giovedì 9 febbraio 2012

Bella - Pablo Neruda -

                                                                            Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l'acqua
apre un ampio lampo di spuma,
così è il sorriso del tuo volto,
bella.

Bella,
dalle fini mani e dagli esili piedi
come un cavallino d'argento,
che cammina, fiore del mondo,
così ti vedo,
bella.

Bella,
con un nido di rame intricato
sulla testa, un nido
color di miele cupo
dove il mio cuore arde e riposa,
bella.

Bella,
gli occhi non ti stanno nel volto,
non ti stanno nella terra.

Vi son paesi, vi son fiumi
nei tuoi occhi,
la mia patria sta nei tuoi occhi,
io cammino in mezzo ad essi,
essi danno luce al mondo
dove io cammino,
bella.

Bella,
i tuoi seni sono come due pani fatti
di terra cereale e luna d'oro,
bella.

Bella,
la tua cintura
il mio braccio l'ha fatta come un fiume quando
è passato mill'anni per il tuo dolce corpo.

Bella.

Bella,
non v'è nulla come i tuoi fianchi,
forse la terra possiede
in qualche luogo occulto
la curva e l'aroma del tuo corpo.
forse in qualche luogo
bella.

Bella, mia bella,
la tua voce, la tua pelle, le tue unghie.

Bella, mia bella,
il tuo essere, la tua luce, la tua ombra,
bella,
tutto è mio, bella,
tutto è mio, mia,
quando cammini o riposi,
quando canti o dormi,
quando soffri o sogni,
sempre,
quando sei vicina o lontana,
sempre
sei mia, mia bella,
sempre.

(Pablo Neruda)

Fonte: “I versi del Capitano” di Pablo Neruda, Ed. Passigli, 2001

Danae (1531 ca.)
  Antonio Allegri detto il Correggio
  Galleria Borghese, Roma, Italy

Il capolavoro del Correggio, la Danae, raffigura una delle quattro storie delle Metamorfosi ovidiane con gli amori di Giove, commissionati nel 1531 circa da Federico II Gonzaga a Mantova per donarli a Carlo V (le altre scene a Vienna, Kunsthistorisches Museum, e alla National Gallery, Londra).
Giove, tramutato in pioggia d'oro, viene accolto da Amore e Danae, mentre gli eroti (uno amor celeste con le ali mentre l'altro è terrestre) provano con la pietra da orafo la qualità della lega metallica della punta della freccia amorosa.


Buona giornata a tutti. :-)



mercoledì 8 febbraio 2012

Perché furono distrutte Sodoma e Gomorra? – a cura di Marcello d’Orta -

Sodoma e Gomorra erano due città vicinissime dell'Antico Testamento famose nel mondo per le loro schifezze e facevano la sfida a chi inven­tava più disgusti.
A Sodoma e Gomorra facevano i figli uomini con uomini, donne con donne, e le suore le vio­lentavano facendo il tocco. Erano le città dell'aidiess e della droga, i vecchi buttavano la ma­no morta e tutti facevano i rutti in chiesa.
Uno solo era bravo e buono, un certo Lot. Egli non aveva quasi sesso ed era molto per bene. Un giorno incontrò due Spiriti Buoni che gli dissero: «Lot, salvati!».
Allora lui prese la famiglia e se ne scappò da Sodoma e Gomorra. E proprio in quel momen­to Dio mandò una pioggia di fuoco sulle due città, così tutti i ricchioni morirono, tutte le zoc­cole si ustionarono e il terremoto fece cadere il bordello sulla testa ai malvagi.
Lot e la sua famiglia si salvarono, ma quella mezza scema della moglie di Lot per vedere co­me finiva si girò e fu trasformata in una statua di sale doppio o fino.
Questo racconto insegna che nemmeno il di­luvio universale è servito a qualcosa.
(Marcello d'Orta)

Fonte: “Dio ci ha creato gratis. Il Vangelo secondo i bambini di Arzano” a cura di Marcello d’Orta, Arnoldo Mondadori Editore, maggio 1992

  La partenza di Lot con la sua famiglia da Sodoma
  Peter Paul Rubens (1577-1640)
  Martin-von-Wagner-Museum, Würzburg, Germania
 
