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domenica 24 marzo 2013

"Io ho vinto il mondo" - Sant'Agostino


“A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui” (Fil 1,29).

Il diacono Vincenzo aveva ricevuto questi due favori e li custodiva. Se non li avesse ricevuti, che cosa avrebbe ricevuto? Aveva coraggio nel parlare, aveva forza nel soffrire. Nessuno presuma di se stesso quando parla. Nessuno confidi nelle sue forze quando sopporta una tentazione, perché, per parlare bene, la sapienza viene da Dio e, per sopportare i mali, da lui viene la fortezza. Ricordate Cristo Signore quando nel Vangelo ammonisce i suoi discepoli. Ricordate il re dei martiri che provvede le sue schiere di armi spirituali, fa intravedere la guerra, reca aiuto, promette il premio. Lui che aveva detto ai suoi discepoli: “Voi avrete tribolazione nel mondo” subito dopo, per consolarli perché si erano spaventati, soggiunse: “ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo”(Gv 16,33). Perché dunque ci meravigliamo carissimi, se Vincenzo ha trionfa
to in Colui che sconfitto il mondo? Disse Gesù: “Voi avrete tribolazioni nel mondo”. State certi, però, che se calpesta non schiaccia, se assalta non riesce vincitore. Il mondo porta avanti una duplice battaglia contro i soldati di Cristo: lusinga per ingannare, spaventa per spezzare.

Non ci trattenga il nostro piacere, non ci spaventi la crudeltà degli altri, e così trionferemo sul mondo. Cristo si fa incontro a noi ai due ingressi, e del piacere e della crudeltà, e così il cristiano non viene vinto. Se in questo martirio si considera la forza umana nella sofferenza, il fatto rimane incredibile. Ma se si riconosce la potenze divina, non desta più meraviglia. Quanta era la raffinatezza con la quale si infieriva sul corpo del martire, altrettanta era la tranquillità che traspariva dalla sua voce. Quanta era l'asprezza con la quale si incrudeliva selle sue membra e altrettanta era la sicurezza che si esprimeva nelle sue parole. Si sarebbe pensato che, mentre Vincenzo subiva la sua passione, uno sperimentasse la tortura e un altro diverso parlasse. E avveniva veramente così, fratelli. Avveniva proprio così: un altro parlava. Infatti Cristo nel vangelo ha promesso anche questo ai suoi testimoni, preparandoli alla battaglia. Questa è stata la sua raccomandazione: “Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,19-20). Il corpo dunque veniva torturato e lo Spirito parlava, e alle parole dello Spirito non solo l'empietà veniva confutata, ma anche la debolezza veniva fortificata"


Dai “Discorsi” di Sant'Agostino




"Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell'aria diffusa e soffusa. 
Interroga la bellezza del cielo, interroga l'ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. 
Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! 
Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l'ha creata, se non la Bellezza Immutabile?"


(Sant'Agostino)






























Tardi ti ho amato, bellezza
tanto antica e tanto nuova,

tardi ti ho amato!
Tu eri dentro di me e io stavo fuori,
ti cercavo qui,
gettandomi, deforme,
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
le creature che, pure,
se non esistessero in te,
non esisterebbero per niente,
Tu mi hai chiamato
e il tuo grido ha vinto la mia sordità;
hai brillato tu
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo:
ti ho respirato, e ora anelo a te;
ti ho gustato e ora ho fame e sete di te;
mi ha toccato e ora ardo
dal desiderio della tua pace .
(Sant'Agostino)

Confessioni, 10,27


Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sradichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.

- San Pietro Crisologo -


Adoremus in Aeternum Sanctissimum Sacramentum

"Dinanzi a voi, Gesù, mi prostro e vi offro il pentimento del mio cuore contrito. Vi adoro nel Sacramento del vostro amore; desidero ricevervi nell'umiltà della mia anima. Attendo la felicità della comunione sacramentale. Venite in me, o Gesù, e non tardate. Credo in voi, spero in voi, vi amo."

- Cardinale Rafael Merry del Val -



Giovanni Paolo II alla GMG del 2000 a Tor Vergata, rivolgendosi ai giovani di tutto il mondo lì radunati dice loro: “Cari Amici, vedo in voi le sentinelle del mattino, in questa alba del terzo millennio… Tornando nelle vostre città, nelle vostre parrocchie e diocesi, non disperdetevi”, poi riprendendo Santa Caterina da Siena grida: “Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutto il mondo”. Il papa parla del fuoco dell’evangelizzazione che, se portato nel cuore e alimentato con la preghiera e la condivisione si accresce e infiamma tutti. Così nasce il movimento Sentinelle del Mattino.