martedì 8 febbraio 2011

L’amicizia - Gibran Kahlil -

Il vostro amico
è il vostro bisogno saziato.
E’ il campo che seminate con amore
e che mietete ringraziando.
Egli è la vostra mensa e la vostra dimora
perché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo cercate per la vostra pace.
Se l’amico vi confida il suo pensiero
non nascondetegli il vostro.
Quando lui tace
il vostro cuore non smette di ascoltarlo,
perché nell’amicizia
ogni pensiero, desiderio, speranza
nasce nel silenzio e si partecipa con gioia.
Se vi separate dall’amico
non addoloratevi, perché la sua assenza
v’illumina su ciò che più in lui amate.
E non vi sia nell’amicizia altro intento
che scavarvi nello spirito a vicenda.
Condividetevi le gioie
sorridendo nella dolcezza amica,
perché nella rugiada delle piccole cose
il cuore scopre il suo mattino
e si conforta.

(Gibran Kahlil)




La tragedia dell’olocausto attraverso l’amicizia di due bambini
Il bambino con il pigiama a righe
Dal regista inglese Mark Herman una bella storia, adattamento del romanzo del giovane scrittore irlandese John Boyne. Le musiche del premio Oscar James Horner (Titanic) e la fotografia del francese Benoît Delhomme contribuiscono a creare una favola nera che cerca di offrire una prospettiva unica sugli effetti del pregiudizio e della violenza nei confronti degli innocenti.Berlino, anni Quaranta. Un bambino di otto anni, Bruno (Asa Butterfield), si trasferisce con la sua famiglia in una casa di campagna fuori Berlino, a pochi passi da un campo di concentramento in cui si pratica l’eliminazione sistematica degli ebrei. Il padre di Bruno (David Thewlis) è un ufficiale delle SS neopromosso alla direzione del campo nazista. Bruno, Fa conoscenza con Shmuel (interpretato dall’esordiente su grande schermo Jack Scanlon), un bambino che si trova al di là del recinto in filo spinato (la cui utilità non è nemmeno lontanamente immaginata dal piccolo tedesco) e che indossa perennemente una divisa a righe. Tra i due scoppia subito l’amicizia: Bruno vede Shmuel affaticato, affamato, ma la sua innocenza non gli consente di capire il perché di tale condizione. Costruisce, perciò, una spiegazione tutta sua, infantile ed ingenua, come vuole la sua età: il campo non è altro che una fattoria, le divise a righe sono semplicemente dei pigiami, e i numeri di matricola con cui sono contrassegnati gli internati fanno solo parte di un gioco. Ma sarà Shmuel ad aprire pian piano gli occhi di Bruno, fino a fargli mettere in dubbio anche le azioni del padre, nei riguardi del quale aveva sempre riposto una completa fiducia. Purtroppo, entrambi i ragazzi saranno letteralmente travolti dall'orribile verità in cui hanno avuto la sfortuna di imbattersi.



Buona giornata a tutti :-)

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lunedì 7 febbraio 2011

Pensando un po' alla morte – Paulo Coelho -

Credo che questo testo si potrà leggere in circa tre minuti.
Ebbene, in questo lasso di tempo, moriranno 300 persone e ne nasceranno altre 620.
Forse io impiegherò mezz'ora per scriverlo: sono concentrato sul mio computer, sui libri accanto a me, sulle idee che mi vengono, sulle macchine che passano là fuori.
Tutto sembra assolutamente normale intorno a me.

Invece, durante questi trenta minuti, sono morte 3.000 persone, e 6.200 hanno appena visto, per la prima volta, la luce del mondo.
Dove saranno queste migliaia di famiglie che hanno cominciato a piangere per la perdita di qualcuno, o a ridere per l'arrivo di un figlio, di un nipote, di un fratello?
Mi fermo e rifletto: forse molte di queste morti arrivano al termine di una lunga e dolorosa malattia, e certe persone saranno sollevate dall'Angelo che è venuto a prenderle.

Inoltre, centinaia di questi bambini che sono appena nati quasi sicuramente saranno abbandonati nel prossimo minuto ed entreranno nelle statistiche di morte prima che io abbia finito questo testo.
Pensate. Ho appena dato uno sguardo a una semplice statistica e tutt'a un tratto inizio ad avvertire il senso di queste perdite e questi incontri, questi sorrisi e queste lacrime.

Quanti staranno lasciando questa vita da soli, nelle loro stanze, senza che nessuno si renda conto di ciò che sta accadendo?
Quanti nasceranno nascostamente e saranno abbandonati davanti alla porta di qualche ricovero o di qualche convento?
Rifletto: ho già fatto parte della statistica delle nascite e, un giorno, sarò incluso nel numero dei morti.

