martedì 21 marzo 2023

La leggenda di Proserpina e la nascita delle stagioni

In un tempo che tempo non è, gli dei dell’Olimpo popolavano il pianeta dal cielo alla terra, per mari e per monti, fino al regno dell’aldilà.

Sovrano indiscusso dell’Olimpo era il potente Zeus, un Dio pieno di sé che non amava essere disobbedito né contraddetto.

Come tutti i potenti sovrani, Zeus, aveva gusti difficili, non solo riguardo al cibo ma anche in amore. Il sogno di tutte le dee era quello di essere la prescelta sposa del sovrano, ma Zeus sembrava non decidersi mai. Fino a ché un bel giorno una dea bellissima catturò la sua attenzione e conquistò il suo amore. La dea si chiamava Demetra ed era figlia di Crono, re dei Titani, e di sua moglie Rea.

Zeus rimasto estasiato da tanta bellezza chiese la mano di Demetra e la ottenne in sposa.

Nell’Olimpo Zeus e Demetra regnavano felici e contenti. Demetra era ben voluta da tutti gli dei e anche particolarmente amata dagli uomini della Terra. Era la dea dell’agricoltura e della semina, proteggeva i campi, faceva maturare i frutti e biondeggiare il grano, ricopriva la terra di fiori e di erbe. Durante i primi mesi di nozze trascorse il suo tempo a fare quello che sapeva fare meglio, così sulla terra i frutti abbondavano e deliziavano il palato degli uomini, mentre i fiori coloravano e profumavano l’atmosfera, dandole un tocco magico.

Zeus era felice del suo matrimonio e amava profondamente la sua sposa, per questo dopo pochi mesi le chiese di avere un figlio da lei. Il nascituro sarebbe stato il frutto del loro amore e il futuro sovrano dell’Olimpo. Dopo qualche mese la vita matrimoniale di Zeus e Demetra fu allietata dalla nascita di una bambina alla quale diedero il nome di Proserpina, dal latino “ proserpere” (emergere) a simboleggiare la crescita del grano. Il padre Zeus, nonostante avesse desiderato un figlio maschio, alla vista della bambina si innamorò subito di quella piccola creatura che era il riflesso della madre.

Gli anni passavano e Proserpina cresceva bella, forte e sana. Anche lei come la madre era ben voluta da tutti gli dei dell’Olimpo e dalle piccole ninfe che facevano a gara per poter giocare con lei. Fin da piccolissima intraprese varie attività come voleva la tradizione di corte, infatti tutte le principesse affiancavano ai normali studi classici lezioni di arte, musica, dipinto, ricamo e quant’altro fosse di loro gradimento. 

Proserpina amava molto dipingere e trascorreva parte delle sue giornate a raffigurare sulla tela tutti i magnifici paesaggi dell’Olimpo. Tra le altre cose le piaceva molto disegnare abiti che poi la madre faceva realizzare dalla sarta di corte e che lei indossava nelle serate danzanti organizzate dal padre o in quelle dove andavano ospiti. La madre le aveva trasmesso la passione per i gioielli e gli ornamenti vari e lei l’aveva coltivata ottenendo, anche in questa, discreti risultati. 

Crescendo la sua curiosità iniziò a spostarsi verso la terra e tutto ciò che ne faceva parte. La madre negli anni le aveva parlato di paesaggi bellissimi e fiori dai mille colori, che lei aveva sempre immaginato e provato a raffigurare nelle sue tele, sognando il giorno in cui avrebbe finalmente potuto vederli. Sognava di passare pomeriggi immersa nel verde a dipingere paesaggi e a raccogliere fiori che avrebbe usato da ornamento per i suoi abiti, o per creare collane e gioielli. Gli anni passavano ma i genitori non le permettevano di scendere sulla terra poiché temevano potesse essere pericoloso, finché un giorno, con grande stupore della madre e della ragazza, Zeus acconsentì a mandarla con alcune ninfe sulla terra. La madre, che non voleva contraddire il marito, non si oppose alla scelta di Zeus né provò a convincere la figlia a non andare, poiché sapeva che questa volta non l’avrebbe ascoltata.

Era ormai divenuta una fanciulla soave, sempre sorridente, con i capelli biondi e due occhi grandi e profondi.

<< Ora è grande abbastanza per poter scendere con le altre ninfe sulla terra. >> Disse Zeus, mentre guardava la moglie che aveva un’aria preoccupata.

