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lunedì 23 aprile 2018

Davanti al cielo stellato - Antonietta Milella

Quando ti senti solo, quando ti senti abbandonato, quando ti senti messo da parte, quando pensi che nessuno si ricordi di te, affacciati alla finestra, alza gli occhi e guarda il cielo stellato. 
Quante luci riesci a vedere? Quante ne immagini nello spazio ristretto del tuo limitato orizzonte?

Pensa... ciò che vedi ha una profondità infinita, le luci che distingui sono nulla, gocce d'acqua nell'oceano del cielo profondo e sconfinato.
Pensa... ogni stella si muove secondo una legge per lei fissata dalla notte dei tempi, intorno a lei girano i pianeti, intorno ai pianeti i satelliti, ognuno con una precisione millimetrica, secondo un tempo che è stato dato ad ogni più piccolo essere come sua misura.
Moltiplica quelle luci, moltiplica quei movimenti, moltiplica il tuo piccolo quadro di cielo all'infinito, e... sei infinitamente distante dalla verità.
Pensa... dietro ad ognuna di quelle luci, dietro ad ogni impercettibile movimento, dietro ad ogni realtà percepita dall'uomo con i suoi strumenti imperfetti c'è qualcuno che quella realtà, quel movimento, la legge che lo regola li ha creati. Tanta perfezione, per cosa?
Guarda te ora... guarda i tuoi occhi capaci di comprendere e abbracciare ciò che è così tanto più grande di loro, guarda il tuo cuore, quel cuore che ora senti piagato e pensa...
Il tuo cuore ha in sé un'ansia infinita di amore, un desiderio infinito di assoluto, di Dio... ha un'ansia infinita di infinito. 
Eppure il cuore per quanto grande è piccolo rispetto al corpo che lo contiene! Eppure il cuore soffre più di qualsiasi altro organo, più di qualsiasi altra parte del corpo!
Pensa... le cose piccole capaci di cose grandi! Gli occhi, il cuore capaci di accogliere la più grande pena, ma anche la più grande manifestazione di amore, quella di Dio!
"Chi è l'uomo perché te ne curi, chi è l'uomo perché te ne ricordi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e onore lo hai coronato. Tutto hai messo ai suoi piedi".

Così recita un salmo.

Di fronte a quel cielo stellato ci sei tu, di fronte alla più grande meraviglia del Creato ci sei tu, piccolo, fragile, smarrito, turbato, ma ci sei.
Tu sei prezioso di più della più luminosa stella che riesci a vedere ad occhio nudo dalla tua finestra, sei prezioso perché Dio ha fatto tutto quello che ti sta davanti per te, perché potessi percepire un frammento della sua potenza, della sua grandezza, un frammento del suo amore.
Se ad ogni stella, ad ogni pianeta, ad ogni molecola, ad ogni atomo che sono inerti e senza vita ha dato il compito così grande di celebrare la sua gloria, quanto più grande è il progetto su di te, sull'uomo che si eleva su tutte le cose create e le domina con il suo pensiero!

Guarda lontano, guarda in alto; guarda ora dentro di te.

Scoprirai che quell'universo che ti sembra così irraggiungibile, così perfetto e misterioso, davanti ai tuoi occhi è dentro di te. E' un universo da esplorare, è un universo in cui troverai le risposte che cerchi, è l'universo delle emozioni e dei sentimenti che arricchiscono e illuminano il cielo sconfinato della tua anima.
Guarda, ma ad occhi chiusi: E vedrai dentro di te accendersi tante stelle luminose. Vedrai che nel buio più profondo, proprio come in quel cielo da cui tu ora hai distolto lo sguardo, spuntano fiori stupendi, che tu non ti eri accorto di avere piantato.
Fratello, nel tuo cuore Dio ha seminato ciò che vuole tu impari a guardare: vuole che tu nel tuo cuore riscopra l'amore con cui lui ti guarda, vuole che tu almeno una volta ti fidi di lui.
E' ansioso di manifestarti il suo progetto meraviglioso che ha in serbo per te, desidera che almeno una volta tu gli permetta di entrare per farsi conoscere più da vicino.
Vuole incontrarti non nel cielo infinito, ma nella tua pena, nella tua sofferenza, nella tua difficoltà di ogni giorno, nel tuo bisogno di amore non soddisfatto, per trasformarli in canto di gioia, in inno di lode a lui, che non ha smesso neanche un momento di occuparsi di te.

