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mercoledì 19 giugno 2013

... sei uno di quelli che pensano che i figli sono un dono del cielo.... - Nembrini Franco



"...E lei con l'aria di fare la saputella mi disse: "Lo so che sei uno di quelli che pensano che i figli sono un dono del cielo..."

" ...Ma senti un po', ma tu, che cosa dici di te stesso?" 

Sapete cosa mi rispose, in seconda superiore, vuol dire a quindici anni? Disse: " Professore, poche storie" scusate la parola, ma ve la riferisco come l'ho ricevuta "io sono l'esito di una scopata".
...
Sono rimasto annichilito per dieci minuti, poi ho cercato di recuperare, di ragionare. La vera crisi del nostro tempo è che nei nostri figli, nei nostri giovani s'infila un cinismo così; per forza poi vengono fuori le violenze più devastanti. E si va allora a cercare se è colpa dell'insegnante che gli ha dato quattro o se il papà lo ha preso a sberle, non c'entra niente. 

E' la questione dell'educazione.
Perchè, neanche a farlo apposta, quel giorno all'intervallo vado al bar, tutto colpito dall'episodio di questo ragazzino, e trovo una collega brillante, la tipica sessantottina di un po' di anni fa, che è venuta a sapere che aspetto il quarto figlio.
Così si sente in dovere di prendermi un po' in giro: "Ah ah, ci sei cascato un'altra volta!" Allora le ho detto: " Guarda che io i figli li cerco, li voglio e non ci sono proprio "cascato". Meglio per te che non ci sei cascata, ma per me no. Io i figli li ho desiderati. E lei con l'aria di fare la saputella mi disse:
"Lo so che sei uno di quelli che pensano che i figli sono un dono del cielo." Allora non ci ho visto più : "Senti bella collega, i casi sono due: o i figli sono un dono del cielo, come hai detto tu, perchè è proprio giusto, i figli sono testimonianza e presenza dell'Essere, del Mistero presente, di Uno più grande di me e di te; o l'alternativa che hai è che ti porto in una classe dove c'è un ragazzino che ti spiega lui cosa sono i figli.
E devi scegliere, perchè non c'è una terza possibilità. O i figli sono l'esito di una scopata - ma glielo devi dire ai tuoi figli mentre li guardi, devi averne il coraggio - oppure dovrai dire ai tuoi figli che sono un dono del Cielo.
Cioè, misteriosamente, sono l'irrompere di una cosa che è più grande di me e di te e di tuo marito messi insieme; non c'è una terza possibilità.

(Franco Nembrini)

Fonte: Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare"




Siate forti per custodire e difendere la vostra fede, quando tanti la combattono e la perdono; siate forti per mantenere in voi il verbo di Dio, e per manifestarlo colle opere, quando tanti altri l’hanno bandito dall’anima; siate forti per acquistare la vera scienza, e per vincere gli ostacoli che incontrerete nell’azione a pro’ dei vostri fratelli. Non abbiate paura che si voglia imporvi dei gravi sacrifìci, di proibirvi dei leciti sollazzi; si vuole soltanto rendere veramente cara la vostra età, che è l’età delle belle speranze, di rendere splendida la vostra carriera, così che nell’autunno della vita possiate cogliere copiosi quei frutti, dei quali sono presagio i fiori della vostra primavera; e quindi vi raccomando soltanto di esser forti per conservarvi figli devoti della Chiesa di Gesù Cristo, quando tanti purtroppo, senza forse saperlo, si mostrano ribelli, perché il criterio primo e massimo della fede, la regola suprema e incrollabile della ortodossia è l’obbedienza al magistero sempre vivente e infallibile della Chiesa, costituita da Cristo columna et firmamentum veritatis, colonna e sostegno di verità.

San Pio X





Sarò immortale in me, in mio figlio e nella sua prole.
Ritroverò sempre in me lo spirito del primo, da oggi fino alla fine. 
Sarà in mio figlio, ed in suo figlio dopo di lui.
Viviamo tutti, sotto falsi nomi e sotto una maschera.
Parte di un solo uomo che in principio assicurò la nostra esistenza e che non contento del poco tempo concesso nacque di nuovo con suo figlio.
Non potranno perciò dire tu assomigli a tuo padre, perché in realtà sono parte del primo e per sempre ne porterò la volontà.