<< Non si è mai abbastanza grandi per incorrere in qualche pericolo, ma non discuterò la tua decisione, poiché so che non metteresti mai a repentaglio la vita di nostra figlia. >> Rispose Demetra.

Davanti all’affermazione di Demetra, Zeus, si sentì come in colpa, ma non lo diede a vedere per non insospettire la moglie.

Preoccupata Demetra chiese al marito di poter essere lei ad accompagnare la figlia nel suo primo viaggio sulla terra, ma questo non acconsentì e con aria adirata le disse che era arrivato il tempo che permettesse alla figlia di vivere come a tutte le ragazze della sua età. Prima di andar via disse a Demetra di stare tranquilla, perché anche se Proserpina non si era mai allontanata dall’Olimpo, con lei ci sarebbero state le ninfe, che conoscevano bene la terra, dove si recavano quasi ogni giorno.

Arrivò il giorno successivo. Il sole quel mattino era più radioso che mai. Proserpina non stava più nella pelle all’idea di scendere finalmente a visitare la terra. Mise uno dei suoi abiti più belli e insieme ad altre ninfe sue amiche andò a fare una passeggiata sulle sponde del lago di Pergusa, nel cuore della Sicilia. Giunti lì si misero a raccogliere rose, giacinti e viole che sarebbero serviti per fare delle ghirlande che avrebbero adornato le loro vesti. Mentre ridevano e si divertivano improvvisamente udirono un forte boato che lacerò l’aria. Le fanciulle iniziarono a gridare e provarono a fuggire, ma la terra si spaccò e dai sottofondi uscì, su un cocchio d’oro trainato da quattro cavalli neri, un Dio bello ma dallo sguardo triste. Era Plutone, Dio delle tenebre, che si era innamorato di Proserpina e aveva chiesto a Zeus di poterla sposare. Quel giorno, dopo aver ottenuto il consenso di Zeus, era salito sulla terra per portarla con sé.

La ninfa Ciane nel tentativo di salvarla si aggrappò al cocchio di Plutone cercando di trattenerlo dal tornare sottoterra, ma non poté impedirlo. Questo suo gesto scatenò la collera di Plutone che la percosse con il suo scettro e la trasformò in una sorgente.

Attirato dalle urla arrivò sul posto il giovane Anapo, innamorato della ninfa Ciane, che vedendosi liquefatta la fidanzata si fece trasformare anch’egli in un fiume. Questo ancora oggi al termine del suo percorso si unisce alle acque del fiume Ciane, per poi sfociare con lui nel Porto Grande di Siracusa.

A nulla servirono le grida disperate di Proserpina e la richiesta d’aiuto al padre Zeus, che non poté far nulla dopo che aveva acconsentito a Plutone di sposarla. Prima di sprofondare sottoterra la fanciulla levò un ultimo grido alla madre, le montagne tremarono e i boschi fecero eco alla sua voce, permettendo a Demetra di udirle.

Demetra dall’Olimpo accorse sulla terra in aiuto della figlia. Poco prima di giungere sul lago incontrò le altre ninfe che scappavano e le fermò. Queste le raccontarono di essere fuggite via dopo un forte boato che aveva lacerato la terra e di non avere idea di dove fosse finita Proserpina. A quel punto ritenendole colpevoli della scomparsa della figlia, per non aver fatto nulla, le trasformò in sirene e andò via. Sconvolta cercò ovunque l’adorata figlia, vagando in un lungo e largo per nove giorni. Chiese all’Aurora e al tramonto, ai fiumi e ai mari, ma nessuno le rivelò cosa fosse accaduto alla figlia. All’alba del decimo giorno, dopo le vane ricerche, interrogò il sole nella speranza di ricevere una risposta su quanto accaduto. Il sole nel vederla così triste le rivelò che a rapirla era stato Plutone, dio delle tenebre, per farla sua sposa. Prima che Demetra andasse via, per provare a consolarla, aggiunse che ora Proserpina con il suo sorriso rallegrava il triste mondo degli inferi.

Demetra disperata andò via e si rifugiò a Eleusi, in un tempio a lei consacrato, dimenticandosi della terra.

