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giovedì 25 ottobre 2012

Per chiedere il dono della Pace – Germain Foch, S.J.

Dio mio, insegnami il segreto di una pace stabile e duratura;
insegnami ad ordinare armoniosamente la mia vita interiore,
in modo da assicurare il dominio della volontà
e della ragione su tutti i miei sentimenti
e su tutte le mie azioni,
e insegnami soprattutto a sottomettermi alla tua volontà.


Insegnami a confidare in te,
lontano dalle agitazioni e dalle discordie interiori.

Insegnami a rimanere unito a te,
quando sarò giustamente criticato
o quando sarò rimproverato severamente e aspramente,
radicato nella carità
in modo da conservare una umile e tranquilla fermezza.

Insegnami a pronunciare sinceramente
il mio «Amen» liberatore nelle sofferenze del corpo
e nelle afflizioni dell’anima.

Concedimi di porre la mia anima in te
nelle tentazioni che turbano e avviliscono.

Concedimi di conservare la pazienza,
la serenità e il silenzio nelle contraddizioni,
nelle ingiurie e nelle diffamazioni.

Concedimi di non aver paura delle difficoltà,
delle contraddizioni, delle lotte;
che io non mi lamenti, non mormori,
e in tutte queste contrarietà mescoli un po' del tuo amore.

Che non mi esasperi dinanzi alla violenza e alla invadenza degli altri,
e che sopporti con equilibrio il malumore e la collera.

Che nel silenzio e nella speranza acquisisca questa forza,
questo controllo della mia anima,
che mi fissi inamovibilmente nella pace.

(Germain Foch, S.J.)

Le persone che si donano completamente agli altri sono come queste finestre,
 aperte a tutto:
vento, sole, acqua, fulmini potenti le trafiggono lasciando tutti i segni del tempo!
C'è chi si disfa di ogni protezione andando incontro all'altro ed è lì che la luce entra più forte!
 

Geoffrey Johnson, Monochromatic Melancholy's painting

Esitammo un istante
e dopo poco riconoscemmo
di avere la stessa malattia.

Non vi è definizione
per questa mirabile tortura,
c'è chi la chiama spleen
e chi malinconia.
 
Ma se accettiamo il gioco
ai margini troviamo
un segno intellegibile
che può dar senso al tutto.
(Eugenio Montale)