- Antonietta Milella -
Meditazione sul Salmo 8



Tu che esistevi prima dei monti

Tu che esistevi prima dei monti e delle nubi,
prima del mare e dei venti.
Tu il cui inizio è prima dell'inizio di ogni cosa
e la cui gioia e dolore sono più antichi delle stelle.
Tu che eternamente giovane vagasti sopra le vie
lattee e attraverso le grandi tenebre fra di esse.
Tu che eri solo prima della solitudine
e il cui cuore era colmo di angoscia molto prima
del cuore degli uomini -
non mi dimenticare.
Ma come potresti tu ricordarmi.
Come potrebbe il mare ricordare la conchiglia
nella quale una volta mormorava.

Pär Lagerkvist


Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 11 aprile 2018

La rinuncia di Dio - Simone Weil

La creazione è, da parte di Dio, un atto non di espansione di sé bensì di limitazione, di rinuncia. 
Dio con tutte le creature è qualcosa di meno che Dio da solo. 
Dio ha accettato questa diminuzione. Si è privato di una parte dell’essere. Se ne è privato già in questo atto della sua divinità; ecco perché San Giovanni dice che l’Agnello è stato sgozzato fin dal momento della creazione del mondo. Dio ha permesso che esistessero altre cose, diverse da lui e di valore infinitamente minore. 
Con l’atto creativo ha negato se stesso, così come Cristo ci ha ordinato di rinnegare noi stessi. 
Dio si è negato in nostro favore, per offrirci la possibilità di rinnegarci per lui. Questa risposta, questa eco che è in nostro potere rifiutare, è la sola giustificazione possibile per la follia d’amore che è l’atto creativo.
Le religioni che hanno compreso questa rinuncia, questa distanza volontaria, questo ritrarsi volontariamente, l’apparente assenza di Dio e la sua presenza segreta quaggiù, sono la religione vera, la traduzione in lingue diverse della grande Rivelazione.
Le religioni che rappresentano una divinità che esercita il suo dominio dovunque ciò le sia possibile, sono false. Anche se monoteiste, sono idolatre.
È dunque vero, in un certo senso, che Dio bisogna pensarlo come impersonale, nel senso che egli è il modello divino di una persona che con la rinuncia di sé trascende se stessa. 
Concepirlo come una persona onnipotente, oppure, sotto il nome di Cristo, come una persona umana, significa escludersi dal vero amore di Dio. 
Ecco perché occorre amare la perfezione del Padre celeste che diffonde in maniera uguale la luce del sole. 
Il modello divino, assoluto, di questa nostra rinuncia che è l’obbedienza: ecco il principio creatore e ordinatore dell’universo, ecco la pienezza dell’essere.

- Simone Weil - 
da:  Attesa di Dio


“La bellezza del mondo è il sorriso di tenerezza del Cristo per noi attraverso la materia. 
Egli è realmente presente nella bellezza dell’universo. 
L’amore di questa bellezza procede da Dio, sceso nelle nostre anime, e va verso Dio, presente nell’universo. 
Anche questo è un qualcosa simile a un sacramento”. 

- Simone Weil -
da: Forme dell’amore implicito di Dio



Un giorno

Dal filo di ogni esile
erba il silenzio salga.
E poi si unisca ai
deserti illuminati.

Anche il cuore ne trema:
se l’improvviso aspetto
atteso del mattino
eliminerà l’ombra!

