giovedì 16 febbraio 2012

Il mio si - Card. John Henry Newman -

Io sono creato per agire
e per essere qualcuno
per cui nessun altro è creato.

Io occupo un posto mio
nei consigli di Dio, nel mondo di Dio:
un posto da nessun altro occupato.

Poco importa che io sia ricco, povero,
disprezzato o stimato dagli uomini:
Dio mi conosce e mi chiama per nome.

Egli mi ha affidato un lavoro
che non ha affidato a nessun altro.

Io ho la mia missione.

In qualche modo sono necessario
ai suoi intenti,
tanto necessario al posto mio
quanto un arcangelo al suo.

Egli non ha creato me inutilmente.

Io farò del bene, farò il suo lavoro.

Sarò un angelo di pace,
un predicatore della verità
nel posto che Egli mi ha assegnato
anche senza che io lo sappia
pur ch'io segua i suoi comandamenti
e lo serva nella mia vocazione.

(Card. John Henry Newman)
 


John Henry Newman (Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston 11 agosto 1890)
cardinale, teologo e filosofo inglese.
E’ stato beatificato il 19 settembre 2010 da papa Benedetto XVI.
Al credente non viene risparmiata l'angoscia nonostante la preghiera, segno della speranza nella risurrezione, affiori continuamente sulle labbra del morente e su quelle degli amici.
("Apologia pro vita sua”)

Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it




mercoledì 15 febbraio 2012

Giovani, pensateci! – Abbè Pierre

Giovani, pensateci!
Voi siete destinati, che lo vogliate o no,
ad essere la più infelice di tutte le generazioni umane,
o la più felice di tutte.

Sarete i più infelici se, stupidi come in così larga misura
siamo stati noi prima di voi,
contribuirete a lasciarvi trascinare nell'insulsaggine
e nella vergogna dell'idolatria di voi stessi,
a credere che la gioia di vivere sia: Io, Io, Io,
la Mia camera, la Mia fortuna, i Miei soldi...

Guai a voi se vi trovaste ancora
in questo accecamento, in questo abominio!
Guai a voi, perché se fino a ieri
qualcuno ha potuto credere di poter conservare
il proprio benessere materiale pensando solo a sé,
per voi - ed è la vostra fortuna - questo è finito.

Ma voi potrete essere i più felici
tra i figli dell'uomo, tra i figli di Dio,
se finalmente capirete che la felicità di vivere
sta nel cercare la propria gioia
mettendosi al servizio della gioia di tutti.

Se finalmente capirete che il modo di impegnare la vita
è amare il prossimo come se stessi,
vale a dire servirlo prima di me,
se è meno felice di me.

(Abbè Pierre)

Antoine Grouès, detto Abbé Pierre (1912 – 2007) sacerdote francese, fondatore nel 1949 della Compagnia d’Emmaus, un organizzazione per i poveri ed i rifugiati.

Se voi siete dei giovanotti e delle ragazze che vogliono "la mia gioia", "la mia ricchezza", "la mia riuscita", allora sarete i più disgraziati tra gli abitatori della terra... Ma se voi comprendete che la gioia di ogni essere umano è di essere servitore della gioia di tutti, allora voi sarete la più felice di tutte le generazioni, perché avete in mano dei mezzi che mai l'umanità ha avuto per liberare i poveri dalla miseria. (citato in Uomini come noi, p. 100)

martedì 14 febbraio 2012

Il ballo dell’obbedienza - Madeleine Delbrel

“Noi abbiamo suonato il flauto e voi non avete danzato.”
E' il 14 luglio.
Tutti si apprestano a danzare.
Dappertutto il mondo, dopo anni dopo mesi, danza.
Ondate di guerra, ondate di ballo.
C'è proprio molto rumore.
La gente seria è a letto.
I religiosi dicono il mattutino di sant'Enrico, re.
Ed io, penso
all'altro re.
Al re David che danzava davanti all'Arca.

Perché se ci sono molti santi che non amano danzare,
ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare,
tanto erano felici di vivere:
Santa Teresa con le sue nacchere,
San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia,
e san Francesco, davanti al papa.
Se noi fossimo contenti di te, Signore,
non potremmo resistere
a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,
e indovineremmo facilmente
quale danza ti piace farci danzare
facendo i passi che la tua Provvidenza ha segnato.
Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza
della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da
condottiero,
di conoscerti con aria da professore,
di raggiungerti con regole sportive,
di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.

