mercoledì 16 marzo 2011

Rassomiglianze – don Bruno Ferrero -

Una suora missionaria stava accuratamente curando le piaghe ripugnanti di un lebbroso. Faceva il suo lavoro sorridendo e chiacchierando con il malato, come fosse la cosa più naturale del mondo. A un certo punto chiese al malato:
«Tu credi in Dio?».
Il pover'uomo la fissò a lungo e poi rispose:
«Sì, adesso credo in Dio».
Un missionario viaggiava su un veloce treno giapponese e occupava il tempo pregando con il breviario aperto. Uno scossone fece scivolare sul pavimento una immaginetta della Madonna.
Un bambino seduto di fronte al missionario si chinò e raccolse l'immagine.
Curioso come tutti i bambini, prima di restituirla la guardò.
«Chi è questa bella signora?», chiese al missionario.
«E'... mia madre» rispose il sacerdote, dopo un attimo di esitazione.
Il bambino lo guardò, poi riguardò l'immagine.
«Non le assomigli tanto», disse.
Il missionario sorrise: «Eppure, ti assicuro che è tutta la vita che cerco di assomigliarle, almeno un po'».
Tu, a chi assomigli?   

(don Bruno Ferrero)

Fonte : Cerchi nell'acqua di Bruno Ferrero

Bruno Ferrero, sacerdote salesiano e scrittore italiano. conosciuto per le sue numerose pubblicazioni riguardanti l’uso del racconto nella catechesi, nell’insegnamento della religione a scuola e nella educazione in genere. È molto conosciuto per i suoi libri di storie, tutte con una morale alla fine.

Buona giornata a tutti. :-)





martedì 15 marzo 2011

O Dio, mandaci dei matti!! - Louis Joseph Lebret -

A noi mancano matti, o Signore,
ma di quelli che sappiano amare
con opere e non con parole,
di quelli che siano totalmente a disposizione del prossimo.

A noi mancano matti, o Signore,
mancano temerari, appassionati,
persone capaci di saltare
nel vuoto insicuro, sconosciuto
e ogni giorno più profondo della povertà;
di quelli che non utilizzano il prossimo per i loro fini.

Ci mancano questi matti, o mio Dio!
Matti nel presente,
innamorati di una vita semplice,
liberatori del povero,
amanti della pace,
liberi da compromessi,
decisi a non tradire mai,
disprezzando le proprie comodità
o la propria vita,
totalmente decisi per l'abnegazione,
capaci di accettare tutti i tipi di incarichi,
di andare in qualsiasi luogo per ubbidienza,
e nel medesimo tempo liberi, obbedienti,
spontanei e tenaci,
allegri, dolci e forti.

Dacci questo tipo di matti,
o mio Signore!!!


(Louis Joseph Lebret)

Louis-Joseph Lebret nacque a Minihic, nei pressi di Saint-Malo, in Bretagna, il 26 giugno 1897. Prese parte alla Prima Guerra Mondiale come ufficiale di marina. Nel 1923, sentendo la chiamata alla vita religiosa, lasciò la marina e entrò nell’Ordine domenicano. Negli anni successivi all’ordinazione, si sensibilizzò alla situazione dei piccoli pescatori bretoni, colpiti dalla crisi economica di quegli anni, aiutandoli a fronteggiarla e fornendo loro gli strumenti per un’analisi critica della realtà socio-economica, in vista di un’alternativa che vedesse finalmente l’economia al servizio dell’uomo. Sviluppando questa visione, creò nel 1941 l’istituto Economia e Umanesimo. A partire dal 1947, riconosciuto internazionalmente per la serietà dei suoi studi, venne ripetutamente invitato in diversi paesi del Sud del mondo per offrire il suo contributo ad uno sviluppo globale, armonizzato e autopropulsivo. Negli anni 60 il papa Paolo VI lo chiamò a Roma come perito al Concilio Vaticano II e lo volle come sue maggior collaboratore nella redazione della sua enciclica sullo sviluppo dei popoli, la Populorum Progressio. Padre Lebret morì a Parigi il 20 luglio 1966.

Buona giornata a tutti. :-)




lunedì 14 marzo 2011

Noi delle strade (1938) - Madeleine Delbrel -

Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito,
ma c'è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi.

