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domenica 22 settembre 2019

Il Demonio e l’Inferno: come parlarne ai bambini? - Don Gabriele Amorth

Da più parti mi sento rivolgere questa domanda che interessa genitori, catechisti, educatori.
Il Signore si rivelò nell’Antico Testamento per mezzo dei profeti, e infine si manifestò nel ministero pubblico di Cristo: insegnò sempre l’intera verità a tutti, grandi e piccoli. 
Certamente i bambini ne avevano una comprensione conforme alla loro intelligenza; anche l’insegnamento privato deve tener conto dell’età e del metodo che si deve usare con i fanciulli, conforme alla loro comprensione. Ma sarebbe un grave errore nascondere ai bambini delle verità, temendo di spaventarli.

Mi vengono in mente, in proposito, le osservazioni di Suor Lucia di Fatima quando, già in età matura, ripensava a quel famoso 13 luglio 1917, in cui la Madonna fece vedere l’inferno ai piccoli veggenti e rivelò loro i famosi tre segreti. 
Ebbene, Lucia fa notare: “Qualche volta si teme di parlare dell’inferno ai bambini, per paura di spaventarli. La Madonna invece, quasi senza tener conto della nostra età (rispettivamente 7, 9, 10 anni), non solo ci parlò dell’inferno, ma ce lo fece vedere e ne fummo terrorizzati a tal punto che saremmo morti di paura, se Lei non ci avesse assicurato poco prima che ci avrebbe portati in Paradiso”. 
Da questa visione e dalla visione delle anime che in massa precipitavano nell’inferno, venne ai tre fanciulli uno slancio enorme di riparazione, uno zelo ininterrotto a offrire sacrifici per la conversione dei peccatori.

Quando Gesù parlava dell’inferno ne parlava a tutti, anche ai bambini, sulla cui presenza i Vangeli ci informano più volte. 


I messaggi mariani di Medjugorje vengono diffusi per tutti; non passano attraverso nessuna censura che ne dia una forma ridotta per i fanciulli. Ognuno poi comprende e ritiene secondo le sue capacità; ma non è detto che i fanciulli capiscano meno degli adulti: l’effetto prodotto dalla vista dell’inferno da parte dei bambini di Fatima ci dice che molte volte i fanciulli sanno comprendere perfettamente, alla lettera, senza minimizzare come fanno tanti adulti (e teologi...); e poi si comportano di conseguenza, con una coerenza anche eroica.


Credo inoltre che ci siano alcuni concetti fondamentali su cui si possa e si debba insistere con i bambini. Sono concetti basilari, tali da non spaventare nessuno, e che certamente dovrebbero essere ben tenuti presenti anche dagli adulti.

1 - Un primo concetto è che Dio è buono e ha creato buone tutte le cose e tutti gli esseri, specie quelli intelligenti e immortali: angeli e uomini. Dio non ha creato i diavoli cattivi; ha creato solo angeli buoni. Ma ha dato agli angeli (come poi agli uomini) il dono della libertà. Alcuni angeli hanno usato male di questo dono: si sono sentiti così grandi nel loro orgog1io, da disobbedire a Dio, da opporsi a Dio; così invece di seguire il bene, hanno seguito il male. E invece di rimanere angeli luminosi e felici, sono diventati demoni tenebrosi e disgraziati; si sono condannati da sè all’eterno supplizio dell’inferno. Anche nelle favole, che sono semplici fatterelli inventati, si tiene conto di questa realtà: chi non fa il suo dovere può finire male e degradarsi. Ad esempio Pinocchio, per non voler studiare ma solo giocare, diventa.., un asino.
Anche noi uomini siamo stati creati da Dio buoni e per il bene. Il fine a cui siamo destinati è il Paradiso. Ma Dio ci ha dato il dono della libertà, che rende meritevole il bene che facciamo. Però se compiamo il male ne abbiamo colpa, e ci condanniamo da noi stessi al castigo. In sostanza: chi fa il bene riceve il bene; chi fa il male riceve il male.

