sabato 25 febbraio 2012

Il foruncolo non era maturo, Signore, l'ho schiacciato troppo presto – Padre Michel Quoist

  “Non giudicate, per non essere giudicati”.
“Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello,mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: “Permetti che tolga la pagliuzza del tuo occhio”, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello!” (Matteo 7,1 e 3,4-5)

Gesù diceva:

“Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra. Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produca spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”. (Marco 4,26-29)

Signore, il foruncolo non era maturo,
l'ho schiacciato troppo presto.
Il malato ha sofferto,
le sue carni sono infiammate,
e gonfie del loro veleno.
Ho dovuto attendere,
e curarlo con dolcezza.
Attendere che il suo corpo fosse pronto,
e lui stesso abbastanza forte per respingere il male.
È così, Signore,
che di fronte all'altro e agli altri,
a coloro che soffrono nel loro cuore per qualcosa di marcio
dovrei essere molto paziente,
e pregare a lungo. 
Ma io,
tu lo sai,
sono impaziente,
 orgoglioso.
Vorrei salvare i miei fratelli
prima che loro stessi lo vogliano
e si difendano da soli
contro il male che è in loro.
Peggio ancora,
sicuro del mio potere,
fiero della mia devozione,
mi credo capace di guarire, da solo, il male
che soltanto tu puoi guarire. 
In primo luogo, o Signore, dammi
il rispetto per l’altro,
per i suoi sentimenti nascosti,
nei suoi lunghi cammini.
Non permettere mai che io mi introduca in casa di un estraneo,
o anche di mio fratello,
se lui stesso, dal di dentro,
non aprirà la porta.
Dammi la forza di attendere,
di non gettare le mie parole
come raffiche
contro le finestre di un cuore
che appena appena si socchiude,
poiché allora troppo spesso le mie parole si infrangerebbero
contro i muri,
senza raggiungere il cuore.
A meno che alcune di esse,
le più forti, le più sferzanti,
non penetrino nelle piaghe
e feriscano con maggiore crudeltà. 
Insegnami Signore
il silenzio,
non un silenzio vuoto
troppo spesso popolato dalle mie fantasie,
ma il silenzio che attende le parole dell’altro,
prima di lasciare dolcemente posto alle mie.
 
Concedimi l’umiltà:
a me, che così spesso mi sento ricco,
nonostante le mie arie di modestia.
Certo della mia buona volontà,
della mia sapienza di “educatore”
della mia esperienza
della mia generosità
e anche della mia amicizia
e del mio amore onnipotenti.
Ricco di fronte all’altro,
che per me è un povero,
che debbo arricchire con generose elemosine.
Aiutami a riconoscermi peccatore come lui.
Di fronte a lui.
Io, che mi credo puro.
Io che sono soddisfatto di una vita
che ritengo perbene,
e così fiero delle mie piccole virtù,
magro capitale che ho ricevuto,
molto più di quanto abbia meritato.
Insegnami infine, o Signore,
a pregare di fronte all'altro
offrendolo alla luce del tuo Amore di Salvezza.
A pregarti “nell'altro”.
Tu che vuoi crescere in lui
e in lui desideri stabilire
per sempre la tua dimora.
Perché io, Signore,
non ho nulla da offrirgli,
se non il tuo Amore,
nel mio povero amore.
E la mia mano, semplicemente
posata con dolcezza sulla sua,
e il mio sguardo sereno
come colui che veglia silenzioso
al capezzale di un malato,
e alcune parole, forse
che nasceranno nel suo cuore,
se sei Tu che
le hai messe di notte sulle mie labbra. 
Perché non sono che il tuo servo, Signore,
e se devo iniziare la mia opera,
fedelmente,
umilmente,
coscienziosamente,
attento ogni giorno ai sofferenti nell'anima
che incontro sul mio cammino
sei Tu solo che puoi colpire il male,
in loro,
in me.
Un male sepolto così a fondo
Che nessun dito umano che lo tocchi
può farlo uscire.
Poiché Tu solo
puoi cacciare gli “spiriti maligni”,
guarire i cuori,
e qualche volta i corpi, sanando i cuori.
Poiché “ Tu solo sei il Salvatore”,
e sei venuto per questo.

(Padre Michel Quoist)
Fonte: "Cammino di preghiera" di Michel Quoist, Ed. SEI Torino,1988; pagg.19,20,21,22,23,24

Gli educatori desiderano «formare» coloro di cui si occupano. I cristiani devoti e generosi desiderano «fare del bene» a coloro che li circondano. Gli uni e gli altri pensano di potere dare «dall'esterno» a queste persone ciò che a loro manca e liberarle da tutto ciò che è male in loro.        


La nostra buona volontà è spesso orgogliosa e indiscreta. Orgo­gliosa perché ci atteggiamo a ricchi che tutto sanno e tutto posseggono, di fronte a coloro che sono poveri.
Indiscreta perché l'altro è il primo responsabile della propria vita, e nessuna «pressione» esterna può essere giustificata. Dobbiamo prima di tutto credere negli altri, nella vita che ognuno ha dentro di sé. Bisogna fare l'impossibile perché riesca a darle un valore vero. Aiutarlo a svilupparla, piuttosto che perde­re tempo a correggere, scoprire il male e tentare di sradicarlo. L'erba buona che cresce, a poco a poco soffoca i rovi, dicono i contadini saggi. 
E soprattutto, noi cristiani, dobbiamo pensare e credere con tutte le nostre forze che il Signore ci precede negli altri. È a Lui, prima di tutto, che dobbiamo chiedere di agire. Perché Lui solo è il Salvatore che può distruggere il male «alla radice» e far nascere la vita, la sua Vita nella nostra vita. (Michel Quoist)

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