C'è gente che Dio prende e mette da parte.
Ma ce n'è altra che egli lascia nella moltitudine,
che non «ritira dal mondo».
E' gente che fa un lavoro ordinario,
che ha una famiglia ordinaria o che vive un'ordinaria vita da celibe.
Gente che ha malattie ordinarie, lutti ordinari.
Gente che ha una casa ordinaria, vestiti ordinari.
E' la gente della vita ordinaria.
Gente che s'incontra in una qualsiasi strada.
Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via,
come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta
che si è rinchiusa definitivamente dietro di loro.
Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze
che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi
è per noi il luogo della nostra santità.
Noi crediamo che niente di necessario ci manca,
perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato.

(Madeleine Delbrel)


Serva di Dio, laica
nata a Mussidan (Francia) il 24.10.1904, morta a Ivry-sur Seine il 13.10.1964



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domenica 13 marzo 2011

Frigorifero - Saadiyya al-Mufarrih

L’ho aperto
Il contenuto era in ordine.
Bottiglie di latte a lunga conservazione
Barattoli di yogurt
Pacchi di carne surgelata
Mele gialle
Medicine e pane
e… e… e via dicendo.
Nel frigorifero della mia anima
Il contenuto è in disordine
Scade
Senza che nessuno lo apra.

(Saadiyya al-Mufarrih)
Fonte : Non ho peccato abbastanza
 (1964 - Kuwait), poetessa, critico letterario e giornalista. Ha studiato lingua araba all'Università del Kuwait. Attualmente è direttore grafico del quotidiano kuwaitiano "al-Qabas".                                                                                    
                                                                                                   
Antologia di poetesse arabe e contemporanee
a cura di Valentina Colombo, Oscar Mondadori, 2007

sabato 12 marzo 2011

Decisione - Ignacio Larrañaga :)

O Cristo.
Sono entrato nel recinto dell’oscurità,
e le tenebre mi fanno male,
mi feriscono, mi danneggiano.

Sento la Tua mancanza.
So che Tu sei in me.
Ma te ne stai silenzioso,
tranquillo,
aspettando la mia decisione.

Tu sai...
io non posso vivere senza di Te.
La vita, senza di Te,
è vuota, senza senso,
senza colori.
È angoscia.
O Cristo,
non rimanere silenzioso.

Salvami!


(Ignacio Larrañaga)

Ignacio Larrañaga, nato in Spagna il 4 ottobre 1982 ad Aldaba (Vitoria) – morto il 18 febbraio 1975 a Fuenterrabia (Spagna), sacerdote francescano, ha trascorso quasi tutta la sua vita  in America Latina. Si è impegnato in anni recenti in una nuova forma di apostolato, volta al risveglio spirituale delle comunità religiose e dei gruppi ecclesiali.



Buona giornata a tutti. :-)




venerdì 11 marzo 2011

O Dio, pazzo d’Amore! – Santa Caterina da Siena -

O Dio, pazzo d'amore!
Non ti bastò incarnarti,
ma volesti anche morire!
Vedo che la tua misericordia
ti costrinse a dare anche di più all'uomo,
lasciandogli te stesso in cibo.
E così noi deboli abbiamo conforto,
e noi ignoranti smemorati
non perdiamo il ricordo dei tuoi benefici.
Ecco, tu dai il tuo cibo ogni giorno all'uomo,
facendoti presente nell'eucaristia
e nel corpo misterioso della tua chiesa.
Chi ha fatto questo ?
La tua misericordia.

(Santa Caterina da Siena)


Santa Caterina da Siena scrivente
sec. XVII (terzo decennio)
Rutilio Manetti, (Siena, 1571-1639)

Caterina da Siena, nata Caterina Benincasa (Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380), mistica italiana. Canonizzata dal papa senese  Pio II nel 1461; il 4 ottobre  1970  è stata dichiarata dottore della Chiesa da Papa Paolo VI; è patrona d'Italia  per nomina di papa Pio XII nel 1939 (assieme a San Francesco d’Assisi) e compatrona d' Europa per nomina di papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1999. Fu sepolta a Roma, nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva. Il corpo è ancora conservato nella basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma.


