mercoledì 8 febbraio 2012

Perché furono distrutte Sodoma e Gomorra? – a cura di Marcello d’Orta

Sodoma e Gomorra erano due città vicinissime dell'Antico Testamento famose nel mondo per le loro schifezze e facevano la sfida a chi inven­tava più disgusti.
A Sodoma e Gomorra facevano i figli uomini con uomini, donne con donne, e le suore le vio­lentavano facendo il tocco. Erano le città dell'aidiess e della droga, i vecchi buttavano la ma­no morta e tutti facevano i rutti in chiesa.
Uno solo era bravo e buono, un certo Lot. Egli non aveva quasi sesso ed era molto per bene. Un giorno incontrò due Spiriti Buoni che gli dissero: «Lot, salvati!».
Allora lui prese la famiglia e se ne scappò da Sodoma e Gomorra. E proprio in quel momen­to Dio mandò una pioggia di fuoco sulle due città, così tutti i ricchioni morirono, tutte le zoc­cole si ustionarono e il terremoto fece cadere il bordello sulla testa ai malvagi.
Lot e la sua famiglia si salvarono, ma quella mezza scema della moglie di Lot per vedere co­me finiva si girò e fu trasformata in una statua di sale doppio o fino.
Questo racconto insegna che nemmeno il di­luvio universale è servito a qualcosa.
(Marcello d'Orta)

Fonte: “Dio ci ha creato gratis. Il Vangelo secondo i bambini di Arzano” a cura di Marcello d’Orta, Arnoldo Mondadori Editore, maggio 1992

  La partenza di Lot con la sua famiglia da Sodoma
  Peter Paul Rubens (1577-1640)
  Martin-von-Wagner-Museum, Würzburg, Germania
 
Narra la Bibbia che Lot, era il nipote del patriarca Abramo, figlio di suo fratello Aran. Aran aveva seguìto suo zio nella marcia fino alla terra promessa (Gn 11,27-31) ed aveva scelto come suo territorio la valle del Giordano e la zona intorno al Mar Morto (Gn 13).
Qui sorgevano anche le città di Sodoma e Gomorra. Un giorno Abramo ebbe una visita di tre uomini misteriosi, proprio nell’ora più calda del giorno. Questi tre personaggi — che poi si restringono a due e vengono definiti angeli — nel racconto dei capitoli 18-19 della Genesi si configurano anche come segno della presenza divina. Gli angeli recano un messaggio terribile:  a causa della grande corruzione, Sodoma sarà annientata. I messaggeri divini erano nella casa di Lot ed accadde quello  che la Bibbia narra con raccapriccio, non solo per il tipo di violenza sessuale che i Sodomiti avrebbero voluto perpetrare, ma anche e soprattutto per la violazione di una delle leggi più sacre dell’Oriente, quella dell’ospitalità. Nella notte, infatti, «gli uomini della città si affollarono intorno alla casa di Lot dicendo: Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!» (19,4-5).
Anche se il loro progetto di violenza omosessuale viene frustrato da un intervento divino accecante, il giudizio di Dio irromperà con un cataclisma e la distruzione di Sodoma e Gomorra. Lot è invitato a fuggire insieme alla moglie e alle due figlie e assiste da lontano alla pioggia di zolfo e fuoco che piomba su Sodoma e Gomorra. La moglie di Lot, attardatasi è travolta da quella tempesta fino a diventare come una statua di sale.
La narrazione di Sodoma ha avuto un'enorme importanza nella cultura occidentale, perché su di essa,(oltre al Levitico 20,13,)  si è basata per secoli la giustificazione della persecuzione e condanna a morte delle persone colpevoli di comportamenti omosessuali. Ai tempi di Teodosio I, Valentiniano ed Arcadio (390 d.c.) per i prostituti omosessuali era prevista la pena del fuoco.  Il rogo era  previsto anche sotto l’imperatore  Giustiniano I, e dopo secoli di tregua, l'uccisione degli omosessuali attraverso il rogo, venne ripresa dai giudici bolognesi del XII secolo, e reintrodotta nelle legislazioni civili europee.  A partire dal XV secolo, si passò allo strangolamento, dopo di che il cadavere veniva arso sul rogo.
Nel XVIII secolo, i sodomiti venivano condannati all’impiccagione. Nel secolo scorso il mito di Sodoma, in alcune correnti letterarie, fu preso come  simbolo della libertà morale svincolata dai precetti religiosi, e come tale fu esaltato.




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