Che bello: io sono pienamente consapevole che morirò.
Da quando ho fatto il Cammino di Santiago, ho capito che - anche se la vita continua e siamo tutti eterni - un giorno questa esistenza si concluderà.
Le persone pensano molto poco alla morte.

Passano la vita preoccupandosi di vere e proprie assurdità, rimandano cose, tralasciano momenti importanti.
Non rischiano, perché pensano sia pericoloso.
Si lamentano molto, ma diventano codarde quando è il momento di prendere provvedimenti.
Vogliono che tutto cambi, ma loro si rifiutano di cambiare.
Se pensassero un po' di più alla morte, non tralascerebbero mai di fare quella telefonata che manca. Sarebbero un po' più folli. Non avrebbero paura della fine di questa incarnazione - perché non si può temere qualcosa che accadrà comunque.
Gli Indios dicono: "Oggi è un giorno buono come qualsiasi altro per lasciare questo mondo". E uno stregone commentò una volta: "Che la morte sia sempre seduta al tuo fianco. Così, quando avrai bisogno di fare qualcosa di importante, essa ti darà la forza e il coraggio necessari".
Spero che tu, lettore, abbia letto fin qui. Sarebbe una stupidaggine spaventarsi per il titolo, perché tutti noi, prima o poi, moriremo. E solo chi accetta questo è pronto per la vita.

(Paulo Coelho) 



Chiesa Santa Maria della Concezione - Roma

Se andate a  Roma  vale la pena di andare a vedere  la singolare cripta della chiesa decorata con migliaia di ossa e teschi. La chiesa, al cui interno sono custodite pregevoli opere di Guido Reni, del Lanfranco e del Domenichino, deve infatti la sua fama alla curiosa quanto macabra cripta-ossario decorata dalle ossa donate da circa 4000 frati cappuccini, raccolte tra il 1528 e il 1870 dal cimitero dei  Padri Cappuccini.

Buona giornata a tutti. :-)



domenica 6 febbraio 2011

Irradiare Cristo - Cardinale John Henry Newman -

Gesù, aiutaci a diffondere il tuo profumo ovunque noi andiamo;
inondaci del tuo spirito e della tua vita;
prendi possesso del nostro essere così pienamente,
che tutta la nostra vita sia soltanto un' irradiazione della tua;
risplendi in noi e attraverso di noi;
che chiunque ci avvicini senta in noi la tua presenza;
chi viene a noi cerchi Te e veda soltanto Te;
resta con noi, così cominceremo a risplendere come risplendi Tu,
così da essere luce per gli altri;
la luce, Gesù, verrà tutta da Te, e nulla di essa  sarà  nostra  proprietà;
sarai Tu ad illuminare attraverso di noi;
fa che noi Ti lodiamo nel modo che piace a Te,
effondendo la Tua luce su quanti ci stanno attorno;
che noi predichiamo di te, senza predicare,
ma con il nostro esempio, con la forza che trascina,
con il suadente influsso del nostro operare,
con l'evidente pienezza dell'amore di cui il nostro cuore trabocca.
Amen.

(+Cardinale John Henry Newman)
John Henry Newman (Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston 11 agosto 1890)
cardinale, teologo e filosofo inglese.
 E’ stato beatificato il 19 settembre 2010 da papa Benedetto XVI.

sabato 5 febbraio 2011

Avevo fame...- don Antonio Mazzi -

Avevo fame, e avete inventato le tavole rotonde.
Avevo sete, e avete prodotto 250 milioni di bottiglie di spumante.
Ero nudo, e avete moltiplicato le sfilate di moda.
Ero in carcere, e avete aumentato le volanti della polizia.
Ero malato, e avete aperto le cliniche private.
Ero tossico, e avete legalizzato le droghe.
Ero moribondo sull'asfalto,
e avete tirato diritto per evitare ritardi.
Ero disoccupato, e avete elaborato le borse lavoro.
Ero un bambino, e mi avete tolto il certificato di residenza.
Ero vecchio, e avete tagliato le pensioni.
Cercavo casa, e avete aperto il mezzanino del metro.
Ero pazzo, e avete chiuso gli ospedali psichiatrici.
Volevo una comunità,

e mi avete fatto bussare ad una porta che si è aperta dopo nove mesi.
Ero orfano, cercavo un padre, una madre, e mi avete dato uno psicologo.
Mi sono impiccato e ho sentito la gente, sotto, brontolare perché avevo imbrattato il pavimento di sangue, bava ed escrementi.
Ora sono felice, tra le braccia di un Dio che mi ha amato non perché ero giusto ma perché peccatore.