2 - Il demonio, essendo diventato nemico di Dio, cerca di fare in modo che anche l’uomo si distacchi da Dio e lo disubbidisca; ecco perchè ci tenta. 


Dio ci ha dato gli angeli che ci proteggono; ognuno di noi ha il suo angelo custode. Ma dipende da noi ubbidire alle tentazioni del demonio o alla voce dell’angelo. Perciò non dobbiamo avere nessuna paura, ma essere fedeli a Dio: chi è fedele a Dio va in Paradiso, come li angeli e i santi; chi si ribella a Dio va all’inferno, come i demoni.


3 - Il demonio ha i suoi alleati, da cui dobbiamo stare in guardia. I primi alleati sono le nostre passioni disordinate, che vanno tenute a freno col dominio di sè, con i sacrifici volontari (fioretti), con le azioni virtuose, la preghiera, i sacramenti. Poi ci sono altri alleati del demonio, che sono le occasioni di male che il mondo può presentare: compagnie cattive, letture o spettacoli non buoni (oggi e particolarmente pericolosa la televisione, che va usata con parsimonia e stando bene attenti alla scelta dei programmi). Fin da piccoli è necessario saper distinguere ciò che è bene da ciò che è male, quello che piace a Dio da quello che è contro i suoi insegnamenti: ubbidendo al Signore ci si comporta come gli angeli; disubbidendo a Dio ci si comporta come i demoni.

Come si vede, si può benissimo parlare del diavolo anche ai bambini, insegnando loro a non averne nessuna paura, perchè il diavolo non può farci nessun male se non siamo noi a volerlo. Ma si può prendere benissimo l’esempio dagli angeli e dai demoni per far distinguere il bene dal male, l’ubbidienza a Dio dalla disubbidienza a Lui; e, di conseguenza, il premio e il castigo che dipendono dal nostro comportamento.

- Don Gabriele Amorth -




"Il demonio ha un’ unica porta per entrare nell'animo nostro: la volontà; delle porte segrete non ve ne sono.
Nessun peccato è tale, se non è stato commesso con la volontà.
Quando non c'entra la volontà, non c'entra il peccato, ma debolezza umana." 


- Padre Pio da Pietrelcina - 


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lunedì 9 settembre 2019

Pregare, come si fa? - Alessandro Maggiolini

D'accordo: pregare si deve; lo dice il Vangelo. Un credente non può esimersi.
Ma come? E come fa, uno che non ha mai pregato, ad iniziare?