- Simone Weil - 


Buona giornata a tutti. :-)








giovedì 9 giugno 2016

Lo lago e la fontana

Il lago, limpido, e silenzioso, aveva trascorso anni, a rimirare la splendida fontana, che sorgeva, sulle sue rive, e a invidiare le belle forme, che creava, e i suoni che, ininterrottamente, produceva...
«Quant'è, piena, di vita! Quant'è, vivace!
Non riposa, mai: non è, mai, stanca! È, sempre, così, viva...
Quanto vorrei, essere una fontana!», pensava.
«Quanto vorrei, poter vivere, la sua vita: così, varia, e interessante!
Quante volte, ho udito la gente, meravigliarsi, ed entusiasmarsi, dei suoi giochi d'acqua!
Quando giungono, sulle mie rive, si limitano, a passarmi, davanti, in silenzio!
A volte, qualche coppia, se ne sta, lì, mano nella mano: non so, bene, perché...
Altri, seduti, sui prati, o su una panchina, fissano il paesaggio statico, e monotono, che offro!
Quanto vorrei, essere una fontana...
Ma, purtroppo, sono un lago e, neppure, dei più belli: non, particolarmente, profondo, né grande, né suggestivo!
Sono, così, insignificante!».

Da anni, la fontana osservava il lago, limpido, e silenzioso, e lo invidiava, immensamente...
«Quant'è, calmo!», pensava.
«Guardatelo: non cerca, di impressionare, nessuno!
Le sue acque, non corrono: non si agitano...
Non gli servono, acrobazie!
Io, invece, ho un bisogno compulsivo, dell'attenzione altrui...
Faccio, di tutto, per attirare la gente, ma sono, così, stanca!
Quant'è felice, invece, il lago!
La gente passeggia, sulle sue rive, senza che lui debba intrattenere, nessuno:
siede, sul prato,e si gode il placido sciabordio, delle sue piccole onde...
Un lago, non fatica: non pena!
Se io smettessi, di far tutti i miei giochi, chi verrebbe, più, a vedermi?
Niente, è più patetico, dello spettacolo, di una fontana, ferma, e muta...
Quanto vorrei, essere un lago, silenzioso, e placido!
Darei, qualunque cosa, per cambiare la mia sorte, con la sua, anche per poco!».

"Accettare, la propria vita, non significa, dire:
«Va, tutto, bene!»,
ma: «C'è, tutto!
C'è, già, tutto quello, che può rendermi, felice, e realizzato!»".





Si è fatto giorno? Quando si può dire che la notte è finita?

Un giorno un rabbino domandò ai suoi studenti: 

«Come si fa a dire che la notte è finita e il giorno sta ritornando?». 
Uno studente suggerì:
«Quando si può vedere chiaramente a una certa distanza che l'animale è un leone e non un leopardo».
«No» disse il rabbino. 
Un altro disse: 
«Quando si può dire che un albero produce fichi e non pesche». 
«No» disse il rabbino.
«E’ quando si può guardare il volto di un altro e vedere che quella donna, quell'uomo, è tua sorella, e tuo fratello.
Perché fino a quando non siete in grado di fare questo, non importa che ora del giorno sia, è ancora notte».


"Questo universo è come un oceano dall'equilibrio perfetto. 
Non puoi sollevare un'onda qui senza scavare un vuoto altrove. 
La somma totale d'energia dell'universo è identica da un capo all'altro. 
Se la prendi qui, la perdi altrove". 

- Swami Vivekánanda - 


"Non poter concepire un mondo senza limiti, non poter immaginare l'infinito, è questa la nostra infermità di fondo." 

- Eugène Ionesco - 




Buona giornata a tutti. :-)









martedì 12 aprile 2016

Cosa mi domandi, Signore? - don Primo Mazzolari

Sono il fratello di tutti,
il fratello che ha bisogno di tutti,
che tende la mano a tutti.
Come potrà starci
tutto questo mondo,
che si àncori all'Eterno
fatto pane,
nel cuore di un pover'uomo?
E tu che cosa mi domandi,
o Signore?
Tu mi dici:
"Lasciati amare!"
Tu non mi domandi di più.
Non mi domandi se ti voglio bene.
Basta che io
mi lasci amare dall'Amore,
perché anch'io sono un lontano.

- don Primo Mazzolari - 
da: Pensieri Eucaristici, Centro Eucaristico




“Uomini non ci si improvvisa, e nella lotta politica italiana ciò che più dolorosamente sorprende è la mancanza dell’uomo. Non dell’uomo grande, di cui non vogliamo neanche sentir parlare, ma dell’uomo reale, con il suo modesto, insostituibile corredo di qualità morali.”