(don Antonio Mazzi)

Barbone
Nicola Iuppariello (Barra-Napoli, 3 ottobre 1917-6 luglio 1997)


Buona giornata a tutti :-)


venerdì 4 febbraio 2011

Preghiera del catechista – don Tonino Lasconi :)

Signore Gesù,
nonostante i miei limiti
le mie paure
e i miei numerosi impegni,
accetto di fare il catechista,
perché tu, lasciando la terra,
hai detto ai tuoi discepoli:
"Andate in tutto il mondo
e predicate il vangelo
a ogni creatura".
Non ti chiedo di essere capace
di scacciare i demoni,
di guarire i malati,
di prendere in mano serpenti
o di bere veleni
senza subire danni.
Ti chiedo di concedermi
intuito vivace,
fantasia fervida,
parola efficace.
Per farti conoscere al meglio,
e per farti scegliere
come via verità e vita
da coloro
che mi sono affidati.
Questo puoi concedermelo.
Anzi,
se posso permettermelo,
devi concedermelo.

(don Tonino Lasconi)

Stefano da Verona, 1435
Pinacoteca di Brera, Milano (Italy)
Nel quadro, tra i pastori appare il pavone che nel linguaggio simbolico è un titolo regale:
"E’ nato un Re"

Buona giornata a tutti. :)




giovedì 3 febbraio 2011

Donna - Joumana Haddad -

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
nessuno sa che per me andare è ritornare, e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e creo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro, con loro e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della  prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e al mio desiderio non impartiscono ordini.
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia di loro proprietà
ed io glielo lascio credere
e creo.

(Joumana Haddad)
Libano, 1970

Joumana Haddad, poetessa, scrittrice, traduttrice e giornalista libanese, è nata a Beirut nel 1970. È  responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese Al Nahar, amministratrice del Booker prize arabo, nonché caporedattrice di Jasad, rivista in lingua araba specializzata nella letteratura, le scienze e le arti del corpo


Buona giornata a tutti. :-)

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mercoledì 2 febbraio 2011

Quanto ci separa – don Bruno Ferrero --

Un saggio sufi si imbarcò su una nave per recarsi dall'altra parte del mare. A metà della traversata si scatenò una tempesta di tale violenza che le onde altissime scagliavano la nave in su e in giù come se fosse un fuscello. Tutti avevano una paura tremenda, e chi pregava, chi si rotolava gridando, chi gettava tutti i suoi beni in mare. Solo il saggio rimaneva imperturbabile.
Quando la tempesta si calmò, e a poco a poco il colore tornò sulle gote dei naviganti, alcuni di loro si rivolsero al saggio e gli chiesero:
"Ma come mai tu non hai avuto paura? Non ti sei accorto che tra noi e la morte c'era soltanto una tavola di legno?".
"Certo, ma nel corso della vita mi sono accorto che spesso c'è ancor meno".

Quanto ci separa dalla morte? E davvero così sottile il confine tra la vita e la morte.
Negli ultimi mesi di vita, Don Bosco camminava a fatica. Chi lo vedeva attraversare i cortili spesso gli chiedeva: "Dove va, Don Bosco?".
La risposta era sempre la stessa: "In Paradiso".
Lo potremmo dire tutti, ad ogni passo della nostra vita: "Sto arrivando, Signore".

(don Bruno Ferrero)

Fonte: A volte basta un raggio di sole di Bruno Ferrero

La nave dei folli
Hieronymus Bosch (1450-1516)

Parigi, Musèe du Louvre


Per metà imbarcazione e per metà albero della cuccagna
la nave dei folli trasporta il suo carico di gaudenti
che si abbandonano ai piaceri della carne.



Buona giornata a tutti. :-)

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martedì 1 febbraio 2011

Signore non sono capace - Padre Michel Quoist -

Credo, Signore, che sarei capace di
compiere una volta,
qualche atto straordinario.
Un'azione che impegnerebbe tutto me stesso,
se fossi sconvolto da una sventura,
colpito da un'ingiustizia,
se uno dei mie cari fosse in pericolo...
Ma ciò che mi umilia e spesso mi scoraggia,
è che non sono capace di donare la mia vita pezzo a pezzo,
giorno dopo giorno, ora dopo ora,minuto dopo minuto,
donare, sempre donare... e darmi!
Questo non posso farlo e tuttavia
è certamente ciò che tu mi chiedi...
Ogni giorno mille frammenti di vita da donare,
in mille possibili gesti d'amore,
che più non si vedono tanto sono abituali,
e più non si notano tanto sono banali,
ma di cui tu mi dici di aver bisogno per mettere insieme un'offerta
e perché un giorno io possa dire in verità:
Ai miei fratelli io ho donato tutta la mia vita.
E' ciò che desideri, Signore,
ma non ne sono capace... non posso farlo, lo so,
ed ho paura.
Figliolo, io non ti chiedo di riuscire sempre,
ma di provarci sempre.
E soprattutto ascoltami, ti chiedo di accettare i tuoi limiti,
di riconoscere la tua povertà e di farmene dono,
perché donare la propria vita non vuol dire donare soltanto le proprie ricchezze, ma anche la propria povertà,
 i propri peccati.
Fa' questo, figliolo, e con i pezzi di vita sciupata,
da te sottratti a tutti coloro che aspettano, colmerò i vuoti,
dandoti in cambio la durata,
perché nelle mie mani la tua povertà offerta,
 diventerà ricchezza per l'eternità.