(Diva de Bioso)



Buona giornata a tutti :-)))


venerdì 15 febbraio 2013

Lettera a un giovane prete - mons. Francesco Lambiasi

Carissimo fratello Timoteo,

da circa un mese sei parroco in Santa Maria del terzo Millennio. 
Come non ricordare la solenne e commovente “Presa di possesso”? 
L’unica pecca, che stava per guastare la festa, fu proprio quella bruttissima espressione – “presa di possesso” – che il cancelliere vescovile voleva implacabilmente inserire nel verbale da conservare nell’archivio diocesano e in quello parrocchiale. 
Ti ho letto nel lampo degli occhi che stavi per scattare – per dire con la vostra brutalità giovanile che non ti sentivi affatto un vassallo in atto di prendere possesso del suo ambito feudo. 
Intervenni io, un po’ a gamba tesa, e spiegai alla tanta gente in festa che tu, la parrocchia, non l’avresti mai e poi mai vista come un “tuo” possesso, ma solo come un dono immeritato e preziosissimo, e a quel punto mi permisi un’auto-citazione, presa dalla mia seconda lettera ai cristiani di Corinto: “Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia”.

Mi telefonasti la sera dopo, e mi dicesti:
“Che bella Parrocchia! E c’è anche la luna!”. 
Da allora non ti ho più visto né sentito, ma dato che siamo al primo… “trigesimo” di quel felice inizio, ho pensato bene di scriverti questa breve lettera, perché vorrei che la tua gioia di essere parroco crescesse di giorno in giorno. 
Si, lo so: questo miracolo della beatitudine è purtroppo un po’ raro tra noi pastori, ma non è improbabile e niente affatto impossibile. 
Ed è proprio di questo che vorrei parlarti. 
Stai sereno, non ti rifilo un trattato di ascetica e mistica sulla carità pastorale. 
Ti vorrei parlare solo di una condizione assolutamente irrinunciabile – sine qua non, si diceva ai miei tempi – perché il miracolo si avveri. 
Sarai un parroco felice nella misura in cui sarai un vero missionario. 
Non si scappa: o missionari o… dimissionari.

E’ una conversione profonda, che bisogna rinnovare ogni giorno. 
Ogni mattina, prima di mettere i piedi fuori dal letto, beato te se dirai: “Grazie, Signore, per avermi creato, fatto cristiano e parroco-missionario”. 

Scrivi sullo specchio in sagrestia, o almeno in quello del bagno: “Non sono un professionista del sacro, né un insegnante della fede: sono un annunciatore del Vangelo”. 
Quando ero a Corinto io avevo scritto sulla porta della stanzetta nella casa di Aquila e Priscilla: “Non sono stato mandato qui a battezzare, ma ad evangelizzare”.

Ricordi la grammatica di base del missionario, che ti ho insegnato quando prima di essere tuo vescovo, ti ho fatto da rettore in seminario? 
E’ una grammatica costruita su un quadrilatero di certezze che devono rimanere solide più delle fondamenta della tua splendida chiesetta romanica.

· La Parola di Dio è come l’acqua e la neve, se cade…

· La Parola di Dio non è lontana, ma molto vicina al cuore, anzi è dentro. Basta trovare il modo per far scattare il contatto…

· “Come agnelli tra i lupi”: non è per farci sbranare, ma per far accogliere il messaggio: quanto più siamo deboli umanamente…

· A noi tocca il compito di annunciare. E’ il Signore che vigila sulla sua parola perché si realizzi…