Potrei rispondere coi manuali di spiritualità. 
Suggeriscono tante tecniche anche utili. 
Ma alla fine son soltanto mezzi, e uno rimane solo davanti a se stesso. 
È un poco come quando si sa tutto sul nuoto, ma non ci si è mai buttati in acqua; come quando si è studiato a memoria il libretto di istruzioni della macchina: si sa dove sono i pistoni e il carburatore, come funziona la pompa dell'olio, come stringono i freni... ma non si ha ancora avuto il coraggio di girare la chiave d'avviamento del motore. 
Altro è parlar di preghiera - o sapere anche - e altro è pregare.
Come si fa?
Non lo so.
So benissimo, di contro, come si fa a non pregare e a trovar mille scuse.
Per pregare, invece, ci si butta, ecco: non riesco ad esprimermi diversamente. 
È un salto nel buio. Un'impressione paurosa di vuoto, mentre poi si scorge via via una chiarezza crescente e ci si sente sostenuti dalle braccia potenti di un Padre che rassicura...
È una decisione vertiginosa. 
Uno giocherella con se stesso: tesse trame complicate - una triste festa - di pensieri; opera escavazioni abissali nel proprio fondo, e trova anche dolce questo comportarsi: questo cullarsi in una ninna nanna un po' languida; questo farsi il funerale sentendosi impotente sotto la coltre nera e cantandosi le lamentazioni... 
O grida di dolore perché non riesce più a vivere, perché tutto è assurdo... 
O si compiace beatamente dei risultati raggiunti: fa e rifà i conti, come l'avaro di Molière, e si dà i voti più alti e si attribuisce le glorie più sussiegose: si organizza la claque, senza pensare al poi, al terribile poi che si incontra in capo alla strada...
Questa non è ancora preghiera. 
Perché è solitudine. 
Il pianto, l'esaltazione, l'urlo disperato si chiudono nell'uomo o si perdono nel nulla.
Si inizia a pregare quando si scopre un «Tu» che sta al di là delle cose, delle vicende e dei fratelli. 
Un «Tu» a cui si parla, non un Egli di cui si parla; fosse pure l'Infinito, il Trascendente o non so cosa. 
Ecco, qui scatta la preghiera, che è dialogo. E ci si ritrova di fronte ad una Presenza densa e concreta, incombente e dolcissima: una Presenza che ascolta e che c'è, che è qui, ora, in modo indubitabile, anche se ho l'impressione che le mie parole mi ritornino indietro come una eco lontana di cui ho paura... 
Sto rivolgendomi a ... sto conversando con ... Non sono più solo.
Forse questo cerchio della mia solitudine l'ho rotto perché avevo bisogno d'un senso ai miei giorni e alla delusione cattiva delle cose... 
Che importa? Diffido delle santità incontenibili e degli entusiasmi travolgenti.
Forse, spesso, ci si rivolge a Dio perché si sono tentati altri approcci e si sono trovati inconcludenti. 
Si prega perché non si sa esistere ed agire senza pregare. 
Non è vigliaccheria... Purché si senta questo ultimo «Tu» che non ci rifiuta e dà consistenza a tutto. 
E il coraggio di riprendere la fatica di esistere. 
E perfino il vigore di riconoscere qualche gioia che pure non manca...
Si parla a Dio. O forse lo si ascolta, meglio. 
Va sempre così quando ci si accosta a Dio: si ha l'impressione di trovarlo, mentre lui stesso ci stava aspettando; lo si copre di frasi, mentre poi ci si avvede che non ha bisogno delle nostre recite, e lo si lascia dire, e lo si ascolta. Come quando si ama: non c'è bisogno di lunghe spiegazioni: basta uno sguardo ed è tutto rivelato; un lasciarsi leggere dentro - anche negli angoli nascosti - e un sentirsi compresi, accolti e riaffidati alla vita: ma con altra speranza...

- Mons. Alessandro Maggiolini - 
15 luglio 1931 - 11 novembre 2008



“Pregherò per te”.
Ho mai udito parola umana che giunga da più lontano? 
Giunge dalla confluenza di Dio e dell'uomo. 
Tu rispondi di me davanti a Colui che è tutto e che è anche me stesso. 
La preghiera per il prossimo è come un aspetto inverso del martirio: 
la preghiera fa dell'uomo che prega un testimonio, la cauzione di un altro uomo davanti a Dio. 
Sei più vicino a me di quanto lo sia io stesso, perché sei tra Dio e me. 
Sei come un baluardo innalzato contro la sua giustizia e un varco aperto sul suo amore. 
Nel cuore della dolce e mortale lotta tra l'uomo e la sua fonte, tu combatti al mio posto. Il tuo amore temerario si è infiltrato nella scissura stessa che mi separa dal centro, nel vuoto scavato dalla mia ribellione e dalla mia viltà. 
Tra quali pietre hai posto la tua anima! Sembri volgermi il dorso e invece il tuo volto è esposto, per me, ai colpi diretti, ai richiami dell'ignoto; non mi parli, ma parli di me al silenzio. 
Pregare per qualcuno è come aderire, al tempo stesso, a Dio e all'uomo, è come realizzare il perfetto equilibrio tra questi due amori.

