sta ritto qui accanto, che nessuno osi introdurvi un altro cadavere."

Nella benedizione del sepolcro, il Rituale Romano suggeriva questa preghiera: "Degnati, Signore, di benedire questo tu­mulo e poni a sua custodia il tuo Angelo santo". 

Se l'anima del defunto, che l'Angelo accompagna dopo la morte, non è completamente pura, essa deve purifi­carsi in Purgatorio, prima di essere am­messa fra gli Angeli e i Santi del Paradiso. 

L'anima penitente deve ricevere un batte­simo di fuoco di purificazione che comple­ti l'effetto del Battesimo di acqua. 

Questo battesimo di fuoco è amministrato dagli Spiriti celesti, secondo le antiche tradizio­ni nelle quali viene trasmessa la dottrina del Purgatorio. 

È interessante ricordare, a questo riguardo, che, nella Divina Commedia, il poeta Dante Alighieri impe­gna gli Angeli a scrivere sulla sua fronte sette "P" quali segni dei peccati capitali (Purg. 9,75-84; 109-114) e poi a cancellar­li, nel frattempo che il poeta sale sulla montagna della perfezione (12,88-93). 

Il vate conferisce agli Angeli un ministero sacerdotale, insieme al ruolo liturgico di far risuonare, nella mente, le parole evan­geliche, personificando l'umiltà (12, 108­109), la misericordia (15, 16-39), la pace (17, 69-70), la consolazione (19, 40-52), la giustizia (22,1-5), la temperanza (24,132­154), la purezza di cuore (27, 6-12). 

Quando Dante finalmente giunge nel Paradiso terrestre, gli Angeli non appaiono più come singole figure, ma come schiere, ad accogliere chi si è purificato, per essere introdotto presso il trono dell'Altissimo. 

Concludo questa meditazione sugli Angeli e i defunti con un brano meraviglioso del grande cardinale inglese J.H. Newman che termina: "Il sogno di Geronzio" con queste parole dell'Angelo all'anima sua protetta, che in Purgatorio si sta emendando, per poi essere ammessa alla visione celeste:

"Dolcemente e teneramente anima, a ca­ro prezzo riscattata, nelle mie braccia amatissime ti stringo, e, nel fiume del­l'espiazione, dolcemente ti immergo. Lasciati dolcemente immergere in questo fiume! 

Senza un lamento, senza resisten­za, immergiti in queste acque. 

E nella pro­fondità discendi, discendi ancora! 

E gli Angeli che hanno ricevuto il dolce compi­to ti custodiranno, ti vigileranno, ti culle­ranno. 

E sulla terra le Messe e nel cielo le preghiere 'ti verranno in aiuto dal Trono dell'Altissimo. Addio, fratello amatissimo, ma non per sempre; sii coraggioso e pa­ziente nel tuo letto di dolore; la tua notte di prova sarà passata ed io ti verrò a sve­gliare al mattino".

(don Marcello Stanzione)

 Ai tre Arcangeli

Venga dal Cielo nelle nostre case l’Angelo della pace, Michele, venga portatore di serena pace e releghi nell’ inferno le guerre, fonte di tante lacrime.
Venga Gabriele, l’Angelo della forza, scacci gli antichi nemici e visiti i templi cari al Cielo, che Egli trionfatore ha fatto elevare sulla Terra.
Ci assista Raffaele, l’Angelo che presiede alla salute; venga a guarire tutti i nostri malati e a dirigere i nostri incerti passi per i sentieri della vita.

(Liturgia degli Angeli custodi)

Gli angeli sono, per così dire, i pensieri di Dio rivolti a noi, che, in quanto pensieri divini, non sono solo idee, ma realtà, persone. L'angelo incarna e concretizza la sollecitudine di Dio per ogni uomo. Il mio angelo custode non è nient'altro che espressione del fatto ch'io sono conosciuto, amato e seguito in maniera del tutto personale da Dio, è il pensiero d'amore che Dio nutre per me, che mi circonda e mi guida in ogni istante. 