Narra la Bibbia che Lot, era il nipote del patriarca Abramo, figlio di suo fratello Aran. Aran aveva seguìto suo zio nella marcia fino alla terra promessa (Gn 11,27-31) ed aveva scelto come suo territorio la valle del Giordano e la zona intorno al Mar Morto (Gn 13).
Qui sorgevano anche le città di Sodoma e Gomorra. Un giorno Abramo ebbe una visita di tre uomini misteriosi, proprio nell’ora più calda del giorno. Questi tre personaggi — che poi si restringono a due e vengono definiti angeli — nel racconto dei capitoli 18-19 della Genesi si configurano anche come segno della presenza divina. Gli angeli recano un messaggio terribile:  a causa della grande corruzione, Sodoma sarà annientata. I messaggeri divini erano nella casa di Lot ed accadde quello  che la Bibbia narra con raccapriccio, non solo per il tipo di violenza sessuale che i Sodomiti avrebbero voluto perpetrare, ma anche e soprattutto per la violazione di una delle leggi più sacre dell’Oriente, quella dell’ospitalità. Nella notte, infatti, «gli uomini della città si affollarono intorno alla casa di Lot dicendo: Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!» (19,4-5).
Anche se il loro progetto di violenza omosessuale viene frustrato da un intervento divino accecante, il giudizio di Dio irromperà con un cataclisma e la distruzione di Sodoma e Gomorra. Lot è invitato a fuggire insieme alla moglie e alle due figlie e assiste da lontano alla pioggia di zolfo e fuoco che piomba su Sodoma e Gomorra. La moglie di Lot, attardatasi è travolta da quella tempesta fino a diventare come una statua di sale.
La narrazione di Sodoma ha avuto un'enorme importanza nella cultura occidentale, perché su di essa,(oltre al Levitico 20,13,)  si è basata per secoli la giustificazione della persecuzione e condanna a morte delle persone colpevoli di comportamenti omosessuali. Ai tempi di Teodosio I, Valentiniano ed Arcadio (390 d.c.) per i prostituti omosessuali era prevista la pena del fuoco.  Il rogo era  previsto anche sotto l’imperatore  Giustiniano I, e dopo secoli di tregua, l'uccisione degli omosessuali attraverso il rogo, venne ripresa dai giudici bolognesi del XII secolo, e reintrodotta nelle legislazioni civili europee.  A partire dal XV secolo, si passò allo strangolamento, dopo di che il cadavere veniva arso sul rogo.
Nel XVIII secolo, i sodomiti venivano condannati all’impiccagione. Nel secolo scorso il mito di Sodoma, in alcune correnti letterarie, fu preso come  simbolo della libertà morale svincolata dai precetti religiosi, e come tale fu esaltato.

Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it



martedì 7 febbraio 2012

Per te – Janusz Korczack -

Troppo occupato
nel pensare al tuo lavoro
per dirmi qualcosa
al mattino
mentre consumi un caffè
tra uno sbadiglio e una camicia slacciata.

Troppo occupato
durante il giorno
per un affare da concludere
per affacciarti al telefono
e dirmi "ciao".

Troppo occupato
dalla tua immagine impenetrabile
per dirmi qualcosa
di fresco, di vivo, di vero,
solo per qualche istante.

Troppo occupato
ad aggiornare le tue pubbliche relazioni
ad informarti,
il televisore, i giornali, le borse, le quotazioni...
lo sento...
ti sfugge il business
sei infuriato!

Ti ho aspettato
tutto il giorno...
lo so sono un po' egoista...ma...
chissà se hai pensato anche a me?

Al tuo rientro
non mi hai rivolto la parola
ho rispettato
il tuo desiderio di silenzio
poi sfinito
ti sei addormentato.

Non ti sei accorto ...
Ed allora io...
ho accompagnato il tuo sonno
con una preghiera
il mio amore per te,
sperando
che domani tu possa dedicarmi
un poco del tuo tempo.

La sola parola
a quest'ora attardata per un bimbo
che oso sussurrarti
in punta di piedi é...:
"ti amo tanto papà".
 

( Janusz Korczack)
(luglio 1878- agosto 1942)
  Pediatra, pedagogo, scrittore, poeta, libero pensatore. Grande scrittore per i diritti del bambino. Nato da famiglia ebrea (il vero nome era Henryk Goldzmit). Ucciso nel campo di sterminio di Treblinka nel 1942 assieme a duecento bambini ospiti della Casa dell’ Orfano da lui fondata 30 prima e della quale era il direttore. 
 