- Gustave Thibon -
 filosofo e scrittore francese 1903 - 2001 




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giovedì 31 maggio 2018

Vogliamo essere animatori così - Decalogo dell'animatore

1. La direzione dell'animatore è la direzione di Cristo: una e una sola!
2. Se c'è un metodo è lo stesso metodo di Dio: a) non sta dietro la cattedra ad insegnare; si siede in mezzo ai ragazzi per testimoniare, b) Condivide la loro vita e li conosce personalmente uno per uno, li chiama per nome.
3. L'obiettivo è "presentare i ragazzi a Dio oltre che solo Dio ai ragazzi" (la preghiera).
4. Portare nel cuore le realtà di vita di ognuno e farlo diventare un offertorio costante nella propria vita di preghiera (prega per il gruppo e per ciascun componente del gruppo).
5. Non pensare che il gruppo è completo e ti appartiene perché manca sempre qualcuno (la pecorella smarrita da andare a cercare).
6. La cosa bella è che l'animatore cresce nella misura in cui crescono i ragazzi.
7. Ricordati però che non sei solo, condividi questo servizio con altri con i quali devi essere in comunione di preghiera e di azione.
8. Parrocchia ma non troppa: la tua spiritualità è laicale: nel mondo attento alle cose del mondo (non chiudersi in sacrestia). Dì ai tuoi ragazzi di andare in piazza a fare le vasche... da cristiani però.
9. Se riconosci di avere il carisma dell'educatore, coltivalo! (parabola di talenti); prega e usa i mezzi specifici che la Chiesa e/o il tuo gruppo ti da.

10. "Animatore fai da te? no Diotour? Ahi - Ahi - Ahi".




Chiamato ad annunciare la tua Parola,

aiutami, Signore, a vivere di Te,
e a essere strumento della tua pace.

Assistimi con la tua luce, perché i ragazzi
che la comunità mi ha affidato
trovino in me un testimone credibile del Vangelo.

Toccami il cuore e rendimi trasparente la vita,
perché le parole, quando veicolano la tua,
non suonino false sulle mie labbra.

Esercita su di me un fascino così potente,
che, prima ancora dei miei ragazzi,
io abbia a pensare come Te,
ad amare la gente come Te
a giudicare la storia come Te.

Concedimi il gaudio di lavorare in comunione,
e inondami di tristezza ogni volta che,
isolandomi dagli altri,
pretendo di fare la mia corsa da solo.

Ho paura, Signore, della mia povertà.
Regalami, perciò, il conforto
di veder crescere i miei ragazzi
nella conoscenza e nel servizio di Te,
Uomo libero e irresistibile amante della vita.

Infondi in me una grande passione per la Verità,
e impediscimi di parlare in tuo nome
se prima non ti ho consultato con lo studio
e non ho tribolato nella ricerca.

Salvami dalla presunzione di sapere tutto,
dall'arroganza di chi non ammette dubbi;
dalla durezza di chi non tollera ritardi;
dal rigore di chi non perdona debolezze;
dall'ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone.

Trasportami, dal Tabor della contemplazione,
alla pianura dell'impegno quotidiano.
E se l'azione inaridirà la mia vita,
riconducimi sulla montagna del silenzio.
Dalle alture scoprirò ì segreti della «contemplatività»,
e il mio sguardo missionario
arriverà più facilmente agli estremi confini della terra.

Affidami a tua Madre.
Dammi la gioia di custodire i miei ragazzi
come Lei custodì Giovanni.
E quando, come Lei, anch'io sarò provato dal martirio,
fa' che ogni tanto possa trovare riposo
reclinando il capo sulla sua spalla. Amen.

- don Tonino Bello - 


Buona giornata a tutti. :-)






domenica 27 maggio 2018

Le realtà grandi cominciano in umiltà - papa Benedetto XVI

...Tutti hanno bisogno del Vangelo; il Vangelo è destinato a tutti e non solo a un cerchio determinato e perciò siamo obbligati a cercare nuove vie per portare il Vangelo a tutti.
Però qui si nasconde anche una tentazione, la tentazione dell'impazienza, di cercare subito il grande successo, i grandi numeri. 
E questo non è il metodo di Dio. 
Per il regno di Dio e così per l'evangelizzazione, strumento e veicolo del regno di Dio, vale sempre la parabola del grano di senape. 
Il regno di Dio ricomincia sempre di nuovo sotto questo segno. 
Nuova evangelizzazione non può voler dire attirare subito con nuovi metodi più raffinati le grandi masse allontanatesi dalla Chiesa. 