Buona giornata a tutti. :-)

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mercoledì 9 marzo 2011

L'identità del cristiano: vivere per servire – Madre Anna Maria Canopi -

Vivere per servire: ecco un ideale davvero bello per un cristiano! Ogni autentico servizio, infatti, ha la sua radice nel mistero di Cristo che per salvarci "pur essendo di natura divina..., spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo" (Fil 2, 6-7). Gesù è venuto sulla terra per insegnarci a servire. Egli è il nostro modello. Durante l'ultima Cena, dopo la lavanda dei piedi, disse ai suoi discepoli:
"Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. " (Gv 13, 12-15).
Conformarsi a Cristo significa, dunque, nelle situazioni in cui si vive e si lavora, saper dire con spontaneità: "Sono venuto per servire, non per essere servito" (cf Mt 20,28), "essere cioè sempre a disposizione per il bene degli altri", anzi, "diventare un bene per gli altri".
La differenza non è piccola: si tratta di passare dal fare qualcosa a favore dei fratelli, ad essere una persona per gli altri, come Gesù è "per noi".
Questo modo di porsi in relazione a Dio e al prossimo dona alla vita una dimensione nuova: in qualunque stato ci si trovi - consacrati o laici, soli o sposati, sani o malati - sempre si ha una missione da compiere, quella di donarsi. E poiché il donarsi implica l'impegno di una continua conversione per negarsi a se stessi, chi vive in tale dimensione interiore evita di entrare in competizione e in rivalità con i fratelli, non agisce sotto la spinta dell'ambizione e dell'egoismo, fugge l’ostilità, la violenza, l'aggressività, con tutte le tristi conseguenze che purtroppo si esibiscono sulla scena di questo mondo. Allora, anche se in apparenza non occupa un posto di rilevo nella società, il cristiano contribuisce veramente a costruire la "civiltà dell'amore"; là dove vive è una presenza di pace che diffonde attorno a sé carità e spirito di comunione, favorisce la collaborazione e la concordia a tutti i livelli, diventa fermento di giustizia, di santità.
L’ideale del servizio comporta inoltre altre conseguenze. Se uno vive in pace con gli altri non avanza diritti per sé, cerca piuttosto di mettersi nella prospettiva del "dovere". Oggi si parla facilmente di "diritti", ma si pensa meno al fatto che, se ogni persona ha il diritto di essere libera, di avere il necessario per vivere, ciò implica che io ho il dovere di fare per quella persona quanto occorre per il suo bene. Certamente si tratta di un atteggiamento da assumere reciprocamente, di una responsabilità comune. Quanto è importante la reciprocità! Tuttavia, per quanto ci riguarda, dobbiamo soprattutto preoccuparci di compiere il nostro dovere, cioè di servire gli altri con amore, in modo gratuito, anche se non riceviamo dagli altri il contraccambio. Anzi, quando tale disparità dovesse manifestarsi, proprio allora è il momento di vivere il Vangelo alla lettera, senza seguire la mentalità del mondo.
In altre parole, non si deve osservare soltanto la legge del "dare per ricevere", perché la nostra identità di uomini e di cristiani - se tali vogliamo essere - si caratterizza per un sovrappiù di amore, in forza del quale non si fa il bene per ricevere il contraccambio, ma lo si fa gratuitamente, comunque e sempre, senza paura di "perdere", poiché il bene che si fa ritorna sempre anche a chi lo compie: non è mai contro di noi. Anzi proprio quando gli altri non ci ricambiano, sul piano spirituale guadagniamo di più, perché diventiamo più conformi, più somiglianti a Cristo. E questo è il vero guadagno: la santità. Chi fa il bene ha già il suo premio, perché si realizza secondo il progetto di Dio. A poco a poco, nelle sue scelte, si trova a non essere più schiavo di un criterio puramente umano e utilitaristico o, peggio, schiavo delle proprie passioni, ma si eleva a un concetto della vita più nobile e spirituale, e ad acquistare la capacità di avere rapporti autentici e sereni con tutti.
Questo è tanto importante, soprattutto nel nostro tempo in cui, con lo sviluppo delle comunicazioni, e anche in conseguenza delle migrazioni dei popoli, chi si dedica agli altri viene spesso a trovarsi a contatto con molte persone di altra nazionalità e anche di diversa religione. È una bella testimonianza di gratuità aprirsi a tutti: ogni uomo merita di essere onorato, amato, servito, a qualunque popolo appartenga e qualunque sia la sua fede.
Quando questi incontri avvengono in uno spirito di autentica accoglienza e umanità, favoriscono decisamente il formarsi di relazioni fraterne e pacifiche, perché il bene donato suscita altro bene. In un mondo dominato dalla violenza, si tesse così silenziosamente una rete di amicizia, che dice con i fatti che tutti gli uomini sono davvero fratelli, figli di un unico Dio, tutti incamminati verso un unica meta. Tutti siamo poveri e deboli, ma se ci aiutiamo le fatiche del cammino si possono affrontare con maggiore fiducia: là dove uno cade, un altro è pronto a rialzarlo; quando ad uno viene meno il coraggio, chi gli è accanto diventa per lui un raggio di speranza. Anche questo è un servizio che siamo chiamati a renderci reciprocamente. E bisogna farlo con gioiosa disponibilità, sapendo che abbiamo sempre accanto a noi Gesù, nostro compagno di viaggio. Anzi, è lui stesso la Via. Guardando a lui, non si può più accontentarsi di arrivare soltanto "fino a un certo punto", perché egli non si è fermato lungo la salita del Calvario, ma ha servito l'umanità fino a salire sulla croce. Dal suo esempio nasce la forza di andare oltre le "convenienze" umane, accettando non solo la fatica, ma anche le umiliazioni che spesso il servizio comporta, accettandole come momenti di grazia, per liberarci dal terribile peccato di orgoglio che sempre c'insidia e spesso rovina anche il bene che possiamo compiere.
Per servire gli altri bisogna veramente farsi piccoli, umili, fino a sapersi inginocchiare davanti a loro, mettersi ai loro piedi. È difficile, perché il nostro io è duro a morire; ma in questo sacrificio non c'è tristezza, anzi proprio da esso scaturisce la vera gioia. Gesù stesso ha detto: "C’è più gioia nel dare che nel ricevere", e l'apostolo Paolo afferma: "Dio ama chi dona con gioia". Queste parole di vita sono da ricordare sempre.
Chi si fa "servo" per amore di Cristo e dei fratelli si trova libero e felice di godere, insieme con tutti, il tesoro del Regno dei Cieli.
Come cambierebbe il mondo se ogni mattino ciascuno di noi si proponesse di rivestirsi di Cristo assumendone i pensieri e i sentimenti per riprodurne le opere; se con risolutezza ci mettessimo al lavoro come buoni operai dicendo: "Per me servire è regnare: oggi voglio cominciare a vivere così!".

