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venerdì 6 febbraio 2026

Si celebra oggi, 6 febbraio, la “Giornata internazionale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili (Mgf)”.

“Urlavo, ricordo ancora il dolore. Ero molto piccola e mi tagliarono con una lametta. La prima notte di nozze è stata molto difficile, era come mettere una fiamma sopra una ferita”, racconta una donna vittima di #infibulazione.

Le #mutilazionigenitali femminili sono praticate in 30 paesi del mondo. A parte Yemen, Iraq e Indonesia, si trovano tutti in Africa. Secondo l’Unicef circa 200 milioni di donne sono state sottoposte a questa pratica in tutto il pianeta. Più della metà vive in soli tre paesi: Indonesia, Egitto ed Etiopia. Quarantaquattro milioni di ragazze subiscono la mutilazione genitale prima dei 15 anni, in molti paesi viene effettuata prima dei cinque anni.

Da oltre quarant’anni le donne africane combattono per riappropriarsi del loro corpo e della loro femminilità, anche se per molte è una pratica così radicata da non riuscire a concepire la possibilità di abolirla.

 

Si celebra oggi, 6 febbraio, la “Giornata internazionale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili (Mgf)”.
Le Nazioni Unite hanno istituito tale giornata quindici anni fa, nel 2003, al fine di diffondere una sempre maggiore consapevolezza su tale pratica tradizionale che viola i diritti umani di donne e bambine, rappresentando una barbarie quasi senza pari.
La pratica è considerata a giusta ragione una violazione dei diritti umani, in quanto rappresenta n abuso irreversibile dell’integrità fisica di donne e, nella maggior parte dei casi, di bambine.
Le Mutilazioni Genitali Femminili, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, anch’essa impegnata nella lotta a questa infame pratica, si suddividono in quattro tipologie:
TIPO 1: Escissione del prepuzio ( zona di cute retraibile che ricopre una parte del clitoride), con o senza l’asportazione di parte o di tutto il clitoride.
TIPO 2: Escissione del clitoride con asportazione parziale o totale delle piccole labbra.
TIPO 3: Escissione di una parte o di tutti i genitali esterni e chiusura o restringimento dell’ingresso in vagina (ciò che viene denominato infibulazione).
TIPO 4: Punture, perforazioni o incisioni del clitoride o delle labbra; allungamento per trazione del clitoride o delle labbra; cauterizzazione mediante bruciatura del clitoride e del tessuto circostante; abrasione del tessuto intorno all’orifizio vaginale o incisione della vagina; introduzione in vagina di sostanze corrosive o vegetali allo scopo di provocare sanguinamento o restringimenti della vagina stessa.