Stai attento, Timoteo: devi essere severo nel vigilare che questo spirito missionario del vangelo non venga aggredito da virus micidiali, quali l' idolatria del prete che pensa:
“Come me non c’è nessuno: prima di me e dopo di me, non ci sarà nessuno uguale a me!”. 
Perciò niente cose alla “W il parroco!”. 
Un altro virus che fa strage in casa nostra è quello dello stress da pastorale: correre, competere, confliggere e alla fine… l’eterno riposo! 
Ma non c’è da scherzare neanche con la Depressio Clericalis (si chiama così anche quando infetta i laici): la si vede come un messaggio scritto sulla maglietta in quei “nostri” che vanno in giro con l’aria fritta di chi sembra dire: “Fateme ‘na flebo”. 
Ti ripeto: devi essere severo. 
E se lo sarai con te, potrai vigilare anche sullo spirito missionario dei “vicini”. 
Per esempio i gruppi – dal coro a quello liturgico, a quello catechistico e caritativo, dall’azione cattolica ai carismatici – non devono essere luoghi di potere o gradini per emergere (è un pericolo sempre in agguato), ma sviluppare il servizio al Vangelo. 
Allora la tua – la vostra – parrocchia non sarà una scuola in cui si spiega il cristianesimo o, peggio ancora, un ufficio di controllo della fede dei parrocchiani, ma riuscirete a far circolare la Parola di Dio per le strade, in modo che la gente la incontri.

E con gli altri?

Quelli che si servono della parrocchia per continuare abitudini e consuetudini sociali? Quelli che la ignorano? Cosa puoi esigere se non hanno le motivazioni? 
Allora ringrazia Dio tutte le volte che capitano a messa. 
Tutte le volte che ti portano i figli al catechismo. 
Tutte le volte che ti chiedono i sacramenti, per sé o per i figli, o il funerale per il caro estinto. 
Tutte le volte che ti chiedono la messa per i defunti. 
Anche se per le loro motivazioni non proprio di fede. Tutte le volte! 
Non è una disgrazia. E’ un dono di Dio che vengano, quando saresti tu che dovresti andare a cercarli. Accogliendoli così come sono, non farai finta che abbiano le tue motivazioni. 
Quindi non li rimproveri e non li ricatti, non imponi loro dei compiti come se avessero le tue motivazioni, non parli loro e non fai prediche come se avessero la fede. 
Ti comporti da missionario: entri nella loro situazione, cerchi di capire le loro domande e i loro interessi, parli la loro lingua, proponi con libertà e chiarezza il messaggio, non imponi loro dei fardelli che nemmeno tu riesci a portare.

Per finire, permettimi di ricordarti alcune regole che ti potranno servire per misurare il tuo spirito missionario.

1) Non maledire i tempi correnti: sta per finire il cristianesimo dell’abitudine e sta rinascendo il cristianesimo per scelta, per innamoramento.

2) Non anteporre nulla all’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto. 
Afferra ogni situazione, ogni problema, ogni interesse e riportalo lì, al centro di tutta la fede.

3) Annuncia il cristianesimo delle beatitudini e non vergognarti mai del vangelo della croce: Cristo non toglie nulla e dà tutto!

4) Il Vangelo è da proporre, non da imporre. Non imporlo mai a nessuno, neanche ai bambini, soprattutto ai bambini: gli resterebbe un ricordo negativo per tutta la vita.

5) Non amareggiarti per l’indifferenza dei “lontani” e non invocare mai il fuoco dal cielo perché li consumi, ma fa festa anche per uno solo di loro che si converte.

6) Ricorda: il kerygma non è come un chewing-gum che più si mastica e più perde sapore. Il messaggio cristiano non è da ripetere, è da reinterpretare nella mentalità e nella lingua della gente.

7) Sogna una parrocchia che sia segno e luogo di salvezza, non club di perfetti.

8) Non credere di comunicare il Vangelo da solo! Almeno in 2, meglio in 12, molto meglio in 72! Creare un gruppo di parrocchiani veri per evangelizzare i presunti tali.

9) Ricordati che i laici non vanno usati come ausiliari utili, ma vanno aiutati a diventare collaboratori corresponsabili.

10) Non ridurti mai a vigile del traffico intraparrocchiale: tu non sei il coordinatore delle attività o il superanimatore di gruppi, ma sei una vera guida, sei il primo evangelizzatore.

Ti auguro di credere nella presenza forte e dolce dello Spirito Santo e ti raccomando di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani. 
Caro Timoteo, ti ripeto quanto ti scrissi nella mia prima Lettera: custodisci con cura quanto ti è stato affidato. Evita le chiacchiere contrarie alla fede. 