(Don Primo Mazzolari)




Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo,
si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
La primavera incomincia con il primo fiore,
la notte con la prima stella,
il fiume con la prima goccia d’acqua
l'amore col primo pegno.
Ci impegniamo
perchè noi crediamo nell 'Amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta
a impegnarci perpetuamente.

(don Primo Mazzolari)


Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it

lunedì 30 novembre 2015

Il vero contemplativo - Thomas Merton

"Il vero contemplativo è amante della sobrietà e dell'oscurità. 
Preferisce tutto ciò che è calmo, umile, modesto. 
Non ama le esaltazioni spirituali. Lo stancano presto. È incline alle cose che sembrano nulla, che gli dicono poco o nulla, che gli promettono nulla. 
Solo chi può rimanere in pace nel vuoto, senza progetti o vanità, senza discorsi per giustificare la sua apparente inutilità, può essere al sicuro dall'appello fatale di quegli impulsi spirituali che lo spingono ad affermarsi e ad «essere qualcosa» agli occhi degli altri. 
Ma il contemplativo, tra tutti gli uomini religiosi, è con tutta probabilità quello maggiormente in grado di rendersi conto di non essere un Santo e il meno ansioso di apparire in questo modo agli occhi degli altri. 
È, di fatto, libero da ogni dipendenza dalle apparenza e si preoccupa molto poco di esse. E nello stesso tempo, siccome non ha né la tendenza né la necessità di essere un ribelle, non sente il bisogno di reclamizzare il suo disprezzo per le apparenze. 
Semplicemente le trascura. 
Esse non lo interessano più. 
È piuttosto contento di essere considerato un deficiente, se necessario, e in questo ha una lunga tradizione dietro di sé. 
Molto tempo fa san Paolo si era detto felice di essere un «folle per amore di Cristo».
Il contemplativo si trova bene con la sapienza di Dio, che è follia per gli uomini non perché sia contraria alla saggezza degli uomini, ma perché la trascende completamente. "

- Thomas Merton -
da: "L'esperienza interiore. Note sulla contemplazione", San Paolo Ed. Cinisello Balsamo 2005, p. 181




La nostra anima fa continuamente del rumore,
ma c’è un punto in lei che è silenzio
e che noi non sentiamo mai.
Quando il silenzio di Dio entra nella nostra anima,
la trafigge e viene a raggiungere quel silenzio
che è segretamente presente in noi,
allora noi abbiamo in Dio il nostro tesoro
e il nostro cuore e lo spazio si apre davanti a noi
come un frutto che si separa in due,
poiché vediamo ormai l’universo
da un punto situato fuori dello spazio.

- Simone Weil -



"La contemplazione è opera dell'amore e il contemplativo prova il suo amore lasciando tutte le cose, anche le cose più spirituali, per Dio nella nullità, nel distacco e nella «notte». 
Ma il fattore decisivo nella contemplazione è l'azione libera e imprevedibile di Dio. 
Solo lui può concedere il dono della grazia mistica e farsi conoscere mediante il contatto segreto e ineffabile che rivela la sua presenza nella profondità dell'anima. 
Ciò che conta non è l'amore dell'anima per Dio, ma l'amore di Dio per l'anima."

- Thomas Merton -


Buona giornata a tutti. :-)




Il vero contemplativo - Thomas Merton

"Il vero contemplativo è amante della sobrietà e dell'oscurità. 
Preferisce tutto ciò che è calmo, umile, modesto. 
Non ama le esaltazioni spirituali. Lo stancano presto. È incline alle cose che sembrano nulla, che gli dicono poco o nulla, che gli promettono nulla. 
Solo chi può rimanere in pace nel vuoto, senza progetti o vanità, senza discorsi per giustificare la sua apparente inutilità, può essere al sicuro dall'appello fatale di quegli impulsi spirituali che lo spingono ad affermarsi e ad «essere qualcosa» agli occhi degli altri. 
Ma il contemplativo, tra tutti gli uomini religiosi, è con tutta probabilità quello maggiormente in grado di rendersi conto di non essere un Santo e il meno ansioso di apparire in questo modo agli occhi degli altri. 
È, di fatto, libero da ogni dipendenza dalle apparenza e si preoccupa molto poco di esse. E nello stesso tempo, siccome non ha né la tendenza né la necessità di essere un ribelle, non sente il bisogno di reclamizzare il suo disprezzo per le apparenze. 
Semplicemente le trascura. 
Esse non lo interessano più. 
È piuttosto contento di essere considerato un deficiente, se necessario, e in questo ha una lunga tradizione dietro di sé. 
Molto tempo fa san Paolo si era detto felice di essere un «folle per amore di Cristo».
Il contemplativo si trova bene con la sapienza di Dio, che è follia per gli uomini non perché sia contraria alla saggezza degli uomini, ma perché la trascende completamente. "