- Papa Benedetto XVI -

 

Preghiera all'Arcangelo Raffaele 

O Raffaele, Medicina di Dio,
la Bibbia ti presenta come l’Angelo che soccorre,
l’Angelo che consola, l’Angelo che guarisce.
Vieni accanto a noi nella strada della nostra vita
così come ti facesti vicino a Tobia
in un momento difficile e decisivo della sua esistenza
e gli facesti sentire la tenerezza di Dio
e la potenza del Suo Amore.
O Raffaele, Medicina di Dio,
oggi gli uomini presentano ferite profonde nel cuore:
l’orgoglio ha appannato lo sguardo
impedendo agli uomini di riconoscersi fratelli;
l’egoismo ha aggredito la famiglia;
l’impurità ha tolto all’ uomo e alla donna
la gioia dell’amore vero, generoso e fedele.
Soccorrici e aiutaci a ricostruire famiglie
Che siano specchio della Famiglia di Dio!
O Raffaele, Medicina di Dio,
tante persone soffrono nell’anima e nel corpo
e sono lasciate sole nel loro dolore.
Guida sulla strada della sofferenza umana
tanti buoni samaritani!
Prendili per mano affinchè siano consolatori
capaci di asciugare lacrime e di confrontare i cuori.
Prega per noi, affinchè crediamo
che Gesù è la vera, grande e sicura Medicina di Dio.
Amen.


Ogni volta che il giorno si fà buio sai dove andare a cercare la luce..

Buona giornata a tutti :-)

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lunedì 7 febbraio 2022

7 febbraio: Široki Brijeg e la vittoria dei martiri


Široki Brijeg. Il 23 luglio 1846 dodici frati originari dell’Erzegovina decisero di porre le fondamenta di una chiesa che immensamente cara divenne, nei tempi a venire, al popolo croato. Sulla pietra della prima posa è ancora possibile leggerne la profetica iscrizione: “Separati dalla Bosnia, senza pane e tetto, ricchi solo della fede in Dio, in questo convento e nella Chiesa […] sotto la protezione della Madonna assunta in cielo, hanno fondato questo convento i francescani di Erzegovina”.

Ci si potrebbe dunque domandare, e a ragione, quale evento straordinario possa rappresentare- ed aver rappresentato- la semplice costruzione di una chiesa in un paese dal nome pressoché impronunciabile o, se non altro, sconosciuto ai più.

Ebbene, la risposta esigerebbe un piccolo excursus circa la difficoltosa e sofferta storia della Bosnia ed Erzegovina.

Durante la dominazione ottomana della Bosnia, infatti, non risultò infrequente che i francescani venissero umiliati, picchiati, detenuti e anche assassinati.

La loro presenza immancabile sul territorio rappresentò, tuttavia, un punto di riferimento incrollabile soprattutto nei periodi più cupi ed oscuri che tale popolo si trovò a fronteggiare. Non a caso il vescovo Stadler arrivò a sentenziare che “Probabilmente non c’è un paese al mondo che debba ringraziare tanto i francescani quanto la Bosnia-Erzegovina. […] Hanno vissuto per la Bosnia e sono morti per essa fino a che giorni migliori sono tornati a queste terre, ancora una volta grazie a loro”.

Il calvario continuò nel 1942.

Erano gli ultimi giorni dell’occupazione tedesca dei Balcani, i partigiani prima e le truppe regolari sotto il maresciallo Tito poi, compirono efferate stragi di religiosi cattolici persino nei mesi successivi alla pace del 1945.

L’odio comunista e la sua violenza annoverarono fra le proprie vittime oltre settecento sacerdoti e religiosi- accusati di collaborazionismo- e circa settanta frati francescani, trenta dei quali, per l’appunto, di Široki Brijeg.

Il 7 febbraio del 1945, infatti, i partigiani comunisti decisero di distruggere le fondamenta di quello che era divenuto il simbolo cristiano più importante dell’intera Erzegovina: il santuario di Široki Brieg, dedicato alla Madonna assunta in Cielo.