(Padre Michel Quoist)





Buona giornata a tutti. :-)








lunedì 31 gennaio 2011

Perdono - papa Giovanni Paolo II -

Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancora rimarginata.
In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto.
Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione.
Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell'uomo.

(Papa Giovanni Paolo II)
Fonte: Evangelium vitae, sez. 99

di corsa dalla mamma a bere il latte

Buona giornata a tutti :-)

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domenica 30 gennaio 2011

Con la semplicità e l'amore - Thomas Merton -

Liberami, Signore, 
dalla pigrizia che si agita,
sotto la maschera del fare,
e della mollezza che compie
ciò che non è stato richiesto,
per riuscire a eludere un sacrificio!

Ma donami l'umiltà
nella quale soltanto è il riposo,
e liberami dall'orgoglio
che è il fardello più pesante.

Penetra tutto il mio cuore,
tutta la mia anima,
con la semplicità dell'amore.

(Padre Thomas Merton )

fonte: Dialoghi con il Silenzio.Preghiere e disegni originali dell'autore, a cura di Jonathan Montaldo, Sam Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2002, p.109
Thomas Merton (Prades, Francia  31 gennaio 1915-Bankok, 10 dicembre 1968) è stato scrittore e religioso statunitense dell’ordine dei monaci Trappisti. Autore di numerosissimi saggi e opere in poesia e in prosa dedicati soprattutto ai temi dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso, della pace e dei diritti civili. Fu amico di papa Giovanni XXIII.



Buona giornata a tutti. :-)


sabato 29 gennaio 2011

La passione delle pazienze - Madeleine Delbrel -

La passione, la nostra passione, sì, noi l'attendiamo.
Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo
viverla con una certa grandezza.
Il sacrificio di noi stessi:
noi non aspettiamo altro che ne scocchi l'ora.
Come un ceppo nel fuoco,
così noi sappiamo di dover essere consumati.
Come un filo di lana tagliato dalle forbici,
così dobbiamo essere separati.
Come un giovane animale che viene sgozzato,
così dobbiamo essere uccisi.
La passione, noi l'attendiamo.
Noi l'attendiamo, ed essa non viene.

Vengono, invece, le pazienze.
Le pazienze, queste briciole di passione,
che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria,
di ucciderci senza la nostra gloria.

Fin dal mattino esse vengono davanti a noi:
sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti,
è l'autobus che passa affollato,
il latte che trabocca, gli spazzacamini che vengono,
i bambini che imbrogliano tutto.
Sono gl'invitati che nostro marito porta in casa
e quell'amico che, proprio lui, non viene;
è  il telefono che si scatena;
quelli che noi amiamo e non ci amano più;
è la voglia di tacere e il dover parlare,
è la voglia di parlare e la necessità di tacere;
è voler uscire quando si è chiusi
è rimanere in casa quando bisogna uscire;
è il marito al quale vorremmo appoggiarci
e che diventa il più fragile dei bambini;
è il disgusto della nostra parte quotidiana,
è il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.

Così vengono le nostro pazienze,
in ranghi serrati o in fila indiana,
e dimenticano sempre di dirci
che sono il martirio preparato per noi.

E noi le lasciamo passare con disprezzo,
aspettando – per dare la nostra vita –
un'occasione che ne valga la pena.
Perché abbiamo dimenticato che
come ci sono rami che si distruggono col fuoco,
così ci son tavole che i passi lentamente logorano
e che cadono in fine segatura.
Perché abbiamo dimenticato che
se ci son fili di lana tagliati netti dalle forbici,
ci son fili di maglia che giorno per giorno
si consumano sul dorso di quelli che l'indossano.
Ogni riscatto è un martirio,
ma non ogni martirio è sanguinoso:
ce ne sono di sgranati da un capo all'altro della vita.

E' la passione delle pazienze.

(Madeleine Delbrel)
Tratto da Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco, P.Gribaudi editore, Torino, 1990

Imbocco canale di Corinto - 2010 -
Mare, terra, cielo si fondono in un unico colore

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