La grazia sia con te e con tutti i fedeli della tua comunità, anche con quelli che ancora non sei riuscito mai ad incontrare.


                                                                  Paolo (di Tarso)

Questa lettera è stata presentata al Convegno degli Uffici Catechistici Diocesani nel giugno 2005 ad Acireale (Catania). È una specie di decalogo per un giovane prete che incomincia la sua avventura di parroco. É un testo ricco di suggestioni e di stimoli per chiunque sia chiamato ad evangelizzare. Vi si immagina San Paolo, Vescovo dei giorni nostri, che scrive una lettera a don Timoteo, cui ha appena affidato l’incarico di Parroco.




Né vi lasciate ingannare dalle subdole dichiarazioni di altri, che protestano ripetutamente di voler stare con la Chiesa, di amare la Chiesa, di combattere perché il popolo non si allontani da essa, di lavorare perché la Chiesa, comprendendo i tempi, si riaccosti al popolo e lo riguadagni. Ma giudicateli dalle loro opere. Se maltrattano e disprezzano i Pastori della Chiesa e persino il Papa; se tentano ogni mezzo per sottrarsi alla loro autorità, per eludere le loro direzioni, i loro provvedimenti, se non si peritano di innalzare la bandiera della ribellione, di quale Chiesa intendono questi parlare? Non certamente di quella stabilita «super fundamentum Apostolorum et Prophetarum, ipso summo angulari lapide, Christo Iesu», e quindi dobbiamo aver sempre presente il monito, che faceva S. Paolo ai Galati : «quand’anche noi o un Angelo del cielo evangelizzi a voi, oltre a quello che « abbiamo a voi evangelizzato, sia anatema».
San Pio X, Discorso agli studenti della Federazione Universitaria Cattolica


Chi è il sacerdote? 
«Un uomo – dice il Santo curato d'Ars – che sta al posto di Dio, un uomo che è rivestito di tutti i poteri di Dio… Provate ad andare a confessarvi dalla santa Vergine o da un angelo: vi potranno assolvere? No. Vi daranno il Corpo e il Sangue di Nostro Signore? No. La santa Vergine non può far discendere il suo divin Figlio nell’Ostia. Se anche foste di fronte a duecento angeli, nessuno di loro potrebbe assolvere i vostri peccati. Un semplice prete, invece, può farlo; egli può dirvi: “Va in pace ti perdono”. Oh! Il prete è veramente qualcosa di straordinario!... Dopo Dio il prete è tutto!». «Oh, - afferma un giorno - come è grande il sacerdote! Il sacerdote non si comprenderà bene che nel Cielo… Se egli comprendesse qui che cos’è, ne morrebbe non di spavento, ma di amore»


Mi hai scritto chiedendo che pregassi per i tuoi peccati. 
Ti dirò la stessa cosa: "Prega per i miei". 

- San Barsanufio (monaco anacoreta)




  
Buona giornata a tutti :-)



sabato 15 dicembre 2012

San Pio X - Biografia

Giuseppe Sarto, nato a Riese, Treviso, 2 giugno 1835 – morto a Roma, 21 agosto 1914.
 
Il Pontificato di san Pio X ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e fu caratterizzato da un notevole sforzo di riforma, sintetizzata nel motto Instaurare omnia in Christo, "Rinnovare tutte le cose in Cristo".
I suoi interventi, infatti, coinvolsero i diversi ambiti ecclesiali.
Fin dagli inizi si dedicò alla riorganizzazione della Curia Romana; poi diede avvio ai lavori per la redazione del Codice di Diritto Canonico, promulgato dal suo Successore Benedetto XV.
Promosse, poi, la revisione degli studi e dell'"iter" di formazione dei futuri sacerdoti, fondando anche vari Seminari regionali, attrezzati con buone biblioteche e professori preparati.
Un altro settore importante fu quello della formazione dottrinale del Popolo di Dio (noi..gente normale). Fin dagli anni in cui era parroco aveva redatto egli stesso un catechismo e durante l'Episcopato a Mantova aveva lavorato affinché si giungesse ad un catechismo unico, se non universale, almeno italiano.
 