Il valore culturale e la maestosità religiosa di tale luogo risiedevano nella presenza di un seminario, di una scuola ginnasiale e di una biblioteca (edificati successivamente alla chiesa) la cui imponenza morale si tradusse nella propulsione e nella diffusione di una Sapienza formidabile e di una Bellezza che Sant’Agostino definirebbe, ancora oggi, “tanto antica e tanto nuova”.

Tra i trenta francescani, infatti, figuravano laureati in musica, filosofia, teologia, lettere antiche, filologia classica, matematica, fisica e lingue romaniche. Diversi tra loro erano docenti di latino, greco, inglese, francese e tedesco.

Questi padri di etnia croata avevano studiato non soltanto nella vicina Mostar, ma anche in Francia o in Slovenia, in Polonia o in Austria, in Slovacchia o in Germania.

Il brulicare delicato quanto impetuoso di tanto genio e di tanta Grazia, scandita dagli indispensabili momenti di preghiera in latino, provocarono una reazione drasticamente tragica in chi, quell’aspirazione al Paradiso, non poteva concepirla né, tantomeno, accettarla.

Avvenne così, verso la fine della mattinata di quel 7 febbraio, che i partigiani comunisti di Tito- dopo aver tentato di abbattere la chiesa a seguito di ben 290 cannonate- cercarono di costringere prima 12 frati e in seguito i restanti, tra minacce e bestemmie, a rinunciare all’abito. Nessuno, dai più giovani (sei avevano solamente 20 o 21 anni) ai più anziani, abiurò la propria fede e la propria vocazione.

Vennero così portati fuori dal convento ed uccisi uno ad uno. I loro corpi furono trascinati nel rifugio antiaereo poco distante dalla chiesa, vennero cosparsi di benzina e poi bruciati.

Non paghi di ciò, i partigiani distrussero anche la biblioteca, contenente migliaia di volumi che documentavano le sofferenze e la tormentata storia del popolo croato dell’Erzegovina.

Per circa venticinque anni fu impedito ai fedeli di recarsi alla grotta di Široki Brijeg,
successivamente la polizia segreta si limitò a registrare coloro che- alquanto coraggiosamente- si recavano a porre i loro omaggi ai martiri.

La memoria privata dei trenta padri continuò però misteriosamente a farsi spazio con forza e potenza tra la gente comune.

E proprio tra quella gente, il segno indelebile di un avvenimento inenarrabilmente ingiusto, ignobile e disumano, iniziò a condurre ad una certezza- tutt’altro che flebile- che iniziò a scorgere nel martirio di quegli uomini (tanto virili da accettare di morire per il proprio Dio) non una umiliante sconfitta, ma una gloriosa e trionfante vittoria dal sapore di Risurrezione.

Verso la fine dell’anno 1991 venne presentata, presso la Santa Sede, la documentazione necessaria per la causa di beatificazione dei martiri francescani di Široki Brijeg.

Si realizzarono così le parole che quei pochi frati fissarono sulla pietra alle origini:

“Ricchi solo della fede in Dio”.

E “sotto la protezione della Madonna assunta in cielo”.

- Eleonora Barberio - 

da: progettoprometeo.it

Si sono immolati per la pace e per il bene di tutta la Chiesa. 

Questi sono i frati che sono divenuti maturi per il martirio - alcuni avevano solo vent’anni - e che sono stati capaci di testimoniare per Cristo e dimostrare chi è Cristo per loro, per noi. ­Con amore e venerazione ti rivelo i loro nomi e cognomi, (…). Così, tu potrai riflettere come ognuno, con il proprio nome e la propria vita, può anche oggi servire Dio e può rispondere alla Sua chiamata.

PREGHIERA ALLA REGINA DEI MARTIRI

O Regina dei martiri, la Tua potente intercessione ottenga ai tuoi “Cari figli martiri” la giusta gloria nella Chiesa pellegrinante, quella gloria che già posseggono nella Chiesa celeste.

O Regina dei martiri, la Tua potente intercessione ottenga al mondo intero una fede incrollabile, una fede grande e pura come quella testimoniata dai nostri martiri francescani. Amen


Buona giornata a tutti :-)