No, non è questa la promessa della nuova evangelizzazione...le realtà grandi cominciano in umiltà...Dio non conta con i grandi numeri; il potere esteriore non è il segno della sua presenza [...].

Dobbiamo aggiungere un passo ulteriore. Gesù predicava di giorno, di notte pregava, questo non è tutto. 

La sua intera vita fu, come mostra in modo molto bello il Vangelo di Luca, un cammino verso la croce, ascensione verso Gerusalemme. Gesù non ha redento il mondo tramite parole belle, ma con la sofferenza e la sua morte. 
Questa sua passione è la fonte inesauribile di vita per il mondo; la passione dà forza alla sua parola [...].
Una madre non può dar la vita a un bambino senza sofferenza. 
Ogni parto esige sofferenza, è sofferenza, ed il divenire cristiano è un parto. Diciamolo ancora una volta con le parole del Signore: il regno di Dio esige violenza (Mt 11,12; Lc 16,16), ma la violenza di Dio è la sofferenza, è la croce. Non possiamo dare vita ad altri senza dare la nostra vita...
E pensiamo alla parola del Salvatore: "chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà" (Mt 8,36).

- cardinale Joseph Ratzinger - 
dal "Discorso al Convegno dei catechisti e insegnanti di religione" 
- 10 dicembre 2000 -





Signore Gesù,
nonostante i miei limiti
le mie paure
e i miei numerosi impegni,
accetto di fare il catechista,
perché tu, lasciando la terra,
hai detto ai tuoi discepoli:
"Andate in tutto il mondo
e predicate il vangelo
a ogni creatura.
Non ti chiedo di essere capace
di scacciare i demoni,
di guarire i malati,
di prendere in mano serpenti
o di bere veleni
senza subire danni.
Ti chiedo di concedermi
intuito vivace,
fantasia fervida,
parola efficace.
Per farti conoscere al meglio,
e per farti scegliere
come via verità e vita
da coloro
che mi sono affidati.
Questo puoi concedermelo.
Anzi,
se posso permettermelo,
devi concedermelo.

- don Tonino Lasconi -



Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 12 maggio 2016

Signore come desidero vederti - don Tonino Lasconi

Signore Dio come desidero vederti!
Ma non voglio amare il collega antipatico e arrivista,
l'amico petulante e possessivo, il vicino chiassoso.
Voglio vederti,
ma non amo i lavavetri e i "vu'cumprà?",
non sopporto gli zingari,
e ce l'ho con gli extracomunitari che vengono a rubarci il lavoro.
Voglio vederti,
ma non mi va giù il parroco perché è un "faccio tutto io";
non mi va giù il vescovo che non sa decidere;
non mi va giù il papa che fa troppi viaggi.
Signore Dio, io amo te.
Tu non sei invadente, né possessivo;
non sei petulante né chiassoso;
non sei arrogante, né fastidioso.
Tu sei perfetto. Tu non mi dai nessun fastidio.
Signore Dio, davvero per vederti,
devo amare anche la gente fastidiosa.
Non potresti farti vedere nell'alba e nel tramonto,
nei mari e nelle vette dei monti,
o almeno nei volti dei belli e dei simpatici?

No. Ti posso vedere soltanto amando anche la gente noiosa.
Signore Dio, come sei strano!

- don Tonino Lasconi -




"Sappiatelo, sovrani e vassalli, eminenze e mendicanti,
nessuno avrà diritto al superfluo,
finché uno solo mancherà del necessario."