Vi confesso che io provo un senso di estremo disagio, fino al fastidio fisico,
solo a digitare le parole necessarie per descrivere queste brutalità.
Domandandomi dove si possa trovare il coraggio per eseguire questi interventi
seguiranno a sentirsi umani. Pensate poi che queste pratiche vengono eseguite il più delle volte in
condizioni di luce scarsa, senza anestesia e con l’uso di lamette, coltelli,
pezzi di vetro o strumenti non chirurgici spesso riutilizzati.
Va da sé che, oltre al dolore, in aggiunta all’umiliazione e in sovrapprezzo al vulnus irreversibile alla propria dignità di donna, le mutilazioni producono anche gravi conseguenze sulla salute: formazione di ascessi, calcoli e cisti, la crescita abnorme del tessuto cicatriziale, infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario e della pelvi, forti dolori nelle mestruazioni e nei rapporti sessuali, maggiore vulnerabilità all'infezione da HIV/AIDS, epatite e altre malattie veicolate dal sangue, infertilità, incontinenza, maggiore rischio di mortalità materna per travaglio chiuso o emorragia al momento del parto.
Le Mutilazioni Genitali Femminili sono attualmente praticate, con diverse incidenze, in 28 Paesi africani e nello Yemen. In altre realtà, come il Kurdistan iracheno, l'Indonesia, l'Arabia Saudita, la Malesia si ha certezza che vi siano casi di mutilazione genitale, ma mancano indagini statistiche attendibili.
Si tratta di una barbarie che affonda le radici in alcuni aspetti sottoculturali locali, tribali in certo senso, che nulla hanno a che fare con la religione. Con nessuna religione. In ripetute occasioni sia le autorità religiose cristiano-copte sia quelle islamiche hanno apertamente dichiarato che queste pratiche non hanno alcuna legittimazione religiosa.
Quale che sia la tipologia di MGF praticata, lo scopo essenziale è fare in modo di eliminare nella donna la possibilità di provare qualsivoglia piacere sessuale.
Proprio per questo aspetto di “controllo” sul piacere e sul corpo della donna, la pratica è antichissima e, sebbene ovviamente in forme meno cruente, ha goduto di insospettabili complicità anche in epoche e Paesi a noi ben più vicini. Alcuni studiosi ne fanno risalire le origini a un periodo tra il 4.000 e il 3.000 avanti Cristo. Erodoto parla di «recisione», attribuendone l’uso a Fenici, Hittiti, Etiopi, Egiziani e Romani. Ma ha continuato a esercitare il suo diabolico fascino anche in tempi e civiltà più vicine a noi: Isaac Ray, uno psichiatra inglese del XIX secolo, ad esempio, dichiarava che gli organi riproduttivi delle donne in taluni casi andavano rimossi per la loro «nota tendenza a favorire comportamenti criminali», mentre fino alla seconda metà del XX secolo, in Europa e Stati Uniti, si ricorreva diffusamente alla cosiddetta clitoridectomia per scopi terapeutici nella cura di «patologie» quali isteria, malinconia, masturbazione eccessiva, ninfomania. Perfino la notissima rivista Lancet ne promuoveva gli effetti benefici, mentre in Inghilterra si trovano esempi di escissione del clitoride nel trattamento dei disturbi caratteriali fino a tutti gli anni ’40 del XX secolo.
Oltre al fine primario di togliere il piacere alla donna queste procedure provocano un fortissimo dolore e sono causa di prolungate emorragie, infezioni, infertilità o addirittura morte.
Le cifre sono paurose! 200 milioni di donne convivono oggi con le mutilazioni genitali e si stima che ogni anno ci siano altre tre milioni di bambine sottoposte a questa infamia.
Tra l’altro, con i recenti movimenti migratori, il fenomeno si è trasferito anche nei paesi europei e nordamericani, dove spesso ha incontrato una notevole impreparazione culturale e anche legislativa.
In Europa si stima siano 500 mila le vittime di questa infamia.
L’unico paese ad aver avuto una pronta reazione è stata ancora una volta la Francia, dove si contano più di cento condanne di persone che hanno mutilato le bambine a pene il più delle volte superiore ai tredici anni di carcere.
Nel resto d’Europa fra tutti i paesi membri solo 10 hanno specifiche leggi penali di divieto delle MGF, mentre gli altri si sono dotati solo di normative d'indirizzo.
Anche in Italia esiste una normativa, la legge 7 del 2006, che prevede il carcere da 3 a 16 anni per chi pratichi il “taglio”. Ma le denunce non arrivano e i controlli sono del tutto assenti. Più volte le Organizzazioni Non Governative italiane hanno chiesto alle autorità di impegnarsi per ridurre le Mgf in Italia e in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate, mediante leggi e sanzioni più rigorose per i trasgressori e l’istituzione di assistenza sanitaria gratuita per tutte le vittime che soffrono per le complicanze.
In Italia si ritiene che tali pratiche siano in aumento. Secondo i dati di uno studio realizzato dall'università di Milano - Bicocca sarebbero tra 61mila e 80mila le donne presenti in Italia che sono state sottoposte durante l'infanzia a mutilazioni genitali. E secondo i dati Istat, dal 2006 al 2016 il numero di comunità emigrate da paesi che praticano questa barbarie, come Somalia (da cui proviene l'83,5% delle donne), Nigeria, Burkina Faso, Egitto ed Eritrea, è raddoppiato. Siamo davanti a un fenomeno in crescita e per questo è importante lavorare sulla prevenzione di questa ennesima violenza di genere sulle donne.
Nel dicembre del 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili”. Con tale risoluzione le Nazioni Unite hanno convenuto che le mutilazioni sono “un abuso irreparabile e irreversibile” e hanno accettato di “prendere tutte le misure necessarie per proibirle e proteggere donne e bambine da questo tipo di violenza”. I Paesi sono stati chiamati ad “adottare una legislazione e a farla rispettare”. Le misure punitive contro chi viola le leggi dovranno essere accompagnate da misure educative per sradicare questa pratica. Sono previste, inoltre, assistenza sanitaria e psicologica alle donne che hanno subito le mutilazioni.