Buona giornata a tutti :-)

lunedì 6 febbraio 2012

Stay Hungry, stay Foolish (3^parte) - Steve Jobs a Stanford (discorso intero 2005)

La mia terza storia riguarda la morte
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta era “no” per troppi giorni di fila, capivo che c’era qualcosa che doveva essere cambiato.

Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai trovato per fare le grandi scelte della mia vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutte le paure di imbarazzi o fallimenti – svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore per non cadere nella trappola di pensare che abbiamo qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Circa un anno fa mi fu diagnosticato un cancro. Alle sette e mezzo del mattino feci la scansione che mostrava chiaramente un tumore al pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che avrei avuto si e no 3 mesi di vita. Mi dissero di andare a casa e sistemare le mie faccende (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa che dovevo prepararmi a dire ai miei figli, in pochi mesi, tutto quello che pensavo di avere ancora una vita per dire. Significa che dovevo essere sicuro che tutto fosse organizzato in modo tale che per la mia famiglia fosse il più semplice possibile. Significa che dovevo dire i miei “addii”.

Vissi con il responso di quella diagnosi per tutto il giorno. Quella sera mi fecero una biopsia, in cui ti infilano un endoscopio giù per la gola, attraverso lo stomaco fino all’intestino per inserire un ago nel pancreas e prelevare alcune cellule del tumore. Io ero sotto anestesia, ma mia moglie – che era lì – mi raccontò che quando i medici videro le cellule al microscopio iniziarono a piangere, perché avevano appena scoperto che avevo una forma di cancro molto rara e curabile con un intervento chirurgico. Mi sottoposi all’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Quella fu la volta in cui mi avvicinai di più alla morte e spero che, per qualche decennio, sia anche l’ultima. Essendoci passato, posso parlarvi adesso con un po’ più di certezza di quando la morte fosse per me solo un concetto astratto.

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. Ma comunque la morte è la meta che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è come deve essere, perché molto probabilmente la morte è la più grande invenzione della vita. E’ l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Ora, il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico, ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e le vostre intuizioni. In qualche modo loro sanno che cosa volete veramente. Tutto il resto è secondario.

Quando ero ragazzo esisteva una meravigliosa rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci mise dentro tutto il suo tocco poetico. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e dell’editoria elettronica, quindi la rivista era interamente creata con macchine da scrivere, forbici e polaroid. Era una specie di Google in versione cartacea, 35 anni prima che Google fosse inventato: era idealistica, traboccante di strumenti chiari e concetti meravigliosi.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina di questo numero c’era una fotografia di una strada di campagna al mattino presto, quel tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete abbastanza avventurosi. Sotto la foto erano scritte queste parole: “Stay Hungry. Stay Foolish”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.

(fine)

(Steve Jobs)
fonte: dal discorso della consegna dei diplomi ai neolaureati, alla Stanford University di Palo Alto, 12 giugno 2005
Per leggere la prima parte: http://www.leggoerifletto.blogspot.com/2012/01/stay-hungry-stay-foolish-steve-jobs.html
Per leggere la seconda parte: http://leggoerifletto.blogspot.com/2012/01/stay-hungry-stay-foolish-2parte-steve.html

foto: http://www.newlaunches.com/archives/steve_jobs_grave.php

domenica 5 febbraio 2012

Su Gioia e Dolore - Kahlil Gibran -

Allora una donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore.

E lui rispose:

"La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera, e il pozzo da cui scaturisce il vostro riso, è stato sovente colmo di lacrime.
E come può essere altrimenti ?
Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio ?
E il liuto che rasserena il vostro spirito non è forse lo stesso legno scavato dal coltello ?
Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è
proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.

Alcuni di voi dicono: "La gioia è più grande del dolore", e altri dicono: "No, è più grande il dolore".

Ma io vi dico che sono inseparabili.
Giungono insieme, e se l'una siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l'altro è addormentato nel vostro letto.
In verità voi siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia.
Soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi.
Quando il tesoriere vi solleverà per pesare oro e argento, allora la vostra gioia e il vostro dolore dovranno per forza sollevarsi oppure ricadere.