- Salvador Diaz Miròn -


La povertà è fame. 
La povertà è vivere senza un tetto. 
La povertà è essere ammalati e non riuscire a farsi visitare da un medico.
La povertà è non potere andare a scuola e non sapere leggere. 
La povertà è non avere un lavoro, è timore del futuro, è vivere giorno per giorno.
La povertà è perdere un figlio per una malattia causata dall'inquinamento dell'acqua.
La povertà è non avere potere e non essere rappresentati adeguatamente; la povertà è mancanza di libertà.

La povertà assume volti diversi, volti che cambiano nei luoghi e nel tempo, ed è stata descritta in molti modi.

La povertà è una situazione da cui la gente vuole evadere.
La povertà, quindi, richiede azioni sia da parte dei poveri che dei benestanti, e richiede di cambiare il mondo per fare sì che molte più persone possano avere un buon livello di nutrizione, un alloggio adeguato, accesso all'educazione e alla salute, protezione dalla violenza, e voce in ciò che succede nella loro comunità. 



Madonna delle lacrime,
abbiamo bisogno di Te:
della luce che si irradia dai Tuoi occhi,
del conforto che emana dal Tuo cuore,
della Pace di cui sei Regina.
Fiduciosi ti affidiamo le nostre necessità:
i nostri dolori perché Tu li lenisca,
i nostri corpi perché Tu li guarisca,
i nostri cuori perché Tu li converta,
le nostre anime perché Tu le guidi a salvezza.
Degnati, o Madre buona,
di unire le Tue lacrime alle nostre
affinché il Tuo divin Figlio
ci conceda la grazia......................
(esprimere)
che con tanto ardore noi Ti chiediamo.
O Madre d’Amore,
di Dolore e di Misericordia,
abbia pietà di noi.




Buona giornata a tutti. :-)


lunedì 14 marzo 2016

Dio nel catechismo - Padre Alberto Maggi

In passato non avevano problemi di questo tipo. In passato tutto era chiaro, ad ogni domanda c’era una risposta esatta. 
Molti di noi, almeno quelli della mia generazione, ricorderanno le domande e le risposte del loro catechismo. 
Chi è Dio? Dio è l’essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra. Quindi non c’è nessun problema. Dio è un essere perfettissimo. Sentire un trasporto d’affetto verso un essere perfettissimo non è che fosse proprio il non plus ultra.
Comunque Dio veniva presentato così e alla domanda: per quale fine Dio ci ha creati? La risposta agghiacciante era che Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo: l’egoismo totale. 
Una divinità che crea l’umanità intera per essere conosciuto, amato e soprattutto per essere servito.
Una immagine dilatata, come può essere dilatata l’immagine di Dio di un enorme egoismo: un Dio che crea l’umanità per poter essere servito dagli uomini. 

