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mercoledì 26 febbraio 2014

Nei regimi dittatoriali o assolutisti..... Oriana Fallaci

Nei regimi dittatoriali o assolutisti, spiega Tocqueville, il dispotismo colpisce grossolanamente il corpo.
Lo incatena, lo sevizia, lo sopprime con gli arresti e le torture, le prigioni e le Inquisizioni.
Con le decapitazioni, le impiccagioni, le fucilazioni, le lapidazioni.
E così facendo ignora l' anima che intatta può levarsi sulle carni martoriate, trasformare la vittima in eroe.
Nei regimi inertemente democratici, al contrario, il dispotismo ignora il corpo e si accanisce sull' anima. Perché è l' anima che vuole incatenare, seviziare, sopprimere.
Alla vittima, infatti, non dice: «O la pensi come me o muori». Dice: «Scegli. Sei libero di non pensare o di pensarla come me. E se la penserai in maniera diversa da me, io non ti punirò con gli autodafé. Il tuo corpo non lo toccherò, i tuoi beni non li confischerò, i tuoi diritti politici non li lederò.
Potrai addirittura votare. Ma non potrai essere votato perché io sosterrò che sei un essere impuro, un pazzo o un delinquente. Ti condannerò alla morte civile, ti renderò un fuorilegge, e la gente non ti ascolterà. Anzi, per non essere a loro volta puniti coloro che la pensano come te ti abbandoneranno». Poi aggiunge che nelle democrazie inanimate, nei regimi inertemente democratici, tutto si può dire fuorché la verità.
Tutto si può esprimere, tutto si può diffondere, fuorché il pensiero che denuncia la verità. Perché la verità mette con le spalle al muro. Fa paura.
I più cedono alla paura e, per paura, intorno al pensiero che denuncia la verità tracciano un cerchio invalicabile. Un' invisibile ma insormontabile barriera all' interno della quale si può soltanto tacere o unirsi al coro.
Se lo scrittore scavalca quel cerchio, supera quella barriera, il castigo scatta alla velocità della luce. Peggio: a farlo scattare son proprio coloro che in segreto la pensano come lui ma che per prudenza si guardano bene dal contestare chi lo anatemizza e lo scomunica. Infatti per un po' tergiversano, danno un colpo al cerchio ed uno alla botte. Poi tacciono e terrorizzati dal rischio che anche quell' ambiguità comporta s' allontanano in punta di piedi, abbandonano il reo alla sua sorte. In sostanza, quel che fanno gli apostoli quando abbandonano Cristo arrestato per volontà del Sinedrio e lo lasciano solo anche dopo la carognata di Caifa cioè durante la Via Crucis.


(Oriana Fallaci - La forza della Ragione)



Era forse una creatura di un mondo scomparso, la cui razza, sopravvissuta in montagne fredde e nascoste sotto la Luna, non si era ancora estinta, covando questi ultimi arcaici esemplari, creati per la malvagità.
(John Ronald Reuel Tolkien)
dal libro "Il signore degli anelli"


Nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze

- Che peccato che Bilbo non abbia trafitto con la sua spada quella vile e ignobile creatura quando ne ebbe l'occasione!
- Peccato? Ma fu la Pietá a fermargli la mano. Pietá e Misericordia; egli non volle colpire senza necessitá. E fu ben ricompensato di questo suo gesto, Frodo. Stai pur certo che se è stato grandemente risparmiato dal male, riuscendo infine a scappare ed a trarsi in salvo, è proprio perchè all'inizio del suo possesso dell'Anello vi era stato un atto di Pietá. 
- Mi dispiace - disse Frodo - ma sono terrorizzato e non ho alcuna pietá per Gollum.
- Non l'hai visto - interloquì Gandalf. 
- No, e non ne ho alcuna intenzione - disse Frodo - Non riesco a capirti; vuoi dire che tu e gli Elfi l'avete lasciato continuare a vivere impunito, dopo tutti i suoi atroci crimini? Al punto in cui è arrivato è certo malvagio e maligno come un Orchetto, e bisogna considerarlo un nemico. Merita la morte.
- Se la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze... 

J.R.R. Tolkien,  Il Signore degli Anelli, ed. Rusconi, pag.94




Buona giornata a tutti :-)




mercoledì 20 novembre 2013

Preghiera per la comunità parrocchiale


O Gesù che hai detto:
" Dove due o più sono riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro,"
sii fra noi, che ci sforziamo di essere uniti nel tuo Amore,
in questa comunità parrocchiale.
Aiutaci ad essere sempre" un cuore solo e un'anima sola",
condividendo gioie e dolori, avendo una cura particolare
per gli ammalati, gli anziani, i soli, i bisognosi.
Fa che ognuno di noi si impegni ad essere vangelo vissuto,
dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono
l'Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana.
Donaci il coraggio e l'umiltà di perdonare sempre,
di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi,
di mettere in risalto il molto che ci unisce
e non il poco che ci divide.
Dacci la vista per scorgere il tuo volto
in ogni persona che avviciniamo
e in ogni croce che incontriamo.
Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri
a ogni tocco della tua parola e della tua grazia.
Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio
per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti,
alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini.
Fa che la nostra parrocchia si davvero una famiglia,
dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare,
aiutare, condividere; dove l'unica legge
che ci lega e ci fa essere veri tuoi seguaci,
sia l'amore scambievole. Amen.