Da autentico pastore aveva compreso che la situazione dell'epoca, anche per il fenomeno dell'emigrazione, rendeva necessario un catechismo a cui ogni fedele potesse riferirsi indipendentemente dal luogo e dalle circostanze di vita.
 
Da Pontefice approntò un testo di dottrina cristiana per la diocesi di Roma, che si diffuse poi in tutta Italia e nel mondo.
Questo Catechismo chiamato "di Pio X" è stato per molti una guida sicura nell'apprendere le verità della fede per il linguaggio semplice, chiaro e preciso e per l'efficacia espositiva.
 
Notevole attenzione dedicò alla riforma della Liturgia, in particolare della musica sacra, per condurre i fedeli ad una più profonda vita di preghiera e ad una più piena partecipazione ai Sacramenti.
Nel Motu Proprio "Tra le sollecitudini" (1903, primo anno del suo pontificato), egli afferma che il vero spirito cristiano ha la sua prima e ed indispensabile fonte nella partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa (cfr ASS 36[1903], 531).
Per questo raccomandò di accostarsi spesso ai Sacramenti, favorendo la frequenza quotidiana alla Santa Comunione, bene preparati, e anticipando opportunamente la Prima Comunione dei bambini verso i sette anni di età, "quando il fanciullo comincia a ragionare" (cfr S. Congr. de Sacramentis, Decretum Quam singulari : AAS 2[1910], 582).
 
Fedele al compito di confermare i fratelli nella fede, san Pio X, di fronte ad alcune tendenze che si manifestarono in ambito teologico alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX, intervenne con decisione, condannando il "Modernismo", per difendere i fedeli da concezioni erronee e promuovere un approfondimento scientifico della Rivelazione in consonanza con la Tradizione della Chiesa. Il 7 maggio 1909, con la Lettera apostolica Vinea electa, fondò il Pontificio Istituto Biblico.
 
Gli ultimi mesi della sua vita furono funestati dai bagliori della guerra. L'appello ai cattolici del mondo, lanciato il 2 agosto 1914 per esprimere «l'acerbo dolore» dell'ora presente, era il grido sofferente del padre che vede i figli schierarsi l'uno contro l'altro.
Morì di lì a poco, il 20 agosto e la sua fama di santità iniziò a diffondersi subito presso il popolo cristiano.
 
"Cari fratelli e sorelle, san Pio X insegna a noi tutti che alla base della nostra azione apostolica, nei vari campi in cui operiamo, ci deve essere sempre un'intima unione personale con Cristo, da coltivare e accrescere giorno dopo giorno.
Questo è il nucleo di tutto il suo insegnamento, di tutto il suo impegno pastorale. Solo se siamo innamorati del Signore, saremo capaci di portare gli uomini a Dio ed aprirli al Suo amore misericordioso, e così aprire il mondo alla misericordia di Dio."(Papa Benedetto XVI)
 
 


Appassionato di matematica e astronomia, Giuseppe Sarto realizzò vari orologi solari per i paesi delle campagne venete.