I giorni passavano e sulla terra i campi iniziarono ad ingiallire, i frutti marcirono, i fiori appassirono e le spighe si seccarono. La terra divenne spoglia e brutta. Gli uomini iniziarono a lamentarsi e a buttare al cielo e agli dei maledizioni di ogni sorta. Non avevano più nulla, i loro campi ormai erano aridi e non davano più alcun frutto. Molte famiglie di contadini non avendo più di che vivere caddero in una profonda disperazione. Gli animali da pascolo andarono in sofferenza per la mancanza di erba da poter mangiare e anche il loro latte ne risentì, al punto che alcune mucche e alcune capre non riuscirono a sfamare i loro cuccioli, alcuni dei quali denutriti morirono. La situazione sulla terra ormai era critica. Occorreva fare subito qualcosa per bloccare la carestia che da lì a poco avrebbe finito per uccidere tutti, animali e uomini.

A quel punto Zeus, avendo compassione degli uomini per tutto quello che stava accadendo sulla terra, mandò la dea Iride da Demetra per chiederle di tornare tra gli dei, ma questa non ottenne risposta. Nei giorni successivi tutti gli dei dell’Olimpo si recarono da Demetra a supplicarla di tornare sulla terra, ma questa rispose loro che sarebbe tornata solo se avesse riavuto sua figlia.

A quel punto per impedire una catastrofe sulla terra, Zeus, mandò Mercurio dal re degli inferi Plutone, per dirgli di restituire la figlia, poiché solo il suo ritorno avrebbe potuto salvare la terra.

Plutone acconsentì e lasciò che Mercurio riportasse Proserpina da sua madre, anche se in cuor suo non voleva perderla per sempre. Mentre la fanciulla si apprestava a salire sul carro,  Mercurio, escogitò un modo per far si che questa dovesse tornare di tanto in tanto agli inferi. Le offrì dei chicchi di Melograno che la fanciulla mangiò, ignara del fatto che secondo un’antica legge divina chiunque mangiasse i chicchi rossi di quel frutto sarebbe rimasto legato al mondo degli inferi per sempre.

Proserpina era felicissima all’idea di riabbracciare la madre e con Mercurio si recò a Eleusi.

Appena Demetra vide arrivare la figlia si rincuorò e corse ad abbracciarla. Madre e figlia, che finalmente si erano ritrovate, parlarono a lungo. Dai racconti della figlia Demetra comprese che ormai il suo legame con Plutone era indissolubile, poiché lei era legata agli inferi e di conseguenza al loro Dio. Non potendo accettare di perdere di nuovo sua figlia, invitò Proserpina ad andare un po’ a riposare, dopo di che si recò da Zeus per convincerlo a fare qualcosa. Giunta da Zeus gli chiese di poter tenere con sé la figlia almeno una parte dell’anno e lui acconsentì, per amore della moglie, della figlia e per far ritornare la terra al suo splendore. 

Da quel giorno, ogni volta che Proserpina torna dalla madre, i prati si ricoprono di fiori, i frutti cominciano a maturare e il grano a germogliare. 

Quel periodo è quello che sulla terra chiamiamo la primavera. Nei restanti mesi dell’anno, invece, quando Proserpina si ricongiunge con Plutone, la terra inizia a sfiorire. Questo periodo ha inizio con l’autunno e dura fino al ritorno della primavera, quando Proserpina e la madre si ricongiungono. La leggenda, difatti, narra che le stagioni nascono proprio dal rapimento di Proserpina.

Il giorno seguente quando Demetra e la figlia fecero ritorno all’Olimpo, in loro onore, ci fu una grande festa. In cielo e in terra finalmente tutto tornò al suo posto e uomini e Dei ricominciarono a vivere felici.


Una luce c’è in primavera

Una luce c’è in primavera
non presente nel resto dell’anno
in qualsiasi altra stagione –
Quando marzo è appena arrivato
un colore appare fuori
sui campi solitari
che la scienza non può sorpassare
ma la natura umana sente.
Indugia sopra il prato,
delinea l’albero più lontano
sul più lontano pendio che tu sappia
quasi sembra parlarti.
Poi come orizzonti arretrano
o il mezzogiorno trascorre,
senza formula di suono
esso passa e noi restiamo –
e una qualità di perdita
tocca il nostro sentimento
come se a un tratto il guadagno
profanasse un sacramento.

(Emily Dickinson)


Buona primavera 2023 (nonostante i venti di guerra....)!!!


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