Che tu ci aiuti, o Dio, noi lo speriamo. E liberaci dal male, ti preghiamo. In acque cristiane dimorare vogliamo, e in Cielo infine entrare, nella gioia di cui è la regina la Vergine che salva da rovina".

[J.R.R. Tolkien]



“Ma la speranza è un’altra cosa, non è ottimismo. La speranza è un dono, è un regalo dello Spirito Santo e per questo Paolo dirà: ‘Mai delude’. La speranza mai delude, perché? Perché è un dono che ci ha dato lo Spirito Santo. Ma Paolo ci dice che la speranza ha un nome. La speranza è Gesù. Non possiamo dire: 'Io ho speranza nella vita, ho speranza in Dio', no: se tu non dici: 'Ho speranza in Gesù, in Gesù Cristo, Persona viva, che adesso viene nell’Eucaristia, che è presente nella sua Parola', quella non è speranza. E’ buon umore, ottimismo…”.

Dal Vangelo, Papa Francesco prende poi il secondo spunto del giorno. L’episodio è quello in cui Gesù guarisce di sabato la mano paralizzata di un uomo, suscitando la riprovazione di scribi e farisei. Col suo miracolo, osserva il Papa, Gesù libera la mano dalla malattia e dimostra “ai rigidi” che la loro “non è la strada della libertà”. “Libertà e speranza vanno insieme: dove non c’è speranza non può esserci libertà”, afferma Papa Francesco. Che soggiunge: “Gesù libera dalla malattia, dal rigore e dalla mano paralizzata quest’uomo, rifà la vita di questi due, la fa di nuovo”:

“Gesù, la speranza, rifà tutto. E’ un miracolo costante. Non solo ha fatto miracoli di guarigione, tante cose: quelli erano soltanto segni, segnali di quello che sta facendo adesso, nella Chiesa. Il miracolo di rifare tutto: quello che fa nella mia vita, nella tua vita, nella nostra vita. Rifare. E questo che rifà Lui è proprio il motivo della nostra speranza. E’ Cristo che rifà tutte le cose più meravigliosamente della Creazione, è il motivo della nostra speranza. E questa speranza non delude, perché Lui è fedele. Non può rinnegare se stesso. Questa è la virtù della speranza”.

E qui, Papa Francesco rivolge uno sguardo in particolare ai sacerdoti. “È un po’ triste – ammette quando uno trova un prete senza speranza”, mentre è bello trovarne uno che arriva alla fine della vita “non con l’ottimismo ma con la speranza”. “Questo prete – continua – è attaccato a Gesù Cristo, e il popolo di Dio ha bisogno che noi preti diamo questo segno di speranza, viviamo questa speranza in Gesù che rifà tutto”:


“Il Signore che è la speranza della gloria, che è il centro, che è la totalità, ci aiuti in questa strada: dare speranza, avere passione per la speranza. E, come ho detto, non sempre è ottimismo ma è quella che la Madonna, nel Suo cuore, ha avuto nel buio più grande: la sera del Venerdì fino alla prima mattina della Domenica. Quella speranza: Lei l’aveva. E quella speranza ha rifatto tutto. Che il Signore ci dia questa grazia”.

del sito Radio Vaticana 





La forza dell’uomo è la preghiera e anche la preghiera dell’uomo umile è la debolezza di Dio. Il Signore è debole soltanto in questo: è debole in confronto alla preghiera del suo popolo”.

Papa Francesco Omelia Casa Santa Marta, 16 Novembre 2013



"Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti.

- Papa Benedetto XVI - 



Buona giornata a tutti. :-)

giovedì 21 marzo 2013

I guerrieri della luce… - Paulo Coelho


I guerrieri della luce hanno sempre un bagliore nello sguardo.
Essi vivono nel mondo, fanno parte della vita di altri uomini, e hanno iniziato il loro viaggio senza bisaccia e senza sandali.
In molte occasioni sono codardi.
Non sempre agiscono correttamente.
Soffrono per cose inutili, assumono atteggiamenti meschini, e a volte si ritengono incapaci di crescere.
Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.
Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo.
Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato.
Per questo sono guerrieri della luce.
Perché sbagliano.
Perché si interrogano.
Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno.

(Paulo Coelho)
Fonte: Guerriero della Luce





Facciamo ogni giorno l' "Atto di Consacrazione a San Michele Arcangelo"'


O grande Principe del cielo, difensore fedelissimo della Chiesa,
San Michele Arcangelo, io,
quantunque indegno di apparire dinanzi a te,
confidando tuttavia nella tua speciale bontà,
mi presento a te, accompagnato dal mio Angelo Custode e,
in presenza di tutti gli Angeli del cielo
che prendo a testimoni della mia devozione verso di te,
ti scelgo oggi come mio protettore
e particolare avvocato
e mi propongo fermamente di onorarti quanto più potrò. 