Un giorno in cui avevi un po' voglia d'altro
hai inventato san Francesco,
e ne hai fatto il tuo giullare.
Lascia che noi inventiamo qualcosa
per essere gente allegra che danza la propria vita con te.
Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,
non occorre sapere dove la danza conduce.
Basta seguire,
essere gioioso,
essere leggero,
e soprattutto non essere rigido.
Non occorre chiederti spiegazioni
sui passi che ti piace di segnare.
Bisogna essere come un prolungamento,
vivo ed agile, di te.
E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l'orchestra
scandisce.
Non bisogna volere avanzare a tutti i costi,
ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco.
Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di
camminare.
Ma non sarebbero che passi da stupidi
se la musica non ne facesse un'armonia.

Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,
e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica:
dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,
che la tua Santa Volontà
è di una inconcepibile fantasia,
e che non c'è monotonia e noia
se non per le anime vecchie,
tappezzeria
nel ballo di gioia che è il tuo amore.

Signore, vieni ad invitarci.

Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,
questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in
cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,
quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.
Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo
che sono tristi;
Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo
che sono logoranti.
E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo:
anche questo è danza.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno
avviato fra te e noi,
il ballo della nostra obbedienza.

Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti
dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare di te
tutti i particolari. Come indispensabili gioielli.

Facci vivere la nostra vita,
non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita dove tutto è difficile,
non come un teorema che ci rompa il capo,
ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si
rinnovella,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica che riempie l'universo d'amore.

Signore, vieni ad invitarci.
(Madeleine Delbrel)

Allegoria della Musica e della Danza (1896-1898)
Bruschi Domenico
Affresco, sala gialla, Palazzo Regio,Cagliari (Italy)
La danza è spesso presente nella Bibbia come gioioso ringraziamento per  il Signore.
Si legge nel Salmo 150
Alleluia.
Lodate Dio nel suo santuario,
lodatelo nel suo maestoso firmamento.
Lodatelo per le sue imprese,
lodatelo per la sua immensa grandezza.
Lodatelo con il suono del corno,
lodatelo con l’arpa e la cetra.
Lodatelo con tamburelli e danze,
lodatelo sulle corde e con i flauti.
Lodatelo con cimbali sonori,
lodatelo con cimbali squillanti.
Ogni vivente dia lode al Signore.
Alleluia.

lunedì 13 febbraio 2012

Noi vecchi non siamo inutili

Signore, sono già vecchio.
E' ormai lontano il tempo della Bibbia
in cui la vecchiaia era guardata come un privile­gio.
Il mondo consumistico della tecnica ci ha resi inutili.
Non siamo più produttivi e non contiamo più nulla.
Di malavoglia ci danno una pensione come un'elemosina.

Il mondo ha una sete tale di giovinezza
che soltanto la nostra presenza lo infastidisce
come un ricordo amaro di qualcosa
che ha sapore di sconfitta.

In un mondo in cui si viaggia tanto,
i vecchi sono particolarmente scomodi
perché non si sa dove lasciarli;
a meno che non servano per badare ai bambini.
Ma quando neppure a questo serviamo,
l'ospizio ci attende:
carcere libero, cimitero dei vivi...

Sono pochi, Signore, quelli che sanno
che cosa significhi
per un vecchio sradicarlo dalla sua terra,
per rinchiuderlo in una città di cemento.

Dicono che lì si custodiscono meglio.
Ma noi siamo come condannati a morte senza
l'aria della nostra terra.
Perché non ci lasciano morire
dove abbiamo vis­suto, amato, sofferto?

Certo il concetto di esperienza ha subìto
un profondo cambiamento, perché oggi in dieci
anni si vive di più che in quaranta.
Tutto è superficialmente veloce; senza radici.

Ti chiediamo, Signore: veramente non abbiamo
niente da dare noi, anziani?

Noi pensiamo che una vecchiaia accettata
con serenità, potrà offrire una parola e un esem­pio
di speranza a tanta gioventù disperata.

E voi, giovani, che vi aprite alla dolcezza
dell'amore siete capaci di gridare ai quattro venti
le esigenze di giustizia di noi anziani?

Ricordati, Gesù, del grido di amore e di aiuto di
milioni di vecchi in tutto il mondo. Ricordati!
 


Fonte: Breviario della terza età,
Sacerdote Ferdinando Baj,
Ed. Salcom, gennaio 1989

Noi dobbiamo desiderare che la preghiera dell'anziano riempia la casa, che la sua straordinaria capacità di evangelizzazione sia una forza per la saldezza degli affetti, un orientamento per i valori fondamentali dell'esistenza. (“Parole sull’uomo”, papa Giovanni Paolo II, p. 53)

"La vecchiaia è davvero veneranda, quando con la sapienza c'è la vita senza macchia” (Libro della Sapienza 4, 8-9).



domenica 12 febbraio 2012

Prega - Charles Singer

Prega per penetrare le nubi e correre dietro al sole;
prega per dire che tu sei vivo e nulla potrà chiuderti la bocca.

Prega per gridare che sei libero di inventare il corso della tua vita, ma tu sei solo e hai bisogno che qualcuno cammini al tuo fianco.

