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mercoledì 7 novembre 2018

Gli uomini non possono fare del male a Dio - da: "Mondo piccolo" di Giovanni Guareschi

Proprio sotto Natale era venuta giù mezza gamba di neve e ancora continuava a fioccare. 
Don Camillo aveva tirato fuori le statuine di legno del `presepio per ritoccarle e, alla mezzanotte del 22, era ancora lì col pennellino a rinfrescare facce, 4, mantelli e dorature, e il gatto gli faceva compagnia.
Era un gatto giovane e giocava con tutta la roba minuta che gli capitava sotto le zampe e, un bel momento, a don Camillo capitò di dar retta a quel che stava combinando sotto la tavola e vide che la bestia stava giocando con la statuina di Gesù Bambino.
Don Camillo gli tirò un urlaccio e il gatto scappò via tenendo la statuina in bocca e don Camillo dovette rincorrerlo e sparargli una ciabatta, a per fargli mollare la presa.
La statuina di Gesù Bambino, don Camillo se la teneva per ultima, per potersela lavorare meglio: così tirò in giù il saliscendi della lampada e, dopo aver brontolato un po’ col gatto, incominciò a pitturare di fino.
A un bel momento la statuina di Gesù Bambino gli scivolò via di mano e cadde per terra e, chinatosi per raccoglierla, don Camillo vide che il maledetto gatto l’aveva ancora presa tra i denti.
Guardando meglio, don Camillo si accorse di una cosa strana: il gatto era un altro. Più grosso, con due occhi che guardavano in un certo modo. II gatto solito era bigio e questo era invece nero. Di dove era venuto quel gatto forestiero?
“Molla” urlò don Camillo e il gatto fece un balzo verso la porta, ma non lasciò andare la statuina.
Don Camillo si riscosse e il gatto nero uscì nel corridoio e, trovata la porta socchiusa, sgusciò via, a coda bassa, ed eccolo nel sagrato, fermo ad aspettare, nero nero in mezzo al gran bianco della neve.
“Maledetto!” urlò don Camillo che fu subito fuori anche lui.
E il gatto nero via con la statuina di Gesù Bambino tra i denti.
E don Camillo dietro al gatto.
Il gatto prese la via dei campi e don Camillo lo seguì ansimando.
Don Camillo stentava a camminare perché la neve era fresca e vi sprofondava dentro fino a mezza gamba: il gatto nero, invece, volava via come se fosse una piuma. Ma ogni tanto si fermava, volgeva il muso indietro e aspettava che don Camillo gli arrivasse a dieci metri per poi riprendere la sua corsa.
Ed ecco il fatto: il gatto nero diventava, a ogni fermata, sempre più grosso, e anche la statuina di legno di Gesù Bambino aumentava in proporzione.
Quando la bestia nera diventò enorme, come un bufalo, la statuina era alta come un bambino vero.
Ed era difatti un bambino vero. Un Gesù Bambino di carne rosea e viva. 