 ( Madre Cànopi Anna Maria)




lunedì 7 marzo 2011

Dammi, Signore, un'ala di riserva - don Tonino Bello -

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala soltanto:
possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte nei momenti di confidenza oso pensare, Signore,
che anche Tu abbia un'ala soltanto,
l'altra la tieni nascosta...
forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me.
Per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami allora a librarmi con Te perché vivere non è trascinare la vita,
non è strapparla,
non è rosicchiarla:
vivere è abbandonarsi come un gabbiano all'ebbrezza del vento;
vivere è assaporare l'avventura della libertà,
vivere è stendere l'ala,
l'unica ala con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.
Ma non basta saper volare con Te, Signore:
Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello, e aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi:
non farmi più passare indifferente davanti al fratello che è rimasto con l'ala,
l'unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te:
soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un'ala di riserva.
(don Tonino Bello)


Antonio Bello (Alessano, 18 marzo 1935 – Molfetta, 20 aprile 1993). vescovo cattolico italiano. Il 27 novembre 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi ha avviato il processo di beatificazione.

-  buona giornata a tutti :-)


sabato 5 marzo 2011

Se la nota dicesse - Padre Michel Quoist -

Se la nota dicesse: non è una nota che fa la musica …
non ci sarebbero le sinfonie
Se la parola dicesse:
non è una parola che può fare una pagina …
non ci sarebbero i libri
Se la pietra dicesse:
non è una pietra che può alzare un muro …
non ci sarebbero le case
Se la goccia d'acqua dicesse:
non è una goccia d'acqua che può fare il fiume …
non ci sarebbe l'oceano
Se il chicco di grano dicesse:
non è un chicco di grano che può seminare il campo …
non ci sarebbe il pane
Se l'uomo dicesse:
non è un gesto d'amore che può salvare l'umanità …
non ci sarebbero mai né giustizia né pace,
né dignità né felicità nella terra degli uomini.
Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota,
Come il libro ha bisogno di ogni parola,
Come la casa ha bisogno di ogni pietra,
Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua,
Come la messe ha bisogno di ogni chicco,
L'umanità intera ha bisogno di te, qui dove sei, unico, e perciò insostituibile.