E’ vero che c’era poi la ricompensa: servirlo in questa vita per goderlo poi nell’altra in Paradiso. Ma all’epoca in cui vigeva questa teologia, andare in Paradiso era pressoché impossibile.
Qualche periodo in Purgatorio non veniva risparmiato a nessuno perché, per andare in Paradiso, bisognava essere in grazia di Dio. Ma per quanto l’uomo si sforzasse di osservare tutte le regole e prescrizioni, non riusciva mai ad essere in grazia di Dio. 
Anche quando riteneva di essere in grazia di Dio, il solo fatto di pensare di essere in grazia di Dio, significava che aveva fatto un peccato di orgoglio, non era stato umile e quindi si era perso questa grazia. 
Quindi non era facile.
Il Dio in cui credevano i contemporanei di Gesù, come si è formata questa immagine, questo concetto di questa divinità partendo dal Dio dei pagani. Ancora oggi, a duemila e più anni dal messaggio di Gesù, l’immagine che molti cristiani e anche non cristiani hanno di Dio, è un misto del Padre di Gesù, è un misto del dio degli ebrei e soprattutto un bel miscuglio di divinità pagane. Tutto frullato in quella unica cosa che noi chiamiamo Dio.
Dio è un nome comune della divinità di tutte le religioni. 
Tutte le religioni credono in un Dio. Poi ogni religione gli dà un nome particolare a questo Dio.
Nel mondo pagano, il rapporto con la divinità non era concepito come un rapporto di amore. Nel mondo pagano, non si pensava di dover amare gli dei e tanto meno di essere amati. Gli dei venivano visti come quelle persone straordinarie che vivevano in una condizione di privilegio e il loro privilegio era composto dall’immortalità, impossibile agli uomini, e dalla felicità.
Compito di questi dei era vigilare sugli uomini che nessuno superasse una soglia di felicità che li facesse, in qualche modo, equiparare alla condizione divina. Quando le divinità si accorgevano che una persona raggiungeva un determinato livello di felicità, ecco che veniva punito.
C’è da chiedersi se questa immagine della divinità pagana non corrisponde oggi nell’immagine di Dio che anche molti credenti, molti cristiani hanno.
La riprova? Una frase che si sente tante volte dire dalle persone, quando c’è un periodo di tempo in cui va tutto bene: «Me lo sentivo che doveva capitare qualcosa, andava tutto troppo bene».
Questo si rifà appunto all’immagine della divinità pagana, degli dei pagani, che quando si accorgono che a una persona tutto va bene, ecco che arriva la punizione.

- Padre Alberto Maggi -


























Il Dio che ci presenta Gesù, non è un Dio lontano, inaccessibile, ma un Dio talmente innamorato degli uomini e delle donne, che chiede ad ognuno di noi di diventare la sua dimora. 
Il Dio di Gesù ci ama talmente che ci chiede: accoglimi nella tua vita, io mi voglio fondere con la tua esistenza, per dilatare il più possibile la capacità d’amore. E se ognuno di noi è la dimora di questo Dio, questa dimora è indistruttibile. E’ questo il significato della vita eterna.

- Padre Alberto Maggi - 


"Abbiamo di Dio una falsa e povera immagine; e ci è difficile obbedire al primo comandamento (“Amerai Dio con tutto il cuore”) perchè ci sta di fronte un Dio assai poco amabile. Temibile piuttosto, onnipotente, sapiente architetto, sommo regolatore ed anche grande punitore. Non è amabile un Dio cosiffatto. E infatti non lo amiamo. Lo temiamo, lo rispettiamo, lo ammiriamo; ma l'amore – l'amore appassionato e passionale di cui parla la Bibbia – è un'altra cosa; e noi difficilmente riusciamo a riferirlo a lui. A questo punto c'è da chiederci se siamo cristiani , o addirittura se possiamo essere cristiani, finchè permane in noi un'idea di Dio che ci rende tanto arduo – addirittura quasi impossibile – quel primo comandamento dell'amore. Noi amiamo Dio e siamo cristiani nella misura in cui quell'idea si dissolve e ad essa ne subentra una più consona alla realtà del Dio – Amore...”

- Adriana Zarri -
da: "In quale Dio crediamo" 



dipinto: Marcello Cerrato 
L'indemoniato della sinagoga di Cafarnao


Un paio di volte mi ha portato la comunione un frate in servizio all'ospedale, persona gentile, discreta, ma mi sottopone a un rito durante il quale devo recitare il Confiteor, la formula nella quale si dichiara che "ho molto peccato in pensieri (!), parole, opere e omissioni... per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa".
Il primo giorno, per farlo contento, tossicchiando, ho borbottato la formula. 
Il giorno dopo, quando mi ha invitato di nuovo a recitare la formula che ho molto peccato "per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa", sono sbottato: "E che cavolo posso aver mai combinato in un giorno di ospedale, infilzato da aghi in tutto il corpo, dolorante, febbricitante, stremato? Che gravi colpe posso aver commesso?

- Padre Alberto Maggi -
da: "Chi non muore si rivede" , Alberto Maggi, ed. Garzanti


Buona giornata a tutti. :-)