lunedì 14 dicembre 2015

Un Dio bambino che si fa coprire di baci - Jean Paul Sartre

La Vergine è pallida e guarda il bambino. 
Bisognerebbe dipingere sul suo viso, quella meraviglia ansiosa che non è apparsa che una sola volta su un volto umano. 
Perché il Cristo è il suo figlio, la carne della sua carne e frutto del suo ventre. Lo ha portato nove mesi in se stessa e gli darà il seno e il suo latte diverrà il sangue di Dio. In alcuni momenti la tentazione è così forte che dimentica che è il figlio di Dio.
Lo stringe nelle sue braccia e gli sussurra "Piccolo mio". Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: Dio è là, e viene presa da uno sgomento religioso per questo Dio muto, per questo bambino che in un certo senso mette paura.
Tutte le madri sono un po' frastornate, per un attimo, davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino, e si sentono esiliate davanti a questa nuova vita fatta della loro vita, abitata da pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato strappato più crudelmente e rapidamente da sua madre, perché è Dio e supera in tutto, ciò che lei potrebbe immaginare. 
Ma penso che ci siano anche altri momenti, rapidi e sfuggenti, in cui lei sente che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio.
Lo guarda e pensa "Questo Dio è il mio bambino. Questa carne è la mia carne, è fatto di me, ha i miei occhi e la forma della sua bocca, è simile alla mia, mi assomiglia, è Dio e mi assomiglia".
Nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per sé sola, un Dio piccolissimo da stringere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e che respira, un Dio che si può toccare e che ride.
Ed è in quei momenti che dipingerei Maria se fossi un pittore.

Jean Paul Sartre, filosofo


Celebrare l’Avvento, significa saper attendere, e l’attendere è un’arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all’apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. 
Chi non conosce l’aspra beatitudine dell’attesa, che è mancanza di ciò che si spera, non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell’ adempimento.

- Dietrich Bonhoeffer - 


..."Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino". Dietro queste parole c'è tutta la storia di Israele...
"Lui" doveva regnare, Lui che è la verità e la giustizia, affinché la salvezza e il diritto diventassero realmente le uniche potenze imperanti tra gli uomini. A questa attesa intensificatasi lungo i secoli il Signore risponde dicendo: adesso è giunto il regno di Dio. Non è difficile comprendere la speranza che doveva necessariamente scaturire da simili parole. Ma altrettanto comprensibile è anche la delusione che ci assale, quando guardiamo indietro a quanto è accaduto. 
La teologia cristiana, non appena si trovò di fronte a questa discrepanza fra attesa ed adempimento, fece nel corso del tempo del regno di Dio un regno dei cieli collocato nell'aldilà; la salvezza degli uomini divenne una salvezza delle anime, che si verifica di nuovo nell'aldilà, dopo la morte. Con ciò però essa non rispose. La grandezza del messaggio sta, infatti, precisamente nel fatto che il Signore non ha parlato semplicemente dell'aldilà e delle anime, bensì nel fatto che si è rivolto al corpo, a tutto l'uomo nella sua corporeità e nel suo inserimento nella storia e nella comunità; nel fatto che ha promesso il regno di Dio all'uomo vivente corporalmente con altri uomini in questa storia...


Joseph Ratzinger  - da "Tempo di Avvento" –


Buona giornata a tutti. :-)




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