Quando Giuseppe Sarto, il futuro Papa Pio X, maturava la vocazione sacerdotale e muoveva i primi passi di giovane prete nelle campagne venete coltivò una singolare passione, quella di costruire meridiane. Nato a Riese nel 1835 da una famiglia non ricca ma solida nella sua consuetudine con il lavoro e i principi cristiani, distintosi in particolar modo durante gli studi "per moltissima destrezza nella soluzione de' problemi sì algebrici che geometrici" e "per chiarezza d'idee e per molte precise cognizioni anche delle prove matematiche", don Giuseppe Sarto, consacrato sacerdote a 23 anni nel duomo di Castelfranco, viene subito assegnato come cappellano a Tombolo in aiuto del parroco don Antonio Costantini. Ed è lì che, pur nell'intenso lavoro pastorale e manuale per cui viene soprannominato "moto perpetuo" - e anzi proprio in ottica di servizio - riesce a dedicarsi alla sua assai meno nota attività di costruttore di meridiane. "Ne fece una su di una parete della canonica di Tombolo", dove peraltro non era lui ad abitare, e ne disseminò i paesi vicini, dove si spargeva rapidamente la sua fama di ispirato predicatore. 
Sua la meridiana della chiesa di Fontaniva, sotto la quale il 19 marzo 1904 fu inaugurata un'iscrizione per ricordarne la costruzione da parte di colui che nel frattempo era divenuto Pio X.
Non è difficile pensare come, una volta Pontefice, l'antica sua passione per l'osservazione astronomica applicata si armonizzasse alla linea del predecessore Leone XIII, che aveva tra l'altro rifondato la Specola Vaticana. Fu Pio X a volervi nel 1904 Pietro Maffi e su suo consiglio, nel 1906, nominò a dirigerla il gesuita austriaco Johann Georg Hagen, astronomo noto e stimato a livello internazionale, che virò decisamente l'indirizzo dell'osservatorio da meteorologico ad astronomico.
Si dice che un giorno il parroco di Fontaniva, in udienza da Pio X, si lamentasse che la sua meridiana non stava funzionando molto bene.

Pare che il Papa abbia risposto con una delle sue battute: "Non ero mica infallibile allora!".



I processi canonici per la beatificazione di Pio X (1923-1946)
La fama di Pio X come santo è sempre stata sulla bocca di tutti. Gli agiografi di Pio X assicurano la fama della sua santità in vita, in morte e dopo la morte.
Quasi nove anni dopo la sua morte, il 14 febbraio 1923, 28 cardinali domandarono al papa la glorificazione di Pio X ed incaricarono come postulatore della causa don Benedetto Pierami dei Benedettini Vallombrosani, abate di S. Prassede.
Questi organizzò i pro
cessi informativi ordinari diocesani, celebrati fra il 1923 ed il 1931, in diocesi di Treviso (1923-26), di Mantova (1924-27), di Venezia (1924-30) e di Roma (1923-1931) raccogliendo le deposizioni di 205 testimoni. Questo immane lavoro finì l'8 luglio 1931.

Don Benedetto morì improvvisamente il 12 agosto 1934. Il 18 ottobre successivo fu incaricato don Alberto Parenti della medesima congregazione religiosa, che a conclusione degli studi sui processi ordinari, il 12 febbraio 1943 poté dare alle stampe la Positio super causae introductione.
Tra il 1943 ed il 1946 furono celebrati nelle quattro diocesi i processi apostolici e furono sentiti 89 testimoni.
Tre anni più tardi, nel 1949, fu data alle stampe la Positio super virtutibus.

Per il 1950 Pio XII aveva in animo la celebrazione di tre grandi avvenimenti:
. il dogma dell'assunzione in cielo della Vergine,
. l'Anno Santo
. la beatificazione di Giuseppe Sarto,
ma all'ultimo momento furono mossi seri rilievi sul comportamento tenuto dal papa nel periodo della lotta al Modernismo, e fu quindi istruito un processo straordinario a partire dal 15 dicembre 1949, celebrato a causa delle Animadversines del promotore della fede Salvatore Natucci.
Alla fine fu stampata la Nova positio super virtutibus (1950) con un Summarium addizionale di documenti.

Superate tutte queste difficoltà, la causa subì una notevole accelerazione.
L'11 febbraio 1951 furono riconosciuti i due miracoli richiesti per la beatificazione e il 4 marzo successivo fu pubblicato il decreto del Tuto, che sanciva giuridicamente la possibilità di potere procedere.

Il 3 giugno 1951 avveniva la solenne cerimonia della beatificazione. Il papa Pio XII ebbe parole di particolare effetto: "Pio X, col suo sguardo d'aquila più perspicace e più sicuro che la veduta corta di miopi ragionatori [...], illuminato dalla chiarezza della verità eterna, guidato da una coscienza delicata, lucida, di rigida dirittura è un uomo, un pontefice, un santo di tale elevatezza che difficilmente troverà lo storico che sappia abbracciare tutta insieme la sua figura e in pari tempo i suoi molteplici aspetti."