Nel 2015 il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha istituito il reato di mutilazione genitale femminile con una pena di 4 anni di carcere e una multa di 900 euro. Anche Yahya Jammeh, Presidente del Gambia ha vietato le mutilazioni genitali femminili nel paese, benché il governo non abbia ancora varato una legge ufficiale. Leggi che proibiscono le mutilazioni sono state approvate anche in Egitto, Benin è Burkina Fasu.
Un appello permanente ad applicare la tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili in Europa e nel mondo è arrivato dall'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Federica Mogherini, e dai commissari europei alla giustizia e alla cooperazione internazionale.
In quest’ultimo appello si ribadisce come questo tipo di violenza non si giustifica per nessun motivo, che si tratti di usanze, tradizioni, cultura, rispetto della vita privata o questioni d'onore, e nessuno di questi fattori può essere addotto dagli Stati come alibi per il mancato rispetto dell'obbligo di prevenire ed eliminare le violenze contro le donne e di perseguire i responsabili.
Nel corso di un’intervista Hamdi Abdurahman Ahmed, somala di 30 anni, con grande sofferenza, ha raccontato la sua esperienza, perché altre donne non vadano incontro al suo stesso calvario. Ne riporto alcuni brani.
“Avevo soltanto 7 anni, ma dentro di me rivivo ogni istante: il dolore, le urla, le lacrime, il sangue dappertutto. Doveva essere un giorno di festa, almeno secondo la tradizione, invece quel giorno è diventato quello che ha trasformato la mia giovinezza in un inferno”.
Quel giorno Hamdi Abdurahman Ahmed ha subito la mutilazione dei genitali. “Ero al mio villaggio, Afogoye, nella stanza di mia madre. In casa mia c’erano i miei familiari, mia zia mi teneva ferme le spalle mentre un’anziana signora mi faceva l’anestesia. Poi il taglio: hanno usato un piccolo rasoio affilato da entrambe le estremità. Un taglio netto, rapido e lacerante. Non riuscivo a smettere di urlare dal dolore e dallo spavento, ero soltanto una bambina”.
E poi la cucitura della vagina: “Hanno usato ago e filo”. E’ rimasta soltanto una piccola fessura, soltanto lo spazio per urinare e far fuoriuscire il sangue mestruale.
Tremendi dolori iniziarono con il taglio del clitoride, e sono proseguiti per i giorni successivi: “Non sono riuscita ad urinare per un’intera settimana, avevo la pancia gonfissima, stavo per scoppiare e ho rischiato di morire”. Hamdi è sopravvissuta, ma non è riuscito a sopravvivere quello che sarebbe dovuto diventare suo figlio. “Avevo 17 anni quando sono rimasta incinta. La gravidanza è stata difficilissima e dolorosa, quando il bambino aveva 9 mesi e stava per nascere, è rimasto soffocato, è morto dentro di me”.
Epanu Doros, una donna del Kenya che ha ricoperto il ruolo di “tagliatrice di ragazze”, ossia colei che opera la circoncisione femminile, ha a sua volta raccontato: “Usavo una lama di rasoio. Quando non ne avevo, prendevo vecchi pezzi di ferro, li affilavo sulle punte e li utilizzavo al posto del rasoio”. Ricorda anche il suo coraggio nel recidere lembi di carne dalla vagina delle giovani ragazze, per poi gettarli a imputridire nella bava dei vermi. “Ero solita tagliare un pezzo dall’interno e poi lo gettavo via, mentre la giovane piangeva e urlava”. “Nel momento in cui taglio un lembo di carne attorno alla sua vagina, la ragazza viene sopraffatta dal dolore. Il suo corpo si muove per gli spasmi e il coltello può scivolare, e anche il pezzo di carne che hai in mano scivola dalle dita, e finisci così per tagliare anche dell’altro. A volte mi è capitato di tagliare accidentalmente il punto in cui in una donna passa l’urina, provocando così emorragie. Alcune giovani svengono”.
Ancora un racconto, questa volta di Gloria, “mutilatrice” del Camerun: “Un giorno, all’età di 11 anni, mi dissero che avremmo dovuto praticare la mutilazione genitale a una bambina di 9 anni. Non le era stata fatta alla nascita, come è capitato a tutte noi, perché malata e nessuno pensava che avrebbe potuto farcela a sopravvivere. Arrivò il giorno dell’intervento. Ma la bambina iniziò a scappare. E urlava. Dovemmo rincorrerla e prenderla con la forza. Io, in realtà, non capivo perché faceva così. In fondo i suoi genitori volevano solo ‘lavarla dalla vergogna’ che altrimenti si sarebbe portata dietro per tutta la vita. Alla fine la piccola fu presa, fu tenuta ferma da alcuni uomini e circoncisa tra le urla. Da quel giorno ha iniziato a trattenere l’urina per il troppo dolore. Questo mi spaventò molto e fu uno dei motivi che mi spinsero a condannare la pratica per sempre. Quella bambina poi è diventata una ragazza, si è sposata e ha avuto una figlia. L’ha sottoposta a mutilazioni genitali. Lei crede nelle sue tradizioni e ha pensato che fosse giusto farlo.
Perdonatemi se mi sono dilungato con queste narrazioni. Volevo che tutti noi ci rendessimo davvero conto dell’orrore e della nauseante violenza che emerge da queste pratiche.
Per tutto questo oggi è importante ricordare questa barbara usanza: per pretendere che cessi quanto prima. E che tutti i Paesi prevedano severissime pene per tutti quei macellai che distruggono il corpo e la dignità di tante bambine.
Dobbiamo far sì che sia un urgente imperativo! Subito, perché ogni giorno perso contribuirà a mutilate irreparabilmente altre bambine. Una ogni 11 secondi!
L’associazione ActionAid, nell’ambito di una campagna contro le mutilazioni genitali femminili ha lanciato per oggi una campagna avente a simbolo un soffione viola e l’hashtag #endFGM.
Per questo io lo pubblico in calce a questo scritto.
Invito anche voi a condividerlo, perché tutti possano prendere coscienza di questa barbarie.

- Stefano Marchesotti - 


Buona giornata a tutti :-)