lunedì 19 ottobre 2015

da: "Cuore" (1886) - Edmondo De Amicis

OTTOBRE 

Il primo giorno di scuola 
17, lunedì 

Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: - Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? - Io lo sapevo bene; eppure mi fecero pena quelle parole. Entrammo a stento. Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve, tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivan la stanza d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro. Lo rividi con piacere quel grande camerone a terreno, con le porte delle sette classi, dove passai per tre anni quasi tutti i giorni. folla, le maestre andavano e venivano. La mia maestra della prima superiore mi salutò di sulla porta della classe e mi disse: - Enrico, tu vai al piano di sopra, non ti vedrò nemmen più passare! - e mi guardò con tristezza. 

Il Direttore aveva intorno delle donne tutte affannate perché non c'era più posto per i loro figliuoli, e mi parve ch'egli avesse la barba un poco più bianca che passato. 
Trovai dei ragazzi cresciuti, ingrassati. 
Al pian terreno, dove già fatte le ripartizioni, dei bambini delle prime inferiori che non volevano entrare nella classe e s'impuntavano come somarelli, bisognava che li tirassero dentro a forza; e alcuni scappavano dai banchi; altri, al veder andar via i parenti, si mettevano a piangere, e questi dovevan tornare indietro a consolarli o a ripigliarseli, e le maestre si disperavano. 
Il mio piccolo fratello fu messo nella classe della maestra Delcati; io dal maestro Perboni, su al primo piano. 
Alle dieci eravamo tutti in classe: cinquantaquattro: appena quindici o sedici dei miei compagni della seconda, fra i quali Derossi, quello che ha sempre il primo premio. Mi parve così piccola e triste la scuola pensando ai boschi, alle montagne dove passai l'estate! 
Anche ripensavo al mio maestro di seconda, così buono, che rideva sempre con noi, e piccolo, che pareva un nostro compagno, e mi rincresceva di non vederlo più là, coi suoi capelli rossi arruffati. 
Il nostro maestro è alto, senza barba coi capelli grigi e lunghi, e ha una ruga diritta sulla fronte; ha la voce grossa, e ci guarda tutti fisso, l'un dopo come per leggerci dentro; e non ride mai. 
Io dicevo tra me: - Ecco il primo giorno. Ancora nove mesi. 
Quanti lavori, quanti esami mensili, quante fatiche! - Avevo proprio bisogno di trovar mia madre all'uscita e corsi a baciarle la mano. 
Essa mi disse: - Coraggio Enrico! Studieremo insieme. - E tornai a casa contento. 
Ma non ho più il mio maestro, con quel sorriso buono e allegro, e non mi par più bella come prima la scuola.

 - Edmondo De Amicis -
da: "Cuore" Primo capitolo



"Il primo giorno di scuola? Siamo usciti fuori. Abbiamo cercato il nostro centro. Ci abbiamo messo una lumaca e ci abbiamo costruito intorno e in tondo cerchi di pere selvatiche, di foglie secche, di ghiande e legnetti, di sassolini colorati, di cous cous, di fave e lenticchie, di riso, di stracciabraghe, di mirto odoroso … 
Il nostro universo – che è sempre pluriverso – inizia da qui. 
Dal nostro mandala di semi di terra. 
Da questa armonia. 
Dal tempo che ci prenderemo senza fretta, il tempo che ci serve per imparare e vivere, per la scuola che vogliamo, lenta, profonda e dolce...."

Rosaria Gasparro , maestra



Insegnare è probabilmente la professione più nobile, altruista, difficile e rispettabile del mondo, ma è anche la meno apprezzata, la più sottovalutata, la più malpagata e la meno gratificante professione del mondo.

- Leonard Bernstein - 
direttore d'orchestra




Troppe decorazioni in classe inducono a distrarre gli alunni e ad ottenere un basso livello di attenzione.
Paradossalmente gli alunni delle aule spoglie sono più fortunati degli altri dato che imparano meglio e più facilmente.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science, le classi troppo decorate danneggiano l’apprendimento degli scolari.
Secondo Anna V.Fisher, Karrie E. Godwin e Howard Seltman, professori all’Università di Carnegie-Mellon di Pittsburgh, disegni, cartelli, fogli appesi, riescono solo a distrarre gli alunni.

“I bambini passano la maggior parte del tempo in una aula scolastica e abbiamo dimostrato che la decorazione di questa influisce molto sul loro apprendimento.” spiega Anna Fisher, autrice dello studio.





Quando noi andavamo a scuola, crescevamo con l’idea che se uno lavorava sodo e bene, poi poteva andare all’università, e trovare un buon lavoro; i ragazzi di oggi non credono più a questo modello, e non si sbagliano del tutto. È vero che è meglio avere una laurea, ma questo non garantisce il fatto di trovare un lavoro, specialmente se il percorso per raggiungerlo ti porta a marginalizzare le cose che tu pensi siano importanti. Si parla così di “alzare gli standard”, tutti parlano di “alzare gli standard”, del resto perché bisognerebbe abbassarli?

- Ken Robinson - 
educatore



Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it




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