Otto mesi più tardi, il 17 febbraio 1952, la sua venerata salma venne posta sotto l'altare della Presentazione in S. Pietro.

La glorificazione e la fortuna di S. Pio X nel mondo contemporaneo

Dopo la beatificazione, l'iter glorificatorio procedette speditamente: il 17 gennaio 1954 furono riconosciuti i due miracoli necessari per la canonizzazione.

Il 29 maggio 1954, davanti ad 800.000 persone, Pio XII celebrò la cerimonia della canonizzazione.

Pio X è l'unico papa santificato dal XVII secolo in poi: è sembrato a tutti che si attualizzasse la profezia de Il Giornale d'Italia, che aveva scritto:
"La Storia ne farà un gran Papa: la Chiesa ne farà un gran Santo".

Iniziò il decennio della fortuna di S. Pio X: il culto di S. Pio X fu subito portato in auge e numerosissime chiese in Italia e nel mondo furono costruite in onore del nuovo santo, con un riflesso positivo sulla liturgia e sull'arte sacra contemporanea.

Durante il Concilio Vaticano II (dieci anni dopo) emersono voci negative sui rapporti che Pio X aveva avuto con il mondo moderno.

Nel periodo postconciliare veniva esaltato dai cattolici tradizionalisti, che coglievano parzialmente il messaggio piano, rifacendosi quasi esclusivamente il momento antimodernista e di chiusura alle istanze del mondo moderno: molti di questi credenti divennero in seguito scismatici sulla scia di mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) e della sua Fraternité Saint Pie X di Econe.

Al contrario, veniva denigrato dai cattolici progressisti o conciliari, che lo definivano come intransigente, integralista, integrista, tradizionalista, reazionario ed accentratore.






domenica 7 ottobre 2012

Preghiera di San Pio X alla Vergine Immacolata -

Vergine Santissima,

che piaceste al Signore e diveniste sua Madre,

Immacolata nel corpo e nello spirito,
nella fede e nell'amore, concepita senza peccato,
deh! riguardate benigna ai miseri
che implorano il vostro potente patrocinio!
Il maligno serpente,
contro il quale fu scagliata la prima maledizione,
continua purtroppo a combattere
e a insidiare i miseri figli di Eva.
Deh! voi, o benedetta Madre nostra,
nostra Regina ed Avvocata
che fino dal primo istante
del vostro Concepimento
schiacciaste il capo del nemico,
accogliete le preghiere,
che uniti con voi in un cuor solo,
vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio,
perché non cediamo giammai
alle insidie che ci vengono tese:
cosicché tutti arriviamo al porto della salute
e fra tanti pericoli, la Chiesa e la società cristiana
cantino ancora una volta l'inno della liberazione,
della vittoria e della pace.
Così sia.
(San Pio X, papa)






La Beata Vergine Maria Incoronata Regina
(dipinto del Beato Angelico conservato al Louvre di Parigi)




"Tu, Maria, hai educato Dio. Hai trasmesso a Gesù tutto il corredo della vita, il bambino ha visto e capito la realtà attraverso i tuoi occhi. E allora anche il suo Vangelo, tutto, gesti e parole, è colmo dell'eco silenziosa della tua personalità di madre, insieme ad un segreto venuto d'altrove. La maternità è molto più di un fatto biologico, è la relazione permanente e totale. Ogni madre è madre dell'intera persona di suo figlio. Generare un figlio è facile, ma essergli madre o padre, insegnare l'arte di vivere ,il mestiere di un uomo, è impegno che prende tutta la vita. Maria è la garanzia della grandezza della donna: chiamata a partorire non solo il bambino, ma l'umano totale, a coltivarlo attraverso l'accoglienza ,l'accudimento, il primato attribuito alla qualità delle relazioni interpersonali". (Padre Ermes Ronchi)


Da Oriente a Occidente la Tuttasanta è invocata Madre celeste, che sostiene il Figlio di Dio fra le braccia e sotto la cui protezione trova rifugio tutta l’umanità, con l’antichissima preghiera: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”. 
(Papa Benedetto XVI - Angelus 15 agosto 2010)