(Kahlil Gibran)

Fonte: da "Il Profeta"

Art path to Paradise
by Kahlil Gibran (1883-1931), poeta, filosofo, pittore libanese

Buona giornata a tutti :-)






sabato 4 febbraio 2012

Atto d'amore del Santo Curato d'Ars -

Io ti amo, o mio Dio,
ed il mio unico desiderio è di amarti fino all’ultimo soffio della mia vita.
Ti amo, o Dio infinitamente amabile,
e preferirei morire amandoti,
che vivere un solo istante senza amarti.
Ti amo, o mio Dio,
e desidero il cielo solo per poter avere la gioia di amarti perfettamente.
Ti amo, o mio Dio,
temo l'inferno solo perché non ci sarà mai la dolce consolazione di amarti.
O Dio mio,
se la mia lingua non può dirti continuamente che ti amo,
almeno voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.
Fammi la grazia di soffrire amandoti,
di amarti soffrendo
e di spirare un giorno amandoti
e avendo coscienza di amarti.
E più si avvicina la mia fine,
più ti scongiuro di accrescere il mio amore e di perfezionarlo.
Così sia!

(S. Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars)

   Giovanni Maria Battista (Jean-Marie Baptiste) Vianney (1786 – 1859) sacerdote francese, reso famoso col titolo di "Curato d'Ars" per la sua intensa attività di parroco in questo piccolo villaggio dell’Ain.

































venerdì 3 febbraio 2012

Io amo i bambini – Padre Michel Quoist

E gli si presentavano bambini perché li toccasse: ma i
discepoli li sgridavano. Gesù accortosene, si sdegnò e
disse loro:
“Lasciate venire a me i bambini, non glielo impedite,
perché di questi è il regno di Dio. Vi dico in verità: chi
non accoglierà il regno di Dio come un bambino, non
entrerà in esso.” (Marco 10, 13-15)

Io amo i bambini, dice Dio. Voglio che rassomigliate loro.
Non amo i vecchi, dice Dio, a meno che siano ancora dei bambini.
Così non voglio che bambini nel mio Regno, è stabilito dall'eternità.
Bambini storpi, bambini gobbi, bambini rugosi, bambini dalla
barba bianca, ogni specie di bimbi che credete,
ma bambini, solo bambini.
Non c'è da discutere, è decretato, non v'è posto per gli altri.


Amo i bambini piccoli, dice Dio, perché la Mia immagine in
essi non è ancora offuscata.
Non hanno sabotato la Mia somiglianza, sono nuovi, puri,
senza cancellatura, senza raschiatura.
Così, quando dolcemente Mi chino su loro, Mi ritrovo in essi.
Amo i bambini perché stanno ancora crescendo, perché stanno

ancora formandosi.
Sono per strada, sulla strada.
Dai grandi invece, dice Dio, non si può più cavar nulla.
Non cresceranno più, non si formeranno più.
Sono bloccati.

Sono un disastro i grandi, dice Dio, si credono degli arrivati.

Amo i bambini alti, dice Dio, perché stanno ancora lottando,
perché commettono ancora peccati.
Non perché li commettono, dice Dio, Mi capite, ma perché sanno

di commetterli, e lo dicono, e si sforzano di non commetterli più.
Ma i grandi, dice Dio, non li amo, non hanno mai fatto male ad

alcuno, non hanno nulla da rimproverarsi.
Non posso perdonare loro nulla, non hanno nulla da farsi perdonare.
È penoso, dice Dio. Penoso perché non è vero.


Ma soprattutto, dice Dio, oh! Soprattutto!  amo i bambini per
 il loro sguardo. Lì leggo la loro età.
Nel mio Cielo non vi saranno che occhi di cinque anni, perché

non conosco nulla di più bello di uno sguardo puro di
bimbo.
Non deve stupire, dice Dio. Io abito in essi e Io mi affaccio

alle finestre della loro anima.
Quando vi trovate dinanzi a uno sguardo puro, Io vi sorrido

attraverso la materia.
Invece, dice Dio, non conosco nulla di più triste di occhi spenti in
una figura di bimbo.
Le finestre sono aperte, ma la casa è vuota.
Restano due fori neri, ma non più Luce; due occhi, ma non più sguardo.
E io sto triste alla porta, e ho freddo, attendo e busso. Ho

fretta di entrare.
E l'altro è solo: il bimbo.
Si ottunde, si irrigidisce, si dissecca, invecchia. Povero vecchio,

dice Dio!
Alleluia, Alleluia, dice Dio, aprite tutti, piccoli vecchi.
Il vostro Dio, l'Eterno risorto viene a risuscitare in voi il bimbo!
Affrettatevi, è tempo, sono pronto a rifarvi un bel viso di bimbo,
un sereno sguardo di bimbo…
Infatti Io amo i bambini, dice Dio, e voglio che rassomigliate loro.