- Thomas Merton -
da: "L'esperienza interiore. Note sulla contemplazione", San Paolo Ed. Cinisello Balsamo 2005, p. 181




La nostra anima fa continuamente del rumore,
ma c’è un punto in lei che è silenzio
e che noi non sentiamo mai.
Quando il silenzio di Dio entra nella nostra anima,
la trafigge e viene a raggiungere quel silenzio
che è segretamente presente in noi,
allora noi abbiamo in Dio il nostro tesoro
e il nostro cuore e lo spazio si apre davanti a noi
come un frutto che si separa in due,
poiché vediamo ormai l’universo
da un punto situato fuori dello spazio.

- Simone Weil -



"La contemplazione è opera dell'amore e il contemplativo prova il suo amore lasciando tutte le cose, anche le cose più spirituali, per Dio nella nullità, nel distacco e nella «notte». 
Ma il fattore decisivo nella contemplazione è l'azione libera e imprevedibile di Dio. 
Solo lui può concedere il dono della grazia mistica e farsi conoscere mediante il contatto segreto e ineffabile che rivela la sua presenza nella profondità dell'anima. 
Ciò che conta non è l'amore dell'anima per Dio, ma l'amore di Dio per l'anima."

- Thomas Merton -


Buona giornata a tutti. :-)




sabato 3 ottobre 2015

La formica n. 49.783.511

Un formicaio ai piedi di un vecchio abete. 
Milioni di formiche nere corrono senza sosta, perfettamente organizzate. Sezione trasporto aghi e foglie; sezione ricerca semi, insetti, larve; sezione allevamento e cura piccoli; comitato difesa dagli assalti...
Un giorno la formica n. 49.783.511 si fermò. 
Ansimando s'appoggiò al lungo ago che stava trascinando e alzò lo sguardo. 
Si sentiva svenire... abituata a scansare i fili d'erba, i sassolini, i bruchi, ora i suoi occhi si smarrivano nell'azzurro immenso del cielo, il cuore le scoppiava d'emozione guardando il grande tronco, i rami ordinati, il verde brillante.
"N. 49.783.511 - gridò il capo settore - gli altri sgobbano e tu poltrisci! T'assegno un quarto d'ora supplementare!".
La sera la formica n. 49.783.511 fece il recupero di lavoro. Poi mentre tutte s'infilavano nelle tane, restò fuori e scoprì le stelle. Un incanto!
Tutta la notte ebbe gli occhi pieni di luce. 
Da allora i turni supplementari aumentavano, ma lei non si preoccupava. Diceva a tutti: "Alzate gli occhi. c'è qualcosa di grande sopra di noi, non possiamo portare solo larve e semi. 
Non avete mai guardato nemmeno l'abete!".
La prendevano in giro: "Tu guardi e guardi, ma come riempiamo le riserve di cibo? Chi ripara la casa quando piove?".
La formica n. 49.783.511 lavorava, s'impegnava, rendeva bello il suo formicaio. Ma brontolavano lo stesso: "Se guardare il cielo fosse utile, dovresti essere più brava di noi, invece sei anche tu come noi. Le stelle non servono a niente".

Che volete, per capire che cos'è guardare il cielo bisogna provare, spiegare non si può.
Hai mai provato a spiegare la preghiera? C'è sempre un tizio pieno di "saggezza", che ti risponde: "uomo n. 789.451.331 smettila. Bisogna studiare, lavorare, produrre; fare sport per mantenersi sani; bisogna cambiare il mondo, avere mentalità scientifica; bisogna divertirsi, essere moderni...".

Il formicaio umano va avanti. Io credo d'essere importante perché porto aghi d'abete, o rivoluzionario perché faccio confusione.
E non ho il coraggio di guardare il cielo.