Assistimi durante tutta la mia vita,
affinché mai io offenda Dio né in opere né in parole né in pensieri.

Difendimi contro tutte le tentazioni del demonio,
specialmente riguardo la fede e la purezza,
e nell'ora della morte infondi la pace alla mia anima
e introducila nella Patria eterna.
San Michele Arcangelo,
difendici nella lotta affinché non periamo nell'estremo giudizio.
Amen.






William Wallace: Figli di Scozia! Io sono William Wallace!

Soldato Scozzese: William Wallace è alto due metri!

William Wallace: Sì, l'ho sentito dire. E uccide i nemici a centinaia.
E se ora fosse qui distruggerebbe gli inglesi con palle di fuoco dagli
 occhi e fulmini tonanti dal culo!
Sono io William Wallace e ho dinanzi agli occhi un intero esercito
di miei compatrioti decisi a sfidare la tirannia...
Siete venuti a combattere da uomini liberi...
e uomini liberi siete... senza libertà cosa farete? Combatterete?

Soldato Scozzese: No, non combatterò...

Soldato Scozzese: Contro quelli? No, fuggiremo! E resteremo vivi!

William Wallace: Certo, chi combatte può morire... chi fugge resta vivo,
almeno per un po'... Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso...
siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete
vissuto a partire da oggi per avere l'occasione,
solo un'altra occasione, di tornare qui sul campo,
ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita
ma non ci toglieranno mai la libertà! 




L'ADDIO


"Dove state andando, padrone?" gridò Sam, benchè avesse finalmente capito quel
che stava succedendo.

"Ai Rifugi, Sam", disse Frodo.

"E io non posso venire"

"No, Sam. Non ancora, comunque, non oltre i Rifugi. Benché sia stato anche tu
Portatore dell'Anello, per poco tempo. Forse verrà la tua ora.
Non essere troppo triste, Sam [...]."

"Ma", disse Sam, e le lacrime incominciarono a sgorgargli dagli occhi
"credevo che anche voi voleste godervi la Contea, per anni e anni, dopo tutto
quello che avete fatto".

"Anche io lo credevo, un tempo. Ma sono stato ferito troppo profondamente, Sam.
Ho tentato di salvare la Contea, ed è stata salvata, ma non per merito mio. 
Accade sovente così, Sam, quando le cose sono in pericolo:
qualcuno deve rinunciare, perderle, affinchè altri possano conservarle. 
Ma tu sei il mio erede: tutto ciò che ebbi e che avrei potuto avere io, lo lascio a te;
e poi tu hai Rosa, ed Elanor, e verranno anche il piccolo Frodo e la piccola Rosa,
e Merry e Cioccadoro e Pipino, e forse altri che ancora non vedo. 
Le tue mani e il tuo cervello saranno necessari dappertutto. [...].

Coraggio, ora cavalca con me!"

JRR Tolkien


Un lungo addio


La sua elezione a pontefice era stata accolta da molti con freddezza. 
Un papa teologo. E tedesco per di più. 
Invece il suo magistero robusto, la sua cordialità riservata,
il suo stile paterno improntato a schiettezza e “normalità” hanno sciolto, 
quasi fin da subito, ogni  riserva per lasciare spazio a stima e affetto.

Poi, all’improvviso, l’annuncio che ha scosso la chiesa e il mondo.
Quelle parole pronunciate in latino, quasi sottovoce, hanno dato il via ad un 
lungo addio che si è concluso il 28 febbraio 2013.
Un lungo addio che ha offerto a tanti fedeli la possibilità di dirgli grazie, e a lui 
– Benedetto XVI – di spiegare le ragioni di una scelta storica.

Alla numerosissima folla accorsa da ogni parte del mondo per partecipare all’ultima
udienza, ha raccontato il suo cammino di uomo e di papa: «quando, il 19 aprile di
quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino ho avuto la ferma
certezza che mi ha sempre accompagnato: questa certezza della vita della Chiesa
dalla Parola di Dio.
In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate 
nel mio cuore sono state: Signore, perché mi chiedi questo e che cosa mi chiedi?
È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, 
sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai, 
anche con tutte le mie debolezze.

E otto anni dopo posso dire che il Signore mi ha guidato, mi è stato vicino,
ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza».

Un papa che parla con il cuore in mano.
Un uomo che ha trovato il coraggio di tornare ad essere un “povero cristiano”.







"Non siete cristiani finti, cristiani solo a parole.
Siete cristiani con la parola, con il cuore, con le mani.
Sentite come cristiani, parlate come cristiani e fate opera di cristiani.
Ma voi soli non potreste farlo.
E' Gesù che vi darà questo Spirito, vi darà la forza di rinnovare tutto:
non voi, ma Lui in voi".


- Card. J.M. Bergoglio, 2012 -