(Padre Michel Quoist)
Fonte: “Preghiere” di Michel Quoist, Ed. Marietti, 1954, (pag. 9 e 10)

Il celibato non sclerotizza le capacità affettive, anzi è il contrario: esige che esse crescano infinitamente dilatando il proprio cuore ai confini del Mondo. (“Riuscire” di M.Quoist, p. 55)


giovedì 2 febbraio 2012

Saper vivere - Omar Falworth -

Se sei disposto a dimenticare ciò che hai fatto per gli altri
e a ricordare ciò che gli altri hanno fatto per te…
… se sei pronto a non tener conto di ciò che la vita ti deve,
ma a prendere nota di ciò che tu devi alla vita…
… ma soprattutto, se riesci a capire che tu sei negli altri
e gli altri sono in te e che la cosa più importante della vita
non è ciò che riuscirai a prendere da essa,
ma ciò che riuscirai a darle….
Allora avrai imparato a vivere.


… Il valore della vita non sta in ciò che fai,
ma in ciò che riesci ad amare di ciò che fai;
puoi fare tante cose, ma se non riesci ad amarle,
il tuo fare non serve a nulla,
e la tua vita non vale nulla.

Il valore della tua vita non sta in ciò che hai,
ma in ciò che sei;
perché in realtà nessuno non ha niente.

L’unica cosa che si può avere è se stessi,
se hai te stesso, hai tutto il mondo
e la tua vita vale più del mondo.

Il valore della tua vita non sta in ciò che pensi:
puoi pensare tutto il bene del mondo,
ma se non ti adoperi per farne almeno un po’
è come se pensassi il male,
e la tua vita non vale nulla.

Il valore della tua vita si misurerà
quando starai per perderla;
se lascerai il mondo un pochino migliore di come l’hai trovato
... allora sarà grande.

... Sai vivere quando...
pur vivendo in questo mondo complicato resti semplice,
pur vivendo in questo mondo ingiusto resti giusto,
pur vivendo in questo mondo disonesto resti onesto,
pur vivendo in questo mondo falso resti autentico,
pur vivendo in questo mondo sporco resti pulito
ma soprattutto, sai vivere quando...
Pur vivendo in questo mondo con poco amore riesci ad amare
ma ancor di più sai vivere...
se, nonostante tutto, amerai lo stesso questo mondo.

                                                                    (Omar Falworth)

  Hai torto, amico, se pensi che un uomo di qualche merito debba star lì a calcolare il rischio di vita e di morte, invece di pensare se ciò che fa è giusto o ingiusto e se si è comportato da uomo onesto o malvagio. (da Platone, Apologia di Socrate, cap. 16)


buona giornata a tutti. :)

www.leggoerifletto.it

mercoledì 1 febbraio 2012

Ma a voi che ascoltate io dico.. - Padre Anthony de Mello -

Ma a voi che ascoltate io dico:
Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano.


Ti innamori? Ecco che ti ritrovi a guardare tutte le persone con un occhio diverso. Ti scopri generoso, pronto al perdono, o, in una parola, "buono", mentre forse prima eri inflessibile e meschino.

Inevitabilmente la gente che avvicini comincia anch’essa a reagire nella stessa maniera nei tuoi riguardi, e presto ti accorgerai di vivere in un mondo d’amore che tu stesso hai costruito.

Al contrario, pensa a quei periodi in cui ti sei trovato di cattivo umore, irritabile, meschino, sospettoso, fors’anche addirittura nevrotico. E in quei periodi hai constatato come la gente reagiva nei tuoi riguardi in maniera negativa e ti sei ritrovato a vivere in un mondo ostile, che però era stato creato dal tuo cervello e dai tuoi stati d’animo.