(Padre Michel Quoist)
http://leggoerifletto.blogspot.com/2011/03/michel-quoist-biografia.html


Padre Michel Quoist
(Le Havre, 1921 – Le Havre 18 dicembre 1997)
sacerdote e scrittore francese



Buona giornata a tutti. :-)

Michel Quoist - Biografia


Padre Michel Quoist (Le Havre 1921 – Le Havre 18 dicembre 1997) sacerdote e poeta francese.
Figlio di padre ateo e di madre praticante cattolica, Michel Quoist  ebbe un adolescenza difficile a causa della morte precoce di suo padre.  A diciott’anni entrò in seminario, ma a pochi mesi dal suddiaconato, improvvisamente divenne quasi cieco;  riprese la vista a poco a poco e fu ordinato sacerdote nel 1947. Continuò gli studi in scienze sociali e politiche nell’Istituto Cattolico di Parigi. Quindi divenne vicario di una grande parrocchia di Le Havre e coordinatore dei movimenti giovanili della sua regione e nominato segretario generale del Comitato Episcopale Francese per l’America Latina mettendosi egli stesso a viaggiare per conferenze, ritiri, ecc. e a scrivere libri di elevata meditazione e spiritualità. Dal 1970 al 1976 fu curato di Sainte Marie e Saint Léon, nel 1971 aprì a Saint Cyrice nell’Aveyron un centro di accoglienza per giovani e adulti e nel 1976 divenne responsabile delle vocazioni diocesane, svolgendo vari incarichi pastorali. Nel 1988 divenne direttore della radio diocesana di Le Havre, denominata Arc en Ciel. La sua vita è  stata tutta una spinta verso la  ricerca interiore; aveva una fede genuina  e dai suoi scritti appare chiaro il suo totale abbandono al Padre. Nelle sue poesie c’è una continua attenzione per i problemi concreti che ha l’uomo in tutte le età e le situazioni della vita e sono un inno alla gioia e alla gratitudine al Signore.
Signore, mi hai afferrato, e non ho potuto resisterTi.
Sono corso a lungo, ma Tu m'inseguivi.
Prendevo vie traverse, ma tu le conoscevi.
Mi hai raggiunto.
Mi sono dibattuto.
Hai vinto!
Si ammalò nel 1996 e morì l’anno successivo.


venerdì 4 marzo 2011

Vieni di notte – Padre David Maria Turoldo -

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, Figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
E dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti,:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con te, o Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore. Vieni sempre, Signore.

 (Padre David Maria Turoldo)
David Maria (nato Giuseppe) Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992) religioso e poeta italiano dell’Ordine dei Servi di Maria.  

Buona giornata a tutti. :-)



mercoledì 2 marzo 2011

L'aquila che si credeva un pollo - Padre Anthony De Mello -

Un uomo trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una chioccia.
L'uovo si schiuse contemporaneamente a quelli della covata e l'aquilotto crebbe insieme ai pulcini.
Per tutta la vita l'aquilotto fece quel che facevano i polli nel cortile, pensando di essere uno di loro.
Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni e l'aquila divenne molto vecchia.
Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d'aria, muovendo appena le robuste ali dorate.
La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. "Chi è quello?", chiese.
"E' l'aquila, il re degli uccelli", rispose il suo vicino. "Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli".
E così l'aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.

(Anthony De Mello)
http://leggoerifletto.blogspot.com/2010/08/anthony-de-mello-biografia.html

fonte: "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo" (1990)


