lunedì 28 novembre 2011

E' molto difficile perdonare? - monsignor Orani João Tempesta

“E' molto difficile perdonare?” è la delicata domanda posta in un articolo da monsignor Orani João Tempesta, Arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile).

Il presule ha lamentato che la vendetta e la violenza, di fronte ad alcuni fatti, siano “una costante”.

“Spesso costruiamo una società senza misericordia, senza perdono”, e “molte persone si stanno stancando di vedere l'impunità, la corruzione, la cattiveria dominare le situazioni della società”.

“Pietro ha chiesto a Gesù di chiarire quante volte dobbiamo perdonare il fratello che ha peccato contro di noi – ha ricordato –. Gesù risponde che dobbiamo perdonare settanta volte sette, cioè sempre”.

“Non siamo la fonte del perdono”, ha indicato il presule. “A volte troviamo difficile perdonare perché siamo un po' lontani dal Padre misericordioso, sia per il poco tempo che dedichiamo alla preghiera che per la nostra scarsa partecipazione al duplice banchetto della Parola e dell'Eucaristia la domenica, e soprattutto per lo sporadico o semplicistico accostamento al sacramento della riconciliazione”.

“Se oggi possiamo comprendere la bellezza del perdono, riscopriamo anche la bellezza della confessione”, ha esortato.

“Quanti non riescono a riconoscere e ad accogliere l'amore di Dio nel perdono non solo non sono capaci di darlo agli altri, ma rivelano anche l'incapacità di amare se stessi”.

“Non è vero che amando e perdonando l'altro sto amando l'altro come me stesso, e ancor di più cercando di amare come Cristo ha amato?”, ha chiesto monsignor Tempesta.

Perdonare, ha aggiunto, “è un dono del Signore, e diventa difficile se ci chiudiamo all'amore misericordioso di Dio. In comunione con Lui, tutto è possibile!”.

“Per noi cristiani”, ha sottolineato l'Arcivescovo di Rio de Janeiro, “è un dovere fondamentale, visto che siamo soggetti alla misericordia e al perdono infiniti di Dio. Siamo stati liberati dalla schiavitù del peccato e riscattati da Cristo, a prezzo del sangue”.

“Ora abbiamo la certezza che il dono più bello che ci è dato di conoscere nel Signore Dio Onnipotente è la sua misericordia”.

“Esaminiamoci per vedere se portiamo nella nostra vita le conseguenze della misericordia e del perdono”, ha chiesto il presule. “Una volta perdonati, siamo chiamati a diffondere misericordia e perdono intorno a noi”.

E' evidente, ha sottolineato, che “ciò non si confonde con l'impunità di colui che ha commesso crimini e che deve rispondere di questi, ma è il clima che deve regnare nei cuori, nelle famiglie e nella società”.

“Con il perdono recuperiamo non solo la grazia, la benevolenza divina, ma anche la piena armonia e la pace con i nostri fratelli”.

“Se troviamo che perdonare sia difficile, lasciamoci guidare da Pietro, quando ha chiesto a Gesù di insegnargli come fare – ha concluso monsignor Tempesta –Seguiamo questa strada di perdonare sempre, settanta volte sette, non solo con le parole, ma di cuore, senza alcun risentimento e camminando insieme, perché riconciliati in Cristo siamo nuove creature. Provate e vedrete che la vostra vita cambierà, perdonando e amando!”.

(monsignor Orani João Tempesta, Arcivescovo di Rio de Janeiro, Brasile)
http://www.zenit.org/article-28523?l=italian

Il Cristo Redentore. La statua che rappresenta Gesù Cristo redentore dell’umanità,  è posta  sulla cima della montagna del Corcovado, che si erge a 700 m.s.l.m. a picco sulla città e sulla baia di Rio de Janeiro, è alta 38 metri, di cui 8 metri fanno parte del basamento. È uno dei monumenti più conosciuti al mondo. Ormai la statua è un simbolo della città e del Brasile. Dal 2007 è fra le sette meraviglie del mondo moderno. L'idea di costruire una statua in cima al monte Corcovado nacque nel 1850, grazie al sacerdote  cattolico Pedro Maria Boss che chiese alla principessa Isabella dei fondi per la costruzione di un grande monumento religioso. Non se ne fece nulla. Una seconda proposta per la costruzione della statua arrivò nel 1921 dall'arcidiocesi di Rio de Janeiro. Si organizzò un evento chiamato Settimana del monumento per la raccolta dei fondi necessari alla sua costruzione, i quali giunsero in larghissima parte da cattolici brasiliani. Ai piedi della statua è posta una targa messa dalla comunità italiana nel 1974 (in occasione del centenario della nascita di Guglielmo Marconi)  per commemorare l'accensione delle lampade della statua tramite un impulso radio da Roma da parte dello scienziato italiano il 12 ottobre 1931.
 

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