Quale comportamento adottare per creare un mondo felice, buono, pacifico? È necessario imparare questa semplice, bella ma faticosa arte: l’arte del "guardare".
Ecco il metodo. Ogni qual volta ti senti stizzito, o invelenito contro qualcuno, non devi guardare quella persona, ma te stesso; la domanda da farti non è: " Che cos’è che non va in questa persona? ", bensì: " Questa mia irritazione che cosa mi dice di me stesso?"


Questa domanda comincia a fartela subito. Pensa a qualche persona che ti rende di malumore e ripeti a te stesso questa difficile, ma liberatrice frase: " La causa della mia irritazione non sta in questa persona, ma in me ".
Dopo esserti detto questa frase, mettiti d’impegno a scoprire come tu stesso produci nel tuo animo questa irritazione. Innanzi tutto pensa a questo: che è effettivamente possibile che i difetti – o cosiddetti difetti – di quella persona ti infastidiscano proprio perché li hai anche tu, nascosti nel fondo di te stesso. Tu inconsciamente proietti negli altri questi tuoi difetti. Le cose stanno quasi sempre così, ma quasi nessuno arriva ad ammetterlo.


Cerca perciò nel tuo cuore e nel tuo inconscio i difetti che trovi in quella persona, e la tua irritazione verso di lei si trasformerà in gratitudine, perché il suo comportamento ti ha portato a scoprire un lato oscuro di te stesso.
C’è ancora un altro aspetto su cui è bene soffermarsi. Può darsi che tu ti senta urtato da ciò che quella persona dice o fa, perché le sue parole e il suo modo di fare mettono in luce qualcosa della tua vita, o di te stesso che tu rifiuti di vedere.


Pensa all’imbarazzo che creano i mistici e i profeti: nessuno più è disposto a considerarli mistici o profeti quando ci sfidano con le loro parole o con la loro vita.
Un’altra cosa è chiara: tu ti senti urtato da quella persona, uomo o donna, perché non vive secondo le aspettative che ti sei formato dentro di te a suo riguardo.
Prima ipotesi: se tu hai qualche diritto a esigere che quell’uomo, o quella donna agiscano secondo i tuoi programmi (per esempio, quando si comportano in maniera ingiusta o crudele), non pensarci più.

Se infatti vuoi cambiare quella persona nel suo comportamento, non saresti più efficace se non fossi irritato? L’irritazione infatti non fa altro che intorpidire la tua percezione e rende efficace il tuo intervento. Tutti sanno che quando uno sportivo (per esempio un pugile) perde la calma, la sua azione scade di qualità, perché la passione e la rabbia gli fanno perdere la concentrazione.
Seconda ipotesi: in molti casi, tu non hai alcun diritto di esigere che quella persona si comporti secondo le tue aspettative.

Altri nella tua stessa situazione, di fronte a quello stesso comportamento, non ne sarebbero affatto irritati. Ripensa a questa verità, e la tua irritazione svanirà. Non è forse illogico da parte tua esigere che anche altre persone vivano secondo gli standard e le norme che i tuoi genitori hanno posto in te?
C’è infine un’ultima verità da considerare: visto l’ambiente che sta alle spalle di quella persona, viste le sue esperienze di vita, vista la sua assenza di consapevolezza, essa non può comportarsi in maniera diversa da come si comporta. È stato affermato con molta esattezza che conoscere tutto vuol dire perdonare tutti. Se tu conoscessi profondamente quella persona, tu la vedresti, semmai, come handicappata e non come degna di biasimo, e la tua irritazione svanirebbe immediatamente.

La prima cosa che sperimenterai sarà che tratterai quella persona, uomo o donna, con amore, ed essa risponderà con altrettanto amore, e tu ti troverai a vivere in un mondo d’amore che hai tu stesso creato.


(Padre Anthony de Mello)
Fonte:  "Chiamati all’amore", Anthony de Mello, Ed. Paoline, 1994
un pò di biografia: http://leggoerifletto.blogspot.com/2010/08/anthony-de-mello-biografia.html


  Le pagine della storia del mondo sono tutte lordate dai sanguinosi racconti delle guerre di religione. Solo con la purezza e le buone azioni dei seguaci si può difendere la religione, mai con la contrapposizione a chi professa altre fedi.(Gandhi)