Prova a guardarti intorno e cerca la causa più profonda della felicità umana, cerca le persone che sono veramente felici.
Sono felici i ricchi, coloro che hanno successo, chi ha potere, chi vive nell'ozio, nel baccano, nel piacere?
Se guardi con una certa attenzione, sotto le apparenze, ti accorgi che non sempre chi ha è felice, anzi spesso succede esattamente l'opposto, chi ha qualcosa ha sempre paura di perderlo, quindi ansia, tristezza, apprensione sono i suoi compagni.
Quando invece ti è capitato di trovare delle persone felici, a qualunque ceto appartengano, forse ti sei accorto che sono persone che hanno una profonda interiorità, sono persone che sanno vedere e godere delle piccole cose, sono dotate di una grande semplicità. 
Le persone felici mancano di invidie insensate, non sono impazienti, ansiose, esaltate. 
Quasi sempre possiedono anche una buona dose di umorismo e sanno sorridere anche di se stessi.



E' la cosa più facile del mondo possedere questa vita e questa gioia: devi soltanto credere e amare; eppure c'è gente che consuma la propria vita in immani fatiche, difficoltà e sacrifici per ottenere cose che rendono la vera vita impossibile. 

- Padre Thomas Merton -



Buona giornata a tutti. :-)

venerdì 29 maggio 2015

Sei tu - Paulo Coelho

Mi spingi oltre i miei limiti
e sento di vivere appieno la mia stessa vita,
in te ho incontrato me stesso
e ho guardato oltre,
oltre ogni inimmaginabile limite.
Ho guardato nel profondo dei tuoi occhi
cercando di comprenderti
ma, ho visto tutto quello che di me
mai avrei voluto vedere.
Ho visto la mia fragilità e la mia insicurezza
i miei sensi di colpa e i miei complessi
le mie paure e la mia insofferenza
ho visto le mie tenebre e i miei demoni
allora, ho guardato ancora oltre
e nel profondo del mio cuore, un mare in tempesta,
un oceano immenso dove tuffarsi e perdersi
e lì nel profondo della mia anima ho compreso!
Ho provato piacere e orgoglio
nel capire quello che oggi provo
nel sapere chi oggi sono veramente
adesso so che amo le cose belle
so che amo tutto quello che la vita mi offre
e una di quelle sei tu.

- Paulo Coelho - 



La passione ti fa smettere di mangiare, 
di dormire, di lavorare,
 
di vivere in pace.
 
Molti si spaventano perché,
 
quando compare,
 
distrugge tutto ciò che
di vecchio incontra.
Nessuno vuole mettere a soqquadro
 
il proprio mondo.
 
Perciò alcune persone... tante...
 
riescono a controllare questa minaccia,
 
mantenendo in piedi una casa
o una struttura già marcia.
 
Sono gli ingegneri delle cose superate.
Altri individui
 
pensano esattamente il contrario:
 
si abbandonano senza riflettere,
 
aspettandosi di trovare nella passione
 
la soluzione di tutti i loro problemi.
 
Attribuiscono all'altro il merito
 
della propria felicità, e
la colpa della propria possibile infelicità.
 
Sono sempre euforici perché
 
è accaduto qualcosa di meraviglioso,
 
oppure depressi perché
 
un evento inatteso
ha finito per distruggere tutto.
Sottrarsi alla passione,
o abbandonarvisi ciecamente:
 
quale di questi atteggiamenti
 

è il meno distruttivo?
Non lo so.

- Paulo Coelho - 



L'amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi. 

- Paulo Coelho - 
da: "Lo Zahir"



Apprezza ciò che sei perché tu sei amore, quell'amore che cerchi in ogni cosa e in ogni dove. Accogli ciò che tu sei perché tu sei ciò che cerchi di essere, ciò che tu vuoi essere, tu sei la vita che crea la tua vita. Accetta te stesso, amore del tuo amore, perché tu sei ciò che hai tanto bisogno di essere. Sorridi all'amore che tu emani perché tu sei quell'amore che cerchi in ogni luogo, pace dei tuoi sensi.

- Paulo Coelho -  
da: "Sono come il fiume che scorre"





Buona giornata a tutti. :-)