Un Gesù Bambino che sanguinava e gemeva tra le zanne della belva nera e mostruosa. 
Don Camillo lanciò un urlo di terrore e si trovò davanti alla sua tavola, con la statuina di Gesù Bambino in una mano e il pennellino nell’altra.
Il gatto, il solito gattino bigio, stava ronfando sotto il camino. Erano già le quattro del mattino e continuava a fioccare.
Don Camillo andò a dare un’occhiata in chiesa.
“Gesù” disse don Camillo inginocchiandosi davanti al Cristo Crocifisso dell’altar maggiore “ho fatto uno strano sogno.” E raccontò il sogno del gatto nero che diventava un enorme mostro e della statuina che diventava Gesù Bambino vero, sanguinante e gemente tra le zanne della belva.
“Gesù” concluse don Camillo “quel sogno mi ha turbato.”
Il Cristo sorrise: “Don Camillo: non è il sogno che ti ha turbato.Ti turba il pensiero che ha originato quel sogno.
È un pensiero che tu hai dentro di te, ed è il prodotto di un ragionamento. Tu, sotto la specie dell’apologo, hai spiegato in sogno a te stesso la sostanza del tuo pensiero”.
“Gesù” esclamò don Camillo “io intendo quel sogno come un presagio, un avvertimento soprannaturale.”
“Non è un presagio, don Camillo: non è un avvertimento, una voce che viene dal di fuori. È una voce che viene dal tuo stesso ragionamento. È la voce della tua paura.”
Don Camillo allargò le braccia: “Gesù, io non ho paura! “.
“Sì, don Camillo: tu hai paura.
Ma non per te. Hai paura per me.
Hai paura che gli uomini possano fare del male a Dio.
Si può negare il sole, si può perseguitare chi afferma l’esistenza del sole. Si può fare in modo che nessuno più veda il sole strappando gli occhi a tutte le creature, ma non si potrà per questo spegnere o soltanto offuscare mai la luce del sole.
Gli uomini non possono che fare male a se stessi.
Non possono fare del male a Dio.
Ma io non ti rimprovero per questa tua paura, perché essa non è che l’immenso amore che tu hai per me.”
- Giovanni Guareschi - 
da: " Mondo piccolo" Biblioteca Universale Rizzoli, ed. Bur, pagg. 347-348 




Non per me
Ti prego
ma per chi non prega mai
e per chi vorrebbe ma non osa.

Non per me
domando forza
ma per chi non ce la fa nemmeno a domandare.

Non per me
invoco protezione
ma per chi, funambolo dell'esistenza,
barcolla sul baratro della disperazione.

Non per me
ma per gli altri è oggi la mia preghiera.


- Patrizio Righero -



Buona giornata a tutti. :-)





sabato 12 aprile 2014

don Camillo e la pioggia - Guareschi Giovannino

«Pioverà, pioverà, don Camillo» lo rassicurò il Cristo «È sempre piovuto da che mondo è mondo. La macchina è combinata in moto tale che a un bel momento deve piovere. O sei del parere che l'Eterno abbia sbagliato nell'organizzare le cose dell'universo?»
«È gente che avrebbe bisogno di una lezione» disse don Camillo. «Mandategli un ciclone che butti all'aria ogni cosa. È diventato un mondo maledetto pieno di odio, di ignoranza e di cattiveria. 

Un diluvio universale ci vuole. Creperemo tutti, e così si farà il conto finale e ognuno si presenterà davanti al tribunale divino e riceverà il castigo o il premio che merita!»
Il Cristo sorrise.
«Don Camillo, per arrivare a questo non occorre un diluvio universale. Ognuno è destinato a morire quando è il suo turno e a presentarsi davanti al tribunale divino per avere il premio o la punizione. Non è la stessa cosa anche senza cataclismi?»
«Anche questo è vero» riconobbe don Camillo tornato calmo.
Poi, siccome, in fondo, gli dispiaceva un po' di rinunciare in pieno all'idea del diluvio, cercò di salvare il salvabile.
«Se almeno poteste far piovere un po'. La campagna è secca, i bacini delle centrali sono vuoti.»
«Pioverà, pioverà, don Camillo» lo rassicurò il Cristo «È sempre piovuto da che mondo è mondo. La macchina è combinata in modo tale che a un bel momento deve piovere. O sei del parere che l'Eterno abbia sbagliato nell'organizzare le cose dell'universo?»
Don Camillo si inchinò.
«Sta bene» disse sospirando. «Capisco perfettamente quando sia giusto quello che Voi dite. Però che un povero prete di campagna non possa neanche permettersi di chiedere al suo Dio di far venir giù due catinelle d'acqua, perdonate, ma è sconfortante.»
Il Cristo si fece serio.
«Hai mille ragioni, don Camillo. Non ti resta che fare anche tu uno sciopero di protesta.»
Don Camillo ci rimase male e si allontanò a capo chino, ma il Cristo lo richiamò.
«Non ti crucciare, don Camillo» sussurrò il Cristo. «Lo so che il vedere uomini che lasciano deperire la grazia di Dio è per te peccato mortale perché sai che io sono sceso da cavallo per raccogliere una briciola di pane. Ma bisogna perdonarli perché non lo fanno per offendere Dio. 

