mercoledì 22 febbraio 2012

Una bacinella di acqua pulita – Madre Teresa di Calcutta

Lo scaricano dal carretto e a braccia lo portarono nella baracca. Guaiva come un cucciolo. Se avesse avuto più forza avrebbe urlato, perché il cancro stava divorando metà del suo corpo.
Gli ammalati, sui pagliericci intorno, cominciarono a brontolare. Qualcuno alzò la voce:

- Ma non sentite che puzza? Portatelo fuori.

Una donna esile, vestita di un sari bianco, si avvicinò con una bacinella e delle bende. Ma il tanfo terribile che emanava da quelle piaghe la fece impallidire. Se ne andò di corsa, prima di svenire. Il brontolio dei malati si fece minaccioso:
-Portate fuori quella carogna.  Lasciateci morire in pace..

Reggendolo per le mani e per i piedi, tre suore lo portarono nella baracchetta posta a nord, sempre in ombra e fresca. La stanza dei cadaveri. Lo posero sul pavimento. Madre Teresa vide che le altre due non ce la facevano più e disse:
 -Portatemi una bacinella di acqua pulita, poi andate dagli altri.

Adagio cominciò a lavare le piaghe orrende, accompagnata da quel guaito lungo, interrotto solo da un ansare affannoso, disperato.
A un tratto gli occhi, che fino allora avevano fissato senza vedere niente, si fermarono su di lei. Il guaito cessò. Il moribondo cercava qualche parola:

-Dove sono?... Chi sei… Come fai a sopportare questa puzza nauseante?
Non è niente – lei rispose – in confronto al male che sopporti tu.

La morte arrivò verso sera. Madre Teresa era ancora lì a reggere la testa, a dire parole di speranza. Quell’uomo (di cui nessuno sa il nome) riuscì ancora a dire:
-Tu sei diversa dalle altre. Ti ringrazio.

E lei:
-Sono io che ringrazio te, che soffri con Cristo.
 
Fonte: “Madre Teresa di Calcutta”, Teresio Bosco,pagg. 2 e 3, Ed. Elledici 1991

Aveva il volto disteso e sorridente, Giovanni Paolo II mentre entrava ieri mattina in piazza San Pietro per beatificare Madre Teresa di Calcutta, la suora amica dei più poveri tra i poveri, che nell'omelia il Papa ha definito «piccola donna innamorata di Dio» e «icona del buon Samaritano». Aveva l'aria distesa nonostante l'immensa fatica, il progredire del Parkinson, la parola sempre più biascicata e incerta che ormai non riesce ad articolare.

Il pontefice deciso a rimanere fedele alla sua missione «finché Dio vorrà» ha accettato che proprio l'attesissima cerimonia di beatificazione della religiosa albanese segnasse un'altra vittoria visibile della malattia: per la prima volta Wojtyla non ha potuto leggere nemmeno una riga dell'omelia, lasciando che venisse pronunciata dal sostituto alla segreteria di Stato, l'arcivescovo Leonardo Sandri, e dal cardinale indiano Ivan Dias.....(Andrea Tornelli, Il Giornale, 20/10/2003)

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