Prega per piangere e cantare, per lamentarti e danzare;
prega per mormorare e urlare, ma prega.

Prega per risvegliare il Potente e obbligarlo a calpestare il fango dei tuoi sentieri.

Prega per chiamare Dio come si fanno segni per attirare l’attenzione.

Prega poiché Egli ti ha gettato nell’esistenza e accolto nella sua famiglia.

Prega per essere l’uguale di Dio, poiché a Lui tu parli come ad un amico e l’amico è uguale all’amico. Un amico nulla rifiuta a colui che ama, e Lui, Dio, sa ciò che è necessario alla tua felicità.

Prega per dire: io e Lui ci si capisce a parole sussurrate o nei silenzi.

Prega per ricordare al Padre che tu esisti e che lui è responsabile di te.

Prega per riunirti ai tuoi fratelli e a loro legarti.

Dio, i tuoi fratelli, tu: voi insieme rinnoverete la faccia della terra.

(Charles Singer)

È scontato il fatto che la preghiera fa parte della vita e che rappresenta il punto più alto dell'esistenza. La preghiera è come il mare per il pesce: è la preghiera il mio mare. Preghiera come valore che fonda la mia stessa umanità; preghiera quale perla fra tutte le parole. No, nessuno può vivere senza pregare, neppure l'ateo, perché tutti hanno bisogno l'uno dell'altro. [...] È vero, la preghiera è il momento decisivo dell'esistenza. (Padre David Maria Turoldo)

sabato 11 febbraio 2012

Nostre ricchezze e nostre miserie – Sant’Agostino

Nessuno conosce un altro uomo come se stesso
eppure nessuno è tanto noto a se stesso
da poter essere certo
della propria condotta l’indomani.
Lettere, 130,2,4

La natura dell’uomo e grande,
in quanto è capace e può
essere partecipe della natura suprema.
L’immagine di Dio risiede
nella parte superiore
dello spirito dell’uomo
che si unisce alle ragioni esterne,
per contemplarle e ispirarsene.
Lo spirito è immagine di Dio
in quanto è capace di Dio
e può partecipare della sua natura.
Un bene così grande è possibile
soltanto in quanto lo spirito (dell’uomo)
è  immagine di Dio.
 
(Sant’Agostino)
Fonte: La Trinità, 12,7,12; 14,4,6; 8,11

22 aprile 2007 - Papa  Benedetto XVI durante la celebrazione dei Secondi Vespri della III Domenica di Pasqua nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, davanti all’Urna delle Reliquie di Sant’Agostino.

venerdì 10 febbraio 2012

Le delusioni - Jean Vanier -

Seguendo Gesù, Pietro è stato deluso tre volte.
Immagino che sia stato deluso quando Gesù l'ha chiamato; una parte di lui doveva rimpiangere la sua vita di pescatore e la sua vita familiare. Ma il suo amore per Gesù e la sua speranza gli hanno permesso di superare questa prima delusione.

Poi è stato deluso perché Gesù non era esattamente come lui avrebbe voluto che fosse. Avrebbe preferito un Gesù profetico e messianico, che non gli lavasse i piedi e non parlasse di morire.

Infine, la sua più grande delusione è stata che Gesù accettasse di diventare debole e di morire, e allora l'ha rinnegato.

Sono le tre delusioni della vita comunitaria.
La prima delusione, che è sicuramente la meno difficile, è quando vi si entra. Ci sono sempre in noi delle parti che restano attaccate ai valori che si sono lasciati.

La seconda delusione è quella di scoprire che la comunità non è così perfetta come si era creduto, che ha delle debolezze e dei difetti. L'ideale e le illusioni cadono, si è davanti alla realtà.

La terza delusione è la più dolorosa, quando ci si sente mal compresi e perfino respinti dalla comunità, quando per esempio non si è rieletti responsabili, o non ci vengono date le funzioni che avevamo sperato. E questa terza delusione ne porta un'altra, quando si sentono sorgere in noi la collera e le frustrazioni.

Per arrivare all'integrazione totale in una comunità, occorre saper passare attraverso le diverse delusioni che sono tutte dei nuovi approfondimenti, dei passaggi verso la liberazione interiore.

(Jean Vanier)
Fonte: “La comunità luogo del perdono e della festa” di Jean Vanier, Ed.JakaBook, 1991
  La crocifissione di San Pietro (1600-1601)
  Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610)
  Chiesa Santa Maria del Popolo nella Cappella Cerasi, Roma
  San Pietro si fa crocifiggere a testa in giù per umiltà nei confronti di Cristo. Tutte le figure concorrono a formare una X con le assi della croce e dei corpi degli aguzzini, dunque anche questi ultimi sono accomunati col santo dal senso della fatica.


Buona giornata a tutti. :-)