Essi cercano affannosamente la giustizia in terra perché non hanno più fede nella giustizia divina, e ricercano affannosamente i beni della terra perché non hanno fede nella ricompensa divina. E perciò credono soltanto a quello che si tocca e si vede, e le macchine volanti sono per essi gli angeli infernali di questo inferno terreste che essi tentano invano di far diventare un Paradiso. 
È la troppa cultura che porta alla ignoranza, perché se la cultura non è sorretta dalla fede, a un certo punto l'uomo vede soltanto la matematica delle cose. E l'armonia di questa matematica diventa il suo Dio, e dimentica che è Dio che ha creato questa matematica e questa armonia. 
Ma il tuo Dio non è fatto di numeri, don Camillo, e nel cielo del tuo Paradiso volano gli angeli del bene. Il progresso fa diventare sempre più piccolo il mondo per gli uomini: un giorno, quando le macchine correranno a cento miglia al minuto, il mondo sembrerà agli uomini microscopico, e allora l'uomo si troverà come un passero sul pomolo di un altissimo pennone e si affaccerà sull'infinito, e nell'infinito ritroverà Dio e la fede nella vera vita. E odierà le macchine che hanno ridotto il mondo a una manciata di numeri e le distruggerà con le sue stesse mani. Ma ci vorrà del tempo ancora, don Camillo. Quindi rassicurati: la tua bicicletta e il tuo motorino non corrono per ora nessun pericolo.»

Il Cristo sorrise, e don Camillo lo ringraziò di averlo messo al mondo.

Giovanni Guareschi  da " Don Camillo"




- Compagno Delegato: Bisogna restare nella legalità e noi vi resteremo, a costo di dover imbracciare il mitra e inchiodare al muro tutti i nemici del popolo.
[Don Camillo gli impedisce di continuare suonando le campane]
- Compagno Delegato: Ma chi è?
- Peppone: È Don Camillo.
- Compagno Delegato: E fatelo tacere.
- Peppone: È una parola, bisognerebbe prendere a cannonate il campanile.
- Brusco: Se continua io direi di sparargli attraverso le finestre della torre.
- Peppone: Già, ma bisognerebbe essere sicuri di farlo fuori al primo colpo se no si mette a sparare anche lui.

Giuseppe "Peppone" Bottazzi (Gino Cervi)
dal film "Don Camillo" di Julien Duvivier



Don Camillo
: Io, vedete, non posso assolutamente sopportare l'inganno. Io avrò molti difetti, Signore, ma non quello di mentire e di turlupinare il prossimo. Questo "Fronte Indipendente" è falso e... 
Gesù: Come il tuo biglietto don Camillo. 
Don Camillo: Il mio biglietto? Quale biglietto? 
Gesù: Il biglietto da cinquemila che hai appioppato a Peppone.
[Don Camillo ha precedentemente acquistato dalle mani di Peppone una copia del giornale Patria Unita, redatto appositamente per la sua campagna elettorale.] 
Don Camillo: L'avevo dimenticato... una distrazione... comunque sia con quei soldi falsi ci ho comprato delle falsità, il conto torna! 
Gesù: Rimarrebbero le 4.975 lire buone che ti ha dato di resto Peppone: quelle dove le metti? 
Don Camillo: Beh, quelle posso anche accettarle come contributo volontario del Fronte Indipendente per le migliorie alla minestra dei poveri vecchi. Naturalmente gli manderò una regolare ricevuta. 
[Si sentono, fuori campo, degli slogan anticlericali del Fronte] 
Don Camillo: Li sentite, Signore? Li sentite? Ma tanto è inutile, non passeranno. Dio non lo permetterà! 
Gesù: E allora sia fatta la volontà di don Camillo. 
Don Camillo: La Vostra, Signore, la Vostra, non la mia.



«Per fare buona politica non c'è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. 
Sono necessarie: la buona fede, la serietà e l'impegno morale. 
In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l'essere un buon affare.»

 (Piero Calamandrei)



Buona giornata a tutti :-)