domenica 22 novembre 2015

"...l'uomo, più che di altro, spesso si annoia di Dio." - cardinale Giacomo Biffi

"Quando le gambe gli furono sgranchite, Pinocchio cominciò a camminare da sè e a correre per la stanza; finchè infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare. "
Appena è in grado di reggersi e di camminare, il burattino chiamato a essere figlio cerca di uscire di casa. 
Il primo gesto autonomo dell'uomo è quello di allontanarsi dal Padre. 
Gli pesa così tanto l'amore di chi gli ha dato la vita, che il giorno in cui riesce a sottrarvisi, gli può apparire il giorno della raggiunta maturità. Essere adulti significa ai suoi occhi poter far senza finalmente di Dio.
C'è chi ritiene la Chiesa il grande ostacolo alla religione dell'uomo; c'è chi pensa che siano le scelte politiche della Chiesa. 
O i ministri della Chiesa o il mancato adattamento degli uomini di Chiesa all'evoluzione della mentalità e del costume., o il linguaggio incomprensibile dell'annuncio. 
C'è chi reputa troppo arduo per l'uomo post-kantiano accettare Cristo come figlio eterno di Dio, Signore e salvatore degli uomini. 
E c'è del vero in questi giudizi, ma essi sono ispirati a un eccessivo ottimismo. 
Prima e più di ogni altra cosa, ciò che opprime l'uomo e rende difficile la religione è il Padre. Ciò che è fastidioso e duro da accogliere è il dovere di " diventare come bambini".
Perfino a profeti professionisti - come Giona- può capitare di assegnarsi come programma quello di " fuggire a Tarsis, lontano da Jahvè": l'uomo, più che di altro, spesso si annoia di Dio."


- Card. Giacomo Biffi -
da: "Contro maestro Ciliegia. Commento teologico alle avventure di Pinocchio", Jaka Book



"Pulcinella, Arlecchino e la signora Rosaura sono soltanto burattini, senza speranza. (…) 
Pinocchio, di legno come loro, marionetta come loro, senza vero dominio di sé come loro, ha un altro destino. (…) 
La differenza sta tutta nel fatto che Pinocchio ha un padre, prodigiosa eccezione tra i suoi simili.
Se ha un padre, ha un destino filiale. (…) 
Un burattino che ha un padre, è chiamato a essere uomo; un uomo che ha rifiutato il padre, presto o tardi si conforma ai burattini".

Ovviamente quando il Cardinale parla di padre si riferisce non tanto a Geppetto, quanto a Dio. Perché in questa imperdibile e singolare lettura della favola di Pinocchio, l'attuale cardinale di Bologna offre ai lettori una convincente metafora dell'avventura dell'uomo, del rapporto col suo destino, con la libertà, con la paternità di Dio. Pinocchio diventa figura del cristiano, "legnoso" e peccatore, ma "figlio".



 La comunità che celebra il proprio Signore è consapevole che al suo interno ci sono peccatori. D'altra parte, può esistere una comunità solo di perfetti e di Santi?  

- Bruno Maggioni -
da: “Meditazioni sul Vangelo di Luca”, Ed. Messaggero






Buona giornata a tutti. :-)





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