Buona giornata a tutti. :-)


martedì 1 marzo 2011

Portare ovunque l’acqua della pace – don Tonino Bello -

Chi sono gli operatori della pace? Sono i tecnici delle condutture; gli impiantisti delle reti idrauliche; gli esperti delle rubinetterie. Sono coloro che, servendosi di tecniche diversificate, si studiano di portare l'acqua della pace nella fitta trama dello spazio e del tempo, in tutte le case degli uomini, nel tessuto sociale della città, nei luoghi dove la gente si aggrega e fioriscono le convivenze.
Qui è bene sottolineare una cosa. L'acqua è una: quella della pace. Le tecniche di conduzione, invece, cioè le mediazioni politiche, sono diverse. E diverse sono anche le ditte appaltatrici delle condutture, ed è giusto che sia così. L'importante è che queste tecniche siano serie, intendano servire l'uomo e facciano giungere l'acqua agli utenti.
Senza inquinarla.
Se lungo il percorso si introduce del veleno, non si serve la causa della pace.
Senza manipolarla.
Se nell'acqua si inseriscono additivi chimici, magari a fin di bene, ma derivanti dalle proprie impostazioni ideologiche, non si serve la causa della pace.
Senza disperderla.
Se lungo le tubature si aprano falle, per imperizia o per superficialità o per mancanza di studio o per difetti tecnici di fondo, non si serve la causa della pace.
Senza trattenerla.
Se nei tecnici prevale il calcolo, e si costruiscono le condutture in modo tale che vengano favoriti interessi di parte, e l'acqua, invece che diventare bene di tutti, viene fatta ristagnare per l'irrigazione dei propri appezzamenti, non si serve la causa della pace.
Senza accaparrarsela.
Se gli esperti della condutture si ritengono loro i padroni dell'acqua e non i ministri, i depositari incensurabili di questo bene di cui essi devono sentirsi solo i canalizzatori, non si serve la causa della pace.
Senza farsela pagare.
Se i titolari della rete idrica si servono delle loro strumentazioni per razionare astutamente le dosi e schiavizzare la gente prendendola per sete, non si serve la causa della pace. Si serve la causa della pace quando l'impegno appassionato dei politici sarà rivolto a che le città vengano allagate di giustizia, le case siano sommerse dai fiumi di rettitudine e le strade cedano sotto un' alluvione di solidarietà, secondo quello splendido versetto del profeta Amos : "Fate in modo che il diritto scorra come acqua di sorgente, e la giustizia come un torrente sempre in piena " (Am 5,24).
Coraggio, allora!
Nonostante questa esperienza frammentaria di pace, scommettere su di essa significa scommettere sull’uomo.
Anzi sull’Uomo Nuovo.
Su Cristo Gesù : Egli è la nostra Pace. E Lui non delude! “


(don Tonino Bello)
Tratto da: Vegliare nella notte,don Tonino Bello, Edizioni San Paolo, 1995


Buona giornata a tutti. :-)













lunedì 28 febbraio 2011

Preghiera per ottenere l’intercessione di papa Luciani -

Signore Gesù,
tu che ci hai dato la grande gioia
di venerare Papa Giovanni Paolo I come Tuo Vicario
sulla terra,e quindi nei Tuoi inscrutabili disegni
ci hai fatto provare l'immenso dolore della sua inattesa
scomparsa,concedici le grazie che Ti domandiamo, affinchè,
sicuri della sua intercessione presso di Te,
possiamo un giorno venerarlo sugli altari:
allora la sua bontà e umiltà,proposte ad esempio dei fedeli
saranno un perenne invito a tradurre nella vita
il suo insegnamento e a diffondere serenità ed amore.
Amen


Papa Giovanni Paolo I, nato Albino Luciani (Forno di Canale, 17 ottobre 1912-Città del Vaticano, 28 settembre 1978), eletto papa il 26 agosto 1978.
Il suo pontificato fu tra i più brevi della storia: la sua morte avvenne infatti dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio di Pietro.
Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978.
Nel 1990 è stata formalizzata la richiesta di beatificazione. A papa Giovanni Paolo I vengono attribuite diverse guarigioni che sono allo studio della Congregazione per le Cause dei Santi.
Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di "papa del sorriso" e "sorriso di Dio”

« Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri. »
(Preghiera particolare di papa Giovanni Paolo I)




Buona giornata a tutti. :-)







domenica 27 febbraio 2011

Una donna che diventa madre - Madre Teresa di Calcutta -

Una donna che diventa madre

d'un bambino nato da un'altra donna

è come acqua che evapora e si fa nube,

volando in cielo per portare acqua

a un albero nel deserto.


(Madre Teresa di Calcutta)
Biografia:http://leggoerifletto.blogspot.com/2010/08/santa-madre-teresa-di-calcutta.html

Francesca + due giorni